Il legittimismo è un movimento politico monarchico francese di destra che sostiene il ristabilimento della monarchia a favore del primogenito dei Capetingi, capo della casa di Borbone.

Opposto all'orléanismo e, in misura minore, al bonapartismo, il legittimismo appare all'inizio del XIX secolo per sostenere la dinastia borbonica rovesciata nel 1830. Esso segna durevolmente la vita politica francese nel corso del XIX secolo e rappresenta allora una corrente importante della destra in Francia.

Dal 1830, i realisti francesi sono divisi in due correnti principali: i legittimisti, conservatori e cattolici, sostenitori del ramo primogenito dei Borbone; gli orleanisti, più liberali, favorevoli al ramo cadetto della famiglia reale, gli Orléans.

Dopo il 1871, un tentativo di unione tra i due rami diede origine all’Unionismo , che sosteneva la successione della casa d’Orléans. Tuttavia, alla morte del conte di Chambord nel 1883, ultimo rappresentante del ramo primogenito dei Borbone di Francia, una minoranza di legittimisti rifiutò questa soluzione.

Alla morte del conte di Chambord nel 1883, ultimo rappresentante del ramo maggiore dei Borbone, il movimento si divide: la maggior parte dei monarchici si schiera con il pretendente orleanisti, mentre una minoranza di legittimisti intransigenti rimane fedele al secondo ramo maggiore discendente dal duca d’Angiò, che essa considera l’unico dinasticamente legittimo a succedere secondo il diritto monarchico tradizionale.

Dalla morte di Alfonso II nel 1989, il primogenito dei Capetingi è Luigi di Borbone, duca d’Angiò, discendente in linea agnatizia da Luigi XIV attraverso Filippo V di Spagna e Alfonso XIII di Spagna.

Le origini

Il legittimismo nasce come una tendenza politica francese basata sulla legge salica,La Lex salica, codice fatto redigere da Clodoveo (481-511) attorno al 510 riguardante la popolazione dei franchi Salii, è una delle prime raccolte di leggi dei regni latino-germanici che stabilirono per iscritto le antiche norme tramandate sino ad allora oralmente. Gli articoli riguardavano particolari casi di violazione delle norme per i quali si prevedevano più frequentemente pene in denaro per i liberi e punizioni corporali per i non liberi. che, dopo essere stata per lungo tempo dimenticata, fu successivamente interpretata anacronisticamente come legge successoria del Regno. La legge stabiliva come legittima la successione al trono per ordine di primogenitura maschile e di conseguenza stabiliva che il re di Francia fosse riconosciuto come legittimo dalla volontà di Dio che, attraverso la nascita del primogenito maschio, assegnava a lui il diritto di regnare.

Con questa concezione si vuole affermare una legittimazione dell'autorità politica attraverso lo strumento del "diritto divino dei re", base teorica dell'assolutismo monarchico, dell'onnipotenza legislativa del sovrano assoluto.

Tale fu l'assolutismo ad esempio di Luigi XIV (1638–1715) teorizzato da Jacques Bénigne Bossuet (1627–1704) che rivedendo i precedenti dell'Antico Testamento riguardo alla scelta dei re, concludeva che i re erano consacrati come rappresentanti di Dio sulla Terra. Ognuno di essi aveva ricevuto il suo trono da Dio stesso, e ribellarsi contro la loro autorità era come ribellarsi a Dio. Nessun parlamento, nobile, tanto meno il popolo, aveva il diritto di partecipare a questa autorità legittimata da Dio, poiché era stata conferita dalla provvidenza divina attraverso il diritto di primogenitura. Secondo Bossuet la monarchia si fonda sulla tradizione della religione cattolica e sul potere assoluto del re che rispettando il diritto di proprietà e le libertà dei sudditi esprime un governo legittimo, cioè conforme alla legge di Dio e degli uomini, e perciò non arbitrario.Il sovrano, come teorizzava Jean Bodin (1529-1596), era tenuto a rispettare oltre che le leggi divine e naturali anche le norme fondamentali non scritte inviolabili perché garantivano la continuità dello stato e tra queste la principale era appunto quella che stabiliva la legittimità della successione dinastica. In tal senso, dunque, il legittimismo esprimeva la stretta unione che, fino alla Rivoluzione francese, metteva in scambievoli rapporti le due autorità stabilite da Dio: la Chiesa e lo Stato, che collaboravano a tutelare la vita morale e cristiana dei sudditi. Secondo i gallicani nemmeno il papa poteva deporre il re o rifiutare di riconoscerlo, mentre secondo l'ultramontanismo e i monarcomachi l'autorità papale e il riconoscimento del re legittimo da parte del pontefice erano necessari. Enrico IV di Francia dovette ad esempio abiurare il calvinismo per ottenere l'approvazione del papa e dei nobili all'incoronazione, tanti che il sovrano rimase vittima dell'attentato di un fanatico cattolico che non riteneva sincera la sua conversione.

Lo stato laico della Rivoluzione francese

Dal 1789 al 1814, prima del conio del termine legittimismo, i monarchici francesi, solitamente coincidenti con i controrivoluzionari reazionari o i moderati opposti alla Repubblica (Foglianti, Club di Clichy) e poi all'Impero, erano detti comunemente realisti (royalistes). Essi promossero l'esercito degli emigrati, la guerra di Vandea, il movimento dei muscadins, la chouannerie e l'insurrezione del 13 vendemmiaio anno IV.

Questa concezione del potere sovrano si sfalda con la Rivoluzione francese: la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino (1789) prevede (articolo 3) che "il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo o individuo può esercitare un'autorità che non emani espressamente da essa". Secondo la legge fondamentale dello stato, la Costituzione, sarà quindi legittimo quel governo basato sulla volontà dei cittadini.

La Chiesa si separava dallo Stato: "Pur senza compiersi dovunque nello stesso tempo e nello stesso grado, il distacco ebbe dovunque per logico effetto di lasciare che la Chiesa provvedesse con i suoi mezzi ad assicurare la sua azione, il compimento della sua missione, la difesa dei suoi diritti e della sua libertà".

Il Congresso di Vienna Il termine legittimismo si riferisce a una dottrina politica elaborata durante il Congresso di Vienna (1814-1815) dal rappresentante della monarchia francese Talleyrand che sosteneva il principio della legittimità dinastica, fondato sul diritto divino, e la restaurazione dei sovrani europei deposti dalla Rivoluzione francese e da Napoleone..

Il Congresso di Vienna si aprì nel novembre 1814. Già con il trattato di Parigi del maggio dello stesso anno erano stati fissati i confini della Francia: le sue frontiere tornavano ad essere quelle del 1792. Inoltre, venivano restituite alla Francia quasi tutte le colonie, senza esigere alcuna indennità di guerra.Pasquale Villani, L'età contemporanea, il Mulino, Bologna, 1983, 1993, ISBN 88-15-02704-1, p. 63.

Tra il dicembre 1814 e il gennaio 1815, il Congresso registrò una fase di tensione, in relazione alla Sassonia, il cui sovrano, Federico Augusto, era rimasto alleato di Napoleone fino alla disfatta finale. La Prussia intendeva impossessarsi della regione e Talleyrand ideò il "principio di legittimità", che consisteva nella restaurazione della situazione in statu quo ante.

Talleyrand esprimeva una concezione che riaffermava la complementarità di politica e religione, sostenuta dalla nuova concezione della storia tipica dell'età della Restaurazione.

Nell'età della Restaurazione si avanzava infatti una nuova concezione della storia che smentiva quella degli illuministi basata sulla capacità degli uomini di costruire e guidare la storia con la ragione. Le vicende della Rivoluzione francese e il periodo napoleonico avevano dimostrato che gli uomini si propongono di perseguire alti e nobili fini che tuttavia s'infrangono dinanzi alla realtà storica. Il secolo dei lumi era infatti tramontato nelle stragi del Terrore e il sogno di libertà nella tirannide napoleonica che mirando alla realizzazione di un'Europa al di sopra delle singole nazioni aveva determinato invece la ribellione dei singoli popoli proprio in nome del loro sentimento di nazionalità.

Dunque la storia non è guidata dagli uomini ma è Dio che agisce nella storia. Esiste una Provvidenza divina che s'incarica di perseguire fini al di là di quelli che gli uomini ingenuamente si propongono di conseguire con la loro meschina ragione.

Gli antesignani della Restaurazione

Questa nuova visione della storia intesa come espressione della volontà divina e quindi come base teorica della unione di politica e religione e della legittimità del potere politico per "grazia di Dio", aveva avuto, già prima della Restaurazione, i suoi principali teorici in Edmund Burke, François-René de Chateaubriand e in Louis de Bonald.

Nelle Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia, pubblicate nel 1790, Burke mettendo a confronto la rivoluzione inglese del 1688 con quella francese vede nella prima una linea evolutiva che si era sviluppata per gradi nel rispetto delle tradizioni e questo «lascia libera la possibilità di nuovi acquisti , ma fornisce la garanzia assicurata di ogni acquisto»Edmund Burke, Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia, Cappelli, Bologna, 1935 mentre la seconda gli appare come un evento caotico in cui si mescolano «leggerezza e ferocia, confusione di delitti e di follie travolti insieme»Edmund Burke, op. cit.. Nella stessa opera contesta il principio della sovranità popolare e della democrazia a cui contrappone la supremazia dell'aristocrazia e dell'ordine sociale legittimati dalla loro natura divina. Per lui le masse, che esprimono una maggioranza che scioccamente pretende di prevalere sulla minoranza mentre non sa distinguere il suo vero interesse, sono il sostegno del dispotismo e la Rivoluzione francese era perciò destinata a fallire poiché si era allontanata dalla grande e diritta via della natura.

Chateaubriand (1768–1848) fin dal 1802 aveva attaccato con il suo "Génie du Christianisme" (Lo spirito del Cristianesimo) le dottrine illuministiche accusandole di estremo razionalismo e difendendo la religione e il cristianesimo. Louis de Bonald (1754-1840) fervente monarchico e cattolico, fu la voce più importante degli ultra-legittimisti. Aveva aderito all'inizio alle idealità rivoluzionarie che ripudiò dopo i provvedimenti anticlericali sanciti con la Costituzione civile del clero.

Nelle sue numerose opere,Nel 1802 pubblicò la Legislazione primitiva, in contemporanea con il Genio del Cristianesimo di Chateaubriand. Commentando lo scarso successo della sua opera rispetto a quella dell'amico, Bonald affermò di aver «offerto la sua droga al naturale, mentre Chateaubriand l'ha offerta zuccherata. attaccò la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, il Contratto sociale di Jean-Jacques Rousseau e le innovazioni sociali e politiche portate dalla Rivoluzione sostenendo il ritorno all'autorità della monarchia e della religione. La rivoluzione stessa, egli sosteneva, è una specie di prova dell'esistenza di Dio, poiché mette in luce come l'eliminazione della religione conduca alla distruzione della società. L'ambito religioso e quello politico sono, agli occhi di Bonald, inseparabili.

Ma il vero ideologo della Restaurazione fu il sabaudo Joseph de Maistre (1753–1821). Sulla linea del tradizionalismo di Burke nell'opera Du pape (1819) e nel postumo Le serate di Pietroburgo o colloqui sul governo temporale della Provvidenza egli sostiene la concezione della storia come depositaria di valori etici trascendenti. Nel Medioevo la Chiesa è stata il sostegno dell'ordine sociale e questo la rende superiore al potere civile che solo essa può rendere legittimo in quanto depositaria e interprete della volontà divina.