L'Unione Italiana (in croato: Talijanska Unija, in sloveno: Italijanska Unija), è la principale organizzazione degli italiani di Slovenia e di Croazia, attiva (come UIIF – Unione degli Italiani dell'Istria e di Fiume) già dal 1944 durante la seconda guerra mondiale e poi in Jugoslavia, nonché – dal 1991 – nelle repubbliche indipendenti di Slovenia e Croazia, con sede principale in Croazia a Fiume e secondaria in Slovenia a Capodistria. Essa rappresenta la minoranza di lingua italiana in detti due PaesiSi veda l'art. 4 del Trattato tra la Repubblica Italiana e la Repubblica di Croazia sui diritti delle minoranze del 5 novembre 1996. (spesso chiamata anche Comunità Nazionale Italiana – CNISi veda lo stesso Sito ufficiale dell'Unione Italiana.).

In Montenegro la Comunità Nazionale Italiana del Montenegro è in attesa di adesione all'Unione Italiana. Questa comunità conta circa 600 persone, delle quali circa 420 italofone.

Storia La nascita e la lotta di liberazione

Tradizionalmente l'atto di nascita dell'Unione degli Italiani (col nome di Unione degli Italiani dell'Istria e di Fiume - UIIF) viene fatto risalire ad una data e a un luogo ben precisi: 10-11 luglio 1944 a Paradiso (Čamparovica), nei pressi di Albona. Già dai tempi della Jugoslavia tradizionalmente ogni anno si commemora la fondazione del sodalizio in questo stesso luogo, usanza che si è mantenuta fino ai nostri giorni.

Le prime notizie di questa fondazione si ebbero però solo qualche tempo dopo: da un volantino diffuso in tutto il territorio istriano ad agosto del 1944 si apprese che: "In seguito alle sollecitazioni di molti italiani, un gruppo di italiani dell'Istria e di Fiume, riunitosi il 10 e l'11 luglio in territorio istriano per esaminare la situazione ha constatato (...)". Ma dalle testimonianze degli anni successivi si ricava che in quei giorni si riunirono in tutto sei persone, di cui solo tre gli italiani: Aldo Rismondo - segretario del Comitato distrettuale del Partito Comunista Croato (PCC) di Rovigno e membro del Comitato Popolare di Liberazione (CPL) dell'Istria - Domenico Segalla - presidente del Fronte popolare di liberazione rovignese - e Leopoldo Boscarol dell'organizzazione del partito di FiumeGli altri tre presenti erano i croati Dušan Diminic, Ivan Motika ("giudice del popolo", venne in seguito accusato di innumerevoli atti di violenza contro gli italiani dell'Istria) e Vladimir Schwalba, caduto in un'imboscata presso la località di Giordani vicino a Fiume al ritorno dalla riunione..

Aldo Rismondo e Domenico Segalla in seguito disconobbero il contenuto del documento di Paradiso, prodotto dalla stamperia clandestina del PCC: in particolare lamentarono il fatto che gran parte di tale documento non facesse minimamente cenno agli italiani dell'Istria e di Fiume - come loro avevano richiesto - ma alle rivendicazioni nazionali dei partigiani croati che reclamavano di riunirsi alla "madrepatria".

Tutto ciò fa concludere che la riunione di Paradiso fu in realtà un abbozzo di tentativo di coinvolgimento delle popolazioni italiane dell'Istria e di Fiume, organizzato in modo affrettato probabilmente a causa delle insistenti voci di un imminente sbarco alleato in Istria, al principale scopo di rivendicazione territoriale delle terre allora facenti parte del Regno d'Italia. Le conseguenze della riunione di Paradiso furono drammatiche: da quel momento in poi gli "antifascisti italiani onesti" (come allora si diceva) furono solo quelli consenzienti alla linea annessionistica sloveno-croata. Su questa direttrice di marcia però non c'era alcun consenso preventivo: lo comprovano le aspre polemiche e le contestazioni dei massimi esponenti locali del Partito Comunista Italiano (PCI) verso i rappresentanti del Movimento Popolare di Liberazione (MPL), dominato da esponenti croati e sloveni. La più significativa presa di posizione fu senz'altro quella dello stesso Aldo Rismondo, che per protesta diede le dimissioni da tutte le funzioniAldo Rismondo verrà in seguito ucciso il 17 settembre 1944, in un combattimento contro i tedeschi. Incominciarono pertanto le epurazioni degli italiani che - pur aderendo alla lotta di liberazione - intendevano semplicemente rinviare a un momento successivo la decisione sulla sovranità di quelle terre. Tali epurazioni si sostanziarono in destituzioni, allontranamenti e perfino in liquidazioni fisiche di combattenti, graduati ed esponenti politici italiani più in vista. Fra gli eventi più clamorosi vi furono l'arresto e la fucilazione di Lelio Zustovich, già segretario del PCI della zona di Albona; la destituzione e l'arresto di Spartaco Iliasich, comandante della I compagnia partigiana di Fiume; l'accusa di diserzione contro Giordano Godena, commissario politico della compagnia partigiana rovignese; le continue epurazioni all'interno del battaglione italiano partigiano "Pino Budicin"; le messe al bando di una serie di noti capi comunisti italiani, quali ad esempio Edoardo Dorigo di Pola e Domenico Buratto di Rovigno; l'accusa di spionaggio rivolta contro Antonio Budicin, fratello dell'eroe Pino Budicin (cui venne intitolato il summenzionato battaglione partigiano). La stessa morte in un'imboscata di quest'ultimo - che nel periodo immediatamente precedente aveva apertamente contestato la linea nazionalista e annessionista dei partigiani croati e sloveni - solleva tuttora una serie di dubbi, sembrando altamente probabile la presenza di un delatore nelle file del movimento partigiano.. Allo stesso tempo, vennero cooptati fra i capi dell'UIIF delle persone assolutamente in accordo con le direttive del PCC - Andrea Casassa, Eros Sequi e Giorgio Sestan - che s'impegnarono attivamente per reprimere ancor più qualsiasi dissidenza interna alla componente italiana.

Eros Sequi, nel suo diario partigiano "Eravamo in tanti", giustificò la piena adesione dell'Unione alla linea di partito, affermando:

L'allineamento completo dell'UIIF avvenne il 6 marzo 1945 a Zalesina (vicino a Delnice nell'attuale Regione litoraneo-montana), con la formale riunione del Comitato provvisorio e l'emanazione di un nuovo "Proclama agli Italiani dell'Istria e di Fiume", che parafrasava il proclama annessionistico precedente, ampliandolo. Ai vertici del Comitato esecutivo e del Consiglio furono posti Dino Faragona (presidente) ed Eros Sequi (segretario).

L'allineamento del dopoguerra La prima assise dell'UIIF si tenne a Pola il 3 giugno 1945 e confermò completamente la linea politica e la dirigenza nominata a Zalesina. Alle principali cariche dell'UIIF furono eletti, tra gli altri, Dino Faragona, Domenico Segalli ed Eros Sequi. Dalle relazioni dei dirigenti emergeva chiaramente che l'UIIF era sorta quale strumento atto a garantire al nuovo regime un controllo politico totale sulla popolazione italiana. L'UIIF venne quindi mobilitata contro quelle forze antifasciste che stavano lottando per la difesa dell'italianità e contro gli obiettivi jugoslavi di annessione territoriale. L'azione non si limitò solo alla sfera del confronto e della propaganda politici, ma in molti casi si tradusse in una preordinata e sistematica liquidazione fisica degli avversari.

In questo quadro drammatico nel 1945 venne creata a Trieste lUnione Antifascista Italo-Slava (UAIS), che mitigò parzialmente l'azione dell'UIIF in campo politico e diede maggior peso alla organizzazione degli aspetti culturali della Comunità Nazionale Italiana.

Sede dell'UIIF fu subito Fiume, che non ancora svuotata dagli italiani vide la nascita di alcune componenti fondamentali nella storia dell'UIIF: il Dramma Italiano, La Voce del Popolo, Radio Fiume e l'editoria in genere, sia pure strettamente controllate nella loro ortodossia dal Partito Comunista Jugoslavo (PCJ). Dal 1946 venne poi concesso all'UIIF l'affitto di Palazzo Modello, come sede del CIC di Fiume "Fratelli Duiz". Primo Circolo Italiano di Cultura a essere fondato, fin dall'inizio assunse di fatto anche un ruolo pilota nell'estensione della rete dei circoli al resto della Jugoslavia.

Il 2 febbraio 1947 si tenne a Parenzo la Seconda Conferenza Elettorale dell'UIIF, all'interno della quale si deliberò l'istituzione in ogni località in cui fosse presente una componente italiana dei "Circoli Italiani di Cultura" (CIC) e delle sale di lettura, come componenti organizzative fondamentali per i connazionali (da questi Circoli nacquero 4 decenni dopo le "Comunità degli Italiani"). Come nuovo segretario venne nominato Giusto Massarotto - già comandante partigiano, ritenuto uno dei responsabili delle violenze del 1943-1945 in Istria - mentre Eros Sequi divenne vicepresidente.

La prima assemblea dopo l'annessione dell'Istria alla Jugoslavia (Terza Conferenza Plenaria) si tenne a Pola il 30 maggio 1948. S'iniziarono a sentire gli effetti dell'esodo: anche alcuni dei massimi dirigenti decisero di partire e Giusto Massarotto sostituì il primo presidente Dino Faragona. La linea non cambiò minimamente, allineandosi ai fasti della nuova Jugoslavia socialista.

Gli effetti della risoluzione del Cominform e i terribili anni '50 In seguito alla rottura con l'Unione Sovietica e alla risoluzione del Cominform che condannava Tito, l'UIIF conobbe una profonda crisi: la maggior parte dei suoi dirigenti proveniva dalle file del PCI che si era dichiarato a favore di Stalin, di conseguenza l'Unione e i Circoli Italiani di Cultura furono nel ciclone: fra il 1948 e il 1949 l'Unione perse sette componenti del primo comitato provvisorio e altri 26 membri dell'Esecutivo e del Consiglio eletti a Pola sparirono: una parte venne arrestata, altri fuggirono in Italia.

Nel novembre del 1949 a Fiume si tiene la Quarta Assemblea: un'assise straordinaria alla presenza di 400 delegati, caratterizzata da una pesantissima aria di sospetto e di entusiastico appoggio a Tito. Dalla tribuna si scatenarono i delegati contro la vecchia dirigenza dell'UIIF, accusata di aver favorito l'esodo degli italiani. Centinaia di italiani furono arrestati, e una parte di essi venne spedita a Goli Otok.

Anche la Quinta Assemblea di Pola del 1950 si svolse in un clima pesante, pur se s'iniziarono a intravedere alcuni flebili segni di democratizzazione dell'associazione, con un inizio di decentramento e un allargamento della rappresentanza dei vari circoli. Questo indirizzo venne confermato all'Assemblea Straordinaria di Parenzo (16 settembre 1951), guidata dai rieletti Eros Sequi ed Erio Franchi. Un mese più tardi, una radicale svolta pilotata dai comunisti jugoslavi: grazie allo zelante aiuto di una frangia di italiani, i massimi dirigenti dell'UIIF - nonostante la ferrea accondiscendenza ai desiderata del partito - vennero radiati da tutte le cariche ed espulsi dal partito: fu una delle tante manovre jugoslave tese a eliminare qualsiasi parvenza di dirigenza "forte" della Comunità Nazionale Italiana.