Il cosiddetto Papiro delle miniere è un documento cartografico frammentario su papiro del Nuovo Regno dell'Egitto, datato al 1155-1150 a.C. e conservato nel Museo Egizio di Torino. Sul recto conserva una mappa dello Uadi Hammamat, mentre sul verso reca testi di vario genere scritti in ieratico. È considerato una delle più antiche carte geografiche conosciute; è stato definito la più antica carta topografica conservata dell'antico Egitto e la più antica carta geologica conservata nota.
La mappa, attribuita allo scriba egizio Amennakht, è collegata a una spedizione organizzata nel terzo anno del regno del faraone Ramesse IV per l'estrazione della pietra bekhen, identificata con la grovacca, destinata alla produzione di statue regali.
Storia del reperto e degli studi
Il papiro proviene probabilmente da Deir el-Medina ed era con ogni probabilità appartenuto allo scriba Amennakht, figlio di Ipuy, poiché la sua mano è riconoscibile nella maggior parte dei testi. Fu acquistato in Egitto da Bernardino Drovetti tra il 1814 e il 1821 e venduto nel 1824 a Carlo Felice di Savoia insieme alla collezione Drovetti.
L'interpretazione della mappa è cambiata nel corso del XIX e XX secolo. Nel XIX secolo Karl Richard Lepsius interpretò il papiro come una pianta della tomba di Seti I, mentre Samuel Birch nel 1852 lo mise in relazione con miniere d'oro nubiane nello Uadi Allaqi. Georges Goyon collegò invece il documento allo Uadi Hammamat e ai giacimenti della pietra bekhen documentati dalle iscrizioni locali.
Descrizione
La mappa è tracciata sul recto e rappresenta una regione montuosa attraversata da un uadi principale e da vari uadi secondari. È orientata con il sud verso l'alto, in direzione delle sorgenti del Nilo. Il corso principale è identificato con lo Uadi Hammamat, una via che collegava la Valle del Nilo al Mar Rosso. La regione rappresentata corrisponde al tratto dello Uadi Hammamat compreso tra Bir el-Hammamat e Bir Umm Fawakhir, lungo la via tra Coptos e Quseir.
Le colline sono raffigurate frontalmente e in direzioni opposte, secondo una convenzione dell'arte egizia. Le colline rosa o rosa con strisce marroni sono state interpretate come rocce sedimentarie e granito rosa, mentre le colline nere come rocce effusive e metamorfiche. La mappa raffigura anche ghiaie di uadi con diversa composizione litologica, rese con punti marroni, verdi e bianchi. Il tracciato tortuoso dello Uadi Hammamat è stato rettificato nel disegno, perché le sue curve non avrebbero potuto essere contenute nello stretto supporto di papiro. La mappa non adotta una scala di rappresentazione costante, ma è stato stimato un rapporto approssimativo tra 50 e 100 metri per centimetro (tra 1: e 1:).
La disposizione dei frammenti è stata oggetto di discussione negli studi moderni: mentre il montaggio museale misura 282 cm di lunghezza per 41 cm di altezza, Harrell e Brown hanno proposto nel 1992 una ricostruzione più breve, lunga circa 210 cm.
Sono state identificate ventotto didascalie in ieratico attorno ai disegni della mappa. Le didascalie indicano soprattutto strade, costruzioni, depositi auriferi e operazioni di estrazione della pietra bekhen, descritta come una pietra verde-grigiastra. Nella mappa sono indicati anche una cappella di Amon, il punto in cui si trovava una stele di Seti I, un piccolo villaggio di quattro case e un tracciato di depositi alluvionali. Nell'ipotesi di Rosemarie e Dietrich Klemm, ripresa da Antonio Requena e José Lull, alcuni uadi secondari sono identificabili con lo Uadi Atalla e lo Uadi es-Sid. L'insediamento dei lavoratori è stato identificato con il sito archeologico di Bir Umm Fawakhir, pur con la cautela che le evidenze note del sito appartengono soprattutto all'età greco-romana. Dorn e Polis segnalano inoltre la rappresentazione di blocchi di grovacca con misure, connessi a una spedizione del regno di Ramesse IV.
Verso
Il verso fu riutilizzato per registrare oltre una dozzina di testi e diversi disegni, tra cui lettere, testi amministrativi, inni e testi religiosi. Tra i testi del verso sono identificati una copia di lettera a Ramesse VI relativa al culto di una statua lignea ornata con materiali preziosi, una registrazione relativa alla requisizione di rame degli operai di Deir el-Medina, una lista di divinità e giorni festivi e un testo in cui Amennakht figura come testimone di un giuramento. I testi del verso sono classificati come lettere, comunicazioni, testi amministrativi, conti, giuramenti, testi religiosi, inni e disegni. Uno degli inni si chiude con la formula "fatto dallo scriba Amennakht", indicazione di paternità dell'opera. Secondo Dorn e Polis, la presenza di questa formula e del nome di Amennakht in altri testi consente di collegare lo scriba alla produzione del documento insieme al collega Hori.
Il papiro nella storia dell'origami
Tra gli studiosi e appassionati di origami il papiro è stato discusso come possibile esempio antico di mappa piegata. Secondo David Lister, Koryo Miura e Masamori Sakamaki lo menzionarono nel 1980, durante una riunione dell'International Cartographic Association, come esempio antico di piegatura di mappe. Le pieghe verticali del papiro non sono però necessariamente segni di una piegatura intenzionale, poiché sono state anche spiegate con l'arrotolamento e la manipolazione del supporto dopo la scoperta.
Note
Bibliografia
Voci correlate Carta geologica Carta topografica Deir el-Medina Papiri del Museo Egizio Papiro dello sciopero Uadi Hammamat
Altri progetti
Collegamenti esterni
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