Con szlachta (IPA: ), termine polacco che sta per nobiltà, si fa riferimento all'aristocrazia che esercitò ampia influenza a livello amministrativo, culturale, giudiziario, e, soprattutto, governativo nel Regno di Polonia, nel Granducato di Lituania e nella Confederazione polacco-lituana, in virtù dei numerosi diritti politici di cui godeva e che accrebbe nel corso dei secoli...
Le origini della szlachta sono oscure e oggetto di numerose teorie ricostruttive.. Tradizionalmente, i membri che ne facevano parte erano proprietari terrieri di allodi, ovvero di terre non direttamente possedute e affidate in concessione dal re instaurando un rapporto di vassallaggio, come avveniva nel caso del feudalesimo. A differenza di quest'ultimo sistema, vi era maggiore libertà di manovra e il vincolo di sudditanza tra re e nobiltà era meno stringente. La szlachta continuò ad assicurarsi crescente ed effettivo peso politico oltre che diritti per secoli (si parla a tal proposito del fenomeno storico della libertà dorata), ovvero dall'epoca in cui regnò Casimiro III il Grande (1333-1370), nel Regno di Polonia, fino al declino e alla dissoluzione della Confederazione polacco-lituana, avvenuto alla fine del Settecento.. Gli obblighi principali che ricadevano in capo al ceto sociale in esame riguardavano la partecipazione alle procedure di elezione del sovrano nella monarchia elettiva polacca, la necessità di nominare i funzionari pubblici e gli ufficiali dell'esercito e la designazione degli aristocratici che avrebbero ricoperto ruoli consultivi a corte. Con il passare del tempo, questo meccanismo si consolidò e si allargò a una fetta maggiore di nobili, portando alla formazione di una camera legislativa superiore meglio organizzata, il Senato. Il sistema che si venne a formare era di tipo bicamerale, con un Sejm (camera) inferiore e uno superiore; questi due organi, tra le altre cose, partecipavano alle elezioni reali. La camera inferiore era composta da rappresentanti eletti nelle assemblee locali dei sejmik. I membri dei sejmik svolgevano vari ruoli governativi a livello locale in veste di voivodi, marescialli dei voivodati, castellani, starosta ed erano responsabili della riscossione delle tasse.
Nel 1413, a seguito di una serie di tentativi di dare vita a un'unione personale tra il Granducato di Lituania e la Corona del Regno di Polonia, la nobiltà lituano-rutena si avvicinò sensibilmente alla szlachta. Man mano che la Confederazione polacco-lituana accrebbe la sua influenza e la sua estensione territoriale dopo l'Unione di Lublino, i suoi membri crebbero fino a includere personalità di spessore della Prussia Ducale e della Livonia. Alla lunga, la popolazione legata alla szlachta crebbe fino a comprendere quasi il 10% della società polacco-lituana, rendendola pertanto l'elettorato più numeroso di tutto il continente.
Nonostante le enormi differenze spesso presenti in termini di ricchezza e influenza politica, esistevano poche distinzioni giuridiche tra i grandi magnati e la nobiltà minore. Il principio di uguaglianza sussisteva poiché i titoli fondiari erano riconducibili al sopraccitato allodio e non al feudalesimo, in cui l'omaggio appariva un prerequisito necessario. A differenza delle monarchie assolute, prevalse in varie realtà europee nel Seicento, il re polacco non era un autocrate e nemmeno il signore supremo dello szlachta. Durante le tre successive spartizioni della Polonia tra il 1772 e il 1795, il grosso della szlachta cominciò a perdere privilegi legali e status sociale, mentre i più abbienti si sfilacciarono nelle élite aristocratiche delle tre potenze che si spartirono la Polonia.
Storia Etimologia
In lingua polacca, un aristocratico di sesso maschile viene chiamato szlachcic, una nobildonna szlachcianka. Il termine "szlachta" deriva dall'alto tedesco antico slahta. La parola in tedesco moderno Geschlecht, che è legata al proto-germanico * slagiz, "lotta", condivide la radice anglosassone con slaughter, ovvero "massacro", e con il verbo to slug, cioè "decidere". Come molte altre parole polacche relative alla nobiltà, la sua origine è dunque germanica: il sostantivo polacco che sta infatti per "cavaliere", rycerz, è affine al tedesco Ritter. La parola polacca con cui si indica un "blasone" è "Herb", non dissimile dal tedesco Erbe.
I polacchi del XVII secolo presumevano che szlachta provenisse dal tedesco schlachten, "macellare" o "macellaio", e quindi correlato alla parola tedesca con cui si indica una battaglia, ossia Schlacht. Altri pensavano che il termine potesse derivare dal nome del leggendario capo proto-polacco, Lech, menzionato negli scritti polacchi e cechi. Gli aristocratici locali facevano risalire infatti la loro discendenza a Lech/Lekh, che avrebbe fondato il regno polacco intorno al V secolo.
Qualunque sia l'origine terminologica, con szlachta si designava l'aristocrazia della Confederazione polacco-lituana, che rappresentava la spina dorsale politica e governava senza concorrenza alcuna. Fino alla seconda metà del XIX secolo, il termine polacco obywatel, che oggi significa "cittadino", veniva talvolta utilizzato per indicare i nobili latifondisti come sinonimo.
Al giorno d'oggi, "szlachta" si traduce sic et simpliciter come "nobiltà" ma, in senso più ampio, può anche denotare alcuni cavalierati onorari non ereditari e titoli baronali concessi da altri monarchi europei, inclusa la Santa Sede. Occasionalmente, i proprietari terrieri del XIX secolo di discendenza comune venivano indicati come szlachta per riverenza o errore se possedevano delle tenute signorili, ma in realtà non vantavano illustre origini. Sempre in maniera estensiva, con il passare del tempo si finì con il far rientrare sotto la stessa categoria dell'aristocrazia polacca anche quella rutena e quella lituana. Malgrado le considerazioni precedenti, in ambito storiografico, si è rivelato difficile tradurre il sostantivo in maniera convincente, tanto che gli studiosi internazionali si sono divisi tra chi riporta il termine come nobiltà ereditaria e chi come nobiltà terriera...Il dibattito è stato molto intenso. Secondo Newman, benché szlachta sia generalmente tradotto come "nobiltà ereditaria", "nobiltà terriera" è più preciso. Molti dei suoi membri erano infatti poco più che contadini liberi, i quali possedevano solo un piccolo appezzamento terriero (Newman, p. 22). Sysin fa invece leva sul fatto che l'assunzione dei titoli nobiliari ne comportava la trasmissibilità anche in capo agli eredi, ragion per cui sarebbe riduttivo considerare l'aristocrazia locale solo come terriera (Sysin, p. XII). Kamen sostiene che a creare confusione sia la volontà di tentare di dare una definizione unitaria a un gruppo eterogeneo dal punto di vista economico (Kamen), p. 157. A generare confusione è stata la difficile collocazione della szlachta inferiore rispetto a quella di altri paesi europei, nello specifico in relazione a ricchezza e diritti. La szlachta includeva sia personalità ricche e abbastanza potenti da essere definiti quali magnati sia poveri con stirpe aristocratica, che di fatto era nullatenenti, privi di una residenza in un qualche castello, con poche risorse economiche e nessun contadino a loro subordinato. Pur essendo affiliate almeno famiglie a tale ceto, solo un centinaio godeva di ricchezze considerevoli (meno dello 0,167% contro uno schiacciante 99,83%).
Composizione
A voler essere precisi, la szlachta non era una nobiltà ereditaria né terriera, ma elettiva, poiché differiva fondamentalmente per legge, diritti, potere politico, origine e rapporto con il feudalesimo, che non attecchì in Polonia rispetto all'Europa occidentale. La szlachta non era al di sotto del re, ma di grado pari al capo di Stato, poiché la relazione della stessa con la corona non si reggeva su un rapporto di vassallaggio. Non essendo dunque il monarca un autocrate né signore supremo, varie famiglie aristocratiche tentarono varie volte di minare l'autorità della dinastia Piast e si attivarono in varie occasioni per ottenere maggiori concessioni.. Il potere politico fu esercitato nelle diete locali, altrimenti note come sejmik, ed esisteva il liberum veto, attraverso cui anche un solo parlamentare poteva far valere il suo diritto di veto e bloccare l'iter legislativo; verso gli ultimi decenni di esistenza della Confederazione polacco-lituana, questo meccanismo subì delle storture e fu strumentalizzato per paralizzare il potere di legiferare.
La szlachta evitò scientemente di originare una nobiltà feudale, annessi i titoli. Nel 1459, la famiglia Ostroróg presentò una bozza al Sejm volta a conferire ai palatini o voivodi della Confederazione polacco-lituana il titolo di principe. I figli avrebbero ricevuto il trattamento di conte e barone, i castellani solo il primo, ma la proposta fu respinta in tutti i suoi punti.. Il fatto che i nobili fossero pari davanti al re e non si fossero omologati al rapporto di vassallaggio tipico di altre realtà portò all'estrinsecazione del principio costituzionale di uguaglianza. Nell'immaginario dell'età moderna, il modello repubblicano dell'antica Roma appariva l'ideale dello szlachta: si pensi ai riferimenti in relazione a quella forma di governo derivanti dalla definizione dello Stato negli atti come Repubblica delle Due Nazioni (in alternativa a Confederazione polacco-lituana) oltre che l'adozione della formula Serenissima Rzeczpospolita di Polonia (Serenissima Res Publica Poloniae). In virtù dei privilegi di cui godevano anche in campo bellico, considerata la possibilità di allestire armate personali entro certi limiti numerici, gli storici hanno definito tale ceto sociale come casta guerriera.
Nel corso del tempo, la maggior parte dei nobili meno abbienti perse ancor più ricchezze, in alcuni casi disponendone addirittura di meno rispetto ad alcuni agricoltori. Quest'ultima categoria includeva la szlachta zagrodowa, cioè "nobiltà contadina", da zagroda, che vuol dire fattoria: la nobiltà minore si indicava invece con drobna szlachta o ancora szlachta okoliczna, che significa "locale". La media nobiltà era invece definita szlachta cząstkowa.
Per meglio comprendere le ripartizioni presenti internamente allo stesso ceto sociale, si legga il seguente schema.
+ Categorie della szlachta per fasce economiche Nome Proprietà Caratteristiche essenziali Designazione in lingua originale Magnati Latifondisti Più abbienti di ogni altro nobile Magnateria Nobili che "vivono del loro" Latifondisti Nobili nati proprietari sia di terre che di servi della gleba Szlachta zamożna, Bene natus possessionatus et dominus Nobili proprietari di possedimenti non contigui Latifondisti Generalmente proprietari sia di terre che di servi della gleba Szlachta cząstkowa Nobili proprietari terrieri o in affitto Latifondisti o affittuari Raramente proprietari sia di terre che di servi della gleba, perlopiù senza nessuno dei due o uno solo dei due Szlachta czynszowa Nobiltà contadina Proprietari terrieri o affittuari Piccola nobiltà, priva degli introiti di aristocratici più abbienti e spesso anche di terre, servi o di entrambi Szlachta zagrodowa Piccolissimi proprietari terrieri Proprietari terrieri o affittuari Piccola nobiltà, priva degli introiti di aristocratici più abbienti e spesso anche di terre, servi o di entrambi Szlachta zaściankowa zaścianki "Plebaglia" Nessuna Piccola nobiltà, priva degli introiti di aristocratici più abbienti oltre che di terre e servi Hołota Nobili di città Nessuna Piccola nobiltà, priva degli introiti di aristocratici più abbienti oltre che di terre e servi Szlachta brukowa Nobiltà minore Nessuna In alcuni casi addirittura più poveri dei contadini non nobili più abbienti, godevano però degli stessi diritti degli altri membri della casta Drobna szlachta, Szarak, Panek, Szlachta chodaczkowa
Origini Polonia