Il ghepardo (Acinonyx jubatus ()) è un mammifero carnivoro appartenente alla famiglia dei felidi. È l'unica specie vivente del genere Acinonyx, nonché l'animale terrestre più veloce al mondo.
Etimologia Il nome "ghepardo" deriva dalla contrazione di gattopardo, a sua volta composto da gatto e leopardo.
Caratteristiche principali Un tempo diffuso in gran parte dell'Africa e dell'Asia, il ghepardo vive in popolazioni poco numerose e frammentate, spesso minacciate dalla pressione demografica della popolazione circostante.
Pur essendo chiaramente un felide, il ghepardo presenta numerosi tratti morfologici e comportamentali peculiari che lo rendono uno dei membri più specializzati della famiglia. Queste specializzazioni portarono gli studiosi a classificarlo in una sottofamiglia a sé stante, quella degli Acinonychinae, ma tale collocazione fu oggetto di dibattito, in quanto messa in discussione da indagini a livello molecolare, che a loro volta hanno portato a classificare la sottofamiglia Acinonychinae come sinonimo della sottofamiglia Felinae, facendovi rientrare direttamente anche il ghepardo.
Alcuni tratti rendono i ghepardi simili ai canidi, in particolare le lunghe zampe, con estremità strette e cilindriche e unghie solo parzialmente retrattili, diversamente da quelle brevi, compatte e munite di artigli retrattili e affilati della maggior parte degli altri felidi; zampe del genere sono adatte a uno stile di caccia basato sull'inseguimento di prede veloci e leggere, piuttosto che alla loro sopraffazione fisica. Anche il comportamento parzialmente sociale che possono mostrare soprattutto i maschi si discosta dalle abitudini solitarie della maggior parte delle specie di felidi.
È inoltre uno tra i pochi felini in grado di fare le fusa (assieme alle linci, l'ocelotto e il puma), per via delle sue corde vocali rigide come quelle dei gatti domestici.
La presenza di unghie non retrattili è all'origine del nome scientifico del genere: Acinonyx, infatti, deriva dalla combinazione delle parole greche antiche ἀκίνητος (akínētos), dal significato di "immobile", e ὄνυξ (ónyx), "artiglio". Il nome scientifico della specie, jubatus, deriva invece dal latino e significa "portatore di criniera", in riferimento al pelo che si presenta più lungo e folto a livello del collo e del dorso; questa caratteristica è particolarmente evidente nei cuccioli e negli esemplari giovani.
Il nome comune ghepardo è entrato nella lingua italiana soltanto nel 1874, e deriva dall'italianizzazione del termine francese guépard, il quale a sua volta sembra essere una storpiatura della parola italiana gattopardo, usata come termine generico per descrivere non scientificamente piccoli felini maculati, in particolare il servalDizionario Italiano Sabatini Coletti 1997, voce "ghepardo". Il suffisso -pardo deriva dal latino pardus, mutuato dal greco πάρδος (párdos), variante di πάρδαλις (párdalis), imparentato con il sogdiano pwrδnk, che indica in modo generico un felino maculato di dimensioni medio-grandi. Un tempo vocabolo a sé stante (basti pensare al "pardo" che per Petrarca simboleggia eccezionale velocità), attualmente è considerato desueto, ma sopravvive nei nomi di alcune specie di felini (gattopardo, leopardo e, per l'appunto, ghepardo)Dizionario Italiano Sabatini Coletti 1997, voce "pardo". Il termine francese è alla base del nome del ghepardo in un po' tutte le lingue europee, con l'eccezione dell'inglese, in cui è detto cheetah, termine derivato dal sanscrito citrakāyaḥ ("corpo maculato") attraverso l'hindī चीता (cītā, dal medesimo significato); il termine inglese è poi passato allo spagnolo e portoghese chita, dove coesiste con guepardo.
Questo animale è noto per la sua velocità, che però è in grado di mantenere solo per brevi distanze. Sino agli anni 2000, sulla base di misurazioni degli anni '50, si credeva che la velocità oscillasse tra i 110 e i 120 km/h. Misurazioni del 2013, effettuate con tecnologia più sofisticata che adopera collari satellitari con uno scarto di mezzo metro, hanno registrato su oltre 370 ghepardi selvatici presi in esame che la velocità massima raggiunta è di 93 km/h, mettendo pertanto in dubbio il record di 115,2 km/h, cronometrato con tecnologie del 1959. La velocità è simile a quella di alcune delle sue prede, come lo springbok, che si attesta sui 88 km/h.
Un tempo diffuso in un areale vastissimo che ricopriva gran parte del continente africano e buona parte di quello asiatico, il ghepardo ha subito una drastica riduzione numerica nel corso del XIX secolo, accompagnata (e per certi versi favorita) da una riduzione del suo spazio vitale a causa della caccia e della distruzione dellhabitat. Oggi, sopravvive solo in aree protette o poco antropizzate; se a ciò si aggiungono la naturale rarità di questi animali e i problemi riproduttivi legati alla scarsa variabilità genetica, il futuro della specie si prospetta abbastanza incerto.
Descrizione Dimensioni Il ghepardo ha una corporatura esile; misura in media 120–150 cm di lunghezza, a cui si aggiungono 70–80 cm di coda, e la lunghezza totale può arrivare fino ai 2,5 m. L'altezza al garrese è di 70–90 cm. Nonostante la grossa taglia, il peso è contenuto, superando molto di rado i 60 kg.
A parità di età, i maschi tendono a raggiungere dimensioni leggermente maggiori rispetto alle femmine.
Aspetto
Il cranio è piccolo per non appesantire il corpo, al quale è collegato da un collo abbastanza lungo: esso presenta un caratteristico profilo arcuato e sviluppato al di sopra degli occhi, con mandibola corta, denti piccoli (rispetto alle altre specie feline) e muscolatura masticatoria debole. Si pensa che lo scarso sviluppo della dentatura sia dovuto all'impossibilità per l'animale di sviluppare radici profonde per i denti, in quanto la maggior parte dello spazio a disposizione nel cranio è occupato dalle vie aeree nasali, necessarie per una respirazione ottimale e nelle quali sporgono le radici dei canini. Gli occhi sono posti in posizione frontale e presentano pupilla circolare (particolare questo osservabile anche in altre specie, come ad esempio il puma); le orecchie, poste lateralmente al cranio e piuttosto in alto rispetto alla testa, sono arrotondate.
Il corpo del ghepardo ha una conformazione leggera e slanciata: le zampe sono lunghe e sottili, per ottenere una falcata molto ampia. Ogni zampa termina con quattro dita, ciascuna delle quali presenta un artiglio solo parzialmente retrattile, in quanto è assente la guaina protettiva di pelle e pelo tipica degli altri felidi: questo adattamento conferisce una presa più salda del terreno durante la corsa, come osservabile anche nei canidi corridori. Oltre al ghepardo, gli unici altri felini ad avere artigli non completamente retrattili sono il gatto pescatore, il gatto dalla testa piatta e il gatto di Iriomiote: in queste tre specie è stata la necessità di usare gli artigli come arpioni per le prede, e non di essere veloci, ad averne determinato la permanente estroflessione. Sulle zampe anteriori, a livello del metacarpo, è presente uno sperone appuntito e solo debolmente ricurvo, residuo del pollice unghiuto ben sviluppato negli altri felini: la perdita o lo scarso sviluppo dello sperone sono caratteristici anche di altri predatori che cacciano per inseguimento, come il licaone o la iena maculata. La superficie inferiore delle zampe e i polpastrelli sono nudi, ellissoidali piuttosto che arrotondati e assai ruvidi e coriacei, per una migliore aderenza sulle superfici, utile durante la corsa.
La colonna vertebrale è estremamente flessibile; le vertebre toraciche presentano processi spinosi dorsali che sostengono una muscolatura possente. Il torace è molto ampio per far spazio ai grandi polmoni. Anche il fegato, il cuore e le ghiandole surrenali sono molto sviluppati, per una risposta migliore e più veloce agli stimoli. La lunga coda funge da timone e da bilanciere durante i movimenti.
Il pelo è corto e ispido, di lunghezza uniforme, eccezion fatta per la parte superiore del collo, dove è leggermente più lungo e morbido rispetto al resto del corpo. Il mantello ha una colorazione di base che va dal fulvo al grigio-biancastro, con tendenza a schiarirsi fino a divenire spesso bianco nella zona ventrale e sul muso. Le popolazioni diffuse in aree desertiche tendono ad avere colorazione del manto più chiara, per un migliore camuffaggio.
Su tutto il corpo è presente una maculatura uniforme: le macchie sono circolari e di colore nero, senza rosette (come osservabile in altre specie, ad esempio nel giaguaro o nell'ocelot) e del diametro di 2 cm circa. Lungo i fianchi vi sono numerose macchie di diametro minore.
Solo le aree chiare di muso, fronte, gola e basso ventre sono prive di maculatura. Anche il terzo distale della coda non è maculato; presenta invece 4-6 anelli neri prima della punta, che è di colore bianco. Questi anelli sono caratteristici di ogni individuo e aiutano a identificare i vari esemplari. Le orecchie sono nere sulla superficie esterna e biancastre all'interno (un tratto questo comune a buona parte dei felidi), gli occhi sono di colore arancio, le parti nude (naso, labbra, polpastrelli) sono di colore carnicino-nerastro.
Caratteristica peculiare dei ghepardi è una banda nera che parte dal margine interno di ciascun occhio e costeggia i lati del muso fino a giungere ai lati della bocca. Tale banda, somigliante al percorso di una lacrima lungo il muso, ha la probabile funzione di assorbire i raggi solari e ridurre al minimo il riverbero.
Ghepardo reale
Di tanto in tanto possono essere osservati degli esemplari con colorazione particolare del manto, formata da striature longitudinali e maculature irregolari (dette nebule) anziché da una maculatura uniforme: tali esemplari, denominati "ghepardi reali" o "della Rhodesia", venivano un tempo classificati in una sottospecie (o addirittura in una specie) a sé stante. Tuttavia, nel 1981, accoppiando due sorelle dalla maculatura tipica con un maschio proveniente dal Transvaal e anch'esso maculato, la progenie osservata annoverava, assieme a cuccioli dalla normale colorazione maculata, anche alcuni cuccioli "reali": ciò rese chiaro agli studiosi che i ghepardi reali sono in realtà esemplari comuni di ghepardo in cui si manifesta una mutazione nella colorazione, dovuta all'espressione di un allele recessivo. La nascita di ghepardi "reali" pare in aumento negli ultimi anni, anche nelle popolazioni selvatiche di questo animale: tale trend positivo è visto con entusiasmo dagli scienziati, in quanto indice di crescente variazione genetica.
Oltre a questa mutazione, relativamente comune, in passato sono stati osservati, sebbene con estrema rarità, esemplari di ghepardo con colorazioni particolari di tipo diverso: la maggior parte di questi mutanti è stata descritta in India, dove erano particolarmente numerosi i ghepardi catturati per essere tenuti in cattività. Ad esempio, nel 1608 l'imperatore indiano Jahangir parla di un ghepardo bianco con macchie bluastre, probabilmente affetto dalla medesima mutazione recessiva che dà come risultato i leoni bianchi piuttosto che da albinismo vero e proprio; altri ghepardi biancastri o grigio-bluastri sono stati descritti anche da esploratori europei in viaggio nel subcontinente. Nel 1921 venne abbattuto in Tanzania un ghepardo del colore convenzionale, ma quasi del tutto privo di macchie, a eccezione di una rada maculatura su collo e dorso; nel 1925, invece, venne avvistato in Kenya un ghepardo completamente nero, probabilmente affetto da melanismo. Si hanno inoltre notizie di ghepardi dalla maculatura bruna o rossiccia anziché nera (possibile eritrismo).
Biologia Comportamento