Il Regno di Sardegna fu un'entità statuale dell'Europa meridionale che esistette tra il 1297 (come nazione costitutiva della Corona d'Aragona, dal 1324 come Regno) e il 1847, con una parte finale dal 1847 al 1861 unificata al Ducato di Savoia. Ebbe due fasi distinte, una come possedimento delle Corone di Aragona e di Spagna ed una seconda all'interno dello Stato sabaudo, con in mezzo una fase di disputa tra Asburgo e Borbone durante la guerra di successione spagnola.
Il Regno di Sardegna fu creato in ottemperanza al trattato di Anagni da papa Bonifacio VIII con il nome di Regnum Sardiniae et Corsicae, divenendo il 5 aprile 1297 una nazione costitutiva della Corona d'Aragona. Alla sua creazione, la Corsica si trovava in una situazione di sostanziale anarchia, mentre la Sardegna era suddivisa tra il Giudicato di Arborea, i territori d'oltremare della Repubblica di Pisa, il libero comune di Sassari e tre stati signorili appartenenti ai della Gherardesca, ai Malaspina e ai Doria. A partire dal 1323 gli aragonesi iniziarono la conquista della Sardegna, inglobandola completamente nel Regno di Sardegna e Corsica solo nel 1420 al termine della guerra sardo-catalana. A seguito all'unione dinastica della Corona d'Aragona con la Corona di Castiglia nel 1479, rinominato semplicemente "Regno di Sardegna", passò alla Corona di Spagna unificata de facto da Ferdinando II d'Aragona e Isabella di Castiglia. Nel 1516, assieme ai restanti possedimenti spagnoli, passò alla casa d'Asburgo.
Nel 1700, con lo scoppio della guerra di successione spagnola, il Regno di Sardegna fu conteso tra gli Asburgo e i Borbone fino al 1720, quando fu ceduto ai Savoia. Il Regno di Sardegna andò ad aggiungersi agli altri stati locali sabaudi, il principato di Piemonte, la contea di Nizza, il ducato di Aosta, il ducato del Monferrato e il ducato di Savoia, sostituendo quest'ultimo nel più prestigioso rango aristocratico del gruppo, come per pochi anni aveva fatto il Regno di Sicilia, ottenuto nel 1713 e scambiato con la Spagna dopo sette anni. I Savoia spostarono la capitale del Regno da Cagliari a Torino, loro storica sede.
Se i cosiddetti Stati sardi di terraferma furono amalgamati in uno stato assoluto fin dal Settecento, cedendo il passo a divisioni e province riducendosi a puri titoli nobiliari, la Sardegna mantenne le proprie istituzioni storiche particolari fino al 29 novembre 1847, quando, con la Fusione perfetta, l'assetto amministrativo centralista di modello napoleonico venne imposto anche all'isola. Nel 1861 lo stato Sabaudo, e dunque il Regno di Sardegna cambiò formalmente denominazione in Regno d'Italia.
Storia La lunga durata della sua storia istituzionale e le varie fasi storiche attraversate fanno sì che comunemente la storiografia distingua tre diversi periodi in funzione dell'entità politica dominante: un periodo aragonese (1324-1479), uno spagnolo-imperiale (1479-1720), ovvero il Regno di Sardegna spagnolo-aragonese, e uno sabaudo (1720-1861)Circa l'epoca sabauda, le cose si complicano dal punto di vista storiografico, sia perché il Regno di Sardegna si inserisce istituzionalmente nel complesso processo di unificazione territoriale del nuovo Stato italiano (cfr. Storia d'Italia, Casa Savoia, Risorgimento), sia perché i re di Sardegna non sono detentori di altri titoli monarchici (come erano stati i re di Sardegna aragonesi e spagnoli) e questo comporta particolare attenzione nell'inquadramento storico di eventi e processi. Prima della Fusione perfetta del 1847, i Savoia agivano come re di Sardegna anche quando si occupavano degli Stati di terraferma e quando intervenivano a livello internazionale, perché quello monarchico sardo era il loro titolo più alto. Perciò bisognerebbe tener presenti due ambiti storiografici circa la vicenda del Regno di Sardegna sabaudo: quello propriamente sardo e quello relativo alla politica complessiva dei re di Sardegna. Vedi: Storia del Regno di Sardegna dal 1720 al 1861 e Storia della Monarchia Sabauda dal 1720 al 1861.
Il Regnum Sardiniae fu creato per risolvere la crisi politica e diplomatica sorta tra la Corona d'Aragona e la dinastia capetingia d'Angiò, a seguito della Guerra del Vespro per il controllo della Sicilia. L'atto di infeudazione, datato 5 aprile 1297, affermava che il regno apparteneva alla Chiesa e veniva dato in perpetuo ai re della Corona di Aragona in cambio di un giuramento di vassallaggio e del pagamento di un censo annuo.
Dopo la sua creazione il regno fu conquistato territorialmente a partire dal 1324 con la guerra mossa dai sovrani Aragonesi contro i Pisani,i Pisani, che all'epoca erano possessori di un terzo circa della Sardegna: la somma dei territori dei due regni giudicali di Gallura e di Calari in alleanza col Regno giudicale di Arborea.
Mariano IV, figlio di Ugone II, sovrano arborense, era quasi riuscito nello storico obiettivo di unificare l'isola sotto la propria bandiera e cacciare via gli Aragonesi. Morì improvvisamente mentre mancava ancora la conquista delle città di Alghero e Cagliari. Con la pace del 1388, Eleonora, sorella di Ugone III, e Giovanni I Cacciatore re d'Aragona, riportavano il giudicato di Arborea ai suoi precedenti confiniLo stemma dei Quattro Mori- Breve storia dell'emblema dei sardi, Carlo Delfino Editore, Città di Castello, Luglio 2007, ISBN 88-7138-022-3.
La conquista fu a lungo contrastata dalla resistenza sull'isola dello stesso Giudicato di Arborea e poté considerarsi parzialmente conclusa solo nel 1420, con l'acquisto dei rimanenti territori dall'ultimo Giudice per fiorini d'oro, nel 1448 con la conquista della città di Castelsardo (allora Castel Doria). Fece parte della Corona di Aragona fino al 1713, anche dopo il matrimonio di Ferdinando II con Isabella di Castiglia, allorquando l'Aragona si legò sotto il profilo dinastico (ma non politico-amministrativo) prima alla Castiglia, poi - in epoca già asburgica (a partire dal 1516) - anche alle altre entità statuali governate da tale Casa (Contea di Fiandra, Ducato di Milano, ecc.).
Nel 1713 subito dopo la guerra di successione spagnola, la Sardegna entrò a far parte dei domini degli Asburgo d'Austria che lo cedettero, dopo un fallito tentativo di riconquista da parte della Spagna, a Vittorio Amedeo II (già duca di Savoia), ricevendone in cambio il Regno di Sicilia (1720). Nel 1767-69 Carlo Emanuele III di Savoia sottrasse l'arcipelago della Maddalena al controllo genovese.
Con la Fusione perfetta del 1847 confluirono nel Regno tutti gli altri stati della Casa Reale sabauda. Con il riordino dello Stato sardo e la conseguente scomparsa delle antiche istituzioni, l'isola divenne una regione di uno Stato più ampio, non più limitato alla sola isola come era stato fin dalla sua fondazione, ma unitario, con un unico territorio doganale, un solo popolo, un unico parlamento ed un'unica legge costituzionale (lo Statuto Albertino), comprendente la Sardegna, la Savoia, il Nizzardo, la Liguria e il Piemonte (che ospitava la capitale Torino), conservando il nome di Regno di Sardegna ancora per qualche anno, finché, una volta raggiunta l'Unità d'Italia, con la proclamazione del Regno d'Italia, cambiò il proprio nome in Regno d'Italia.Su tale fase conclusiva della storia del regno di Sardegna si vedano: G. Sotgiu, Storia della Sardegna sabauda, Roma-Bari, 1984, e Id., Storia della Sardegna dopo l'Unità, Roma-Bari, 1986; F. C.Casula, La storia di Sardegna, Sassari-Pisa, 1994;
Evoluzione + evoluzione del regno Regno di Sardegna aragonese/asburgico de jure: Regno della Corona di Aragona comprendente la Sardegna e la Corsicade facto: Territorio totalmente controllato da stati locali e potenze straniere 1324-1479 de jure: Regno della Corona di Aragona comprendente la Sardegna e la Corsicade facto: Regno della Corona di Aragona coincidente con la Sardegna dal 1420 1479-1516 Regno della Corona di Aragona coincidente con la Sardegna 1516-1708 Regno costituente dell'Impero spagnolo 1708-1717 Regno parte della Monarchia asburgica 1717-1720 Regno costituente della Spagna Borbonica Regno di Sardegna sabaudo 1720-1847 Unico regno membro della federazione dei possedimenti dei Savoia capeggiata dal Ducato di Savoia 1847-1861 Stato unitario formato dalla Fusione perfetta del Regno di Sardegna, del Ducato di Savoia e degli altri possedimenti dei Savoia
Regno di Sardegna aragonese
La conquista aragonese dei territori sardi della Repubblica di Pisa
La prima parte della storia del Regno di Sardegna è caratterizzata dalla conquista aragonese della porzione dell'isola già in mano a PisaGiuseppe Meloni, La Sardegna nel quadro della politica mediterranea di Pisa, Genova, Aragona, in Storia dei Sardi e della Sardegna, II, Il Medioevo dai giudicati agli Aragonesi, Milano, 1988 (corrispondente ai territori degli ex giudicati di Calari e Gallura) e dal lungo conflitto che oppose questo primo nucleo territoriale del nuovo Stato al regno giudicale di Arborea. Solo nel 1323 re Giacomo II di Aragona decise di intraprendere la conquista territoriale della Sardegna inviando sull'isola un'armata guidata dal figlio, l'Infante Alfonso, che sconfisse i Pisani sia nell'assedio di Villa di Chiesa (luglio 1323 - febbraio 1324) che nella battaglia di Lucocisterna (febbraio 1324).
Spingevano in tal senso gli interessi commerciali catalani e, in parte, la necessità di dare alla nobiltà catalana ed aragonese l'opportunità di conquistare terre e feudi. La politica catalana di quel periodo era infatti volta all'egemonia commerciale nel Mediterraneo, attraverso la strategica ruta de las islas, (la via delle isole), che dalle Baleari avrebbe dovuto toccare appunto la Sardegna, quindi la Sicilia, Malta e Cipro. Controllare una simile via di mare avrebbe dovuto consentire al ceto mercantile barcellonese di acquisire una posizione dominante rispetto a Pisa, GenovaGiuseppe Meloni, Genova e Aragona all'epoca di Pietro il Cerimonioso, I (1336-1354), II (1455-1360), III (1361-1387), Padova, 1971, 1976, 1982. e alla stessa Venezia. Effettivamente così avvenne: diverse famiglie catalane influenti come i Canelles svilupparono importanti traffici commerciali tra la Sardegna e l'Aragona, impostando nuovi rapporti economici nell'area del Mar Mediterraneo Occidentale.
La vita del nuovo regno fu però alquanto precaria. Sin dall'inizio, l'imposizione del regime feudale a popolazioni che non l'avevano mai sperimentato, unito allo spostamento drastico degli interessi economici e politici verso l'esterno dell'isola, provocarono malumori e forti resistenze sia nei villaggi a vocazione agricola che nei ceti artigiani e commerciali delle cittàM. Tangheroni, Medioevo tirrenico, cit.; F. C. Casula, Profilo storico della Sardegna catalano-aragonese, Cagliari, 1982; Id., Sardegna aragonese. La nazione sarda, Sassari, 1990. Ugone II di Arborea aveva giurato sottomissione vassallatica al re d'Aragona, calcolando di diventarne una sorta di luogotenente nei territori sottratti ai Pisani e contemporaneamente mantenendo i propri titoli sovrani nei possedimenti arborensi: in pratica una sorta di signoria, detenuta a vario titolo e giuridicamente non uniforme, sull'intera isola. Tuttavia per la Corona d'Aragona, detentrice ora anche di fatto della sovranità sul Regno di Sardegna, l'Arborea non era altro che una porzione del regno medesimo, affidata semplicemente ad un vassallo della corona. Da tale equivoco nasceranno fatali incomprensioni e persino procedimenti giurisdizionali contro la casata di ArboreaF. C. Casula, Profilo storico della Sardegna catalano-aragonese, cit. e Id.,La storia di Sardegna, Sassari-Pisa, 1994.
Rivolta anti-aragonese dei Doria e guerre fra Giudicato di Arborea e Regno di Sardegna