Le economie esterne sono economie di scala che invece di riguardare una singola impresa riguardano un intero settore, e che apportano 3 vantaggi principali:
la specializzazione dei fornitori
"spillover" di conoscenza (acquisizioni di conoscenze tecnologiche dall'estero, tramite "listening point" costituiti da capitale umano in trasferta all'estero appunto)
concentrazione del mercato del lavoro (recupero del capitale umano dall'estero tramite benefit/incentivi salariali)
Una particolare forma di economie esterne sono le economie di agglomerazione, dovute all'interazione di tipo collaborativo-competitivo che si instaura tra le unità produttive di cui si compone il tessuto produttivo locale. Se ne possono distinguere tre diverse tipologie:
"economie relazionali di tipo transazionale" derivanti dalla possibilità di contenere i costi di transazione e creare reti di subfornitura che consentano di mantenere un elevato livello di flessibilità operativa e strategica;
"economie relazionali di tipo competitivo" relative alla possibilità di beneficiare, sia pure indirettamente, dell'esperienza maturata dagli altri concorrenti, e di alcune risorse collettive, effetto diretto dell'agglomerazione, come l'atmosfera industriale, la qualificazione delle risorse umane, la presenza di servizi specializzati e la reputazione produttiva del territorio;
"economie relazionali di tipo collaborativo" che vanno invece interpretate come i vantaggi derivanti dalla condivisione di iniziative collettive nel campo della ricerca, della formazione del personale e dell'azione politica.
Lo sviluppo di economie esterne (insieme anche a quelle interne, di scala e/o di apprendimento) porta all'ottenimento di rendimenti crescenti nel lungo periodo.
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