Il tempo è la percezione e rappresentazione della modalità di successione degli eventi, per cui essi avvengono prima, dopo o durante altri eventi. Da un punto di vista scientifico è una grandezza fisica fondamentale.

La complessità del concetto è da sempre oggetto di studi e riflessioni filosofiche e scientifiche.

Tempo e coscienza

Aristotele collega la percezione del tempo alla percezione del movimento e del mutamento. Nella Fisica osserva che, quando non si percepisce alcun mutamento, non si ha la sensazione che sia trascorso del tempo. Come esempio cita una tradizione secondo cui alcuni individui si recavano in Sardegna per dormire presso le tombe degli eroi e, al risveglio, univano l'«adesso» successivo a quello precedente, eliminando dall'esperienza l'intervallo intermedio. L'esempio illustra quindi la relazione, nella concezione aristotelica, tra tempo, mutamento e percezione del suo trascorrere.Aristotele, Fisica, IV, 11, 218b21–29.

Dalla coscienza umana emergerebbe l'esperienza conosciuta come "il trascorrere del tempo", che caratterizza i fenomeni e i cambiamenti materiali e spaziali della nostra esperienza. Tale concetto non trova una corrispondenza univoca nella fisica, dove non è possibile sequenziare in modo assoluto, ma solo localmente l'apparente successione degli eventi secondo l'osservazione umana. Tutto ciò che si muove nello spazio e/o si trasforma è descritto dalla mente umana in relazione al tempo. Alcuni esempi tra i più immediati sono la rotazione della Terra attorno al proprio asse, che determina l'alternanza del giorno e della notte, e il suo moto di rivoluzione intorno al Sole, che determina le variazioni stagionali e la durata dell'anno solare. Tali eventi forniscono la sensazione alla mente umana che è trascorso un "intervallo di tempo", definizione che però nasconde una logica circolare poiché ne costituisce anche la spiegazione.

Molto di ciò che riguarda la percezione del tempo sembra quindi dipendere dalla mente: il passato è un ricordo, derivato dalla memoria del vissuto, il presente una comprensione, una lettura del reale adottata dal soggetto al momento della percezione, il futuro una previsione, una proiezione dei costrutti intellettuali. Scientificamente, il tempo può essere descritto come un’entità in cui passato e futuro coesistono senza una separazione netta, mentre il presente, in senso stretto, non esisterebbe poiché ogni percezione o evento richiede un intervallo minimo determinato dal limite imposto dalla velocità della luce.

La misura del tempo

L'unità di misura standard del Sistema Internazionale è il secondo. In base a esso sono definite misure più ampie come il minuto, l'ora, il giorno, la settimana, il mese, l'anno, il lustro, il decennio, il secolo e il millennio. Il tempo può essere misurato, esattamente come le altre dimensioni fisiche. Gli strumenti per la misurazione del tempo sono chiamati orologi. Gli orologi molto accurati vengono detti cronometri. I migliori orologi disponibili sono gli orologi atomici.

Esistono svariate scale temporali continue di utilizzo corrente: il tempo universale, il tempo atomico internazionale (TAI), che è la base per le altre scale, il tempo coordinato universale (UTC), che è lo standard per l'orario civile, il tempo terrestre (TT), ecc. L'umanità ha inventato i calendari per tenere traccia del passaggio di giorni, settimane, mesi e anni.

Distanze misurabili con il tempo Nel linguaggio di tutti i giorni spesso si usa il tempo come misuratore di distanze, per indicare la durata di un percorso (come ad esempio: "mezz'ora d'automobile", "un giorno di viaggio", "10 minuti di cammino"). Dato che la velocità è uguale allo spazio percorso diviso l'intervallo di tempo impiegato a percorrere quello spazio, si può fare un'inferenza implicita sulla velocità media tenuta dal corpo in movimento. Si valorizza così in modo approssimato la distanza a livello temporale, in relazione al fatto che lo spazio percorso può essere espresso come la velocità media (all'incirca nota), moltiplicata per l'intervallo di tempo interessato.

Tecnicamente, però, espressioni come "un anno luce" non esprimono un intervallo di tempo, ma una distanza avendone nota la velocità: infatti più precisamente l'anno luce si può esprimere come "la distanza percorsa dalla luce in un anno", conoscendone esattamente la velocità c nel vuoto.

Il tempo nella filosofia e nella fisica

Importanti questioni filosofiche, metafisiche e fisiche sul tempo comprendono domande come: Il tempo senza cambiamento è concettualmente impossibile? Il tempo scorre realmente, oppure l'idea di passato, presente e futuro è completamente soggettiva, descrittiva solo di un inganno dei nostri sensi? Il tempo è rettilineo o lo è solo nel breve spazio di tempo che l'uomo ha sperimentato e sperimenta? Quest'ultima questione può dare luogo a due idee fondamentali del tempo: Pensiero cronometrico occidentale, che vede il tempo come un'entità lineare e misurabile. Questa visione risponde alla necessità di ottimizzare il proprio tempo e dipende dall'organizzazione economica. Tempo ciclico e puntiforme, scandito nelle società tradizionali dal passare delle stagioni o secondo eventi contingenti (es. il mercato della domenica). C'è quindi un tempo qualitativo, legato alla natura e all'oggettività dell'esperienza, che dipende dalle necessità sociali, agricole, antropologiche, ed un tempo quantitativo, astratto e frazionabile, che sta man mano, con la globalizzazione, diventando dominante.

Antichità classica

Nell'antica Grecia esistevano due termini diversi per distinguere l'aspetto quantitativo e misurabile del tempo, denominato chrònos, da quello qualitativo, detto kairós, associato al presentarsi di un'opportunità o uno specifico archetipo:Mark Freier, Time Measured by Kairos and Kronos, Whatif Enterprises LLC, 2007, cit. in Cristina Manzo, L'enigma del tempo tra filosofia e cinema, pag. 12, Elison Publishing, 2016. concetto che ritorna ad esempio nella Bibbia con l'espressione: Vi era poi un terzo termine, aion, che indicava il tempo come eternità e dimensione trascendente.Cfr. Quest'ultimo era propriamente il «tempo della vita», scandito non solo dai cicli della natura ma del cosmo nella sua interezza, di cui gli astri sono garanti del suo perpetuo rinascere e ripetersi infinitamente.

Se il tempo così concepito portò, nella scuola eleatica, persino a negare la stessa nozione di un suo fluire come nei paradossi di Zenone,Paradossi che molti secoli dopo sarebbero stati di aiuto nello sviluppo del calcolo infinitesimale. i quali sfidavano in modo provocatorio la nozione comune di tempo, Platone attribuiva un'eterna immobilità al mondo delle idee, contrapposta alla temporalità terrena seppure fondante quest'ultima, sicché secondo la sua celebre definizione, il tempo è «l'immagine mobile dell'eternità».

Per Aristotele, invece, esso è la misura del movimento secondo il «prima» e il «poi», per cui anche lo spazio è strettamente necessario per definirlo. Solo Dio è motore immobile, eterno e immateriale,Aristotele per primo, nella Fisica IV 217b, analizza il tempo nell'ambito della metafisica. Afferma che il tempo è ciò che «non è» o che «è appena, e debolmente», bisogna necessariamente concludere che esso appartiene più al non-essere che all'essere, in quanto è composto di «istanti», ovvero di qualcosa che non è più o non è ancora, e dunque di non-enti. Il nyn, ora - istante presente, è ciò che è, ed è una parte o meglio un punto, aprendo la via alla spazializzazione e numerazione del tempo che si compirà nella sua matematizzazione operata dalla scienza moderna. Il tempo è collegato al movimento [kinesis] e al cambiamento [metabolé], in particolare dell'anima, la forma di ciò che può trascorrere en tè psychè (Fisica, 219a). Dal momento in cui contiene come suo componente fondamentale il ni-ente, il tempo non può partecipare della presenza, della sostanza e quindi dell'essere metafisicamente inteso: la coscienza, unico luogo diverso dagli enti che possa quindi contenere un tempo che è più relativo al non-essere, è il luogo di misurazione e di fondazione del tempo. Il tempo esiste solamente se c'è una coscienza (umana, divina o di altro genere) in grado di porlo in essere e contarlo. L'ora è l'impossibilità di coesistere con sé (IV, 218a), l'essere hic et nunc (qui e ora) in un singolo punto dello spazio e singolo punto del tempo, è qualcosa di unico e irripetibile. mentre le orbite planetarie, cercando di imitarlo, risultano contraddistinte da un tempo perfettamente uniforme e regolare, ossia quello ciclico, che detta l'alternanza delle stagioni nel mondo sublunare.

Per Plotino il cielo con i suoi movimenti ciclici dei corpi celesti è simbolo dell'eternità (Aion), ma non è l'eternità stessa; questa dà all'universo ordine e tempo, il quale è vita dell'anima, ed immagine (eikón) dell'eternità.Plotino, Enneadi, III, 7.

Secondo Agostino il tempo è stato creato da Dio assieme all'Universo, ma la sua natura resta profondamente misteriosa, tanto che il filosofo, vissuto tra il IV e il V secolo d.C., afferma ironicamente: «Se non mi chiedono cosa sia il tempo lo so, ma se me lo chiedono non lo so». Egli critica una concezione del tempo aristotelica inteso come misura del moto (degli astri): nelle Confessioni afferma che il tempo è "distensione dell'animo" ed è riconducibile a una percezione propria del soggetto che, pur vivendo solo nel presente (con l'attenzione), ha coscienza del passato grazie alla memoria e del futuro in virtù dell'attesa. Per Agostino, insomma, il tempo è un'entità soggettiva.

Da Agostino in poi il pensiero cristiano concepisce il tempo in senso lineare-progressivo e non più circolare-ciclico come nel mondo pagano, sebbene anch'esso preveda un ritorno ad uno stato originario (apocatastasi). Dalla caduta di Adamo l'escatologia cristiana procede verso la "consumazione del tempo", il riscatto dell'uomo verso Dio, il Giudizio Universale e la redenzione, cioè il reintegro dell'antico stato di purezza adamitico.Garzantina della Filosofia, p. 1111

L'epoca moderna: il dibattito tra tempo assoluto e tempo illusorio Il tempo è stato considerato in vari modi nel corso della storia del pensiero, ma le definizioni di Platone e Aristotele sono state di riferimento per moltissimi secoli (magari criticate o reinterpretate in senso cristiano), fino a giungere alla rivoluzione scientifica. Di questo periodo è fondamentale la definizione di Isaac Newton (1642-1727), secondo il quale il tempo (al pari dello spazio) è "sensorium Dei" (senso di Dio) e scorrerebbe immutabile, sempre uguale a sé stesso (una concezione analoga è presente nelle opere di Galileo Galilei). Degna di nota è la contesa tra Newton e Leibniz, che riguardava la questione del tempo assoluto: mentre il primo credeva che il tempo fosse, analogamente allo spazio, un contenitore di eventi, il secondo riteneva che esso, come lo spazio, fosse un apparato concettuale che descriveva le interrelazioni tra gli eventi stessi.La discussione tra i due scienziati è contenuta in G. W. Leibniz, Saggi di teodicea, - Ultimi scritti, Torino, UTET, 2000. John Ellis McTaggart credeva, dal canto suo, che il tempo e il cambiamento fossero semplici illusioni.

Dal tempo soggettivo alla teoria della relatività