Il matrimonio è un'unione tra persone che vanno a comporre una nuova famiglia. Poiché è un'unione riconosciuta dalla società, viene celebrata con una cerimonia generalmente pubblica, chiamata nozze o, più raramente, sposalizio. Durante la cerimonia di nozze, le persone che si uniscono in matrimonio sono dette sposisposo, vocabolario Treccani, mentre a cerimonia avvenuta sono chiamate coniugiconiuge, vocabolario Treccani. Con le nozze, ciascuno sposo assume dei diritti e dei doveri sia verso l'altro sposo, che nei confronti dei loro eventuali figli. L’importanza del matrimonio nella società è tale, che esso è menzionato nella Dichiarazione universale dei diritti umani. Secondo gli archeologi, l'istituto del matrimonio risale al Neolitico (circa 12.000 anni fa) cioè al passaggio storico in cui gli umani hanno iniziato a coltivare la terra: si pensa che osservando la semina, gli umani abbiano compreso il nesso causale fra l'atto sessuale e la procreazione. Dunque, la diffusione del matrimonio avrebbe seguito lo sviluppo dell'agricoltura. Società tradizionali senza matrimonio sono esistite fino a tempi molto recenti; un esempio è dato dal popolo dei Naxi in Cina, dove il matrimonio è arrivato negli anni 2000, mentre fino agli anni 1990, non esisteva né il matrimonio, né la figura del padre.

Etimologia La parola italiana matrimonio è derivata dal latino matrimonium.

A sua volta, matrimonium è composta dall'unione di due parole latine: mater ("madre") nel caso genitivo singolare matris suffisso –monium, collegato al sostantivo munus ("compito", "dovere", e anche: "dono").

Nel diritto romano, quindi, il matrimonium era un "compito della madre": con questa cerimonia, infatti, si univa una donna a un uomo, con il fine che lei diventasse madre e generasse figli legittimi. Secondo i glottologi, la parola matrimonium si è formata sotto l'influsso della parola patrimonium "patrimonio", che è più antica. La parola latina patrimonium "patrimonio" indicava il "compito del padre" di provvedere al sostentamento della famiglia.

L'utilizzo di matrimonio con riferimento all'unione nuziale si sviluppò con il diritto romano, nel quale si diede riconoscimento e corpo al complesso delle situazioni socio-patrimoniali legate al matrimonium.

In altre lingue, la parola per matrimonio parte da altre radici lessicali. Per esempio, in greco moderno si usa γάμος (gàmos), che risale al greco antico ed è all'origine delle parole monogamia,poligamia, endogamia, esogamia e ierogamia; in tedesco, Ehe deriva dall'antico altotedesco ēwa"legge" (Gesetz) .

Definizione Il concetto di matrimonio è legato a quello di famiglia: i due coniugi formano un nucleo familiare che spesso in seguito si espande con i figli. In effetti, il matrimonio è tradizionalmente un prerequisito per creare una famiglia e costituisce pertanto il mattone costitutivo e "costruttivo" di una comunità o società.

Lungi dal limitarsi a questione privata fra i coniugi, il matrimonio è storicamente registrato come atto pubblico, momento di formalizzazione pubblica verso i terzi e verso le istituzioni dell'unione coniugale. Diverso è il tipo di riconoscimento, di registrazione, di presa d'atto dagli ordinamenti giuridici e dalle comunità religiose, originandosi in questa differenza una sostanziale diversità di considerazione.

La definizione del matrimonio è strettamente connessa alla cultura cui si riferisce e varia, pertanto, in ragione del luogo e del periodo storico. In molti casi esso passa per la legittimazione giuridica o religiosa di una relazione. Di conseguenza, anche la cerimonia di nozze cambia a seconda del luogo e del periodo storico.

In Italia e in Europa, ci si riferisce al matrimonio come alla monogamia, che è l'unione esclusiva fra due persone, tradizionalmente un uomo e una donna. In altre regioni del mondo sono legali i matrimoni poligamici, fra un uomo e più donne o, molto più raramente, fra una donna e più uomini. Ancora più rari sono i matrimoni di gruppo. Più di recente, si è discusso dello status del matrimonio omosessuale: documentato nell'antichitàLahey, Kathleen A., Kevin Alderson. Same-sex marriage: the personal and the political. Insomniac Press, 2000. ISBN 1-894663-63-2 / 978-1894663632Dynes, Wayne R. and Stephen Donaldson. 1992. Homosexuality in the Ancient World. New York, NY: Garland., è stato proibito dalle religioni abramitiche, e ha iniziato a essere legalmente riconosciuto in Europa e nel mondo a partire dagli anni 2000. In quasi tutte le culture umane vi è il tabù dell'incesto, quindi i matrimoni fra parenti sono vietati a vari gradi; vi sono però alcune notevoli eccezioni, come i faraoni dell’antico Egitto. Un'altra variabile è data dal luogo in cui va a vivere la nuova famiglia: nelle società "matrilocali", più arcaiche, gli sposi vanno a vivere con la famiglia della moglieconiuge femmina, moglie, vocabolario Treccani, nelle società "patrilocali", più recenti, vanno a vivere con la famiglia del maritoconiuge maschio, marito, vocabolario Treccani. Infine, le modalità con cui gli sposi si scelgono cambia a seconda se si prevede l’intervento o meno delle famiglie d’origine: se sono le famiglie a organizzare gli incontri, si parla di matrimonio combinato, mentre se sono gli sposi a incontrarsi e scegliersi da soli, si parla di matrimonio d’amore. Il matrimonio combinato va tenuto distinto dal matrimonio precoce e dal matrimonio forzato, in quanto il primo coinvolge almeno un minorenne, mentre il secondo obbliga alle nozze una persona che non vorrebbe sposarsi.

Quasi tutte le società contemplano che il legame matrimoniale possa giungere a una conclusione anche in casi diversi dalla morte di almeno uno dei coniugi, e ammettono l'istituto del divorzio.

Diritti e doveri

Il matrimonio conferisce diritti e doveri, le proprietà, i legami di parentela, l'appartenenza tribale, le relazioni con la società, l'eredità, la cura dei figli e anche in relazioni più private quali il comportamento sessuale, l'intimità e l'amore.

Il matrimonio in alcune culture e secondo alcuni ordinamenti legislativi: stabilisce il padre legale del figlio di una donna e la madre legale del figlio di un uomo. Di conseguenza, I figli nati all’interno di un matrimonio vengono chiamati figli legittimi, mentre quelli nati fuori dal matrimonio vengono tradizionalmente chiamati figli illegittimi, o naturali. Il matrimonio attribuisce al marito o alla sua famiglia il controllo della sessualità, del lavoro o della proprietà della moglie, o viceversa; stabilisce anche proprietà comuni a favore dei figli (legittimi); infine, stabilisce una relazione tra le famiglie del marito e della moglie.

Nessun istituto sociale prevede contemporaneamente tutte queste caratteristiche, né vi è una caratteristica che abbia carattere universale.Si veda l'articolo di Edmund Leach in "Marriage, Family, and Residence," edito da Paul Bohannan e John Middleton.

Storia del matrimonio in Europa e Medioriente

Secondo gli antropologi, il Neolitico è stato il momento in cui gli umani hanno smesso di procacciarsi da vivere raccogliendo frutta e cacciando animali, e hanno iniziato a seminare e coltivare piante.

Rivoluzione neolitica

Si presume che questo passaggio culturale sia il momento in cui gli umani si sono resi conto che esisteva un collegamento causale fra il rapporto sessuale e la gravidanza della donna. Dunque, l'istituzione del matrimonio avrebbe seguito lo sviluppo dell'agricoltura, nata nella Mezzaluna fertile. In effetti, la prima attestazione scritta di una cerimonia di nozze risale al 2350 avanti Cristo in Mesopotamia

Secondo gli etnologi del XIX secolo prima della nascita del matrimonio, l'organizzazione dei gruppi umani era più libera e consisteva di gruppi che potevano arrivare anche a 30 persone, che si frequentavano con una certa promiscuità.Ch. Letourneau, L'évolution du mariage, Parigi 1888J. Lubbock, I tempi preistorici e l'origine dell'incivilimento, Torino 1875E. Westermarck, History of human marriage, Londra 1926Nel ventunesimo secolo, l'idea primitiva della promiscuità non trova molto riscontro, anche se diverse culture praticano la promiscuità come matrimonio di gruppo in forma poliandrica, come per i popoli Olo-ot del Borneo.

Ci sarebbe stato un passaggio da una cultura con caratteristiche matriarcali a una cultura patriarcale. Per esempio, l'archeologia ha messo in evidenza come le prime sculture del corpo umano nel Paleolitico ritraessero solo il corpo femminile, mentre il corpo maschile inizia a essere ritratto solo nel Neolitico.

Il Neolitico è quindi l'epoca in cui si afferma sia l'agricoltura che la figura del padre. Gli antropologi collegano il patriarcato alla richiesta dell'uomo di avere il controllo sulla propria discendenza, così come fa un agricoltore con la terra che possiede e che ha coltivato. Il linguista francese André Martinet riassume la questione in questi terminiAndré Martinet, 1987, L'indoeuropeo. Lingue, popoli e culture, Bari, Laterza, pag. 9, pag. 242 e 243:

I Naxi in Cina hanno mantenuto fino a tempi recenti una società senza matrimonio, quindi senza mariti e senza padri, e dove la figura maschile di riferimento per i figli è lo zio materno. Altrove, il matrimonio ha introdotto la figura del marito e del padre:

L'istituto del matrimonio nascerebbe insieme con l'agricoltura e quindi con un'idea di proprietà. In effetti, non sembra un caso che la cerimonia nuziale romana più tradizionale, la "coemptio", sia una forma di "vendita fittizia" della sposa. L'etimologia di coemptio deriva da cum, "con" ed emptio, "acquisto, compera" (che a sua volta deriva dal verbo emo, che significa "acquistare"), quindi la parola significa letteralmente "con vendita". Questo ha portato gli studiosi a ritenere che la coemptio fosse, originariamente, una forma di compravendita della moglie. Le tradizioni assiro-babilonese,Herbert Petschow, Zur Systematik und Gesetzestechnik im Codex Hammurabi, in Zeitschrift für Assyriologie, 1967, p. 154, Leggi 160-164 ebraica antica, greca, latina e germanica, dove la famiglia del marito regala dei beni alla famiglia della moglie, fanno parte di un rituale chiamato prezzo della sposa.

Ogni parte di un matrimonio, dal fidanzamento alla luna di miele, ha una storia ricca di radici culturali e credenze religiose. Molte delle tradizioni popolari riguardo alla cerimonia e al ricevimento nuziale possono essere ricondotte ad antiche usanze egiziane ed europee. Queste sono spesso basate sul simbolismo, la superstizione, il folklore e la religione.

Il matrimonio nell'antico Egitto

Il matrimonio nell'antico Egitto era poligamicoEdda Bresciani, Grande enciclopedia illustrata dell'antico Egitto, pag. 208 ed era lecito avere anche una o più concubine, talvolta con il pieno accordo delle consorti nel caso in cui non vi fossero eredi. Generalmente solo il sovrano, per garantire la propria discendenza, prendeva più mogli ma non mancano casi in cui avveniva anche tra la comune popolazione, come recita il Papiro Mayer (13/E, 6)Franco Cimmino, Vita quotidiana degli Egizi, pag. 228.

Era frequente il matrimonio fra consanguinei: fra zio e nipote, fra cugini e anche tra fratellastri di madre diversa. Tra i faraoni è documentato il matrimonio tra veri fratelli.

Il matrimonio non aveva bisogno di una conferma da parte delle autorità civili né tanto meno di quelle religiose, perché era sufficiente il consenso dei due sposi di vivere nella stessa casa; fino all'età saitica il consenso era fra il padre della sposa e il futuro marito, in seguito fra i due sposi.