Il diritto di ribellione (o diritto alla ribellione), noto anche come diritto alla resistenza (o diritto di resistenza), è il diritto di un popolo di opporsi al potere illegittimo o all'ingiusto esercizio del potere da parte di un tiranno. Secondo l'interpretazione giuridico-positivista, tale diritto sarebbe riconosciuto a un popolo solo se previsto dalla sua carta costituzionale. Secondo l'interpretazione giusnaturalistica, tale diritto sarebbe invece sempre riconosciuto in quanto facente parte dei diritti naturali ed inalienabili dell’Uomo.

Storia

Il ius resistentiae trova le sue origini in epoche precedenti all'affermazione del Cristianesimo, ad esempio formulato nell'Antigone di Sofocle, in Plutarco e nello stoicismo.

Nel Medioevo ne inizia sia la teorizzazioneClaudio Belloni, Obbedienza religiosa e resistenza politica, Rivista di storia della filosofia. Fascicolo 2, 2007 (Firenze: [poi] Milano: La Nuova Italia; Franco Angeli). (la si ritrova, ad esempio, in Tommaso d'Aquino, che si spinge perfino, a certe condizioni, a giustificare il tirannicidio, ed in Manegoldo di Lautenbach«Poiché nessuno è in grado di farsi da sé solo imperatore, è chiaro che è il popolo a innalzare uno sopra tutti così che egli possa governare e reggere l’impero con la giustizia ( [...] ) Agli imperatori e ai re che proteggono il regno si devono lealtà e rispetto, ma se essi si volgono all’esercizio della tirannide allora ogni obbedienza e rispetto vengono a mancare. Quando colui che è stato scelto per punire i malvagi diviene egli stesso malvagio e esercita con crudeltà contro i suoi sudditi la tirannide che aveva il compito di allontanare dal regno, è evidente che deve decadere dalla carica concessagli e che il popolo ha il diritto di liberarsi dal suo dominio: è il re divenuto tiranno il primo a rompere il patto. Nessuno può accusare il popolo visto che il re è stato il primo a tradire la fiducia pattuita.»), sia la concessione in documenti ottriati dal sovrano"Il riconoscimento formale del diritto di resistenza ricorre alcune volte – forse già negli anni di Ferdinando I – nei privilegi con i quali i re si impegnavano solennemente a mantenere una terra aggregata al demanio": E. Igor Mineo, Communautés et pouvoirs en Italie et dans le Maghreb aux époques médiévales et modernes - Come leggere le comunità locali nella Sicilia del tardo medioevo: alcune note sulla prima metà del Quattrocento, MEFRM: Mélanges de l'École française de Rome: Moyen Âge: 115, 1, 2003 p. 607 (Roma: École française de Rome, 2003).; tuttavia, fu solo nella Germania medioevale che iniziò ad assumere valore giuridico, come strumento dei ceti contro le imposizioni del Principe: questo diritto compare nel Sachsenspiegel, in una norma riportata agli inizi del XIII secolo, che così recita «L'uomo può resistere al proprio re e al proprio giudice quando questo agisce contro il diritto, e financo aiutare a fargli guerra. […] Con ciò egli viola il giuramento di fedeltà». Del resto, furono proprio i privilegi medievali, primo fra tutti la Joyeuse Entrée, a fornire ai rivoltosi delle Province Unite "la principale fonte di legittimazione della resistenza contro Madrid"C. Secretan, Les privilèges berceau de la liberté. La Révolte des Pays-Bas: aux sources de la pensée politique moderne (1566-1619), Paris, Vrin, 1990..

La Bolla d'Oro di Andrea II d'Ungheria del 1222 e il Capitolo 61 della Magna Charta inglese del 1215 possono essere inclusi fra i più antichi riconoscimenti giuridici del diritto di resistenza. Quest'ultima affermava il principio dell’Habeas corpus, espressione che deriva da "habeas corpus ad subiciendum judicium", ovvero "che sia esibito il corpo [dell’accusato] per sottoporlo a giudizio". Ciò comportava l’obbligo di condurre i prigionieri al cospetto dei giudici entro tre giorni dall'arresto, per evitare detenzioni illegali. Tale principio abolì gli arresti arbitrari per ordine regio e affermò l’inviolabilità della persona, divenendo una prima garanzia del diritto alla libertà individuale. Garantì inoltre agli uomini liberi il diritto a essere condannati soltanto dopo un giudizio emesso da una corte di loro pari. Nell’insieme, la Charta contribuì a gettare le prime fondamenta del costituzionalismo e del parlamentarismo moderno. Nella “clausola di sicurezza” contenuta nel Capitolo 61 della Charta il Re riconosceva ai suoi sottoposti – in questo caso un Comitato di venticinque baroni – il diritto di

se non avesse rispettato i princìpi sanciti nella Chartahttps://www.nationalarchives.gov.uk/education/resources/magna-carta/british-library-magna-carta-1215-runnymede/ nationalarchives.gov.uk..

Nel suo L’antico regime e la rivoluzione, Tocqueville esprimeva "la convinzione intorno al ruolo nevralgico svolto dalle forze della «resistenza» alle tendenze dispotiche dei monarchi (aristocrazia in primis) quali levatrici del liberalismo: senza privilegi corporati di antico regime, niente libertà individuale moderna"Meriggi Marco [rec.], Assolutismo ieri e oggi - Meriggi legge Cosandey-Descimon, Storica: rivista quadrimestrale: IX, 25-26, 2003, p. 325 (Roma: Viella)..

Il diritto di resistenza viene spesso assimilato al concetto di disobbedienza civile e i metodi non violenti di opposizione sono stati legittimati dalla storia politica del XX secolo e riconosciuti come accettabili e compatibili l'impianto costituzionale liberal-democratico.

Anche l’istituto giuridico dello sciopero, oggi quasi universalmente riconosciuto come mezzo perfettamente lecito per rappresentare il dissenso, nel passato è stato visto come extrema ratio del popolo, di alcune classi sociali o dei lavoratori, per opporsi a comportamenti reazionari da parte della classe dirigente o del governo.

Studi specificiStudio di ricercatori delle Università di Chicago e della Virginia del 2012: hanno messo in relazione l’introduzione del diritto alla ribellione negli ordinamenti nazionali con recenti rivoluzioni (ad esempio la Rivoluzione francese) o la sconfitta di regimi totalitari (ad esempio, in Germania, la sconfitta del nazismo) o eventi particolarmente drammatici: il diritto alla rivolta, ad esempio, venne inserito nella Costituzione ruandese dopo il genocidio del 1994. Anche l'esperienza maturata a seguito di colpi di stato ha favorito la diffusione di norme costituzionali a garanzia della democrazia che potessero favorire l'esercizio del diritto alla rivolta: è questo il caso, in particolare, del Sudamerica e del Centroamerica.

Teorizzazione Questo diritto è contemplato: Nella dottrina politica di san Tommaso, in cui si prevede il tirannicidio per il Principe che abbia violato l'ordine divino; Nella prima età moderna si consolida nella polemica che si oppone all'assolutismo in materia religiosa. Anche la disobbedienza civile del Mahatma Gandhi può essere considerata come esercizio del "diritto di resistenza"; Nello Stato moderno. In alcune costituzioni odierne (in particolare quella tedesca) possiamo ancora trovare il diritto di resistenza, anche se nello Stato di diritto il diritto alla resistenza è stato formalmente esclusoDurante i lavori dell’Assemblea costituente, fu respinto l'emendamento di Giuseppe Dossetti, volto ad introdurre nella Costituzione un articolo secondo cui «la resistenza individuale e collettiva» nei confronti dei pubblici poteri che vìolino le libertà fondamentali, rappresenta «un diritto e dovere di ogni cittadino»..

Il diritto di resistenza discende anche dal contrattualismo e dalla teoria politica di John Locke, fondata sui diritti irrinunciabili dell'individuo"Il diritto di resistenza ha sempre rivendicato il suo essere diritto, giuridicamente fondato, sostenuto dalla giuridicità naturale, implicito nei vincoli contrattuali o nella struttura convenzionale della giuridicità positiva": Teresa Serra, La disobbedienza civile: un fenomeno in evoluzione, Partecipazione e conflitto: 2, 2013 p. 34 (Milano: Franco Angeli, 2013).: in quest'ottica, se i governanti calpestano i diritti naturali, vengono meno ai fondamenti del patto e si configura il diritto del popolo a opporre resistenza al sovrano.

In opposizione a Gottfried Achenwall, uno dei più importanti studiosi di diritto naturale del tempo, Kant nega invece che attraverso i diritti innati dell'uomo si possa "legittimare un diritto di resistenza al sovrano. A fondamento di questa presa di posizione netta contro il diritto del singolo individuo di opporsi al potere statale non vi sono solo considerazioni giuridiche in senso stretto, bensì filosofiche dalle quali si evince che il popolo ha sì dei diritti nei confronti dello Stato, ma non di tipo coattivo, ovvero non vincolanti"Alessio Calabrese, A proposito del saggio di Giuliano Marini. La filosofia cosmopolitica di Kant, Archivio di storia della cultura: XXIII, 2010, p. 255 (Napoli: Liguori, 2010)..

Il diritto nel mondo Il diritto alla ribellione o resistenza è previsto dalle Costituzioni di 37 paesi in tutto il mondo, la maggior parte dei quali situati in America centrale, in Sudamerica e in Europa occidentale. Anche in Africa, alcune costituzioni garantiscono questo diritto ai loro cittadini: ad esempio, il Benin, il Ghana, Capo Verde e il Ruanda; in quest'ultimo Stato, la norma costituzionale è stata introdotta dopo il genocidio del 1994. In Asia, la sola nazione in cui questa prerogativa può essere legittimamente esercitata è la Thailandia e tale diritto è stato invocato dalle varie fazioni coinvolte nella querelle seguita alla crisi politica del 2008.

Per quanto riguarda Cuba, il ricorso al diritto alla ribellione è peculiare: fu introdotto nella Costituzione da Fulgencio Batista nel 1940 dopo che questi aveva rovesciato il governo di Carlos Prío Socarrás, per giustificare la sua dittatura, ma fu il suo stesso rivale, Fidel Castro, ad avvantaggiarsi di tale norma costituzionale nel 1953 dopo essere stato arrestato per un fallito tentativo di rivoluzione. Anche grazie a tale preesistente norma, l'allora giovane Fidel Castro, al termine del processo, riuscì a strappare una pena relativamente lieve.

Negli Stati Uniti Negli USA il diritto alla resistenza venne codificato sin dalla Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d'America del 4 luglio 1776https://www.archives.gov/founding-docs/declaration-transcript archives.gov.:

Oltre al diritto alla resistenza, diversi Stati della federazione includono il diritto alla rivoluzione all'interno della propria costituzione. Un esempio è la Costituzione del New Hampshire, che sancisce all'Articolo 10:

In Francia Il diritto alla ribellione o resistenza venne codificato in vari momenti della storia francese moderna e contemporanea. Una prima formulazione si ebbe nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789, scaturita dalla Rivoluzione francese. L'Articolo 2 dichiarahttps://www.conseil-constitutionnel.fr/le-bloc-de-constitutionnalite/declaration-des-droits-de-l-homme-et-du-citoyen-de-1789 conseil-constitutionnel.fr.:

In seguito, nel progetto della Costituzione della Repubblica Francese del 1793, altri due articoli menzionarono espressamente tale dirittohttps://www.conseil-constitutionnel.fr/les-constitutions-dans-l-histoire/constitution-du-24-juin-1793 conseil-constitutionnel.fr.. L'Articolo 33 della Costituzione dichiara:

L'Articolo 35 della stessa Costituzione dichiara:

All'indomani della seconda guerra mondiale, l'assemblea costituente francese incluse il diritto alla ribellione o resistenza nell'Articolo 21 del progetto di Costituzione della Repubblica Francese del 19 aprile 1946, che dichiarahttps://mjp.univ-perp.fr/france/co1946p.htm mjp.univ-perp.fr.:

In Germania Dopo l'esperienza della dittatura nazista, in molte carte costituzionali dei singoli lander tedeschi venne riconosciuto il diritto alla ribellione o resistenza. Ad esempio, l'Articolo 147 della Costituzione del lander dell’Assia del 1° dicembre 1946 dichiarahttp://www.dircost.unito.it/cs/pdf/19461201_germaniaAssia_ted.pdf dircost.unito.it.: