HUMINT (acronimo dell'inglese HUMan INTelligence) è l'attività di intelligence consistente nella raccolta di informazioni per mezzo di contatti interpersonali, e come tale si contrappone ad altri canali informativi più "tecnologici", come SIGINT, IMINT, e MASINT. La NATO definisce la HUMINT come "una categoria di intelligence derivata da informazioni raccolte e fornite da fonti umane."AAP-6 (2004) - NATO Glossary of terms and definitions.
La HUMINT non è una fonte di sola intelligence diretta, ma anche di informazioni di pregnante valore "controspionistico". I contatti umani che costituiscono la sostanza della HUMINT devono costantemente essere finalizzati ad entrambe queste funzioni.
Descrizione Sono tipiche attività di HUMINT gli interrogatori e le conversazioni che hanno come interlocutori persone aventi accesso ad informazioni pertinenti. Come disciplina di "raccolta di intelligence", rientra nella gestione della raccolta di intelligence. La HUMINT, più di altre discipline, interagisce in modo rilevante con il controspionaggio. Il modo in cui le operazioni HUMINT vengono condotte dipende sia da protocolli ufficiali, sia dalla natura della fonte d'informazione. Nell'ambito militare USA, la maggior parte delle attività HUMINT non implica operazioni sotto copertura (come ad esempio la HUMINT clandestina). Le fonti possono essere neutrali, amiche o ostili, e possono essere consapevoli o inconsapevoli del proprio coinvolgimento nella raccolta di informazioni. La HUMINT può fornire diversi tipi d'informazione. Si può trattare di osservazioni durante viaggi o altri eventi da parte di viaggiatori, rifugiati, prigionieri di guerra "amici" sfuggiti al nemico, ecc. Può fornire dati su materie che il soggetto conosce specificamente, e tali "materie" possono essere altre persone, o — nel caso di traditori o spie — informazioni sensibili a cui l'interlocutore ha accesso. Da ultimo, può fornire informazioni su relazioni interpersonali e network d'interessi.
L'attività non potrà mai andare disgiunta da un costante e minuzioso lavoro di verifica (possibilmente incrociata) di ogni dato fornito dalla fonte, poiché nel mondo dellintelligence pochi fenomeni sono più frequenti del doppio gioco, praticato da sempre, per le motivazioni più disparate: sete di denaroÈ infatti piuttosto normale che la fonte venda il proprio patrimonio informativo per uno "stipendio" più o meno regolare., astuzia degli apparati antagonistici, controinformazione, contro controspionaggio in danno dell'organizzazione HUMINT che "si illude" di praticare del controspionaggio, e così via.
Metodi utilizzati A titolo di puro esempio, si può considerare questo elenco di fonti HUMINT: Pattugliamento ordinario (polizia militare, altre pattuglie ecc.) Ricognizione speciale Consiglieri militari d'ambasciata Rapporti diplomatici (scritti) Prigionieri di guerra Rifugiati "Interviste"Si è scelto di riportare talora "intervista" tra virgolette come traduzione di interview, che in inglese va benissimo per includere vari tipi di conversazione (anche se nella nostra lingua rinvia più che altro a contesti di giornalismo o sondaggi statistici); in altri casi si è preferito il vocabolo "conversazione" o "colloquio", ma comunque sempre con il precisato valore semantico-lessicale di interview. di viaggiatoriLa CIA dispone, all'uopo, del Domestic Contact Service. ONG (Organizzazioni non governative) Spionaggio propriamente detto.
Operazioni HUMINT fondamentali Un vaglio delle fonti umane è il logico prerequisito della raccolta d'informazioni HUMINT. Vi si comprende: la selezione delle persone che possono essere valide fonti HUMINT; la loro eventuale identificazione precisa; la conduzione di colloqui di vario tipo. Sono essenziali un'appropriata annotazione ed una rubricazione incrociata dei risultati dei colloqui. Nessuna disciplina della raccolta delle informazioni, più dell'HUMINT, ha una naturale vocazione a scoprire un significato anche in dettagli informativi apparentemente quasi irrilevanti. Specialmente se è vi è motivo di avere colloqui aggiuntivi con lo stesso soggetto, il secondo abboccamento richiede un'accurata pianificazione, in particolare se chi interroga non parla la stessa lingua della persona da interrogare.
Differenziazioni fondamentali per tipo di soggetto Va innanzitutto distinto tra soggetti volontari, e soggetti coatti: arrestati, prigionieri di guerra e così via. I prigionieri hanno una comprensibile paura di quel che può accader loro, e — a dispetto di certa mitologia del "duro" — può essere importante che il prigioniero si rilassi e, per quanto possibile, si senta a proprio agio. Alcune organizzazioni insegnano ai loro membri che l'avversario usa per prassi la tortura, e, se ciò è noto, tale paura dovrà essere tenuta nel debito conto; i prigionieri giapponesi della Seconda guerra mondiale spesso tentavano il suicidio per quel motivo, ma a volte ne erano dissuasi, come riferito da Guy Gabaldon.
Specialmente quando il soggetto è un prigioniero, l'esaminatore, che non necessariamente è la persona che conduce l'interrogatorio, dovrebbe analizzare la "scheda prigioniero" denominata (negli Stati Uniti) Enemy Prisoner of War (EPW) captive tag , o altro documento che fornisca i dati essenziali sulle circostanze della cattura: quando, dove, come, da chi, e così via. Se il soggetto è libero, è comunque piuttosto utile per chi lo esamina predisporre un documento contenente informazioni analoghe alla scheda prigioniero.
Se si tratta di prigioniero di guerra, gli esaminatori presteranno massima attenzione ai distintivi di grado, alle condizioni dell'uniforme, ed al comportamento mantenuto dalla fonte. In particolare, bisognerà ricercare indizi come: tentativi di parlare alle guardie, inserimenti intenzionali in gruppi errati di prigionieri, o qualunque segno di nervosismo, ansia, o paura. Gli esaminatori dovranno essere pronti a notare ogni fonte il cui comportamento tradisca la propensione a parlare.
Dato per scontato che il soggetto sia sorvegliato, l'esaminatore può avere utili informazioni sul suo contegno dalle guardie. Esse possono riferire su come la fonte ha risposto agli ordini, quali richieste abbia avanzato, che comportamento dimostri e così via. Assieme alle informazioni essenziali già riepilogate, tali osservazioni possono essere di grande ausilio a chi conduce l'interrogatorio, che può preventivamente studiare i dati. Conoscere il retroterra dell'interrogato è utile per poter sempre condurre il gioco durante l'interrogatorio.
Sempre a proposito di prigionieri, chi li esamina deve studiare i documenti che sono stati loro sequestrati, ed ogni altro documento che li riguardi. Se il soggetto ha scelto di collaborare, e fornisce dei documenti, potrebbero essere ancor più utili. Può darsi che gli esaminatori abbiano necessità di ricorrere a linguisti o specialisti del tipo di documento per ottenere una piena comprensione del materiale da studiare. Se i documenti hanno loghi o altri elementi grafici caratteristici, questi ultimi devono essere confrontati con lo specifico registro, aggiungendoli al medesimo se appaiono nuovi. È superfluo osservare che questa fase serve anche a vagliare l'autenticità dei documenti, che potrebbero essere stati contraffatti ad arte, com'è avvenuto numerosissime volte nella storia dello spionaggio.
I documenti catturati assieme alla fonte (carta d'identità, lettere, sezioni di mappe, ecc.) possono fornire informazioni atte ad identificare la fonte stessa, la sua organizzazione, la sua missione, ed il suo retroterra personale generale (famiglia, conoscenze, esperienza, ecc.). Questi dati possono valere per verificare le informazioni dai documenti sequestrati, in tal modo consolidando la volontà di collaborare del soggetto. Naturalmente, da tale scrutinio, si debbono trarre elementi di giudizio per stabilire se la fonte collabora disinteressatamente, o quale sia lo specifico interesse personale che motiva la cooperazione.
Se la fonte ha informazioni riguardanti nuovi materiali stranieri, sarà il caso di interpellare specifici esperti TECHINT, e se la fonte ha informazioni che riguardano un ambito già oggetto di particolari investigazioni, andrà interessata la struttura strettamente competente per quell'azione investigativa. Questi specialisti non sono necessariamente esperti dell'interrogatorio, e possono aver bisogno di ricorrere a tali ultimi esperti per escutere la fonte.
Selezione delle fonti potenziali Implica la valutazione di un individuo, o di un gruppo di individui, per determinare il loro potenziale nel rispondere alla raccolta d'informazioni, o per identificare individui che possono avere informazioni interessanti, e sono disposti (o possono essere persuasi) a collaborare. Gli individui collaborativi saranno sottoposti a debriefing (vedasi in prosieguo), mentre — in conformità alle leggi pertinenti, alle regole ed agli indirizzi generali dell'organizzazione HUMINT — i recalcitranti andranno interrogati.
Le tecniche di esame possono anche selezionare gli individui che hanno probabilità di successo nella raccolta di informazioni, o nel lavoro, in altre forme, con l'organizzazione HUMINT o suoi fiancheggiatori. Si possono anche identificare individui che presentano interesse per gli specialisti di controspionaggio o di TECHINT (technical intelligence).
Sistema per assegnare priorità di esame ai soggetti Livello di cooperazioneCodice di cooperazioneLivello di attendibilitàCodice di attendibilitàRisponde a domande dirette1Molto probabilmente ha informazioni pertinentiARisponde con esitazione2Può avere informazioni pertinentiBNon risponde3È improbabile che abbia informazioni pertinentiC
Può essere necessario esaminare individui di un'area locale, come i residenti od eventuali lavoratoriPrestatori d'opera estranei all'organizzazione HUMINT vera e propria., per determinare se possano essere inaffidabili sul piano della sicurezza.
Identificazione Per l'ovvia importanza connessa all'identificazione degli individui in subiecta materia, è assai diffuso il ricorso alla biometria (esempi: impronte digitali, impronte vocali, scansione dell'iride, caratteristiche fisiche/facciali) applicata alle persone di interesse HUMINT.
Tipi di colloquio Spesso non si comprende che il colloquio con un soggetto (amichevole o ostile) ha molte dinamiche in comune con il rapporto psicoterapeutico, anche se, ovviamente, per ragioni affatto diverse — e non-terapeutiche. In una prolungata seduta, o serie di sedute, se c'è dialogo tra interrogante ed interrogato (a differenza della situazione di chi rimane silente) si instaureranno dinamiche assimilabili ai concetti psicoterapeutici di transfert e controtransfert. Nel primo caso, il soggetto proietta le proprie esperienze emozionali sull'interrogante, nel secondo caso, l'interrogante inizierà a pensare al soggetto nei termini delle proprie esperienze di vita.
Ci sono due modi di usare le scienze sociali per comprendere i colloqui, nell'ampio senso del debriefing collaborativo e dell'interrogatorio ostile. Primo modo d'intendere Parlando di interrogatorio in contesto di polizia, "C'è una vasta letteratura sull'interrogatorio... ma quasi niente al riguardo di esso nel campo della teoria dell'argomentazione. C'è, ovviamente, una ragione per questo divario. I teorici dell'argomentazione hanno assunto come loro punto d'interesse l'argomentazione razionale in cui le due parti ragionano insieme per cercare di raggiungere la verità su una questione seguendo regole di procedura collaborative. E l'interrogatorio mal si presta a modello di come condurre una bilanciata argomentazione razionale. Lungi da ciò, sembra piuttosto rappresentare una forma coercitiva di scambio dialogico che si accompagna all'intimidazione..." ma un debriefing non è necessariamente coercitivo, e, in alcuni casi, anche un interrogatorio diviene meno coercitivo, se il soggetto prende ad identificarsi con il framing concettuale dell'interrogante.