Le notizie sull'origine del popolo tibetano sono poche ed incerte, anche se sembra comunque discendere dalle tribù nomadi guerriere. Tuttavia, prima del VII secolo, non vi sono evidenze di presenza di un popolo politicamente compatto.
Molti miti bön, poi ripresi dal buddhismo tibetano, parlano dell'origine del Tibet. Uno di questi fa risalire l'origine del popolo tibetano all'unione tra una scimmia ed un'orchessa che ebbero sei figli, considerati gli antenati delle principali sei tribù tibetane. La scimmia è considerata dal buddhismo tibetano una manifestazione di Chenrezig (Avalokiteśvar), il Bodhisattva della Compassione.
Il mito della creazione Un mito sulla creazione narra che il vuoto fu riempito dal vento, poi da una pioggia torrenziale. La pioggia, dopo avere formato un oceano primordiale, cessò. Il vento, invece continuava fortissimo e agitò le acque a tal punto che si raddensarono come il burro dal latte.
In un altro mito, in primo luogo attestato nel Maṇi bka' 'bum, la gente tibetana sono la progenie dell'unione della scimmia Pa Drengen Changchop Simpa e di una orchessa della roccia. Si dice ancora che la scimmia è in effetti una manifestazione del bodhisattva Avalokiteśvara (Tib. Spyan-ras-gzigs) e la orchessa è in effetti Tara (Bodhisattva) (Tib. ' Grol-mA).
Secondo un'altra leggenda Nyatri Tsenpo, il primo monarca della dinastia Yarlung e dell'omonimo regno nel Tibet meridionale, era un essere immortale calato dal cielo sul Tibet con una corda dmu (dmu thag), descritta come una specie di arcobaleno, italiatibet.org e quando suo figlio raggiunse la maggiore età e raccolse la sua eredità egli riascese nei cieli usando la stessa corda, una tradizione che si ripeté con tutti i primi sei re della dinastia.Geoffrey Samuel, Civilized Shamans: Buddhism in Tibetan Societies, Smithsonian Institution Press, Washington 1993 p.441Haarh, The Yarluṅ Dynasty. Copenaghen: 1969.
Secondo Rudolf Steiner un scelse gli individui più progrediti spiritualmente ed emigrò in oriente nella regione dell'odierno Tibet.
Primi dati storici Storicamente, tribù affini ai birmani si stanziarono nell'altopiano del Tibet tra il 700 a.C. ed il 400 a.C., dando origine a feudi attorno al 320 a.C. ed al Regno di Yarlung nel 127 a.C. (data di partenza del calendario tibetano). La dinastia di tale regno, fondata dal monarca Nyatri Tsenpo, durò fino all'842 e comprende 42 sovrani. La religione diffusa sul territorio era il Bön, accanto ad altre credenze minori.
Tale regno s'ingrandì progressivamente, divenendo sempre più potente.
Il Buddhismo, nella sua forma di lamaismo arrivò in Tibet nel 333 d.C. grazie all'opera del re Lha Toto Ri Gniendzen (284 d.C.-363 d.C.).
Già attorno al 400 d.C. il regno tibetano era in grado di inviare ambascerie in Cina.
L'Impero tibetano La storia propriamente conosciuta e documentabile del Tibet inizia con il re Songtsen Gampo (figlio di Namri Songtsen), il primo a convertirsi al buddismo nel 617 d.C.
Il re Songtsen Gampo di Yarlung (598 d.C.-650 d.C.) unificò il paese assoggettando tutti i regni che vi si erano formati e fondò limpero del Tibet che comprendeva tutti i territori in cui era parlato il tibetano.
Nel 653 d.C. venne aperta la prima scuola teologica tibetana, da cui prese origine, nel 690 d.C., l'attuale alfabeto tibetano ed iniziò a prendere corpo la cultura tibetana. Il Buddhismo divenne religione di Stato nel 751 d.C.
Nell'VIII secolo l'impero tibetano ebbe un periodo di splendore sotto re Trisong Detsen (755 d.C.-804 d.C.), si estese nel territorio cinese ed in altri paesi dell'Asia Centrale, arrivando ad occupare temporaneamente la capitale cinese Ch'ang-an, l'odierna Xian nel 763, godsguarantees.com imponendo all'imperatore i nuovi confini e pesanti tributi.
Durante il suo regno il buddhismo tibetano divenne la religione di Stato ed assunse una connotazione particolare con l'introduzione dell'influenza del Tantra, distinguendosi da quelli praticati in Cina ed in India, grazie agli insegnamenti di Padmasambhava, venerato in Tibet con il nome di Guru Rinpoche. Fu fondata la più antica scuola di buddhismo tibetano, chiamata Nyingma (antica), e fu costruito a Samye il primo monastero lamaista del Tibet nel 775.
La massima espansione territoriale si ebbe attorno all'810 durante il regno di Sadnalegs, quando fu espugnata Samarcanda, con la cui acquisizione i tibetani si garantirono il controllo totale dell'antica via della seta.
Il penultimo imperatore fu Ralpacan, o Ralpachen (815-836), conosciuto come il terzo grande re del Dharma per la sua opera di diffusione del buddhismo. Nel suo regno, l'ultimo del periodo aureo del Tibet, fu firmato un trattato di pace con la Cina nell'821 e nell'822, il testo di tale trattato fu inscritto nelle due lingue su ognuna delle tre stele che furono posizionate rispettivamente all'esterno del palazzo imperiale cinese di Ch'ang-an, di fronte al portone principale del tempio di Jokhang a Lhasa, mentre l'ultima venne posta a titolo di demarcazione del confine sino-tibetano sul passo di Chiang Chun, presumibilmente nella zona dell'attuale Tianshui, nella provincia del Gansu. Di queste è tuttora esistente solo quella di Lhasa nella quale, tra le altre cose, si legge: "...Tutto ciò che è all'oriente è il paese della grande Cina, e tutto quello che è all'occidente è, senza dubbio, il paese del grande Tibet...".
Malgrado l'affermarsi del buddhismo la preesistente religione Bön era ancora molto potente, in particolare presso la corte imperiale, e Ralpacan fu assassinato dal fratello Tri Wudum Tsen (836-842) che, istigato dalla fazione Bön, dopo aver assunto il titolo di imperatore, instaurò un regime di terrore perseguitando i buddhisti e distruggendone i templi, guadagnandosi l'appellativo di Langdarma, che significa la legge del bue. Questi venne a sua volta assassinato, in una data imprecisata tra l'842 e l'846, dal lama Dorje Palgyi Lhalung.
Il paese, già allo sbando dopo l'assassinio di Ralpacan, precipitò nel caos e l'impero si frantumò.
La seguente lista dei sovrani della dinastia Yarlung comprende i re di Yarlung, e a partire dal 33º, Songtsen Gampo, gli imperatori del Tibet. Numero Nome in pinyin tibetano e (traslitterazione Wylie) Regno 1 Nyatri Tsenpo (gNya'-khri bTsan-po) 2 Mutri Tsenpo (Mu-khri bTsan-po) 3 Dingtri Tsenpo (Ding-khri bTsan-po) 4 Sotri Tsenpo (So-khri bTsan-po) 5 Mertri Tsenpo (Mer-khri bTsan-po) 6 Dakrri Tsenpo (gDags-khri bTsan-po) 7 Siptri Tsenpo (Sribs-khri bTsan-po) 8 Drigum Tsenpo (Gri-gum bTsan-po) 9 Chatri Tsenpo 10 Esho Lek (E-sho-legs) 11 Desho Lek (De-sho-legs) 12 Tisho Lek (Thi-sho-legs) 13 Guru Lek (Gu-ru-legs) 14 Trongzhi Lek ('Brong-zhi-legs) 15 Isho Lek (I-sho-legs) 16 Zanam Zindé (Za-nam Zin-lde) 17 Detrul Namshungtsen (lDe-'phrul gnam-gzhung-btsan) 18 Senöl Namdé (Se-snol gNam-lde) 19 Senöl Podé (Se-snol Po-lde) 20 Senöl Nam (lDe-snol-nam) 21 Senöl Po (lDe-snol-po) 22 Degyel Po (lDe-rgyal-po) 23 Detrin Tsen (lDe-sprin-btsan) 24 Tori Longtsen (rGyal-to-ri Long-btsan) 25 Tritsen Nam (Su-khri bTsan-nam) 26 Tridra Pungtsen 27 Tritog Jetsen (Khri-rje Thog-btsan) 28 Lha Thothori Nyantsen (lHa-tho-tho-ri gNyan-btsan) 29 Trinyen Zungtsen (Khri-gnyan gZung-btsan) 30 Drongnyen Deu ('Bro-gnyan lDe'u) 31 Tagbu Nyasig (sTag-ri gNyan-gzigs) 579-619 32 Namri Songtsen (gNam-ri Srong-btsan) ?-629 33 Songtsen Gampo (Srong-btsan sGam-po) 60?-649 34 Gungsrong Gungtsen (Gung-srong gung-btsan) 638-655? 35 Mangsong Mangtsen 653-676 36 Tridu Songtsen 676-704 37 Me Agtsom (Khri-lde-gtsug-brtan) 680-743 38 Trisong Detsen 755-797 39 Muné Tsenpo 797-799? 40 Sadnalegs c. 800 or 804-815? 41 Ralpacan 815-836 42 Langdarma 836-842
Dal VII al XIX secolo Il frazionamento dell'Impero e la rinascita del lamaismo Alla morte di Langdarma fece seguito una guerra civile, il possente impero tibetano si frantumò in diversi regni ed un periodo oscuro iniziò per il Tibet. Lhasa restò un punto di riferimento per i pellegrini tibetani, ma il suo prestigio si offuscò, oltre a perdere il ruolo di capitale politica, perse anche quello di capitale religiosa, a seguito della cacciata dei monaci buddhisti da parte di Langdarma. Avrebbe lentamente riacquisito la sua importanza nel corso dei secoli successivi, fino a tornare a svolgere il ruolo storico-religioso che le competeva nel XV secolo, con l'affermarsi della scuola lamaista Gelug e l'avvento dei Dalai Lama.Bloudeau, Anne-Mari e Gyatso, Yonten. Lhasa, Legend and History 2003, pagg. 24-25.
Il bis-nipote di Langdarma, Wosung, si instaurò nel Tibet occidentale, dove fondò il regno di Ngari, e tre suoi discendenti si spartirono il territorio dando vita ai regni di Guge, Purang e Maryul, l'odierno Ladakh.
Dopo la diaspora degli ecclesiastici da Lhasa, il buddhismo tibetano seppe riorganizzarsi nei monasteri delle regioni orientali di Kham e Amdo, per poi rifiorire anche nel resto del paese, a cominciare dalle regioni centro occidentali nei regni di Guge e di Ngari. Il re Yeshe di Ngari, a cavallo tra il X e l'XI secolo, invitò monaci, letterati ed artisti, fece tradurre i testi sanscriti in tibetano e costruire 108 templi nella valle del Sutlej, dando il via ad un vero e proprio rinascimento del credo lamaista. Tra i vari maestri di questo periodo vanno segnalati i monaci Atisha, Rinchen Zangpo e Marpa. Quest'ultimo si stabilì nella valle dello Yarlung e divenne il maestro del famoso Milarepa (1052-1135).
La rinascita religiosa modificò profondamente il buddhismo tibetano, in questo periodo nacquero due delle principali quattro scuole del lamaismo. Dapprima venne fondata quella dei Sakya, grazie all'opera del lama Sachen Kunga Nyingpo, ed in seguito quella dei Kagyu, creata dal monaco Gampopa con l'elaborazione degli insegnamenti di Marpa. La scuola Kagyu avrebbe dato luogo a diverse sotto-scuole tra le quali quelle dei Karmapa e degli Shamarpa.
Tutti questi lignaggi furono chiamati Sarma, che significa nuova trasmissione, ed avrebbero avuto un ruolo importante nella storia politica del paese, fu in questi anni che il potere politico e quello religioso in Tibet si legarono indissolubilmente. I Karmapa introdussero nel XIII secolo il concetto di tulku, ancora oggi in vigore, secondo cui il capo spirituale della setta può scegliere in quale corpo reincarnarsi.
La società del periodo imperiale prevedeva tre tipi di proprietà: quella della nobiltà, quella del clero buddhista e quella libera, che esercitavano il loro potere sulla popolazione, la cui condizione era paragonabile a quella dei medievali servi della gleba in occidente. L'assimilazione tra il potere ecclesiastico e quello temporale fu l'unica modifica di quello schema feudale, che con la nuova conformazione sarebbe rimasto immutato fino all'invasione cinese del 1950.
Sempre in questo periodo si intensificarono i pellegrinaggi dei buddhisti cinesi in Tibet ed in India.Il Fóguójì è stato integralmente tradotto in: J. Legge, A Record of Buddhist Kingdoms, Oxford 1886. Più recentemente in: Shan Shih Buddhist Institute, A Record of the Buddhist Countries, Beijing 1957 Attorno al 1210 arrivarono in Europa le prime notizie, spesso fantastiche, sull'altopiano tibetano.
Il dominio mongolo (1207 - 1720)
Sottomissione a Gengis Khan