Le riduzioni gesuite erano i piccoli nuclei cittadini secondo i quali erano strutturate le missioni della Compagnia di Gesù soprattutto nel Paraguay (ma anche a Nuova Granada e in Cile), frutto della strategia missionaria gesuita consistente nella realizzazione di centri (reducciones de indios) per l'evangelizzazione delle popolazioni indigene dell'America meridionale.
Esse sono i nomi degli antichi centri o villaggi indigeni organizzati e amministrati dai gesuiti nel cosiddetto "Nuovo Mondo". Il fine che si prefiggevano era di civilizzare ed evangelizzare; era anche prevista la fondazione di collegi e conventi. Lo scopo delle Missioni fu quello di creare una società che avesse i benefici e le caratteristiche della società cristiana europea, priva però dei suoi vizi e aspetti negativi.
Tra i villaggi fondati dai gesuiti alcuni hanno acquisito una notevole rilevanza, in particolare quelli situati nella regione di frontiera tra gli attuali Brasile, Paraguay, Argentina, Bolivia e Uruguay.
Storia Antecedenti storici
La Compagnia di Gesù fu creata nel 1534 da Ignazio di Loyola. Nel 1549 cinque membri dell'Ordine, sotto la guida del padre Manuel da Nóbrega, attraversarono l'Oceano Atlantico, prendendo la direzione del Brasile, già colonia del Portogallo, con lo scopo di realizzare il sogno evangelizzatore. Arrivati a Salvador de Bahia fondarono un Collegio e diedero vita alla Provincia del Brasile della Compagnia di Gesù. Quando il Marchese di Pombal nel 1760 li espulse dal paese, 670 religiosi gesuiti furono dispersi dal nord al sud del Brasile.
Nell'America ispanica la missione dei gesuiti cominciò più tardi: nel 1586, quando Francisco Borja inviò un gruppo in Perù. Nel 1606 Filippo III ordinò al governatore di Río de la Plata, Fernando Árias de Saavedra, di non sottomettere gli indigeni con la forza delle armi ma attraverso la catechesi svolta dai gesuiti.
Così nel 1607 nacque la Provincia del Paraguay, il cui territorio comprendeva l'attuale Paraguay, la parte orientale della Bolivia, l'Argentina, l'Uruguay e il sudovest del Brasile, allora governato dagli spagnoli. Invitati dal vescovo di Tucumán, i missionari si trasferirono all'interno del continente, e insieme con altri religiosi fondarono nel 1609 un collegio ad Asunción. Primo provinciale della neo-nata regione, designato da Claudio Acquaviva, fu Diego de Torres y Bollo. Nel 1610 cominciarono il loro lavoro specificamente missionario, con la fondazione della Missione di San Ignacio Guazú, in Paraguay, a cui fecero seguito circa altre 60 nei territori di Paraguay, Argentina e Brasile, di cui solo 30 hanno avuto uno sviluppo significativo.
Sviluppo
Prima dell'arrivo dei missionari i guaraní vivevano secondo le loro antiche abitudini locali. Tutti i membri di un clan vivevano in un'unica grande capanna che fungeva da abitazione collettiva. L'agricoltura era molto povera e comprendeva solo la coltivazione della manioca. Le guerre con i villaggi vicini erano molto frequenti e giocavano un importante ruolo nella definizione delle differenti comunità indigene.
Quello delle reducciones è un esempio della difficoltà a conciliare indipendenza missionaria e governi locali. All'inizio del Seicento i superiori gesuiti dell'America Latina pensarono di creare queste reducciones per indurre gli indigeni ad abbandonare la vita nomade e fissarsi in modo stabile in alcuni villaggi bene organizzati. Le riduzioni miravano alla promozione materiale, sociale e spirituale degli indiani. I villaggi nati sotto l'impulso dei gesuiti si estendevano non solo in Paraguay, ma anche in Argentina, Brasile, Uruguay e Bolivia. Le riduzioni furono in tutto 33.
Esse godevano di una notevole autonomia: gli indigeni erano esenti dalla giurisdizione dei funzionari regi e dipendevano direttamente dal viceré; erano liberi da ogni servitù e dovevano solo pagare un tributo al governo di Madrid (una certa quantità di mate). D'altro canto, gli indigeni dipendevano totalmente dai gesuiti e il paternalismo era sviluppato al massimo.
Intorno al 1630 le riduzioni subirono gravissimi assalti e perdite a opera degli schiavisti. Ottennero da Papa Urbano VIII una viva protesta contro la riduzione in schiavitù degli indios (bolla Commissum nobis del 1639). E inoltre, per evitare altri disastri del genere, i gesuiti ottennero da Filippo IV di organizzare un corpo armato di indigeni, preparato dagli stessi missionari.
Nelle riduzioni il governo spirituale era in mano ai missionari mentre l'amministrazione civile, in teoria, era affidata ad alcuni indigeni. L'ingresso nel villaggio era vietato a tutti, eccetto che al vescovo e al rappresentante del governo. Un minuzioso regolamento ordinava la vita delle riduzioni. In meno di tre generazioni gli indigeni erano passati da un livello di vita estremamente primitivo a uno stadio di civiltà piuttosto elevato (per es. la prima tipografia dell'America latina è stata eretta in una riduzione).
La fine
La fine delle reducciones fu determinata non tanto dalle dicerie sulle immense ricchezze dei gesuiti, ma dalla rivalità tra spagnoli e portoghesi. Infatti, nel 1750, la lite tra Spagna e Portogallo sui limiti del loro territorio fu risolta dal Trattato di Madrid, con cui i territori a est del fiume Uruguay passavano al dominio portoghese in cambio della Colonia del Sacramento e delle Filippine. Fu allora che gli indigeni furono costretti ad abbandonare le Missioni e il governo portoghese diede quattromila pesos a ogni villaggio.
Tuttavia né i religiosi né i Guaraní accettarono il trattato. I Gesuiti offrirono ai re di Spagna tributi e ricchezze per cercare di mantenere intatta quella colonizzazione basata esclusivamente sui valori religiosi e culturali. Con il Portogallo non fu possibile nessun accordo a causa dei rapporti deteriorati tra la Compagnia di Gesù e lo Stato.
In seguito ai primi scontri scoppiò la cosiddetta Guerra Guaraní, dal 1750 fino al 1756. Gli indigeni, completamente disorganizzati, affrontarono le milizie portoghesi e spagnole, non poterono opporre resistenza a lungo. Furono sconfitti nella battaglia di Caiboaté, ci furono moltissime vittime. Gli indigeni, costretti a abbandonare i villaggi, li diedero alle fiamme prima che fossero occupati dai vincitori.
La Compagnia di Gesù subì un'intensa campagna diffamatoria in Europa, e nelle Americhe venne incolpata di tutti i mali della regione e accusata di voler creare uno Stato autonomo in accordo con la Corona. Nel 1759 i Gesuiti furono espulsi dal Portogallo, nel 1767 dalla Spagna causando l'arresto dell'espansione missionaria. Un ulteriore colpo lo subirono con la soppressione dell'Ordine nel 1773.
Gli indigeni rimasti subirono un triste destino: i loro terreni furono occupati, furono privati dei loro averi, subirono abusi di ogni sorta da parte degli europei, furono costretti a rapinare per sopravvivere e molti morirono di fame. Quelli che riuscirono a sopravvivere vennero incorporati alle milizie portoghesi e spagnole per essere coinvolti in massa in tutti i conflitti regionali che seguirono.
Una ricostruzione cinematografica della riduzione brasiliana di São Miguel das Missões è presente nel film Mission di Roland JofféJames Schofield Saeger (1995) "The Mission and Historical Missions: Film and the Writing of History", The Americas, Vol. 51, No. 3, pp. 393-415., assieme a una ricostruzione degli attriti e degli scontri tra forze coloniali e nativi che caratterizzarono il periodo. Eugenio Corti, autore del romanzo La terra dell'Indio, ambientato appunto in una riduzione, ha tuttavia sottolineato che il film dipinge il superiore dei Gesuiti come complice del potere laico mentre in realtà egli stesso fu vittima dello smantellamento delle riduzioni e dell'ordine ignaziano.
Caratteristiche Le riduzioni erano organizzate secondo un ordine geometrico perfetto realizzato, con poche variazioni, in tutti i villaggi. Ognuna di esse si sviluppava intorno a una piazza quadrata al cui centro c'era una grande croce e un'immagine del santo patrono. Dall'altro lato si trovava la chiesa, con delle case per le vedove e gli orfani e la scuola, gli alloggi dei missionari e le officine; dietro la chiesa c'erano l'orto e il cimitero. Sul lato opposto vi erano le abitazioni degli indigeni, e nei lati restanti il Consiglio della Missione, una portineria, un ospizio, delle cappelle, un orologio solare e il carcere. Il villaggio era protetto da trincee e da un muro per proteggersi dagli attacchi degli altri indigeni e le incursioni degli schiavisti cosiddetti bandeirantes o paolisti. La chiesa era l'unico edificio decorato: gli indigeni che avevano appreso tecniche artistiche avevano la possibilità di applicarle.
Amministrazione Il governo civile era gestito dagli indigeni. Consisteva in un consiglio eletto per voto, composto di tre ufficiali, tre amministratori, alcuni ausiliari e i rappresentanti dei quartieri della Missione, tutti sotto l'egida di un cacicco. L'amministrazione della giustizia restava a carico dei gesuiti. I reati erano rari e di conseguenza le pene minime. Non si ricorreva quasi mai alla prigionia o a condanne all'esilio, ritenuta la somma disgrazia.
Economia Ogni famiglia riceveva un terreno, ereditario, che forniva il sostegno alla famiglia: venivano coltivate patate, mais, manioca, legumi, frutta e mate. Le altre aree erano "proprietà di Dio" i cui frutti spettavano alla comunità, e dove gli indigeni dovevano lavorare due giorni a settimana.
Il tabacco, miele e mais servivano a volte come moneta di scambio, questo sistema aveva però un ruolo poco rilevante, giacché i centri comunali d'approvvigionamento fornivano ciò che mancava. A volte erano ammessi dei mercanti stranieri, per un periodo non superiore a tre giorni. Il commercio esterno avveniva tra le riduzioni e le altre provincie spagnole, i ricavi erano destinati al pagamento delle tasse alla Corona e per comprare materiali e strumenti vari.
Col tempo aumentò l'allevamento del bestiame nelle Missioni, cosicché nel 1768 possedevano nell'insieme 656.333 capi di bestiame. Anche il commercio ebbe un incremento fino a disporre di un mercato centrale a Buenos Aires, da dove si esportavano per l'Europa cuoio e altri generi come miele, frutta, tinture e sculture in cambio di carta, libri, seta, tegole, aghi e ami, utensili, strumenti di chirurgia, metalli e sale. Nella metà del settecento le importazioni erano spesso limitate, poiché le riduzioni erano diventate praticamente autonome.
Il quotidiano
La vita in una riduzione seguiva una precisa routine: alle ore 4 suonava la campana, seguiva la preghiera individuale, tutti andavano alla messa, anche i bambini, e alle 7 erano distribuiti i lavori del giorno, a quest'ora era data ai bambini la prima colazione. Dopo la preghiera alle 8 si facevano le visite ai malati o si seppellivano i morti, si prendeva il mate e ci si dirigeva ai diversi affari e i bambini andavano a scuola.
Tra le ore 11 e 12 c'era il pranzo, seguito da un'ora di riposo e poi si tornava al lavoro. Dalle ore 16 in poi c'erano il catechismo, nuove preghiere, la merenda, la recita dell'ufficio divino del giorno e la cena. Alle ore 20.30 i fuochi venivano spenti e il villaggio andava a dormire.
Nelle domeniche le messe erano più solenni e nei giorni delle grandi festività erano realizzate delle sceneggiature teatrali, danze collettive, processioni, professioni pubbliche di fede e a volte autoflagellazioni, finti combattimenti e concerti musicali.
Educazione e cultura Per migliorare la vita degli indigeni e per la costruzione dei villaggi furono introdotte nuove tecniche di agricoltura e di allevamento del bestiame. Si insegnavano elementi di architettura, si utilizzava la pietra da taglio e c'era una fonderia, l'educazione laica e religiosa era considerata indispensabile. Nel tempo vennero insegnate anche diverse arti come scultura, pittura, incisione, poesia, musica, teatro, oratoria e scienze.