Todi è un comune italiano di abitanti della provincia di Perugia in Umbria. Sorge su un colle alto AA.VV., Umbria. Piccoli centri della provincia di Perugia, Perugia e Santa Maria degli Angeli (PG), Provincia di Perugia e Edizioni Porziuncola, 1994, p. 148. (la sede del Comune è però situata a 400 m s.l.m.) che si affaccia sulla media valle del Tevere.

Il territorio comunale è per lo più collinare ed è composto da una miriade di piccoli insediamenti. I centri principali, oltre alla città di Todi, sono Pantalla e la zona di Ponterio-Pian di Porto, che comprende anche l'area industriale della città.

Geografia fisica Il comune di Todi, di dimensioni piuttosto grandi, si estende nella parte meridionale della provincia di Perugia, al confine con il Ternano, nella regione Umbria.

Si trova quasi a metà strada fra Perugia e Terni (entrambe distano circa 42 km), mentre dista 35 km da Orvieto e 45 km da Spoleto.

Il comune è caratterizzato dal medio corso del fiume Tevere, che proprio a Todi piega in direzione sud-ovest verso l'orvietano. Vi scorrono anche i torrenti Rio, Naia ed Arnata.

Clima

Classificazione climatica: zona E, 2193 GR/G

Storia

Antichità Fu fondata tra l'VIII ed il VII secolo a.C. dagli Umbri su un colle situato sulla riva sinistra del Tevere, a circa 400 metri di altitudine e a breve distanza dal territorio abitato dagli Etruschi, col nome di Tutere, che significa "Città di confine"Etrusco Tular letteralmente "insieme di ceppi di confine", in lingua osco-umbra Tuter-e ovvero "In Todi", "Nella città di confine" (Ribezzo, 1928 e Giacomo Devoto, Gli antichi Italici, Firenze, Vallardi, 1931, p. 93)..

Secondo la leggenda, inizialmente la città doveva essere costruita ai piedi del colle, sulla riva sinistra del Tevere, ma la tovaglia con cui i fondatori stavano facendo colazione fu presa da un'aquila che, volando, la lasciò cadere sulla cima del colle. Questo accadimento venne interpretato come un segno degli dei, così i fondatori decisero di spostarsi e costruire la città in cima al colle.

Si sviluppò soprattutto fra il V e il IV secolo a.C., ricevendo forti influenze etrusche o venendo probabilmente essa stessa annessa dagli etruschi, secondo quanto tramandatoci dallo storico Stefano di BisanzioKlaus Zimmermanns, Umbria, Milano, Idealibri, 1990, p. 338. ISBN 88-7082-185-4 (tit. orig.: Klaus Zimmermanns, Eine Landschaft im Herzen Italiens, Gubbio-Perugia-Assisi Spoleto-Todi-Orvieto, Colonia (Germania), DuMont Buchverlag, Kommandithgesellschaft, 1987).. Nel III secolo a.C. iniziò il processo di romanizzazione, pur nel rispetto delle autonomie locali, fra cui il diritto di coniare moneta propria. Ottenne la cittadinanza romana (dopo l'89 a.C.) con l'ascrizione alla tribù Clustumina, venendo successivamente ribattezzata con il nome di Colonia Julia Fida Tuder (60 a.C. circa). A partire dall'età augustea ricevette un vigoroso impulso edilizio con la costruzione di un anfiteatro, di edifici civici e ville.

Il medioevo Dopo le invasioni barbariche e la guerra gotica (535-553), Todi venne riconquistata dal impero romano d',oriente come gran parte della penisola. Resterà romano-orientale anche dopo l'invasione longobarda, entrando a far parte, con Perugia ed altri centri umbri, del cosiddetto corridoio bizantino, il quale univa Roma con l'esarcato di Ravenna.

Nel 1067 divenne comune autonomo e poi signoria (sotto gli Atti), per entrare successivamente a far parte dello Stato della Chiesa, e cominciò la sua decadenza passando da una signoria all'altra (tra cui quella dei Malatesta e di Francesco Sforza).

Nel XIII secolo il territorio della città conobbe una nuova espansione, estendendosi da Terni a est a sud, dalle gole del Forello (per un breve periodo sottomise anche Orvieto) a ovest e da Deruta a nord.

In questo periodo Todi diede i natali a Jacopone De Benedetti (meglio conosciuto come Jacopone da Todi), poeta duecentesco che compose storiche laudi come "O Signor, per cortesia".

Nel 1244, visto l'aumento della popolazione, la quale aveva superato i trentamila abitanti (più della popolazione della Roma dell'epoca), i tre borghi creati dalle classi artigianali vennero cinti da mura lunghe all'incirca 4 km, con tanto di porte e bastioni a tutt'oggi integre.

Età moderna Angelo Cesi trasformò varie zone di Todi, allargando vie ed abbellendo alcuni palazzi.

Oggi Todi è pressoché identica alla Todi medievale, come risulta da una stampa di Giacomo Lauro del 1633. I confini della città originaria sono delimitati dal perimetro delle mura.

Età contemporanea

Durante il periodo napoleonico alcune opere d'arte vennero trafugate e portate in Francia nell'ambito delle spoliazioni napoleoniche. Secondo il catalogo pubblicato nel Bulletin de la Société de l'art français del 1936, delle 3 opere d'arte inviate in Francia, principalmente autori del Rinascimento umbro, ne ritornarono due, mentre La vergine e Gesù dello Spagna rimase esposta al Musée Napoléon, e quindi al Louvre.

In seguito alla restaurazione, molti tuderti entrarono a far parte della carboneria e della Giovine Italia.

Garibaldi, riparando a Todi dopo la disfatta della Repubblica Romana, infiammò di nuovo il patriottismo tuderte e molti abitanti di Todi lo seguirono, vestendo le caratteristiche camicie rosse fino alla III guerra d'indipendenza, durante la quale molti furono arrestati e morirono in battaglia. Insieme all'Eroe dei due Mondi passò per Todi anche Anita Garibaldi, incinta e già in preda alle doglie: di lì a poco morì nei pressi delle Valli di Comacchio. Braccato dalle milizie austriache, Garibaldi fu costretto alla fuga.

A Todi avvenne un avvenimento tragico nell'Italia repubblicana: il 25 aprile 1982 ci fu un gravissimo incendio al Palazzo del Vignola, dove morirono 35 persone e ne rimasero ferite altre 40. Tale incendio - insieme a quello di pochi mesi dopo al Cinema Statuto di Torino - è considerato l'evento propulsore di una nuova legislazione più moderna ed efficace per la prevenzione degli incendi e per la messa in sicurezza dei luoghi aperti al pubblico.

Simboli Lo stemma e il gonfalone di Todi sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 16 settembre 1994.

Il gonfalone è un drappo interzato in palo: il primo e il terzo di rosso, il secondo di bianco.

Monumenti e luoghi d'interesse

Il centro storico, medievale, vanta edifici sacri e civili di notevole prestigio:

Piazza del Popolo La Piazza del Popolo è la centrale e storica piazza cittadina, una delle più importanti e interessanti del Medioevo in regione e in Italia, vera testimonianza dell'epoca dei Liberi Comuni. Attorno vi sorgono i monumenti più insigni di Todi:

Duomo dell'Annunziata, eretta fra il XII e il XIV secolo in stile Romanico-gotico, è una delle chiese più importanti dell'Umbria. All'interno, in controfacciata, è un affresco di Ferraù da Faenza, d'ispirazione michelangiolesca, de Il Giudizio universale. Nella cripta vi è un museo. il Palazzo Vescovile, annesso al Duomo, venne finito di costruire nel 1593 su ordine del vescovo Angelo Cesi, che fece apporre il proprio stemma sopra al portone, stemma attribuito al Vignola. Oltrepassato l'ingresso si accede ad una corte interna, mentre al primo piano vi sono un salone affrescato da Ferraù da Faenza, detto il Faenzone, nel 1594, ed una galleria affrescata da Andrea Polinori, terminata nel 1629). Palazzo dei Priori, solido edificio gotico che con la sua torre trapezoidale domina il lato della piazza opposto al Duomo. Palazzo del Capitano, detto anche Nuovo, venne costruito nel 1293, all'ultimo piano ospita il Museo civico di Todi. Palazzo del Popolo, contiguo e collegato al precedente, ospita anch'esso il Museo civico di Todi. Eretto in stile Romanico lombardo è il più antico palazzo pubblico della piazza, storica sede del Comune.

Altri edifici religiosi

Chiesa di San Fortunato, grande edificio gotico duecentesco. Nella cripta della chiesa di San Fortunato vi è una tomba di quattro santi (tra cui San Cassiano) e, su una parete del muro, un ovale con l'immagine ad affresco del beato Jacopone da Todi. Santa Maria in Cammuccia; Chiesa di San Nicolò de Criptis, venne costruita nel 1093 sulla cavea e la platea dell'anfiteatro romano. Il nome "criptis" pare derivare da "grotte (cripte)" abbondanti nel terreno della zona che sosteneva l'anfiteatro. Della costruzione originaria rimangono il rosone, il fonte battesimale e tre porte relative ad una navata. Ora la chiesa è stata in parte mancante degli affreschi già presenti, alcuni trasferiti in alcune raccolte comunali ed altri distrutti nel dopoguerra. Alla parete destra del presbiterio è collocata una diligente copia della Madonna dei Pellegrini di Caravaggio, opera di Andrea Polinori.Liliana Barroero, Pittore romano, Cena in Emmaus, in Liliana Barroero, Vittorio Casale, Giorgio Falcidia, Fiorella Pansecchi, Giovanna Sapori e Bruno Toscano (a cura di), Pittura del Seicento. Ricerche in Umbria, catalogo di mostra, Venezia, 1989, pag. 116. Oratorio della Nunziatina, edificio seicentesco un tempo appartenuto a Confraternite cittadine e poi caduto in rovina, fu ristrutturato e riccamente decorato a più riprese da Andrea Polinori e da altri artisti; all'interno sono due tele settecentesche di Francesco Maria Mannucci raffiguranti San Francesco che riceve le stimmate e L’estasi di San Bernardo da Chiaravalle. Giuseppe Stufelli è invece l'autore della decorazione settecentesca dell'altare del Beato Jacopone. All'altare era in origine una tela con l'Annunciazione, attribuita a Lazzaro Baldi ed oggi nel Palazzo Vescovile.Francesco Campagnani, Note sulla pittura del Settecento a Todi: il caso di Giacinto Boccanera da Leonessa, in Colligite Fragmenta'. Bollettino di storia, arte e cultura della Diocesi di Orvieto-Todi, X (2018), pag. 319, n. 3 e 4. Chiesa di Sant'Antonio Abate, corredata di una pala d'altare di Bartolomeo Barbiani, firmata e datata 1619, raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Crispino e Crispiniano. La volta fu affrescata dallo stesso Barbiani, firmata e datata 1642 e da Andrea Polinori.Liliana Barroero, Bartolomeo Barbiani, in Liliana Barroero, Vittorio Casale, Giorgio Falcidia, Fiorella Pansecchi, Giovanna Sapori e Bruno Toscano (a cura di), Pittura del Seicento. Ricerche in Umbria, catalogo di mostra, Venezia, 1989, pag. 199. Chiesa di San Filippo Benizi, costruita alla metà del Quattrocento come ricovero per un'immagine miracolosa della Madonna col Bambino in trono che prese il nome di Madonna delle Grazie esteso anche alla titolazione della prima chiesa. Tra 1490 e 1507 la chiesa fu ricostruita per ordine dei Cavalieri di San Giovanni in Gerusalemme, mentre nel 1590 venne ceduta all'ordine dei Servi di Maria, poi divenuti in pieno possesso proprietari. Nel 1599 il trasferimento dalla chiesa di San Marco delle reliquie di San Filippo Benizi portò alla nuova dedicazione. All'interno vi è ancora custodita la Vergine col Bambino, del XIV secolo, l'antica immagine della Madonna delle Grazie, sotto l'altare vi sono le ossa di san Filippo Benizi. Per questa chiesa l'Alunno e suo figlio Lattanzio dipinsero nel 1491 una pala, della quale rimane solo la predella, oggi nel Museo di Palazzo TrinciVeruska Picchiarelli, Niccolò di Liberatore, I Profeti Isaia, Geremia, Daniele ed Ezechiele; il trigramma bernardiniano del nome di Cristo sorretto da due putti; due putti reggicartiglio, in Nicolaus pictor. Nicolò di Liberatore detto l'Alunno. Artisti e botteghe a Foligno nel Quattrocento, catalogo di mostra a cura di G. Benazzi e E. Lunghi, Foligno 2004, pagg. 233 - 234..