Il Palazzo Giulini è una villa nobiliare di Sorico, in provincia di Como. La Villa Giulini a Sorico fu eretta per volontà della famiglia Giulini nel XVII secolo e abbellita e ampliata nel primo ventennio del XVIII secolo. Attualmente è proprietà privata e disabitata. Nonostante l'avanzato abbandono, il palazzo rimane un esempio significativo dell'architettura dell'epoca. Un tempo simbolo di potere e ricchezza della famiglia Giulini, il palazzo ora è testimone silenzioso del cambiamento e della fragilità degli interventi umani di fronte alla forza della natura.

Storia Il Seicento e il Settecento

La Villa, al suo massimo splendore di metà settecento, era annoverabile tra le più sontuose residenze del lago di Como a dimostrazione, negli ambienti nobiliari milanesi, dei poteri e delle tradizioni radicate in Sorico dalla Famiglia Giulini. La costruzione della Villa iniziò nella seconda metà del XVII secolo su commissione di Giorgio Giulini (giurista) I° Conte di Sorico per volontà di Carlo VI d'Asburgo e Regio Ducal Senatore di Milano. Nello stesso periodo il Giulini intraprese l'opera di restauro di Villa San Martino (Arcore) anch'essa di sua proprietà. L'edificazione del Palazzo è contemporanea a molte residenze nobiliari in Europa in un periodo dove soffiava forte il vento dell'architettura Barocca. Sul Lago di Como un alto esempio coevo è Villa Carlotta costruita negli stessi anni del Palazzo di Sorico dal Marchese Giorgio II Clerici. Il Marchese Clerici e il Gulini sedevano assieme al Senato Milanese; il primo ne era Presidente il secondo era Deputato. La costruzione del complesso terminò nel 1733 quando il capomastro Giovanni Maria Baroggio di Rezzonico espose un conto di lire 1197 per la serie finale degli abbellimenti sia del palazzo che delle fontane del parco.Sorico, storie di acque, terre, Uomini pag. 248 edizione Sanpietro editore. Nonostante fosse una delle dimore più monumentali, sfarzose e costose dell'Alto Lario, non esiste un documento definitivo che ne assegni la paternità architettonica e, benché sia ancora ignoto il primo architetto progettista di Palazzo Giulini, non è azzardato supporre che sia stato Pietro Ligari a portare a compimento l'ampliamento e l'abbellimento del complesso del Palazzo Giulini operato nei primi anni del XVIII secolo. La pianta a "C", le linee curve borrominiane e l'audacia della facciata indicano la mano di un genio assoluto del Barocco (si oscilla tra l'influenza di Pietro Solari, i disegni di Pietro Ligari o il lavoro del capomastro Baroggio). È come se l'autore di un capolavoro avesse voluto cancellare le proprie tracce, lasciando agli storici un enigma irrisolto da secoli. È certo che fu il Ligari a disegnare la cancellata d'ingresso alla Villa Giulini ora a Villa Camilla a Domaso. Come recita la sua biografia l'architetto ebbe modo di lavorare in Veneto e nella regione numerose sono le ville con linee e volumi assimilabili a villa Giulini. Forse il più alto esempio è Villa Manin dove anche l'occhio meno esperto saprà riconoscere analogie architettoniche nella facciata principale di Palazzo Giulini.

La residenza Giulini con la facciata aperta verso il lago, è formata da un grande corpo centrale sopraelevato. Le due curvature della facciata sud, portano alla creazione dei due avancorpi; uno a est e uno a ovest. Due scalee appoggiate a questi, portavano ad un ampio terrazzo centrale d'ingresso. Il limpido stile barocco della villa si mostrava su quattro piani con interni riccamente decorati con stucchi, affreschi e lavorazioni lignee.

I grandi finestroni che illuminavano i saloni interni offrivano una vista sui giardini e un poco più in là sull'intero Alto Lario. Le facciate anch'esse adorne di scagliole tinteggiate di ocra, inserivano la villa nel contesto decorativo del giardino. Esso era formato da sette grandi vasche che a mo' di scalinata salivano dalla strada sino alla villa. Alimentate dal continuo flusso dall'acqua proveniente dal vicino torrente Sorico le vasche creavano intermittenti cascatelle. Come riportato poco avanti, il colpo d'occhio estetico del palazzo inserito nella scenografia del giardino era sbalorditivo, accentuato anche dal forte contrasto con le terre selvagge del lago di Como nel settecento infatti, trovare in quel contesto un palazzo nobiliare dalle linee così colte, sfarzose e tipiche delle grandi corti europee o della Milano d'élite crea un forte senso di straniamento. Palazzo Giulini appare come una cattedrale nel deserto, una struttura maestosa e aliena rispetto al paesaggio circostante.

Il Palazzo d'inverno, l'acqua e le attività economiche

Come riportato poco più avanti dallo storico Antonio Giuseppe della Torre di Rezzonico e come rintracciabile negli archivi di Famiglia GiuliniPossedimenti familiari - Sorico ed uniti (ca. 1534 - ca. 1868). Archivio Giulini Crivelli, il Palazzo in Sorico era un importante centro di allevamento, trasformazione e commercializzazione del pesce e, quartier generale delle svariate attività commerciali dei Giulini sull'Alto Lario. La sfortunata scelta di costruire un tale complesso a ridosso del torrente Sorico è da ricondurre alla necessità di approvvigionare le amplissime peschiere del parco di acqua corrente continua per allevare e conservare vivi i pesci, specialmente trote. Probabilmente le peschiere esistevano in loco ancor prima dell'edificazione del Palazzo. La presenza nel parco della Villa di una grande ghiacciaia interrata con vari livelli ipogei composta da buca neviera e copertura a volta, presente sino al primo decennio del XXI secolo nel settore nordovest del parco, definisce Palazzo Giulini quale luogo dove il pesce (più a lungo conservabile e trasportabile nel ghiaccio) era lavorato e trasferito nei mercati del Lago di Como o nelle valli alpine (Valchiavenna e Valtellina). Gli introiti del solo pescato erano di prim'ordine e degni di nota: 200 denari di Moneta doppia Spagnola. La particolare condizione climatica invernale ad inizio del sec. XVIII e gli sconvolgimenti alluvionali di quel periodo sono riconducibili agli effetti della Piccola era glaciale.

La Villa veniva abitata solamente d'inverno perché le vicine paludi del Pian di Spagna non bonificate rendevano la zona soggetta alla malaria diffusa dalle zanzare. Del suo passato si conosce poco e le uniche notizie pervenute sono le descrizioni dei giardini da parte geografi, naturalisti e storiografi in visita al Palazzo. Quindi tutto quanto gravita attorno alla storia del palazzo è frutto di indagini, rilevamenti, resoconti locali e ritrovamenti archeologici avvenuti nel tempo specialmente durante il XX secolo. Attualmente non si conoscono rappresentazioni artistiche pittoriche della villa inserita nel contesto del suo giardino durante il suo glorioso passato. Unico documento sulla cronaca della Villa si conserva nell'archivio parrocchiale di Sorico. Si tratta di un manoscritto redatto dall'allora Arciprete Antonio Invernizzi di Morterone nel quale vengono citati due eventi alluvionali del torrente Sorico dal quale i giardini della villa traevano l'acqua:

In effetti questi inauditi eventi calamitosi non solo decretarono la veloce fine della villa quale residenza nobiliare ma riscrissero totalmente la morfologia del centro storico di Sorico. Il conte Giovanni Giulini, consapevole dell'impossibilità di poter riavere lo splendore originario della sua residenza e intimorito dalla forza devastante del vicino torrente preferì trasferirsi poi a Gravedona. Lo sgomento per tale evento catastrofico trapela da una lettera del Conte il quale a distanza di tredici anni dall'alluvione, il 1º ottobre 1768 scrive:

Ecco che allora il palazzo, residenza per quattro generazioni della famiglia Giulini, fu riadattato a usi contadini come fienile e magazzino senza più manutenzione e anzi derubato di molte sue decorazioni come affreschi, porte e mobilio perdendo il ricordo della sua passata grandezza.

La villa venne messa in vendita nel XIX secolo assieme a tutte le proprietà della famiglia Giulini, che comprendevano anche i Piani di Spagna. La proprietà della Villa passò definitivamente a varie famiglie del luogo intorno al 1850 dopo un'asta di vendita curata da Cesare Giulini della Porta.

Di seguito vengono riportate le citazioni di illustri naturalisti e storici tra cui Domenico Vandelli, uniche testimonianze del passato del Palazzo Giulini:

Successivo abbandono

Il palazzo è localizzato a nord della S.S. 340, in una zona di grande panoramicità sull'intero Alto Lario caratterizzata da una forte espansione edilizia negli anni '80-'90 del XX sec. che ha visto occupare l'originario sedime del giardino della villa con costruzioni e abitazioni civili. La villa Giulini giunge ai nostri giorni in uno stato di abbandono estremamente avanzato. L'edificio fu abitato sino al 1933. Il Palazzo è proprietà privata, suddiviso tra più proprietari. Per meglio descrivere lo stato della villa, è bene dividerla in tre comparti: un'ala ovest rivolta verso Gera Lario, un blocco centrale sopraelevato da un attico e un'ala est rivolta verso l'abitato di Sorico.

Descrizione Ala est

L'ala est è la parte del palazzo maggiormente colpita dall'alluvione settecentesca: infatti l'intero piano terra, sino ad una quota di 4 metri dal piano di fondazione, è ancora parzialmente sepolto dai detriti trasportati dall'enorme ondata di piena del Torrente Sorico scatenatasi la notte del 1 settembre 1755. Il crollo del muro esterno sud e parte di quello est è testimonianza della violenza delle acque in quel lontano giorno di rovina. Le decorazioni sulla facciata est sono totalmente scomparse. L'interno, con i soli muri perimetrali, dà solo un'idea della forma dei locali dato che le volte sono state smantellate per ricavarne materiale edile di recupero. Alcune di esse sono state sostituite da una soletta in travi d'acciaio e volterrane per creare un solido piano per riporre il fieno dei contadini. Per quanto riguarda la copertura, l'originaria fu sostituita da una più recente che in parte poggia ancora sull'antica orditura.

Blocco centrale

Spostando l'esame della villa verso ovest, si trova il blocco centrale. Slanciato verso l'alto da un corpo sopraelevato rispetto alla copertura delle due ali laterali del palazzo, come parte dell'ala est, è privo della copertura a padiglione crollata negli ultimi due secoli per l'impossibilità di effettuarne manutenzione data la vertiginosa altezza di 19 metri. Il piano terra è caratterizzato dalla presenza di un comparto con volta a botte che, prima dell'interramento alluvionale fungeva probabilmente da disimpegno tra la Villa e i ninfei a nord del giardino e da un altro locale la cui volta è stata smantellata ma di cui si vede traccia sui muri perimetrali. Per raggiungere il piano nobile della villa si deve salire una scalinata esterna appoggiata all'ala ovest. Questa scalinata era speculare anche sull'ala est ma fu rimossa in epoca passata. Saliti i 17 gradini si giunge a una terrazza che una volta occupava tutto lo sviluppo del blocco centrale ma che ora si limita all'entrata principale. Rimossa la volta del piano sottostante, il pavimento che vi si appoggiava fu sostituito da una soletta in legno ora anch'esso crollato. Pure la volta del grande salone è stata rimossa con un preciso intervento di espoliazione e sui muri portanti sono visibili alcuni resti d'affresco. L'attico che probabilmente aveva solo una funzione decorativa per dare volume alla villa si eleva di tre metri dal livello del sotto tetto dell'ala est e ovest e si completa con tre finestroni che guardano a lago e tre che si rivolgono verso monte. La ricchezza decorativa e la finezza dei Proprietari è testimoniata da una lettera datata 1745 nella quale i Giulini commissionano al Pittore Pietro Ligari delle grandi tele per il salone centrale di Villa Giulini:

Ala ovest