Soprannominato Bonbon, fu un deputato della Convenzione nazionale a Parigi. La sua figura acquista particolare rilevanza in merito allo stretto rapporto di questi con il ben più noto fratello maggiore, Maximilien de Robespierre.
L'impegno politico Deputato Quarto e penultimo figlio di François de Robespierre, un avvocato di successo al Consiglio superiore d'Artois, e di Jacqueline-Marguerite Carrault, nacque esattamente trent'anni prima dell'esecuzione di Luigi XVI. Rimasti subito orfani della madre nel 1764, i fratelli Robespierre (dei quali facevano parte anche Charlotte ed Henriette) vennero abbandonati dal padre nel 1766 e affidati dai parenti alle varie istituzioni religiose. Ben presto Maximilien e, subito dopo, Augustin ottennero una borsa di studio nel prestigioso collegio Louis-le-Grand a Parigi, da dove uscirono entrambi avvocati, con un'educazione liberaleG. Walter, Robespierre, Gallimard, Paris, 1946. La famiglia continuò comunque a vivere nell'indigenza, anche quando, nel 1789, il maggiore dei tre riuscì a riguadagnare la capitale da rivoluzionario, in quanto rappresentante del Terzo Stato all'Assemblea costituente: Augustin e soprattutto Charlotte coltivavano la speranza che la carriera politica del primogenito potesse servire a sistemare l'intera famiglia. A questa aspettativa si unì il desiderio che Maximilien rimediasse alla marginalità politica e sociale di Augustin, il quale prese rapidamente a seguire il fratello nei suoi spostamenti.
Finalmente, nell'estate del 1792, venne offerta a Bonbon l'opportunità di riservarsi un ruolo nazionale nell'ambito della rivoluzione: il 16 settembre fu eletto alla Convenzione come deputato di ParigiLucien Jaume, Le discours jacobin et la démocratie, Fayard, Paris, 1989, per opera di un'assemblea elettorale essenzialmente controllata da Maximilien. In merito a questo periodo, gli annali della Convenzione non presentano tracce significative dell'attività parlamentare di Augustin de Robespierre e se si considerasse solamente questa esperienza parigina si sarebbe tentati di stimare Bonbon come niente più che un semplice emissario dell'Incorruttibile.
La missione a Nizza A partire dall'estate del 1793, Augustin ebbe l'opportunità di diventare qualcuno di più importante. Il 19 luglio, difatti, acquisì dalla Convenzione la nomina di rappresentante in missione presso l'Armée d'Italie a Nizza, in coppia con Jean-François Ricord, deputato del Var.
Il compito dei deputati in missione era sostanzialmente quello di diffondere il verbo rivoluzionario nelle zone più impervie e marginali del Paese, muovendosi in coppia e rischiando molto spesso la vita (perché arrestati e torturati dagli abitanti del luogo o perché morti suicidi nel tentativo di sfuggire alle sevizie). Causa le infelici sorti cui spesso erano destinati, molti deputati non tardavano a porre fine alla propria missione, e con ciò anche alla propria esistenza, dichiarandosi pronti a sacrificare la vita quali integerrimi eroi greci o devoti martiri della fede cristianaMichel Biard, Missionnaires de la République. Les représentants du peuple en mission, Édition du CHTS, Paris, 2002.
Col compito assegnato loro dalla Convenzione, Robespierre jeune e Ricord ebbero modo di sperimentare quanto dura fosse l'esperienza della missione, sebbene non siano mai incorsi in episodi particolarmente drammatici. Sulla strada per Nizza, e precisamente a Manosque, vennero intercettati da una presunta banda di «briganti» (per citare il termine usato dai due deputati nelle lettere indirizzate al Comitato di salute pubblica)Maximilien Robespierre, Correspondance de Maximilien et Augustin Robespierre, a cura di Georges Michon, Paris, 1926, vol. I, p. 179: questi in verità erano dei militanti delle sezioni di Marsiglia, impegnati a divulgare nel territorio i tremiti della rivolta federalistaPer comprendere meglio la storia del federalismo: Antonino De Francesco, Il governo senza testa. Movimento democratico e federalismo nella Francia rivoluzionaria, Morano, Napoli, 1993. Al momento dell'assalto, Ricord e Augustin non tentarono nemmeno di riprendersi la carrozza su cui viaggiavano, bensì saltarono a cavallo per dirigersi verso il vicino capoluogo di distretto, ForcalquierMartial Sicard, Robespierre jeune dans les Basses-Alpes, A. Crest, Forcalquier, 1900. È rilevante l'aspetto per cui coloro che tendevano agguati rubavano spesso le carrozze dei deputati: questi mezzi di trasporto, difatti, rappresentavano un evidente status symbol per l'epoca, emblemi di una comunità di signorotti che amavano percorrere la Francia del Terrore tra i tessuti preziosi di una berlina e segni di una condizione distinta che mutavano ben presto in marchi infamantiLe vicende sulle carrozze dei convenzionali sono documentate nei compte-rendus forniti alla Convenzione nell'anno III da alcuni ex rappresentanti in missione; nonostante tutto, Robespierre e Ricord riuscirono ad ottenere indietro la carrozza, sebbene fosse ormai ridotta a un ammasso di rottami, causa il tentativo dei militanti marsigliesi di smontarla pezzo per pezzo alla ricerca della fatidica planche aux assignats, il torchio per stampare carta moneta. Una volta che i deputati montagnardi ripresero il comando della cittadina, pretesero dal municipio il versamento dell'ingente somma di 30 000 livres a titolo di indennizzo degli «oggetti rubati» e delle «spese straordinarie procurate al tesoro pubblico»Michel Biard, Missionnaires de la République. Les représentants du peuple en mission, Édition du CTHS, Paris, 2002, pp. 119-120.
All'inizio di settembre, i due pervennero finalmente a Nizza, dove Augustin de Robespierre apprese realmente la professione di rappresentante in missione: qui, fu protagonista di uno degli scontri interni che spesso agitavano i rapporti fra convenzionali, ponendoli uno contro l'altro anche quando si trattava di deputati della Montagna stessa. Motivo del dissidio fu l'arresto da parte di Augustin di un certo Escudier, ufficiale dell'Armée d'Italie sorpreso a diffondere per Nizza il falso annuncio di un imminente arresto sia di Ricord che di Robespierre jeune. L'ufficiale arrestato era in realtà il fratello di un deputato montagnardo di Tolone, Jean-François Escudier, in quel momento inviato nei dipartimenti del Var e delle Bocche del Rodano: questo episodio si mostra rappresentativo dell'impegno anti-familista di Augustin, ma anzitutto dell'indole retta ed equanime con la quale soleva condurre il suo incarico di deputato.
Il Terrore Fu a Tolone che Augustin ebbe modo di maturare una personale idea riguardo all'esperienza del Terrore: questa consisteva essenzialmente nella convinzione che «per salvare la Rivoluzione occorreva terminarla»Sergio Luzzatto, Bonbon Robespierre. Il Terrore dal volto umano, Einaudi, Trento, 2009, p.63. In particolare, tenne fortemente a denunciare una delle pratiche più funeste del clima rivoluzionario, ossia l'oppressione di tutti coloro i quali continuavano ad essere assidui seguaci dei preti renitenti, anziché rivolgere la propria fedeltà ai costituzionaliHenri Wallon, Le Sud-Est, l'Est et la région de Paris, in Les représentants du peuple en mission et la justice révolutionnaire dans les départements en l'an II, Hachette, Paris, 1889, tome III, pp. 65 sgg.. In definitiva, ciò che Robespierre jeune aborriva dei principi rivoluzionari era il complesso di soprusi antireligiosi che avrebbe in seguito preso il nome di scristianizzazione. Fu per questa ragione che il 5 gennaio 1794 non seppe evitare un violento diverbio, durante il quale accusò, in presenza dell'intero club dei giacobini, Jacques-René Hébert, capo carismatico dei sanculotti, di essersi reso promotore di una deleteria politica scristianizzatrice. Augustin non venne seguito dai colleghi del club, in quel momento in mano agli hebertisti.Questo episodio è documentato in Alphonse Aulard (a cura di), La Société des Jacobins. Recueil de documents pour l'histoire du club del Jacobins de Paris, Jouaust-Noblet, Paris, 1893-97, vol. V, pp. 593-594.
Qualche giorno dopo Augustin ricevette l'incarico da parte del Comitato di salute pubblica di recarsi nelle zone dell'Haute Saône, per impedire l'imperversare degli hebertisti, già da tempo lasciati liberi di agire dal deputato Bernard de Saintes. Per cinque settimane, Augustin impose l'immediato rilascio di tutti i detenuti che erano stati incriminati, arbitrariamente e senza prove, quali nemici della RepubblicaAlbert Mathiez, Les arrétés de Robespierre jeune dans sa mission de Franche-Comté, in Annales révolutionnaires, 1916, pp. 79-130.
Invece di seguire scrupolosamente e in maniera passiva le sollecitazioni partorite dal club giacobino, egli preferiva tendere l'orecchio alla voce del popolo, che era libera di esprimersi senza remore. Questo atteggiamento generava sempre più spesso scene di ammirazione, gratitudine e stima da parte di una moltitudine di gente, finalmente capace di respirare aria di giustiziaLe manifestazioni di riconoscenza del popolo verso Augustin sono contenute in Charles Nodier, Souvenirs, épisodes et portraits pour servir à l'Histoire de la Révolution et de l'Empire, Alphonse Levavasseur éditeur, Paris, 1831. Per contro, i montagnardi sembravano non riconoscere più l'uomo nuovo in cui Augustin era mutato; non furono poche le lettere di disappunto per questa politica dell'indulgenza inviate al fratello Maximilien, né meno numerosi furono i deputati che presero con decisione le distanze da Robespierre jeune e dal suo metodo tutt'altro che aggressivo.
La lotta contro il Terrore La battaglia di Augustin de Robespierre contro i soprusi ingiustificati del Terrore assunse la sua forma più concreta nella vicenda che scosse il dipartimento del Passo di Calais. Qui, era in corso una violenta disputa fra due convenzionali di Arras, entrambi già compagni di Augustin nelle lotte giacobine, Armand Guffroy e Joseph Lebon. Mentre il primo si accontentava di un terrorismo di paroleI metodi di Guffroy sono tratti da Auguste Kuscinski, Dictionnaire des Conventionnels, Paris, 1916, il secondo perseguiva un terrorismo di fatti. La più feroce manifestazione della brutalità di Lebon si ebbe con il massacro di Pernes, un villaggio nei pressi di Saint-Pol-sur-Ternoise, dove vennero arrestati, processati e ghigliottinati in brevissimo tempo un gruppo di venti persone, con la grave accusa di insurrezione contro la Repubblica; in realtà, i malcapitati non avevano fatto altro che ubriacarsi a una festa di paese, rifugiarsi in un bosco e gridare, in balìa dell'ebbrezza, Viva Luigi XVII. Lo sterminio di Pernes costituì un preciso sintomo di quanto sarebbe accaduto nel Passo di Calais sotto la furia di Lebon.