La storia della Puglia riguarda le vicende storiche relative alla Puglia, regione dell'Italia meridionale.
La preistoria
L'insediamento umano in Puglia risale al Paleolitico inferiore; il sito archeologico preistorico di Pirro Nord ha restituito importanti resti faunistici e strumenti litici olduvaiani, datati a 1 500 000 anni dal presente (BP - Before Present in inglese), che ne farebbe il più antico insediamento umano in Europa, anche se più recentemente è stato datato a 800 000 anni BP.
Nella grotta del Cavallo nel Salento sono stati ritrovati due denti datati ad un periodo compreso tra e i anni BP, attribuiti ai primi esseri umani moderni europei (EEMH, da European early modern humans in inglese), i più antichi fossili di Homo sapiens finora ritrovati in Italia, associati alla cultura archeologica uluzziana.
La grotta Paglicci sul Gargano ha restituito migliaia di reperti litici, e i resti di due donne EEHM vissute 30000 anni BP, attestando la presenza umana da a anni BP; un'altra notevole testimonianza dei "primi pugliesi" è rappresentata da Delia, un ominide donna vissuta dal presente, scoperta ad Ostuni, che conservava in grembo i resti di un feto in fase terminale, un evento quantomai raro nella storia della ricerca archeologica.
Altre scoperte archeologiche sono quelle di alcune statue ossee, datate a anni BP, rinvenute nella Grotta delle Veneri presso Parabita, le quali dimostrano l'esistenza in epoca gravettiana di culti della fertilità, mentre nella grotta Le Mura a Monopoli, sono stati ritrovati resti fossili di un bambino di circa un anno e mezzo di vita datato a anni BP. Queste, ed altri rinvenimenti riferibili allepigravettiano, che testimoniano la presenza umana prima, durante e dopo il periodo dell'ultimo massimo glaciale, portano ad ipotizzare che i siti pugliesi abbiano fornito un rifugio glaciale ai primi esseri umani moderni europei (EEMH-da European early modern humans in inglese) migrati fin qui in conseguenza dei forti cambiamenti climatici legati all'ultima glaciazione d'Europa.
Vicino Manfredonia è stato scoperto l'abito e i sepolcri neolitici di Masseria Candelaro, che risalngono al VI millennio a.C., che attestano che la piana a sud del Gargano, erano abitate sin dalla prima epoca neolitica. In località Passo di Corvo, alle porte di Foggia, sorge il sito archeologico del Neolitico più grande e tra i più datati d'Europa (dal VI al IV millennio a.C.). In questa area, dal Medioriente, giunse in Italia la pratica dell'agricoltura, favorita dalla fertilità del tavoliere di Puglia. Nella stessa città di Foggia sono stati trovati altri siti neolitici: nell'area della villa comunale, nell'ex ippodromo ed in località Pantano, tra i quartieri Ordona Sud, San Lorenzo e Salice Nuovo.
Durante il calcolitico si afferma l'importante cultura di Laterza.
Numerosi nella regione i graffiti come quelli della Grotta Romanelli, presso Castro, e della Grotta dei Cervi, presso Porto Badisco. Recenti scavi effettuati a Roca Vecchia hanno inoltre evidenziato un imponente sistema di fortificazioni risalente all'età del bronzo (XV-XI secolo a.C.). Nella stessa area si trova un altro sito archeologico importante: la grotta della Posia piccola, riscoperta dagli archeologi nel 1983; essa si sviluppa circolarmente su una superficie di 600 m² e reca numerosissime iscrizioni votive, talvolta sovrapposte, di epoche e civiltà differenti, che risalgono all'VIII-II secolo a.C. Altre importanti testimonianze ancestrali sono rappresentate da alcune costruzioni megalitiche, soprattutto nel Salento, come i dolmen, menhir e specchie, che nei secoli successivi furono adibite al culto del Cristianesimo.
Prima dei Romani
L'antica Iapigia, popolata prevalentemente dall'omonimo popolo, comprendeva i territori della Daunia (la Puglia settentrionale), della Peucezia (Puglia centrale) e della Messapia (Penisola salentina); il Salento costituiva però un territorio multietnico, in quanto popolato contestualmente dai Messapi (di schietta stirpe iapigia, al pari di Dauni e Peuceti), dai Calabri (presenti però anche nelle Murge), dai Sallentini (localizzati esclusivamente all'estremo sud) e dai Greci (questi ultimi stanziati nella colonia di Taras). Di contro, i monti della Daunia erano saldamente in mano ai Sanniti e agli Irpini; il più rilevante tra i loro numerosi oppida dovette essere Vescellium, citato da Livio e da Plinio.
I Dauni svilupparono una ricca cultura peculiare, non priva però di contatti con altre popolazioni vicine sia greche che indigene, seppur mantenne una sua precisa "indipendenza" culturale. Tra i reperti più significativi di questa civiltà spiccano senz'altro le famose steli daunie, blocchi lapidei scolpiti risalenti al VI secolo a.C., trovate nella piana sud di Siponto, presso Manfredonia, e oggi conservate nel Museo nazionale di quella città. Rappresentano figure umane maschili e femminili fortemente stilizzate ed erano infisse verticalmente nel terreno, in corrispondenza delle sepolture di coloro che raffiguravano. I principali centri dauni erano Tiati (presso San Paolo di Civitate), Casone (presso San Severo), Luceria (Lucera), Monte Saraceno (presso Mattinata), Siponto, Coppa Nevigata, Cupola, Salapia (parzialmente in agro di Cerignola), Arpi (presso Foggia), Aecae (presso Troia), Vibinum (Bovino), Herdonia (Ordona), Ausculum (Ascoli Satriano), Canosa e Venosa, quest'ultima nell'attuale Basilicata.
I Peuceti abitavano il territorio che occupava la parte centrale dell'Apulia, corrispondente più o meno all'attuale provincia di Bari, in un'epoca in cui l'attuale capoluogo pugliese era ancora un centro minore, soprattutto rispetto alle fiorenti città di Canosa, Silvium (l'odierna Gravina in Puglia), Ruvo di Puglia, Bitonto, Azetium (l'odierna Rutigliano), Norba e Trani.
La penisola salentina, dai greci anticamente chiamata Messapia, era abitata da Messapi, Calabri e Sallentini. Le città principali, oggi ricordate come dodecapoli messapica per assimilazione con la dodecapoli etrusca, erano in realtà almeno 13: Alytia (Alezio), Ozan (Ugento), Brention/Brentesion (Brindisi), Hyretum/Veretum (Vereto), Hodrum/Idruntum (Otranto), Kaìlia (Ceglie Messapica), Manduria, Mesania (Mesagne), Neriton (Nardò), Orra (Oria), Cavallino (non si hanno notizie certe del nome antico), Thuria Sallentina (Roca Vecchia) e, ai limiti settentrionali della penisola, l'importante città di Egnazia.
La fondazione della città di Taras, importantissimo porto della Magna Grecia, è datata tradizionalmente al 706 a.C., in seguito al trasferimento di alcuni coloni Spartani in questa zona per necessità di espansione o per ragioni legate al commercioCome tramanda lo storico Eusebio di Cesarea. Taras intrattenne lunghi rapporti conflittuali con le popolazioni messapiche. Sia i Messapi, che i Peuceti e i Dauni svilupparono però anche dei processi di ellenizzazione assorbendo diversi aspetti della cultura e civiltà greca grazie all'influenza della polis sul territorio. Nonostante le diverse vittorie dei Tarantini contro le suddette popolazioni nel corso della storia, con il conseguente controllo di numerose aree dell'attuale territorio pugliese (tanto che i Tarantini, come testimoniato da Pausania, poterono erigere dei donari a Delfi che celebravano tali vittorie, di cui ancor oggi sono visitabili i resti nell'area archeologica), essi patirono anche alcune sconfitte, come quella subita insieme ai loro alleati reggini guidati da Micito ad opera dei Messapi, annoverata dallo storico Erodoto come una tra le più gravi sconfitte inflitte ai greci per via dell'ingente numero di perdite umane. A questo evento seguì la riscossa di Taranto, come documentato dal donarlo Tarantino, opera di Agelada di Argo, innalzato a Delfi che mostrava donne messapiche prigioniere.Pausania X, 10, 6-8 Taras si allineò alla politica di Sparta, e visse il periodo di maggiore floridezza durante il governo settennale di Archita, che segnò l'apice dello sviluppo ed il riconoscimento di una superiorità politica sulle altre colonie dell'Italia meridionale. Risale a quel periodo l'occupazione dell'isola su cui sorgerà la futura Gallipoli, che i Tarantini utilizzarono come scalo commerciale. Dal 343 a.C. al 338 a.C. i Tarantini si scontrarono nuovamente con i Messapi, rimediando una sconfitta che culminerà con la morte del Re spartano Archidamo III, accorso in aiuto della città magno-greca. Nel 335 a.C. in occasione di una guerra contro Lucani, Bruzi e Sanniti, con Alessandro il Molosso i Tarantini riconquistarono diversi territori messapici e lucani, Siponto, Cosentia, Terina, Paestum e recuperarono il controllo di Heraclea.Livio, Ab Urbe Condita, VIII, 24.Giustino, Epitoma Historiarum Philippicarum Pompei Trogi, XII, 2Strabone, Geografia, VI, 1, 14; VI, 3, 4.
Il periodo romano
I Romani conquistarono la regione nel corso delle guerre contro i Sanniti e contro Pirro tra il IV e il III secolo a.C. Per tutte le città della Puglia si preparava la conquista dei Romani, conclusasi nel 266 a.C., i quali ben presto si accorsero della posizione strategica della regione che, con il porto di Brindisi, rappresentava la via per la conquista dei Balcani e della Grecia.
La Puglia centro-settentrionale fu attraversata durante il periodo imperiale dalla via Traiana, che univa Benevento a Brindisi passando per Herdonia; di tale città rimangono i resti del fiorente centro romano, in particolar modo del macellum, del foro, delle terme oltre che della stessa via Traiana, che successivamente attraversava anche la città romana di Canusium. Testimonianze documentate da Strabone e Plinio il Vecchio indicano inoltre la presenza sul Gargano di una città, Uria, che probabilmente svolgeva un ruolo importante nel periodo romano dato che aveva il permesso di coniare moneta.
Bari, una volta conquistata, godette della qualifica di "municipium cum suffragio", status che offriva la possibilità di legiferare e creare delle proprie istituzioni, pur dipendendo di fatto da Roma; la città poté creare una zecca e realizzò un pantheon, dedicato alle sue divinità pagane.
Nel III secolo a.C. Taranto, orgogliosa della sua origine greca, cercò di ostacolare le mire espansionistiche di Roma nell'Italia meridionale e strinse un'alleanza con Pirro, Re dell'Epiro e nipote di Alessandro Magno. Gli scontri tra la lega Tarantino-Epirota e Romani cominciarono nel 280 a.C., e furono sempre durissimi e costosi in termini di vite umane. I Tarantini dopo le vittorie conseguite a Eraclea e Ascoli Satriano, con progressivo ritiro epirota dopo la sconfitta di Maleventum, chiamarono allora una flotta cartaginese a sostegno, affinché li aiutasse a liberarsi del presidio lasciato da Pirro. Per tutta risposta la città fu consegnata al console romano Lucio Papirio Cursore, e così Taranto cadde in potere dei Romani nel 272 a.C.Plutarco, Vita di Pirro, 15-26; 34. Dopo la conquista romana, Taranto entrò nella sfera politica di Roma inizialmente come città federata. La città continuò ad essere ricordata dagli autori antichi come centro di cultura greca e grazie al suo clima e alla posizione sul mare, come luogo di soggiorno e villeggiatura. Conservò una forte identità ellenica, evidente nei culti, tradizioni e pratiche culturali locali. Strabone, Geografia, VI, 3, 1-4.
Brindisi, intorno al 240 a.C., venne elevata al rango di municipio e ai brindisini fu riconosciuta la prestigiosa cittadinanza romana. La città adriatica divenne un porto trafficatissimo e caposcalo per l'Oriente e la Grecia, infatti molti romani illustri transitarono da Brindisi, diretti in Grecia. Cicerone scrisse le "Lettere Brindisine"Cicerone, Epistulae - Ad Familiares, 14 - 4. e Marco Pacuvio realizzò alcune sue tragedie; a Brindisi morì Virgilio, mentre tornava da un viaggio in Grecia.