Il Sinodo del cadavere, noto anche come Concilio cadaverico, è il nome attribuito al processo per sacrilegio istruito post mortem a carico di papa Formoso (891-896). Nei primi mesi dell'897, su decisione di papa Stefano VI, il corpo del pontefice fu riesumato, sottoposto a un macabro interrogatorio e quindi a esecuzione postuma dopo essere stato formalmente giudicato colpevole.
Antefatti e motivazioni del processo
Già all'epoca dell'insediamento pontificale di papa Giovanni VIII (872), esponente della fazione romana "filo-francese", favorevole dunque alla politica imperiale dei carolingi occidentali (Carlo il Calvo e poi Carlo il Grosso), a Roma Formoso rappresentava l'espressione dell'opposizione "filo-germanica", particolarmente attiva in città, che era guidata non solo da personaggi di spicco dell'amministrazione civile, ma anche da alti funzionari e prelati all'interno della curia, come appunto lo stesso FormosoCfr. papa Giovanni VIII. Di fronte al precipitare degli eventi causati dai duri scontri avvenuti tra le opposte fazioni per la successione al trono imperiale, Formoso (insieme ad altri personaggi di rilievo del suo partito) lasciò Roma nella notte tra il 14 e il 15 aprile 876..
Il 19 aprile Giovanni VIII, che aveva accusato i suoi avversari di congiura contro lo Stato, convocò un concilio nel Pantheon., nel quale ordinò loro di presentarsi per esporre le proprie motivazioni, e in particolare intimò a Formoso di fare ritorno a Roma, pena la scomunica, con una lunga serie di accuse. I capi dell'opposizione, Formoso compreso, si guardarono bene dall'accettare l'ingiunzione e il 30 giugno Giovanni, convocato un secondo concilio, scagliò contro tutti loro la scomunica, condannandoli in contumacia.La condanna a carico di Formoso, come riportato in , fu irrogata per i seguenti motivi: per aver ambito all'arcivescovado di Bulgaria; per aver ambito allo scranno papale; per essersi opposto all'imperatore Carlo II (Carlo il Calvo); per aver abbandonato la sua diocesi senza il permesso del pontefice; per aver rovinato i conventi di Roma; per aver prestato servizio divino nonostante l'interdizione; per aver cospirato con uomini e donne indegne per la distruzione della sede papale.. Nell'agosto dell'878. Formoso, durante un concilio celebrato sotto la presidenza di papa Giovanni a Troyes, ottenne che la sentenza di scomunica venisse ritirata, a condizione di essere ridotto allo stato laicale e di non rientrare mai più a Roma.
Il successore di Giovanni, papa Marino I (882-884), appartenente al partito "filo-germanico", sciolse dalla scomunica tutti quei membri del clero che erano stati coinvolti nella pretesa congiura., compreso lo stesso Formoso, che dopo il giugno dell'883 fu riconfermato nella sua carica di vescovo della diocesi di Porto (la cui nomina risaliva all'864) e venne sciolto dagli obblighi contratti nell'878 durante il concilio di Troyes.
Il pontificato di papa Formoso
Il fatto che Formoso fosse vescovo già di un'altra diocesi (Portus) avrebbe dovuto costituire motivo di impedimento alla nomina pontificale, in quanto i canoni ecclesiastici dell'epoca vietavano la traslazione di un vescovo da una sede ad un'altra, e dunque non avrebbe potuto essere eletto vescovo di Roma, ma già con papa Marino I si era derogato alla norma, e l'irregolarità dell'elezione non fu mai impugnata contro di lui se non dopo la sua morte.
Il 6 ottobre 891 Formoso venne dunque eletto papa, grazie al sostegno del partito "filo-germanico" romano e in particolare di Arnolfo di Carinzia., re dei Franchi orientali (la parte germanica del dissolto impero carolingio). L'opposizione era guidata da Guido II, duca di Spoleto, inizialmente in buoni rapporti con Formoso, ma che aveva poi lasciato il partito "filo-germanico" per crearne uno a carattere nazionalista.
Al momento Formoso non poteva far altro che sostenere la causa dei duchi di Spoleto, visto che, per la lontananza di Arnolfo, Roma si trovava alla mercé di Guido, già incoronato imperatore nell'891 da papa Stefano V. Pertanto, su richiesta dello stesso Guido, il 30 aprile 892 Formoso rinnovò la sua incoronazione e, nella stessa cerimonia, incoronò co-imperatore il figlio dodicenne. Lamberto II.. Il papa però temeva che lo Stato Pontificio cadesse nelle mani dei troppo potenti e troppo vicini duchi di Spoleto (e infatti Guido, sfruttando il potere della corona imperiale, ripetutamente ed impunemente sconfinava nei territori della Chiesa, compiendo razzie.). La situazione rischiava di provocare disordini a Roma tra i due opposti partiti, pertanto nel settembre 893 Formoso implorò Arnolfo di Carinzia, legittimo imperatore, di intervenire. Nella primavera dell'894 Arnolfo affrontò una prima spedizione dimostrativa in Italia, senza ottenere alcun concreto risultato.
Morto Guido a fine 894, il figlio Lamberto II si trovò a dover prendersi cura della madre Ageltrude, accesissima avversaria dei "filo-germanici", e reclamò immediatamente l'incoronazione ad imperatore, a cui Formoso non poté opporsi; intanto però inviava una nuova ambasceria ad Arnolfo il quale, nell'autunno dell'895, scese ancora una volta in Italia deciso, stavolta, a chiudere definitivamente la partita e a prendersi anche il titolo di re d'Italia..
Lamberto, Ageltrude e il partito degli spoletini, indignati per il voltafaccia del papa, gli giurarono odio eterno e reagirono: Lamberto si barricò a Spoleto, in attesa di Arnolfo, mentre la madre eccitava la rivolta in Roma; il papa fu catturato e incarcerato in Castel Sant'Angelo e i rivoltosi, preso il controllo della città, si chiusero all'interno delle Mura leonine pronti a resistere. Arnolfo però ebbe la meglio: le sue forze entrarono in Roma e liberarono Formoso; Ageltrude fuggì a Spoleto e alcuni giorni dopo, nel febbraio dell'896 (forse il 22), il papa incoronò imperatore Arnolfo, che ben presto lasciò Roma e si mosse contro il Ducato di Spoleto. Ma una paralisi lo colpì mentre era in marcia, e fu costretto a tornare in Baviera non essendo più in grado di continuare la campagna.. La situazione all'improvviso si capovolse: Formoso d'un tratto si trovò scoperto e abbandonato ai disordini che immediatamente scoppiarono in Roma, fomentati dal partito spoletino che subito aveva ripreso il sopravvento. La morte, forse per veleno, che lo colse il 4 aprile 896, gli risparmiò sicuramente le rappresaglie degli avversari..
Il processo
Nel febbraioO in gennaio, secondo dell'897 il papa Stefano VI (che aveva ottenuto l'elezione al Soglio pontificio grazie all'appoggio del partito spoletino), spinto dai sentimenti di odio verso Formoso che aveva rinnegato la casata spoletina, avendo per di più chiamato in Italia un re e un esercito straniero, e forse a seguito delle dirette pressioni di Lamberto e Ageltrude, ordinò la celebrazione di un processo post-mortem a carico del defunto papa, in quello che venne chiamato il "Sinodo del cadavere" (synodus horrenda); il clero romano avrebbe giudicato il pontefice traditore..
Il cadavere di Formoso venne dunque esumato, vestito dei paramenti pontifici e collocato su un trono nella basilica lateranense per "rispondere" di tutte le accuse che a suo tempo erano state avanzate da papa Giovanni VIII nel concilio del Pantheon del 19 aprile 876. Il processo aveva però anche delle evidenti motivazioni politiche: intendeva infatti punire l'appoggio manifestato da Formoso sia verso i Carolingi in occasione della successione al trono francese, sia soprattutto verso il partito "filo-germanico" nella persona di Arnolfo (peraltro legittimo imperatore), del quale aveva ottenuto l'intervento in Italia per spodestare Guido di Spoleto e suo figlio Lamberto dal trono imperiale.
A parte la generale decadenza dei costumi e della moralità, anche da parte delle più alte cariche ecclesiastiche, l'unica plausibile spiegazione per un siffatto modo di agire può essere riscontrata nella procedura giudiziaria germanica, che nella celebrazione di un processo esigeva la presenza del corpus delicti, e che dunque consentiva, in situazioni estreme, anche la presenza di un cadavere..
La macabra adunanza si svolse con i cardinali e i vescovi riuniti sotto la presidenza di Stefano VI. Un giovane diacono venne nominato per rispondere in vece del pontefice deceduto, ma a questo punto le cronache dell'epoca riferiscono che «quando veniva data la parola al cadavere, il diacono assistente a latere rispondeva […] in modo strano, con voce rauca e profonda. Una voce che abitualmente non gli apparteneva e che assomigliava – narrano sempre le cronache – alla voce di papa Formoso».
Il ruolo medianico del diacono Secondo le antiche credenze romane, ancora presenti nelle credenze medievali dei padri sinodali e dei redattori dell'epoca, l'«ombra» o il «doppio» dei defunti restavano vicini ai loro cadaveri in decomposizione. In tal caso il diacono-testimone avrebbe reso semplicemente più facile e manifesto questo dialogo con lumbra di Formoso, fino a vivere una vera e propria possessione da parte sua.
Assumendo questo ruolo di identificazione, il diacono sarebbe divenuto il mezzo (medium) attraverso cui ascoltare la testimonianza diretta del papa, con la sua stessa voce, in una sorta di evocazione spiritica che si svolse fra il terrore dei presenti.
Sebbene la scomparsa dei verbali, distrutti nel 898, lasci irrisolto il contenuto esatto delle sue risposte, le cronache consentono di delineare il clima surreale in cui svolse tale processo, più simile ad una macabra messinscena, in cui lo stesso papa Stefano fungeva da accusatore.
Il verdetto Il verdetto in ongi caso stabilì che Formoso era stato indegno del pontificato, e dunque venne ufficialmente deposto, tutti i suoi atti e le sue misure vennero annullati, e gli ordini da lui conferiti furono dichiarati non validi. Ferdinand Gregorovius, lo storico tedesco del XIX secolo, fornisce una tra le migliori descrizioni, sebbene con forti tinte drammatiche, del clima e della conclusione di tale sinodo:
L'invalidazione degli atti e delle ordinazioni compiute da Formoso tornava a vantaggio di papa Stefano il quale, proprio durante il pontificato di Formoso, era stato nominato vescovo di Anagni e pertanto, anche lui, non avrebbe potuto essere eletto al pontificato; rendendo nulli gli atti di Formoso veniva meno la sua nomina vescovile e dunque anche l'irregolarità nell'elezione pontificale di Stefano.
Secondo il Gregorovius, che pure ha parole di netta riprovazione per il Sinodo del cadavere, la sentenza poteva comunque avere qualche fondamento giuridico nella parte in cui condannava l'allora vescovo Formoso per aver infranto il giuramento di non rientrare più a RomaConcilio di Troyes dell'agosto 878. Cfr. supra (sebbene ne fosse stato sciolto da papa Marino I) e per essere poi stato innalzato a pontefice pur essendo già vescovo.
È dubbio se i vecchi nemici di Formoso, Lamberto II di Spoleto e sua madre Ageltrude, siano stati i veri istigatori del processo. Se infatti l'annullamento degli atti compiuti da Formoso tornava sicuramente a vantaggio di Stefano, in quanto in tal modo veniva meno la sua nomina vescovile nella diocesi di Anagni e dunque anche l'irregolarità nell'elezione pontificale, per lo stesso motivo si sarebbe potuta ritenere nulla anche l'incoronazione di Lamberto di Spoleto, e la cosa non sarebbe certo tornata a suo vantaggio. È pur vero, però, che pur sapendo a cosa si andava incontro, Lamberto e Ageltrude non fecero nulla per impedire il "processo"..
Il terremoto Al culmine della vicenda, pochi giorni dopo la fine del processo, una violenta scossa di terremoto avrebbe colpito Roma, causando il crollo del tetto della basilica di San Giovanni in Laterano, proprio dove si era appena consumato il macabro dibattimento.Mario Bacchiega, Papa Formoso: processo al cadavere, op. cit., p. 199.