Cronologia
Origine del nome Teramo
I Fenici la chiamarono Petrut (o Pretut), che significa "Luogo isolato circondato dalle acque", tale ipotesi ha trovato valore tra i grecisti, che vedono qualche collegamento del nord Abruzzo con le rotte fenicio-etrusche; da Petrut derivò Pretut e quindi Pretutio o Pretuzio; In epoca romana si chiamò "Interamnia" (città tra i due fiumi, il Tordino e il Vezzola, con il genitivo Praetuttiorum), denominazione in uso fino al VI secolo d.C.; Durante il Medioevo, dal VI al XII secolo, fu chiamata Aprutium (Castrum aprutiense), come si legge dalle lettere di San Gregorio Magno, ma anche dai documenti longobardi e franchi; Infine Teramum o Teramo, dalla seconda metà del XII secolo fino ai giorni nostri. Lo storico Flavio Biondo vuole che con l'istituzione federiciana del Giustizierato dell'Abruzzo, la provincia "aprutina" di Teramo e circondario nei secoli a venire, abbia esteso il suo nome a tutto l'Abruzzo conosciuto, almeno nel XV secolo. Non ha trovato credito, invece, la teoria secondo la quale il nome Teramo sarebbe derivato da Thermae, con relazione quindi alla pur accertata presenza di importanti terme in varie zone della città, e che faceva riferimento sia all'aspirazione “Theramum” riscontrabile in alcuni codici sia all'uso del dialetto locale che contrae in “Terme” la pronuncia del nome di Teramo. Tale interpretazione trova origine nell'erudito del Cinquecento Principio Fabricii. Vedi anche il Testo già inserito nella voce Teramo: Origine del nome Teramo.
Origini della città
Teramo ha origini antichissime. Un insediamento del I millennio a.C. e delle costruzioni d'epoca italica del III-II secolo a.C. sono stati oggetto di recentissimi scavi. Le tracce più antiche si riferiscono alla periferia della città, nel quartiere Madonna della Cona, dove fu rinvenuta, tra l'altro, una sepoltura con pugnale e alabarda. Allo sviluppo dell'antico insediamento sembra abbiano contribuito gli Etruschi e anche i Fenici che avrebbero fondato un emporio commerciale.
In quest'epoca erano già sorte Truentum (poi Castrum Truentinum e oggi Martinsicuro, centro liburnio e poi piceno e romano, Palma Picena (Tortoreto) Castrum Novum (Giulianova). Erano già state edificate le Necropoli di Atri, Civitella del Tronto e Montorio al Vomano.
Origini liburne o aborigene, arrivo dei Pretuzi Secondo lo scrittore romano Sesto Giulio Frontino l'antica Petrut o Pretut crebbe in dimensioni e importanza fino a divenire la capitale del Praetutium e conciliabulum dei Pretuzi.
Lo storico Niccola Palma nella Storia ecclesiastica e civile della Regione più settentrionale del Regno di Napoli (1832), ipotizza le varie origini del popolo pretuziano, immaginando che le popolazioni migranti provengano dagli Etiopi o dai PersianiN. Palma, Storia ecclesiastica e civile della Regione più settentrionale del Regno di Napoli. Vol I., Napoli 1832, p. 7, successivamente cita i Troiani e i Greci, per poi arrivare alla derivazione osca della popolazione picena. Citando ovviamente la prima fonte di Frontino, il Palma arriva alla conclusione che il nome romano di Teramo: Interamnia "Praetuttiorum" (cioè "città tra due fiumi"), fosse stata una derivazione di indubbia inflessione latina da parte dei nuovi conquistatori.N. Palma, Ibid. Citando Plinio il Vecchio: Quinta regio Piceni est, quondam uberrimae mutitudinis. CCCLX Picentium in fidem p. R. venere. orti sunt a Sabinis voto vere sacro. tenuere ab Aterno amne, ubi nunc ager Hadrianus et Hadria colonia a mari VI. flumen Vomanum, ager Praetutianus Palmensisque, item Castrum Novum, flumen Batinum, Truentum cum amne, quod solum Liburnorum in Italia relicum est, flumina Albula, Tessuinum, Helvinum, quo finitur Praetutiana regio et Picentium incipit (Naturalis Historia, III, 110), le coste dell'Adriatico teramano furono conquistate dai Liburni, soprattutto l'antica Truentum (Tortoreto alta), successivamente l'agro Pretuziano andò in mano ai Siculi, poi dagli Umbri, e dai Galli. Il Palma attribuisce con sicurezza la presenza dei Siculi nell'agro pretuziano per via di una contrada chiamata Sicilia, e per via della stessa Valle Siciliana alle pendici di CastelliN. Palma, Storia ecclesiastica e civile..., p. 9.
Presenza etrusca e poi pretuziana Dopo la cacciata dei Siculi da parte degli Umbri, attestati in alcune carte anche alle pendici dell'Adriatico, tra Atri e Porto d'Ascoli, questi furono espulsi dagli Etruschi. La presenza di varie popolazioni nella zona, soprattutto nelle grotte del teramano, venne testimoniata anche da Muzio de Muzii nei Dialoghi sette della Storia di Teramo (1893)M. de Muzii, Storia di Teramo. Dialoghi sette, (1893) I giornata. Da questa presenza di diverse popolazioni, nacque anche il centro fortificato di Adria, la quale secondo Tito Livio avrebbe dato il nome al Mar Adriatico.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, mentre per la presenza etrusca nel fascio litorale, si ricorda la citazione di Marco Terenzio Varrone: Atrium appellatum est ab Atriatibus TuscisM. Varrone, De lingua latina (I, 4). La presenza etrusca è stata confermata dal ritrovamento di monete, ma anche da alcune iscrizioni che riguardano il culto degli dei in loco. Gli Etruschi avrebbero portato il culto di Feronia a Teramo, mentre toponimi come "Montorio" (Montorio al Vomano), "Monterone" (Guardia Vomano) e "Torano" (la vecchia Torano, nel comune di Torano Nuovo) deriverebbero dall'area fiesolana etrusca.Altri toponimi di derivazione etrusca riguardano l'agro teramano della chiesa di Santa Croce "ad Massam" (dal toponimo di Massa in Toscana), nel territorio di Sant'Atto.
Più sicurezze si hanno nella definizione dei Pretuzi, di stirpe picena, basandosi sulle parole di Livio nel XIV libro della Storia di Roma dalla fondazione ("Ex reliquis vinis a Supero Mari Praetutia"). Nella seconda guerra punica si ha menzione certa dei Pretuzi, sempre seguendo Livio, che parla dell'arrivo di Annibale Barca nel Piceno passando per l'Umbria dopo la battaglia del Trasimeno. Una lapide romana rinvenuta nel 1790 nella Casa Cocolla del quartiere San Leonardo, riporta T. STATIO. T. F. VEL / PRAETUTIANO / PRAEFECTO. COII. II / BREVCORVM. TRIBV. / COII. II. HISPANORVM [...] C. STATIVS. PRAETVTTIANVS. / FRATER. L'importanza della lapide sta nella menzione del cognome "Praetuttiarum", che assunsero certi personaggi influenti nell'epoca della prima presenza romana nell'agro.
Le congetture di Muzii e del Palma sull'origine di Teramo I fiumi dell'agro pretuziano sono il Vomano, il Vezzola, l'Aterno-Pescara, il Batino accanto al Castronovo, poi il Tordino e il Saline, citato già da Plinio. I centri esistenti nell'area aerano l'antica Teramo, Adria (Atri) con il suo porto allo sbocco del Vomano (oggi è Torre di Cerrano), Castrum Novum (Giulianova) e Truentum (Martinsicuro). Il confine a nord con il territorio di Ascoli Piceno è dato dal fiume Vibrata. Anticamente detto "Ubrata", il fiume attraversa dalla montagna il territorio di Civitella del Tronto, passando poi per Faraone e Sant'Egidio alla Vibrata. Questi territori appartenevano ad Ascoli, e successivamente dalla sua fondazione, all'abbazia di Montesanto di Civitella.I limiti dell'agro pretuziano erano marcati anche dal Carrufo, a cui si collega l'Elvino fino al mare, principale fonte di approvvigionamento per i Pretuziani, separandoli dalla città di Truentum.
La politica locale doveva essere quella di una "città-stato" simile alle altre città del territorio piceno. Una lapide rinvenuta nel 1828 conferma l'indipendenza amministrativa di Interamnia, nonché la descrive come capitale dei Pretuzi: PVBLICVM / INTERAMNITVM / VECTICAL / BALNEARVM. Ossia si parla di un dazio pubblico da pagare alla cittadinanza per il passaggio dal mare attraverso l'agro.Entrata dunque, dal III secolo a.C., nelle mire espansionistiche di Roma, secondo il Muzii nei suoi Dialoghi, Teramo non fu mai colonia, benché nell'opera di Frontino venga citata numerose volte Interamnia come colonia romana. Già all'epoca di Sesto Frontino (II secolo d.C.), è interessante notare come Teramo venga citata sia come Interamnia sia come Teramna, toponimo che poi con il passare dei secoli si tramuterà nell'attuale.
Epoca romana: dal secolo V a.C. al secolo V d.C.
Guerre sannitiche Con l'accesso dei Romani nell'Etruria nel 449 a.C., anche i Sanniti dovettero sottostare alle clausole del console Manlio Curio Dentato, dopo le vittorie che riportò. Sotto i consoli Valerio Corvino e Cedicio Nottola, vennero inviati coloni nell'agro teramano, a Castro (Giulianova), ad Adria e a Sena (oggi Senigallia). Era l'anno 462. La caduta in potere di Roma dell'agro teramano avvenne nel 486 a.C., quando il console Sempronio Sofo soppiantò i Piceni, e sbaragliò quel che restava delle colonie dei Senoni, spingendosi poi a sud nel cuore del Sannio. Teramo e le altre città dell'agro stipularono un trattato di amicizia, divenendo "confederati" della Repubblica, a differenza dell'irriducibilità dei vicini Marsi, Sabini, Frentani, Marrucini, e così le città dell'area ebbero la concessione di mantenere la loro forma di ordinaria e secolare amministrazione pubblica.Nel corso della guerra annibalica, i Pretuzi non sono menzionati nelle minute descrizioni di Silio Italico e Tito Livio, nelle quali gran parte dei confederati italici si schierarono coi Cartaginesi. Per questo forse Annibale dopo il Trasimeno si accanì particolarmente nel territorio teramano, spingendosi anche nel resto dell'attuale Abruzzo, suscitando la reazione dei sanniti locali. Guerra italica sociale Nell'ambito della guerra sociale dell'88 a.C., anche i Pretuzi parteciparono alla lega italica costituitasi a Corfinio (AQ), stanchi del fatto che da confederati, a guerre fatte, non potessero partecipare alla distribuzione delle ricompense, che acquisiva soltanto Roma per sé. Benché i Pretuzi avessero partecipato alle operazioni di disobbedienza e di sabotaggio contro l'esercito romano, Interamnia non subì saccheggi, come avvenne con le vicine Ascoli Piceno e Penne, di cui si ricordano le rappresaglie del console Pompeo Straobne (Ascoli) e l'episodio del giovane Pultone a Penne.
La città romana e l'archeologia Sempre seguendo il PalmaN. Palma, Storia ecclesiastica e civile..., Vol. I, p. 24, l'orografia urbana di Interamnia abbracciava i quartieri medievali di San Leonardo e Santa Maria a Bitetto, e tutto il piano fuori Porta Reale, come confermano gli scavi della domus nel Largo Madonna delle Grazie. Seguendo anche le descrizioni di Muzio de Muzii, le mura racchiudevano: Ponente: Largo della Cittadella, Episcopio, Duomo, Seminario. Mezzogiorno: Largo Santo Spirito, Porta San Giuseppe, area abitativa prospiciente il fiume Tordino, la costa che circonda Piazza del Carmine verso Porta Reale. Settentrione: Orto del convento dei Frati Minori Osservanti, ingresso al Corso di Porta Romana. Nord-Est: via sul pendio del Vezzola (Circonvallazione Ragusa - Porta delle Recluse) - Porta Santo Stefano.
Diversi sono stati, sin dall'epoca di Muzio de Muzii (1595) i ritrovamenti archeologici, fino agli scavi degli anni '90 del Novecento. All'epoca del Muzii fu ritrovato un pavimento mosaicato a fioroni, ossia il Mosaico di Bacco in via dei Mille, mentre dalla fornace costruita sopra la domus di Porta Reale, vennero effettuati ritrovamenti nell'area Madonna delle Grazie, che all'epoca era il Campo della Fiera. Altri ritrovamenti ci furono nel 1544 a Casa de Tuzii, una colonna venne rinvenuta a Casa Durante-Mezzuccelli (1586), mentre nel 1534 nel chiostro di San Francesco d'Assisi venivano trovate tavolette. Altri importanti ritrovamenti vennero fatti nei fondaci di Casa Urbani, e in quelli delle vecchie carceri sul Corso Cerulli, dove venne edificato poi il Palazzo Savini, vale a dire la domus col Mosaico del Leone.Le famiglie romane documentate a Teramo i Livinea, i Cassia, Herennia, i Sulpicia, i Mussidia, che si distinsero militarmente al fianco di Marco Antonio, Ottaviano e Vespasiano.