Pianista classico e jazzista, è stato uno dei maggiori autori e interpreti della canzone napoletana e della musica leggera italiana nel periodo collocabile tra il secondo dopoguerra e la fine degli anni novanta, avendo fuso i ritmi della tarantella con melodie africane e americane e creato una forma di macchietta, ballabile e adeguata ai tempi. Tra i suoi maggiori successi si ricordano: Torero, Caravan petrol, Tu vuo' fa' l'americano, Mambo Italiano, 'O sarracino, Maruzzella e Pigliate 'na pastiglia. Carosone è stato anche uno dei due cantanti italiani (l'altro è stato Domenico Modugno) ad aver venduto dischi negli Stati Uniti senza inciderli in inglese,è stato fino a oggi l'unico italiano a stare per ben tre volte in cima alle classifiche negli Stati Uniti.
Biografia L'infanzia e gli inizi
Renato Carosone (per l'anagrafe Carusone) nacque il 3 gennaio 1920 a Napoli, in vico dei Tornieri, a due passi da piazza del Mercato, da Antonio e da Carolina Daino, primo di altri due fratelli, Olga e Ottavio. Manifestò prestissimo la sua schietta passione per la musica cominciando a suonare un vecchio pianoforte della madre, scomparsa prematuramente nel 1927. Per volontà del padre, impiegato al botteghino del Teatro Mercadante e suonatore dilettante di mandolino, iniziò a studiare sotto la guida del maestro Orfeo Albanese, fratello del famoso soprano Licia. Quando nel 1929 questi si trasferì in Argentina, Renato fu affidato al grande maestro Vincenzo Romaniello e, alla sua morte, nel 1932, alla sua prima allieva Celeste Capuana, sorella del celebre direttore d'orchestra Franco.
Quattordicenne, scrisse Triki-trak, la sua prima composizione per pianoforte, e l'11 maggio 1935 fu scritturato dal teatrino dell'Opera dei Pupi di don Ciro Perna detto 'o scudiero, il quale gli offrì cinque lire a serata per fornire la colonna sonora alle battaglie di Orlando e Rinaldo. Per l'entrata in campo dei guerrieri cristiani scelse la marcia della Carmen, per i saraceni quella dellAida, per gli scontri armati delle due fazioni il galoppo del Guglielmo Tell. In seguito, lavorò presso la casa editrice E. A. Mario come "ripassatore", insegnando cioè le nuove canzoni ai cantanti, e nel 1937, a soli diciassette anni, si diplomò in pianoforte con Alberto Curci presso il Conservatorio di San Pietro a Majella.
L'esperienza africana Nello stesso anno fu scritturato da una compagnia di arte varia diretta dal capocomico Aldo Russo, con la quale si imbarcò il 27 luglio per l'Africa Orientale Italiana. Dopo dieci giorni di viaggio sul piroscafo Tevere, il 7 agosto la compagnia sbarcò a Massaua, in Eritrea, dove era attesa in un ristorante-teatro gestito da un vecchio coloniale, Mario Auritano, "Da Mario" appunto, frequentato da lavoratori italiani. Questi, che desideravano ascoltare musica italiana, sfortunatamente per la compagnia erano quasi tutti del Nord Italia e non comprendevano la parlata napoletana né apprezzavano il repertorio di Carosone (la cui paga era di centoventi lire a spettacolo) e, puntualmente, dopo mezz'ora ritornavano al botteghino per farsi rimborsare. Dopo neanche una settimana, Aldo Russo decise di sciogliere la compagnia e di tornare a Napoli, offrendo però a chi avesse voluto restare la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno dalla questura, risparmiando così i soldi del viaggio di ritorno. Tornarono tutti in Italia, all'infuori delle ballerine, richiestissime, e di Carosone, che si spinse ad Asmara, a più di duemilacinquecento metri d'altitudine, dove riprese a suonare il pianoforte nell'orchestra diretta da Gigi Ferracioli al Circolo Italia. Qui si innamorò di una delle ballerine di maggiore spicco, Italia Levidi detta Lita, veneziana di nascita. I suoi sentimenti furono ricambiati e i due si sposarono a Massaua il 2 gennaio 1938. Contrariamente a quanto era noto in precedenza, la vera storia del figlio Giuseppe, detto Pino, futuro ingegnere elettronico, è stata raccontata recentemente da lui stesso: era nato da Lita cinque anni prima del matrimonio, in un'epoca in cui essere una ragazza madre era uno scandalo e sposarla uno scandalo ancora maggiore. Renato decise di adottare il bambino e di registrare la sua nascita in Italia con il cognome Carusone un anno e mezzo dopo il matrimonio con Lita, al fine di regalare al bambino una famiglia e una vita migliore. Poco dopo, il giovane musicista dovette trasferirsi ad Addis Abeba, dove passò alcuni mesi come direttore d'orchestra all'Aquila Bianca. Nel giugno del 1940, allo scoppio della seconda guerra mondiale, fu chiamato alle armi e venne inviato al fronte della Somalia italiana.
Occupata dopo un anno Addis Abeba dalle truppe britanniche, Renato tornò con la sua fisarmonica ad Asmara, dove il cugino Antonio era direttore del Teatro Odeon. Gli fu affidata la direzione musicale del teatro e dell'annesso night club. In repertorio c'erano tutti i più famosi pezzi da ballo americani, da Night and Day a Begin the Beguine, da Blue Moon a Tea for Two. I clienti erano tutti militari, che volevano solo dimenticare per qualche ora la guerra e la lontananza da casa. In breve tempo Carosone riuscì a farsi notare, costruendosi un invidiabile bagaglio di esperienze. Il 28 luglio 1946, alla fine della guerra, si imbarcò su una nave greca, la Dorotea Paxos, e tornò in Italia, a Brindisi, insieme con la moglie Lita e il figlio Pino.
Il Trio Carosone Dopo tre anni passati in piccole formazioni di orchestre da ballo tra Napoli e Roma, in locali come il Colibrì e il Bernini, Carosone fu invitato a formare un trio per un nuovo locale a Napoli, lo Shaker Club. La data dell'inaugurazione era prevista per il 28 ottobre 1949. Agli inizi di settembre Renato ingaggiò il chitarrista olandese Peter Van Wood, che aveva introdotto, per la prima volta nella storia della musica, la pedaliera alla chitarra con i relativi effetti elettronici. Il giorno del debutto si presentò, alle ore 16:30, all'hotel Miramare, dove Carosone stava provando con Van Wood, il batterista-fantasista napoletano Gegè Di Giacomo, nipote del celebre poeta Salvatore, il quale arrivò senza batteria, dicendo che l'aveva portata a cromare. Carosone e Van Wood, contrariati, cominciarono a dubitare della validità di Gegè, che intuì tutto e per fugare ogni dubbio improvvisò una batteria casalinga: una sedia di legno, un vassoio, tre bicchieri di diversa grandezza e tonalità, due pioli e un fischietto. Questa fu la prima prova del Trio Carosone, che, sulle note bene augurali di Music! Music! Music!, ottenne subito un clamoroso successo, e una sera, grazie alla strana richiesta di un ricco commerciante di tessuti presente tra il pubblico, il trio eseguì con ritmo più veloce il brano Lo sceicco e nacque così il loro stile inconfondibile.
Tuttavia, Carosone fu bocciato al primo provino con la Fonit. Un importante impresario svizzero titolare di una catena di locali notturni assicurò: "Trovatevi un mestiere serio, lasciate perdere". Per fortuna, però, Sergio Bruni gli presentò Nino Oliviero, autore di successo e direttore artistico della Pathé, il quale ascoltò i tre, li esaminò e decise di scommettere su di loro, mettendoli sotto contratto e facendogli incidere nel 1950 un primo 78 giri, Oh! Susanna/Scalinatella, per duecentomila lire di compenso, pubblicato a gennaio 1951. L'eco di questo successo portò il trio all'inaugurazione di un locale a Roma, l'Open Gate, e di un night a Capri, La canzone del mare.
L'allargamento della formazione
Quando nel 1952 l'olandese Van Wood lasciò il trio per trasferirsi a New York e continuare la propria carriera come solista, Carosone e Gegè ricostituirono il complesso, che divenne dapprima un quartetto quando entrarono a farne parte, per un breve periodo, il chitarrista Elek Bacsik e il cantante Ray Martino, il quale incise sia melodie napoletane come Luna rossa e 'Nu quarto 'e luna, che pezzi umoristici come Papaveri e papere e Buona Pasqua. La prima trasformazione avvenne all'inizio del 1953 con l'entrata in scena del chitarrista Franco Cerri e del cantante Claudio Bernardini. In seguito, Piero Giorgetti entrò nel complesso al posto di Claudio Bernardini, che continuò la carriera in altre formazioni. Il gruppo si assestò definitivamente con l'aggiunta di Alberto Pizzigoni alla chitarra e di Riccardo Rauchi al sassofono e clarinetto.
Il 3 gennaio 1954, alle tre del pomeriggio, Carosone si presentò agli italiani attraverso il piccolo schermo, che aveva appena quattro ore di vita, con il primo programma musicale, L'orchestra delle 15. Lui e i suoi compagni furono i primi musicisti ad apparire in televisione.
Al Festival di Sanremo di quell'anno si piazzò terza ...e la barca tornò sola, nell'interpretazione di Gino Latilla e di Franco Ricci. Carosone rimase colpito dal tono funesto della canzone e, pochi mesi dopo, la ripropose al pubblico televisivo in modo esilarante. Fu così che la tragedia marittima partorita da Fiorelli e Ruccione si trasformò in irresistibile parodia. L'effetto comico venne affidato alle parole di Gegè, che sottolineava con un noncurante "e a me che me ne importa" ogni strofa del melodrammatico testo cantato da Giorgetti, e a quelle di un coretto di vocette stridule e canzonatorie, ottenute variando la velocità del nastro registrato, che intonava: "Mare crudele, mare crudele, mare crudele!". Il colpo di grazia furono i melodiosi gargarismi di Giorgetti a parodiare uno struggente mandolino.
I primi successi Il primo successo commerciale dell'artista napoletano fu Maruzzella, composta da Carosone su testo di Enzo Bonagura in quello stesso anno. Accanto a Maruzzella, Carosone pescò tra i successi della musica napoletana di quegli anni e li fece suoi, arrangiandoli secondo il proprio gusto. Tra questi ci furono Malafemmena di Totò, Scapricciatiello, lanciata da Aurelio Fierro alla Piedigrotta Bideri del 1954, e Anema e core, che una notte del 1955, a Napoli, per esaudire il desiderio di un cliente, Carosone presentò con la propria voce. A queste, si aggiunsero La donna riccia di Domenico Modugno, arricchita da una serie di vocine metalliche (già presenti ne ...e la barca tornò sola), Eh, cumpari!, Ufemia, La pansè, cantata da Di Giacomo (prima posizione nei Paesi Bassi per quindici settimane), ed Eternamente (o Arlecchinata), trasposizione carosoniana del brano Limelight, tratto dalla colonna sonora del film Luci della ribalta di Charlie Chaplin. Alcuni di questi pezzi fecero parte di Carosello Carosone nº 1, il primo 33 giri del complesso. Di questo periodo furono anche una canzoncina ironica, 'Stu fungo cinese, scritta in coppia con Danpa, e un pezzo strumentale, Pianofortissimo, due brani che vennero inseriti nel secondo long playing della formazione.