Recoaro Terme (Recoaro in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Vicenza, situato nell'alta Valle dell'Agno, sul fondo di una conca (nota anche come Conca di Smeraldo) a 445 metri sul livello del mare, ai piedi delle Piccole Dolomiti.

Recoaro è celebre per le proprie acque minerali: l'oligominerale Lora è commercializzata, mentre le altre acque minerali sono utilizzate nelle terme delle Fonti Centrali dalla loro scoperta nel 1689. Geografia fisica Il comune ha un'estensione piuttosto vasta, di poco più di 60 chilometri quadrati e comprende l'arco disegnato dalle Piccole Dolomiti e la conca sottostante formata dall'alta Valle dell'Agno. A ovest e a nord-ovest confina rispettivamente con i comuni trentini di Ala e Vallarsa, da nord ad est con l'alta Val Leogra (comuni di Valli del Pasubio e Torrebelvicino), a sud-est con il comune di Valdagno, a sud con la Valle del Chiampo (comuni di Crespadoro e di Altissimo) e a sud-ovest con la Provincia di Verona (comune di Selva di Progno).

Al Passo delle Tre Croci, più noto localmente come Passo della Lora, vi è il confine fra le province di Vicenza, Trento e Verona.

La principale via di accesso è l'ex statale 246 che provenendo da sud percorre l'intera valle, collegandosi poi alla Val Leogra in territorio recoarese attraverso il valico del Passo Xon.

Territorio La natura calcarea delle rocce del luogo, insieme alla posizione geografica (le Prealpi vicentine sono i primi rilievi montuosi che si incontrano provenendo dal mare) che determina un'elevatissima piovosità (la più alta del Veneto con oltre annui di media) determinano una grande ricchezza che è l'acqua minerale. Numerose sono le sorgenti e le fonti su tutto il territorio comunale.

Il territorio comunale è inoltre molto ricco dal punto di vista geologico, con una vastità di differenti tipi di rocce affioranti che furono di spunto al geologo veronese Giovanni Arduino per la suddivisione in ere geologiche ancora oggi usate. In particolare a Recoaro affiora la fillade quarzifera (detta in dialetto locale lardàro o ardàro), roccia metamorfica, molto friabile, che costituiva un'antichissima catena montuosa.

Nella zona è possibile praticare vari tipi di sport: il parapendio presso il passo di Campogrosso, gli sport invernali (sci alpino, sci di fondo) presso Recoaro Mille e la mountain-bike, grazie alla notevole rete di strade asfaltate, sterrate, mulattiere e sentieri che il territorio comunale offre. Inoltre è possibile praticare l'alpinismo e l'arrampicata sportiva nelle Piccole Dolomiti.

Clima

Durante il periodo primaverile del 2008 Recoaro si è dimostrata la località più piovosa del Veneto.

Caratteristica del clima della Conca di Smeraldo è infatti un'alta piovosità in autunno e in primavera, nonché forti piovaschi e temporali durante l'estate, soprattutto nel tardo pomeriggio o sera. Gli inverni sono piuttosto rigidi, anche se le precipitazioni nevose nel fondovalle possono anche essere molto scarse.

Origini del nome

Storia La zona di Recoaro venne abitata nel corso del XIII secolo da dei coloni germanici: il primo documento ufficiale che nomina la "villa" di Rovegliana risale al 1262. La frazione fu inizialmente il centro principale della conca, data la posizione favorevole, esposta al sole, rialzata sulle colline, mentre il capoluogo, pur abitato, si sviluppò in seguito.

Nel XIV secolo la zona del vicentino fu sottoposta alle signorie prima degli Scaligeri e quindi dei Visconti, finché nel XV secolo non subentrò la Repubblica di Venezia, che mantenne il proprio predominio fino al XVIII secolo. Tracce della dominazione veneziana si possono trovare nel leone di San Marco, originariamente posto a Rovegliana e oggi conservato in municipio, e in tracce di disboscamento nella zona di Recoaro Mille.

Importante fatto nella storia di Recoaro fu la scoperta delle acque minerali nel 1689, ad opera del conte Lelio Piovene (da cui la sorgente prese il nome di Lelia). Nel Settecento Recoaro conobbe un primo sviluppo a causa del termalismo,Giovanni Soster nel testo Memorie storiche documentate del distretto di Valdagno attesta nel 1733 violenti liti per l'utilizzo dell'acqua. ma fu solo nell'Ottocento che il paese ebbe una vera e propria crescita legata allo sfruttamento curativo delle acque. Nel frattempo, seguendo le sorti del Lombardo-Veneto, al crollo della Serenissima il territorio comunale era passato all'Impero Asburgico, sotto la cui giurisdizione rimase fino al 1866.

Nonostante lo sfruttamento delle acque termali e lo sviluppo turistico (con medie di visitatori all'anno nell'Ottocento e di nei primi del Novecento), la maggioranza della popolazione viveva ancora di un'agricoltura di sussistenza, molto povera a causa dell'ambiente montano.

Solo lo sfruttamento commerciale dell'acqua minerale tramite lo stabilimento di imbottigliamento fra le due guerre mondiali pose le basi per uno sviluppo economico che ebbe il suo apice nel secondo dopoguerra.

Durante la seconda guerra mondiale Recoaro fu anche sede del comando nazista del gruppo d'armate C, sotto la guida del feldmaresciallo Albert Kesselring, sostituito dal generale colonnello Heinrich von Vietinghoff nel marzo 1945. Le truppe tedesche occuparono molti edifici, fra cui anche le Fonti, che vennero bombardate dagli Alleati il 20 aprile 1945. L'attacco rase al suolo il complesso termale e decretò la resa degli occupanti e la fine nel territorio della Seconda Guerra Mondiale.

Nel 1952 fu avviata la seggiovia che dal centro del paese porta alle località di sport invernali; rimasta aperta fino al 1990, fu sostituita nel 1995 con una nuova e moderna cabinovia.

La stagione sciistica del 1967 fu inaugurata con la nuova seggiovia che collega Recoaro Mille con le discese di Monte Falcone.

Nel 1950 a opera dell'architetto Giuseppe Vaccaro fu edificata la chiesa arcipretale dedicata a sant'Antonio Abate.

Simboli

Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con DPR del 10 febbraio 1986.

L'immagine raffigura un gallo nell'atto del cantare, appoggiato su tre cime, avente come sfondo un cielo con tre stelle male ordinate. Il simbolo fu scelto nel 1654 dal primo arciprete di Recoaro, don Paolo Fracasso che lo fece affiggere nel muro a nord della casa canonica con alcuni versi rimati:

"Il gallo vigilante in questa parte come l'Augello di Marte Fu da Paolo Fracasso scielto dell'Alpi a custodire il Passo."

Con l'avvento della dominazione austriaca l'aquila bicipite degli Asburgo prese il posto dello stemma, che fu proibito fino al 1866.

La riproduzione in ferro elettrosaldato del simbolo del paese, dal 24 febbraio 1980 apre la sfilata della Chiamata di marzo. La costruzione fu eseguita da Dino Orsato e Bruno Pellizzari nell'officina di una ditta del paese.

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Il gonfalone è un drappo troncato di giallo e di rosso.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

La parrocchiale di Sant'Antonio abate, fu costruita nell'immediato dopoguerra (1949-1951) dall'architetto Giuseppe Vaccaro. Contiene il mosaico della Crocifissione di Guido Cadorin, che sormonta l'altare; alla sua sinistra lIncoronazione di Maria dell'artista Marcello Mascherini. Le statue lignee dellAnnunciazione e della Crocifissione sono state intagliate da Bruno Vedovato e una significativa Via Crucis in terracotta è di Luciano Minguzzi. Infine attribuite a Giorgio Scalco sono l'ampia vetrata colorata vicina al pulpito, l'affresco a fianco del presbiterio e i tre dipinti posti sulla navata laterale.

Le due più antiche chiese della conca sono quella di Santa Giuliana, sul colle omonimo, e di San Bernardo, entrambi risalenti al XIV secolo. In particolare i recoaresi sono molto devoti a santa Giuliana, a cui sono più volte ricorsi nel corso dei secoli con voti per scampare alle pestilenze o alle guerre.

Capitelli votivi Il capitello votivo fa parte della tradizione del territorio e se ne possono contare 128 in tutto il territorio recoarese.

La località Camonda ha un particolare capitello situato al passo omonimo. È infatti un capitello-rifugio, la cui funzione non è solo quella di esprimere una manifestazione di pietà popolare, ma anche di offrire un ricovero per i viandanti. Ancora nei primi anni del secolo scorso non esisteva una carrabile, ma un sentiero che collegava le valli dell'Agno e del Leogra e il capitello poteva offrire a chi era di passaggio una protezione temporanea prima della discesa a valle verso Torrebelvicino o Recoaro; il capitello è stato restaurato nel XX secolo.

Architetture civili

Il villino Tonello (1863-1866), detto Villa Margherita perché vi soggiornò la regina d'Italia Margherita con l'erede al trono Vittorio Emanuele nell'estate 1879, fu progettato dall'architetto vicentino Antonio Caregaro Negrin. La villa rappresenta un significativo esempio di edificio in stile tardo eclettico. L'edificio è composto da un complesso gioco di solidi con un basamento lapideo che lo rialza interamente dal terreno. Tutte le aperture dell'edificio hanno una cornice neo-rinascimentale con arco a tutto sesto su pilastri. Molti sono gli elementi decorativi in stucco bianco, floreali e geometrici che contrastano con il color ocra dell'edificio. Una torretta ottagonale svetta dal corpo centrale con funzione di belvedere. L'arredamento interno in marmi pregiati e legno, oggi perduto, fu studiato nei minimi dettagli da Antonio Caregaro Negrin.

Lo stabilimento Balneo-idroterapico delle Fonti Centrali (1873-1876) fu sempre progettato dall’architetto Antonio Caregaro Negrin secondo le migliori tecnologie dell’epoca per poter gareggiare con i centri termali più esclusivi d'Europa. Lo stabilimento, nato per esigenze di funzionalità, venne comunque curato dall'architetto con attenzione a dettagli di pura eleganza. L'edificio su più livelli ha verso il piazzale delle Terme un corpo allungato con una parte centrale più elevata come le ville rinascimentali. Tutto il parco all'intorno venne riprogettato con arredi d’epoca cosicché l'aspro paesaggio, illeggiadrito dalle forme della nuova architettura, assunse un carattere romantico. L'edificio fu gravemente danneggiato nel bombardamento del 1945 e poi ricostruito senza la parte elevata centrale.Bernardetta Ricatti, Antonio Caregaro Negrin e le terme di Recoaro, in Antichità viva, 18 maggio 1979, pp. 48-58.

Il centro di Recoaro Terme è parzialmente caratterizzato dallo stile Liberty, anche se permangono dei bellissimi esempi di stile eclettico veneto, come si può ammirare all'Hotel Trettenero (soprattutto nel cortile interno e nella grande sala ristorante). Molte delle facciate degli edifici delle vie principali erano dipinte con motivi floreali che in parte sono ancora visibili. A seguito dei lavori del PNRR del bando borghi, molti privati hanno restaurato o completamente ricreato le facciate per avere uno stile complessivo del centro storico più coerente, in linea con quanto prescritto dal progetto.

Aree naturali L'ambiente naturale è forse il maggior patrimonio di Recoaro, circondato dalle Piccole Dolomiti, montagne molto interessanti dal punto di vista alpinistico ed escursionistico, che offrono la possibilità sia della gita domenicale, sia di itinerari impegnativi.

Società Evoluzione demografica

Agli inizi del XIX secolo Recoaro sfiorava i abitanti, tuttavia vi fu un continuo calo dopo il 1808 e solo nel 1822 si raggiunse tale cifra. Vi fu quindi uno sviluppo demografico che portò a raggiungere le unità negli anni quaranta dell'Ottocento. Negli ultimi decenni vi è stato uno spopolamento del territorio comunale, a causa della mancanza di posti di lavoro, con un'emigrazione verso la bassa valle.

Oggi la popolazione si concentra molto di più nel centro principale rispetto a quanto avvenisse fino alla prima metà del Novecento, in cui vi era ancora una grossa fetta di popolazione rurale.

Cultura

Eventi Chiamata di Marzo a Recoaro Terme.

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