La prima guerra macedonica (214 a.C..-205 a.C.) venne combattuta da Roma, dal 211 alleatasi con la Lega etolica e Attalo I di Pergamo, contro Filippo V di Macedonia, nel momento in cui era impegnata a combattere la seconda guerra punica (218 - 202 a.C.) contro Cartagine.

La Macedonia era il più forte stato ellenistico e vedeva con preoccupazione l'ingerenza romana sulla Lega Etolica e sulla Grecia in genere. Filippo temeva soprattutto l'espansione di Roma lungo le coste illiriche, cominciata con l'attacco alla regina Teuta e proseguita con la parziale conquista dell'Illiria, dove era dislocata una flotta romana, comandata prima da Marco Valerio Levino e poi da Publio Sulpicio Galba Massimo, anche per controllare i movimenti del re macedone.. Filippo V intervenne contro queste forze. Scoppiò così la prima guerra macedonica: da una parte Filippo V con l'alleata lega achea, dall'altra la lega etolica con il supporto romano.. Vennero coinvolte anche le diplomazie di Atene da una parte e di Rodi dall'altra.. La guerra non fu segnata da battaglie decisive e fu formalmente conclusa con la pace di Fenice, firmata nella città di Fenice nel 205 a.C. Essa segnò il definitivo ingresso di Roma nel mar Egeo e nella politica del Mediterraneo Orientale. Durante la guerra, i Macedoni cercarono di riprendere, senza successo, il controllo su alcune zone dell'Illiria e della Grecia, cosa che li avrebbe potuti indurre ad intervenire in aiuto del generale cartaginese Annibale, nel conflitto contro Roma.

Contesto storico

La circostanza che Roma fosse impegnata sul fronte della guerra cartaginese fornì a Filippo di Macedonia la possibilità di cercare di espandere i suoi possedimenti verso occidente; secondo lo storico greco Polibio, la decisione di Filippo fu influenzata, in maniera determinante, da Demetrio di Faro, pretendente al trono di Faro (l'odierna isola di Lesina).

Demetrio, che nel 229 a.C., al termine della prima guerra illirica, con la disfatta degli Illiri guidati dalla regina Teuta, era stato posto dai Romani come governatore della gran parte del territorio costiero dell'Illiria., nel 219 a.C. si era rifugiato alla corte di Filippo, dopo che i Romani lo ebbero sconfitto nella seconda guerra illirica..

Mentre la Macedonia era impegnata in una guerra contro l'Etolia, un messaggero comunicò a Filippo la notizia della vittoria di Annibale sui Romani nella battaglia del Lago Trasimeno nel giugno 217 a.C. In un primo momento il sovrano mostrò il messaggio solo a Demetrio, che, probabilmente vedendo la possibilità di riconquistare il regno perduto, gli consigliò di addivenire immediatamente ad una pace con gli Etoli, e di rivolgere la sua attenzione verso l'Italia e l'Illiria. Secondo Polibio, Demetrio

Filippo di Macedonia fu subito convinto da queste affermazioni di Demetrio..

La pace tra Filippo di Macedonia e l'Etolia I plenipotenziari macedoni ed etoli si incontrarono per firmare un accordo di pace. Polibio riporta il discorso di Agelaus in favore del trattato di pace:.

Filippo iniziò subito i negoziati con la Lega etolica, ed incontrò i rappresentanti della Lega sulla costa, nei pressi di Lepanto per concludere la pace dopo tre anni di guerra:.

Casus belli: l'alleanza con Cartagine (215 a.C.)

Dopo aver avuto la notizia della disastrosa disfatta nella battaglia di Canne subita dai Romani per mano di Annibale, il re macedone pensò di inviare degli ambasciatori al campo italico del generale, per negoziare un'alleanza. L'estate successiva alla sconfitta (nel 215 a.C.) gli inviati macedoni conclusero un trattato, il cui testo ci viene tramandato da Polibio. Annibale e Filippo si promettevano mutuo aiuto e difesa, e d'essere nemici dei nemici dell'altro, esclusi gli attuali alleati. Nel caso specifico, Filippo garantiva il proprio sostegno contro Roma ma, allo stesso tempo, Annibale aveva la possibilità di firmare la pace con Roma; in questo caso la pace avrebbe riguardato anche Filippo. Il trattato prevedeva infine che Roma fosse costretta a rinunciare al controllo delle città di Corcyra, Apollonia, Epidamnus (l'attuale Durazzo), Pharos, Dimale, Parthini, e Atintania, e di ripristinare il sistema di potere e di alleanze di Demetrio di Faro.

Il trattato, per come ci è stato tramandato da Polibio, non fa menzione di un possibile intervento in Italia da parte di Filippo, forse per la brutta figura rimediata da Filippo a Saseno, forse perché non era nel desiderio di Annibale.

Sulla via del ritorno in Macedonia, sia gli inviati di Filippo che quelli di Annibale furono catturati da Publio Valerio Flacco, comandante della flotta romana lungo la costa pugliese. In seguito venne scoperta una lettera di Annibale a Filippo, e così i termini del loro accordo..

L'alleanza del macedone con Cartagine aumentò l'apprensione a Roma che, posta sotto forte attacco da Annibale, vedeva inoltre man mano crollare il sistema di alleanze e di potere nel sud della penisola. Due ulteriori dozzine di navi da guerra vennero preparate ed inviate a raggiungere la flotta di Flacco, di stanza a Taranto, con l'ordine di tenere sotto controllo la costa italiana dell'Adriatico, cercare di capire le intenzioni di Filippo e, se fosse stato necessario, attraversare il mare per raggiungere la Macedonia, confinandolo nel suo stato.. Livio prima ci racconta che vennero preparate 20 navi e, insieme alle 5 che stavano trasportano gli agenti verso Roma, inviate a raggiungere la flotta di 25 altre navi di Flacco. Nello stesso passaggio, però, afferma che le navi partite da Ostia verso Taranto sono 30, parlandoci di una flotta totale di 55. , dice che il totale di 55 è un errore, citando anche Holleaux, 187, n. 1.

Forze in campo Macedoni: la flotta di Filippo

Filippo, nell'inverno tra il 217 e il 216 a.C., fece costruire alle sue maestranze una flotta di 100 navi da guerra, e addestrare gli uomini a remare; sempre secondo Polibio, era un'abitudine che quasi nessun altro re macedone aveva mai avuto.. Ma probabilmente al regno di Macedonia mancavano le risorse per costruire e mantenere una flotta necessaria ad affrontare i Romani.; . Secondo Polibio, Filippo non aveva alcuna speranza di battere i Romani in mare, per mancanza di esperienza.

Ad ogni modo, le imbarcazioni scelte furono dei lembi, le piccole e veloci navi da guerra dagli Illiri, capaci di trasportare cinquanta soldati oltre agli uomini ai remiWilkes, p. 157; ., con i quali potevano sperare di riuscire ad evitare la flotta romana, preoccupata, come avrebbe dovuto essere nelle speranze di Filippo, di combattere le truppe di Annibale, e comunque lontana, come in effetti era, nel porto di Marsala in Sicilia.

Nel periodo appena successivo, Filippo aveva espanso i confini del suo stato verso occidente, fino alle valli solcate dai fiumi Apsus e Genusus (l'odierno Shkumbini in Albania), ai confini con l'Illiria., con l'idea di conquistarne prima le coste, in seguito i territori tra le coste e la Macedonia, e usarli come base per inviare rapidamente rinforzi alle truppe in Italia.. All'inizio dell'estate, la flotta e il sovrano lasciarono la Macedonia, navigarono attraverso l'Euripe, circumnavigarono capo Malea, per gettare poi l'ancora tra Cefalonia e Leucade, in attesa di sapere dove fosse localizzata la flotta romana; avuta notizia che le navi erano ancora alla loro base di Lilybaeum (l'odierna Marsala), in Sicilia, partirono alla volta di Apollonia.

Mentre la flotta costeggiava la città di Saseno, a Filippo giunse voce che alcune galere romane avevano la loro stessa destinazione; preoccupato che l'intera forza navale romana, e non solo pochi esemplari, lo stesse seguendo, diede ordine di invertire la rotta e fare ritorno a Cefalonia. Polibio ci parla di panico e disordine, descrivendo la ritirata precipitosa, e ci dice che i romani avevano in effetti inviato solo 10 navi. Questa piccola squadra aveva causato un allarme smisurato, e in questo modo Filippo aveva perduto un'ottima opportunità per raggiungere l'obbiettivo in Illiria, ritornando invece in Macedonia, in effetti senza gravi perdite, ma con notevole disonore..

Fasi della guerra Scoppio della guerra in Illiria (214 - 212 a.C.)

Nella tarda estate del 214 a.C., Filippo tentò una nuova invasione dell'Illiria via mare, con una flotta di 125 lembi biremi. Egli prima assediò Apollonia, poi risalì l'Aoo (l'odierno fiume Voiussa), e arrivò ad attaccare anche Oricum, che occupò senza incontrare difficoltà, poiché era priva di mura difensive e di soldati.; Walbank, p. 75.

I Romani, già dall'anno precedente (215 a.C.), avevano rafforzato la flotta a Brundisium per poter continuare a controllare i movimenti di Filippo, con l'aiuto di una legione, il tutto posto sotto il comando del propretore Marco Valerio Levino.. Quando da Oricum arrivarono le notizie degli avvenimenti in Illiria, Levino partì con la flotta e l'esercito alla volta di Oricum, riuscendo, dopo un breve combattimento contro il presidio lasciato da Filippo V, a conquistare la città..

Tito Livio racconta che Levino, alla notizia dell'assedio di Apollonia da parte delle truppe macedoni, inviò prontamente uomini, comandati da Quinto Nevio Crista., contestato da . Evitando l'esercito di Filippo, Crista fu in grado di entrare in città di notte, inosservato;. la notte successiva, prendendo l'armata macedone di sorpresa, attaccò e fece una grande strage nel campo nemico. Lo stesso Filippo riuscì a sfuggire alla cattura, quasi seminudo;. quindi raggiunse i monti nell'entroterra e rientrò in Macedonia, dopo aver fatto bruciare la sua flotta e lasciando poco meno di dei suoi uomini, tra catturati e uccisi, con tutti gli averi e le armi dell'esercito (queste ultime vennero lasciate ad Apollonia). Levino passò l'inverno con le truppe ad Oricum..

Bloccato per due volte nei suoi tentativi di invasione dell'Illiria via mare, e ora bloccato dalla flotta di Levino, Filippo nei due anni successivi (213 - 212 a.C.) cercò di avanzare in Illiria via terra, mantenendosi in ogni modo lontano dalla costa; riuscì in questa maniera a prendere le città di Atintania e Dimale, sottomettendo le tribù illiriche dei Dassareti e dei Parthini e infine anche i più meridionali Ardiei.; .

Filippo riuscì infine a conquistare un accesso all'Adriatico catturando la città di Lissus e la sua cittadella, ritenuta inespugnabile, fatto che causò l'immediata resa dei territori confinanti,.. Verosimilmente questo servì a rinvigorire le speranze del sovrano di riuscire a portare a termine la programmata invasione dell'Italia., anche se la perdita della flotta subita ad Oricum, avrebbe significato per Filippo dover ricorrere all'aiuto dei Cartaginesi per qualsiasi attraversamento dell'Adriatico, rendendo così la prospettiva di un'invasione decisamente meno attraente o possibile.

Roma cerca alleati in Grecia (212 - 211 a.C.)

Allo scopo di impedire ai macedoni di aiutare Cartagine, sia sul territorio italiano che altrove, Roma cominciò a cercare degli alleati in Grecia.

Levino aveva iniziato ad esplorare la possibilità di allearsi con la Lega etolica fin dal 212 a.C.; .. Gli Etoli, stanchi della guerra, avevano firmato la pace di Naupatto con Filippo nel 217 a.C., ma, solo cinque anni dopo, la fazione favorevole alla guerra riguadagnava terreno, e la popolazione era di nuovo pronta a prendere in considerazione l'armarsi contro lo storico nemico macedone.