Durante la sua carriera calcistica ha giocato per 15 club in 6 paesi diversi, Argentina, Italia, Svizzera, Brasile, Cile e Messico.

Biografia Nato in una famiglia composta da otto fratelli, con lontane origini lombarde da parte paterna, rimane orfano del padre in tenera età, dovendosi adattare fin da giovane a esercitare umili mestieri per aiutare la famiglia. Mormone praticante, condusse di conseguenza uno stile di vita particolarmente rigido: niente sesso prima del matrimonio, niente alcool e niente fumo, dichiarando in seguito di non essere più un praticante. Fin da piccolo è tifoso del .

All'epoca della sua militanza nel Como, trova una casa sul lago, andando ad abitare assieme alla moglie Mariana Pagnucco, argentina con origini italiane, precisamente con antenati di Udine. In seguito ha vissuto a Santiago con la famiglia. Nonostante la breve esperienza italiana, Borghi instaura buoni rapporti con alcuni compagni al Milan, tra i quali Filippo Galli, tanto da chiamare il suo secondo figlio Filippo; la primogenita si chiama invece Dominique. Durante le trasferte, sia di campionato sia di coppa, preferisce andare in auto piuttosto che viaggiare in aereo.

Caratteristiche tecniche Giocatore

Calciatore talentuoso, centrocampista offensivo, fantasista, regista d'attacco o anche attaccante, divenuto famoso grazie alla rabona (in un'intervista dichiarò di eseguirla perché, non sapendo calciare con il sinistro, solo questa mossa gli consentiva di sfruttare quel piede), è stato definito «il Picasso del calcio» da Michel Platini nonché uno dei primi «eredi di Maradona» – etichetta che secondo lo stesso Borghi lo ha calcisticamente danneggiato – dopo l'Intercontinentale 1985, quando diventa un pupillo del presidente del Milan, Silvio Berlusconi. Era soprannominato El Bichi.

Dopo aver notato, durante un allenamento, la sua abilità nei colpi di testa, il suo compagno dell'Huracán Héctor Cúper gli consiglia di andare a saltare nei calci d'angolo, ma Borghi gli risponde che preferisce giocare a calcio coi piedi.

Giocatore lento, Borghi era poco incline agli allenamenti svolti dall'allenatore Arrigo Sacchi, ritenendo che fossero troppo duri e addirittura inutili, tant'è che durante uno di questi chiede al tecnico: «perché correre per 5.000 metri se un campo da calcio è di 100 metri?» Al termine della carriera, dopo che Sacchi aveva vinto tutto, Borghi si ricrede, dando ragione agli insegnamenti dell'allenatore italiano, e apprendendo da lui sia per quanto riguarda la carriera in panchina sia per quella da professore universitario.

Allenatore Tecnico votato al calcio offensivo, predilige il 3-4-2-1.

Carriera Giocatore Club

Borghi iniziò la sua carriera come centrocampista offensivo nell', all'inizio degli anni 1980, raccogliendo l'eredità di Maradona.

Giocò probabilmente la sua miglior partita durante la finale di Coppa Intercontinentale 1985 tra Argentinos Juniors e , tanto che nell'occasione Michel Platini lo definì «il Picasso del calcio», non riuscendo però a portare la sua squadra al successo. Quella prestazione colpì positivamente il presidente del , Silvio Berlusconi, il quale lo comprò nel 1987 per 3,5 miliardi di lire, ma il giocatore dovette necessariamente essere ceduto in prestito al , dato che all'epoca in Serie A ciascuna squadra non poteva avere in rosa più di due stranieri, e in forza ai rossoneri vi erano già gli olandesi Gullit e van Basten.

Coi lariani guidati prima da Aldo Agroppi e poi da Tarcisio Burgnich, nonostante le grandi aspettative create attorno a lui, Borghi giocò molto poco, solo 7 presenze senza segnare alcun gol, costretto alla concorrenza del regista ventenne Notaristefano e venendo rispedito a Milano senza troppi rimpianti. Durante il suo periodo comasco, Borghi fu spesso contattato telefonicamente da Berlusconi. Anni dopo, Borghi descrisse la sua esperienza in biancoblù, in particolare coi tecnici Agroppi e Burgnich, come: «l'anticalcio, due che pensavano a dirmi cosa non fare in campo, ma non a cosa fare».

L'anno successivo, con l'apertura al terzo straniero, Berlusconi intendeva riportarlo al Milan, ma alla fine accontentò l'allenatore Arrigo Sacchi il quale aveva richiesto un altro olandese, Rijkaard. Nonostante l'agente dell'argentino, Felix Latronico, gli avesse consigliato di ottenere i favori di Sacchi per provare a restare come terzo straniero, Borghi ritornò in patria nel 1988, per poi giocare per altre squadre sudamericane. Solo quando giocò in Cile mostrò ancora le doti che lo avevano contraddistinto da giovane, vincendo la Recopa Sudamericana e la Coppa Interamericana con il nel 1992. Si ritira nel 1998, a 34 anni, in seguito a un infortunio al ginocchio.

Nazionale

Considerato una giovane promessa, furono riposte molte speranze su di lui quando fu convocato in nazionale per il in Messico: tuttavia non brillò durante quella competizione (vinta proprio dallAlbiceleste), e in seguito non fu più selezionato nell'Argentina.

Allenatore Dopo il ritiro, Borghi iniziò ad allenare in Cile. Dopo aver guidato l' dal 2002 al 2003, trascinandolo dalla zona retrocessione al quarto posto in campionato, nel 2006 ha preso in mano la panchina del , con cui ha subito vinto il campionato di Apertura e di Clausura, e con cui è arrivato in finale di Copa Sudamericana. In seguito a questi risultati, nello stesso anno è stato nominato allenatore sudamericano dell'anno. Il 26 marzo 2008 Borghi ha lasciato la panchina del club cileno.

È ritornato così in Argentina dov'è stato brevemente allenatore dell' dal giugno all'ottobre 2008, quando si è dimesso a seguito della sconfitta con l'. Dal 2009 al 2010 ha allenato l', con cui ha vinto il Clausura 2010. Il 20 maggio 2010 è diventato l'allenatore del , incarico da cui si è dimesso il 16 novembre 2010 in seguito alla sconfitta nel Superclásico contro i rivali del .

Il 24 febbraio 2011 è stato nominato commissario tecnico del al posto di Marcelo Bielsa. Nel settembre 2012 è squalificato per 5 incontri internazionali dalla FIFA, dopo esser stato espulso in seguito a delle divergenze con l'arbitro di -Cile (0-2). Il 14 novembre 2012, in seguito alla sconfitta per 1-3 subìta contro la , viene rimosso dall'incarico di selezionatore della nazionale cilena.

Ritorna sulla panchina dell'Argentinos Jrs a fine dicembre 2013, cercando di salvare il club dalla retrocessione. Durante il suo secondo ciclo nel Bicho, Borghi si avvale della collaborazione di Diego Placente che entra nel suo staff tecnico a febbraio, ma rassegna le dimissioni dall'incarico il 27 ottobre 2014. Il suo ultimo incarico da allenatore é all', in Ecuador; rassegna le dimissioni il 27 marzo 2016 poche settimane dopo l'ingaggio, con la squadra in crisi in campionato e in Coppa Libertadores, a seguito di una sconfitta per 5-0 contro il Barcelona Sporting Club.

In Cile è stato titolare di una cattedra all'Università Cattolica di Santiago, dove insegna calcio, storia, moduli e regole affiancato da Hugo Rubio. Prima di allenare, Borghi ha tentato l'esperienza da procuratore di calciatori assieme allo stesso Rubio, decidendo di lasciare la professione a causa della sua inattitudine alle pubbliche relazioni e per via del fatto che non c'era tanto mercato, poiché «i migliori giocatori cileni sono già in Italia».

Statistiche Cronologia presenze e reti in nazionale

Palmarès

Giocatore Club Competizioni nazionali

Argentinos Jrs: Metropolitano 1984, Nacional 1985

Competizioni internazionali

Argentinos Jrs: 1985

Argentinos Juniors: 1985 Colo-Colo: 1992

Colo-Colo: 1992

Nazionale

Allenatore Club

Colo-Colo: Apertura 2006, Clausura 2006, Apertura 2007, Clausura 2007

Argentinos Jrs: Clausura 2010

Individuale

2006

Note

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