L'assonanza (da assonare, nel senso di «avere suono simile») è un fenomeno di metrica e di fraseologia che consiste nella alternanza di vocali. Confronta il termine simmetrico di consonanza che è basata sullo stesso meccanismo relativo non alle vocali ma alle consonanti. Modernamente assonanza e consonanza riguardano molto anche i giochi di parole.
Assonanza assoluta o perfetta o geometrica La frase «Veni, vidi, vici» attribuita a Giulio Cesare è l'esempio di una assonanza perfetta e quasi inimitabile, una sorta di formula algebrica fra tre verbi nei quali le vocali "e" ed "i" fanno da pilastri e si specchiano in tre differenti radici lessicali, dando l'impressione di una rotazione a elica dei blocchi sillabici e consonanti. Questo prototipo è difficilissimo da imitare se non ricorrendo alla flessione verbale e nominale (esempio «corsa in corso») e alla figura etimologica che utilizza porzioni adatte delle wordfamilies o famiglie di parole (esempio «canta i canti e le canzoni che canticchiava la madre»).
Assonanza metrica (poesia, grammatica e letteratura) La forma più tradizionale di assonanza è la rima imperfetta in cui le parole hanno le stesse vocali a partire dalla vocale accentata (vocale tonica), mentre le consonanti sono diverse, anche se spesso di suono simile. Si possono distinguere diversi tipi:
assonanza semplice, quando coincidono soltanto le vocali (diffidi = audivi; rasone/colore) assonanza della sola tonica, quando coincide solo la vocale accentata (pietà/demandava)(puma/lune) assonanza atona, quando coincide la vocale non accentata (limo/toro) o la sillaba non accentata (mare/sere). consonanza tonica (o assonanza consonantica), quando coincidono le consonanti (partire = splendori; colli = elle).
L'assonanza è praticata soprattutto nelle canzoni popolari e nei proverbi (Aprile, dolce dormire), ma anche nelle opere più antiche della poesia romanza: le strofe di cui è costituita la Chanson de Roland, dette lasse, erano spesso assonanzate, e si possono trovare assonanze in alcune composizioni dei trovatori, così come nei più antichi testi spagnoli.
L'assonanza è impiegata spesso nella poesia del Novecento al posto della rima, ed è frequente nel linguaggio della pubblicità.
Assonanza e neologismi Talvolta accade che dei neologismi siano creati per semplice assonanza e non per derivazione etimologica. Il caso più recente è quello del suffisso -poli, che deriva dalla parola greca pólis, che vuol dire "città": questo suffisso, dal cosiddetto periodo denominato Tangentopoli (letteralmente, la città e, per estensione, il mondo, delle tangenti), viene utilizzato per indicare casi di corruzione o scandalo (vallettopoli, bancopoli, calciopoli, ecc.), erroneamente perché ad esempio vallettopoli letteralmente significa "città delle vallette". Lo stesso fenomeno era accaduto, per gli scandali politici, dopo il caso del Watergate (CIA-gate, sexygate, Irangate ecc.).
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