I casi di pedofilia all'interno della Chiesa cattolica – ovvero abusi sessuali su minori o possesso di materiale pedopornografico da parte di vescovi, sacerdoti, religiosi e catechisti appartenenti alla Chiesa cattolica – nel XXI secolo hanno riscosso una vasta eco mediatica e una considerevole attenzione da parte dell'opinione pubblica internazionale a partire dal 2002 e in particolare tra il 2009 e il 2010.
Nei secoli precedenti
Per comprendere il pensiero dei Padri della Chiesa sulla pedofilia e la pederastìa (e l'omosessualità) bisogna rifarsi all'etica romana a partire dall'età repubblicana, periodo in cui il potere legislativo prese «provvedimenti contro la pederastìa», prima in via amministrativa, poi in via giudiziaria. Pur ritenendo «normale che un uomo avesse rapporti sessuali con altri uomini, oltre che con le donne» i Romani, a differenza dei Greci, «non ritenevano che, per i ragazzi, essere soggetti passivi di un rapporto omosessuale fosse educativo». Il pensiero dei Padri riprendeva in parte la morale «tardo pagana» sul matrimonio. Anche altri studiosiP. Veyne, Op. cit. concordano su questa impostazione. Da un tipo di «sessualità di stupro», il romano che «sottometteva senza problemi e senza rimorsi la moglie, le schiave e gli schiavi», cominciò a imporsi una regola di vita, che diventò un «codice morale repressivo». Prima che il cristianesimo prendesse campo, la morale sessuale dei romani «si era trasformata da una bisessualità di stupro in un'eterosessualità di riproduzione». La castità, anticipando il pensiero dei Padri, era diventata una virtù. La predicazione cristiana trovò un facile terreno, alimentata dalla predicazione stoica «che esortava a controllare le passioni, a vincere le pulsioni, a indirizzare il sesso alla procreazione». La nuova regola era «l'eterosessualità di riproduzione».
L'inizio dell'attenzione mediatica L'interesse dei media nei confronti del fenomeno della pedofilia all'interno della Chiesa cattolica prende avvio negli Stati Uniti d'America, a Boston, a partire da gennaio del 2002, con l'inchiesta avviata dal quotidiano The Boston Globe, il cui primo caso riguardava la condanna a dieci anni di carcere comminata a John J. Geoghan, un prete che aveva violentato un bimbo di dieci anni. Il giornale iniziò a pubblicare resoconti di denunce, condanne, dimissioni e insabbiamenti di casi di pedofilia da parte di esponenti del clero cattolico. Nella sola Boston finirono sotto accusa 89 sacerdoti e rimossi dall'incarico più di 55 preti. L'estensione del fenomeno e la sua gravità hanno sconvolto l'opinione pubblica.John Cornwell, Un papa d'inverno, Milano, Garzanti, 2005, p. 271.
Si giunse sino al coinvolgimento dell'allora arcivescovo di Boston, il cardinale Bernard Francis Law. L'arcivescovo, accusato di aver permesso a diversi preti, già accusati di abusi sessuali su minori, di continuare ad esercitare la propria opera in parrocchie non informate delle denunce pendenti sugli stessi sacerdoti, fu costretto a rassegnare le dimissioni nelle mani di Giovanni Paolo II il 13 dicembre 2002 (in un primo tempo respinte dallo stesso pontefice),J. Berry - G. Renner, I legionari di Cristo, Fazi, Roma 2006, p. 272; Manlio Graziano, Il secolo cattolico, Laterza, Roma-Bari 2010, p. 99; Charles Lippy, Faith in America, Westport, Praeger, 2006, p. 37. dopo essersi scusato pubblicamente e aver fornito all'autorità giudiziaria i nomi di 90 sacerdoti responsabili di molestie a danno di minori.. Il tribunale ordinò la consegna di migliaia di documenti della Chiesa di Boston che rivelavano decenni di abusi sessuali da parte di sacerdoti., 2009. A seguito delle richieste di risarcimento, tre diocesi avviarono in pochi mesi la procedura di bancarotta: l'arcidiocesi di Portland, la diocesi di Tucson e la diocesi di Spokane.Fabrizio Mastrofini, Geopolitica del Vaticano, Laterza, Roma-Bari 2006, p. 52. I numerosi casi di pedofilia, riguardanti abusi compiuti durante vari decenni precedenti, ottennero presto attenzione da parte dei maggiori mezzi di informazione statunitensi, sino a raggiungere un notevole rilievo anche internazionale.
In seguito una successiva crisi che interessò anche l'Europa acquistò un più intenso rilievo mondiale nel biennio 2009-2010, coinvolgendo anche paesi come Irlanda, Austria, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Svizzera, Spagna, Regno Unito, Francia e Malta.; Catholic Church sex abuse scandals around the world, BBC News Europe, 14/09/2010, In particolare il caso irlandese fu oggetto di due inchieste governative sugli abusi sessuali: dopo aver ricevuto i vescovi nel febbraio 2010 a Roma, Benedetto XVI rese pubblica una lettera ai cattolici d'Irlanda che costituiva una novità rilevante, come osservò il quotidiano francese Le Monde, soprattutto in relazione alla richiesta di collaborazione con le autorità civili e alla denuncia della cultura del segreto che ha permesso la moltiplicazione delle violenze sessuali. Lettera che provocò una serie di dimissioni: dal vescovo della diocesi di Cloyne John Magee al vescovo di Kildare e Leighlin James Moriarty.Massimo Franco, C'era una volta un Vaticano. Perché la Chiesa sta perdendo peso in Occidente, Milano, Mondadori, 2010, p. 108.
In Germania il Vaticano fu accusato di aver ostacolato le indagini dei magistrati relative al collegio gesuita "Canisius" di Berlino e nel marzo 2010 riemersero storie di abusi sessuali nell'ambiente del coro delle voci bianche del duomo di Ratisbona. Il vescovo Gerhard Ludwig Müller confermò che ci furono casi di abusi sessuali negli anni cinquanta, per i quali i colpevoli furono condannati dalla giustizia, e riferì che erano in corso altre indagini in merito ad altri episodi che sarebbero avvenuti nel convitto fino agli anni settanta. Grande clamore suscitò il caso belga tra la primavera e l'estate del 2010 quando, durante le perquisizioni nell'arcivescovado di Malines, poi dichiarate illegali, i gendarmi avevano tenuto chiusa, per alcune ore in uno stanzone della cattedrale, l'intera conferenza episcopale belga, arrivando a scoperchiare le cripte di due cardinali. L'ex-presidente dell'episcopato belga, Godfried Danneels, fu interrogato per oltre dieci ore, perquisita la dimora e sequestrato il computer».
Papa Ratzinger ha condannato in varie occasioni i casi di pedofilia, durante l'assemblea plenaria per la famiglia dell'8 febbraio 2010 disse: «La Chiesa, lungo i secoli, ha promosso la tutela della dignità e dei diritti dei minori e in molti modi, si è presa cura di essi. Purtroppo, in diversi casi alcuni dei suoi membri, agendo in contrasto con questo impegno, hanno violato tali diritti: un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e condannare».
Nel settembre 1965, durante il Concilio Vaticano II, viene diffuso fra i padri conciliari in circa copie un opuscolo informativo sui casi di violazione sacerdotale del voto di castità (pedofilia e sacerdoti che avevano relazioni stabili con una donna), con la richiesta di rivedere le regole del celibato sacerdotale, quale misura di prevenzione di questi fenomeni.Rev. Paul Winninger, docente al seminario di Strasburgo, Des pretres mariés puor l'Eglise? Ed. de l'Atelier; Vers un renouveau du diaconat, Desclée de Brouwer, Paris 1958; Ordonner des prêtres: le célibat une loi le ministère une nécessité, le Centurion, Paris 1977. Nonostante, sia uno dei primi testi (per alcuni, il primo in assoluto) a sollevare il problema della pedofilia all'interno della Chiesa, occorre rilevare che Winninger fu contestato per la sua posizione di sostenitore di un Gesù storico sposato, verità che secondo questo autore sarebbe stata nascosta dai cinque evangelisti, opinione ribadita da James Charlesworth, The Historical Jesus, Abingdon, Nashville 2008, p. 83. Estensione del fenomeno Nel giugno 2009 il cardinale Cláudio Hummes, prefetto della Congregazione per il Clero dichiarò al settimanale cattolico spagnolo Vida Nueva che «La Chiesa non può chiudere gli occhi di fronte ai casi di pedofilia tra i propri preti, che in alcune diocesi arrivano a coinvolgere quattro preti su cento», rettificando una propria intervista del 5 gennaio 2008 all'Osservatore Romano, in cui dichiarava che tra i sacerdoti «neppure l'1% ha a che fare con problemi di condotta morale e sessuale».
Nel settembre del 2009 l'arcivescovo Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede all'ONU di Ginevra, in una dichiarazione al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, dichiarò che, stando alle ricerche interne, nel clero cattolico tra l'1,5% e il 5% era coinvolto in abusi sessuali su minori.
Per Charles Scicluna, "promotore di giustizia" della Congregazione per la Dottrina della Fede, tali stime sarebbero sovradimensionate rispetto al numero delle denunce di chierici accusati di abusi su minori di 18 anni pervenute dalle singole diocesi alla Congregazione per la Dottrina, organo vaticano competente in materia, negli anni 2001-2010: le denunce da tutto il mondo presentate alla Congregazione avrebbero coinvolto circa sacerdoti, dei quali propriamente pedofili circa un decimo. Pubblicata su Avvenire del 13 marzo 2010. Secondo i dati presentati dalla Chiesa cattolica a fronte di una popolazione media di circa membri del clero nel mondo (comprendente diaconi, presbiteri e vescovi, calcolata considerando i dati relativi agli anni 1968, 1970, 1978-2006) i chierici colpevoli di abusi su minori risulterebbero all'incirca lo 0,67%, dei quali propriamente pedofili lo 0,067%.
Nel 2002 la conferenza episcopale statunitense commissionò uno studio dettagliato sul fenomeno al John Jay College of Criminal Justice della City University of New York, che è riconosciuta come la più autorevole istituzione accademica degli Stati Uniti in materia di criminologia. Lo studio, che venne pubblicato nel 2004 con il titolo John Jay Report,, Vedi Sezione 2.2 convalidò accuse contro sacerdoti e diaconi in carica negli Stati Uniti dal 1950 al 2002, circa il 4% di tutti i sacerdoti che hanno prestato servizio durante il periodo coperto dallo studio. Le accuse di crimini a sfondo sessuale con minori sono state molte di più, , ma quelle ritenute credibili solo , che hanno appunto riguardato il 4% dei presbiteri. Dei accusati, (24%) sono stati segnalati alla polizia, 384 processati, 252 (6%) condannati e più di 100 (2%) hanno ricevuto pene detentive. Il che significa che le condanne penali definitive di preti pedofili negli Stati Uniti sono state nel periodo 1950-2002 poco più di una all'anno.
I dati dello studio, opportunamente filtrati in modo da garantire l'anonimato di vittime e accusati, provenivano direttamente dagli archivi diocesani in cui sono presenti schede personali su ogni sacerdote accusato di abusi sessuali e su ogni vittima che ha denunciato. Secondo il rapporto, i processi civili svoltisi hanno incriminato 252 chierici (0,23% del totale) per abusi su minori di 18 anni. Un supplemento della ricerca del 2006 ha indicato un totale di 358 persone incriminate (0,33% del totale).
Nell'aprile 2010 la Chiesa cattolica di Malta ha dichiarato che 45 sacerdoti sono stati accusati di abusi sessuali su minori in base allo studio di una commissione che ha iniziato i suoi lavori nel 1999. Secondo questo studio dei 45 casi 19 non hanno basi e 13 sono ancora pendenti; alcuni dei casi risalgono agli anni settanta.
Don Fortunato Di Noto, sacerdote fondatore della Associazione Meter che si occupa di lotta alla pedofilia, nel corso della trasmissione Annozero del 27 marzo 2007 ha dichiarato che «solo l'1% dei casi di pedofilia in Italia sono imputabili ai sacerdoti». I sacerdoti in Italia secondo lAnnuarium Statisticum Ecclesiae del 2007 erano su poco più di 60 milioni di italiani, ossia lo 0,083% degli italiani.