Auge () è un personaggio della mitologia greca. Fu una principessa d'Arcadia e sacerdotessa del tempio di Atena Alea.
Etimologia
Il nome Auge deriva dal termine comune del greco antico (augḗ), che significa di "raggio di sole" o "splendore solare". La forma presenta la tipica ritrazione dell'accento (lo spostamento dell'accento tonico dall'ultima sillaba alla penultima: da augḗ a Aúgē) ed è un fenomeno linguistico classico che contraddistingue gli antroponimi (i nomi propri di persona) greci rispetto ai corrispettivi nomi comuni.
Genealogia
Figlia di Aleo e di Neera, ebbe da Eracle il figlio Telefo.
Da Teutrante ebbe il figlio Teutranio.
Mitologia
Il suo personaggio appartiene alla stirpe reale d'Arcadia ed è legato indissolubilmente al ciclo di Eracle Auge è inoltre una figura centrale nei miti della Misia.
Sacerdotessa e madre
Auge, a causa di un oracolo che predisse che i suoi figli avrebbero ucciso i figli maschi di suo padre Aleo, fu consacrata dallo stesso come sacerdotessa vergine nel tempio di Atena Alea e minacciata di morte se avesse infranto i voti.
Quando Eracle se recò a Tegea e la vide, si invaghì di lei e la sedusse nei pressi di una fonte attigua al santuario ed Auge, rimasta incinta, diede poi alla luce il piccolo Telefo e lo nascose all'interno del recinto sacro. L'introduzione del neonato ed il parto avvenuto nel santuario offesero Atena che mandò una carestia che colpì l'intera Arcadia ed Aleo, indagando sulle cause di quel flagello, perquisì il tempio, scoprì il bambino e la condannò a morte.
Aleo però, non volle giustiziare direttamente sua figlia e così si rivolse a Nauplio e lo incaricò di affogarla o di venderla come schiava altrove. Durante il viaggio con Nauplio, Auge partorì il bambino lungo la strada verso il porto e nei pressi del monte Partenio ed il neonato, fu poi abbandonato nella foresta e venne allattato da una cerva prima di essere trovato da alcuni pastori.
Nauplio inoltre, scelse di risparmiare la principessa e la condusse in Misia, dove fu accolta alla corte del re Teutrante che la sposò.
Secondo Ditti Cretese, Teutrante non solo sposò Auge ma la rese madre di Teutranio.
Secondo Diodoro Siculo, Auge fu affidata a Nauplio con l'ordine di annegarla e durante il viaggio verso il porto, lei diede alla luce il bambino nei pressi del monte Partenio e lo abbandonò. Il neonato però, allattato da una cerva, fu raccolto dai pastori del re Corito, che lo adottò e gli diede il nome di Telefo, e Nauplio, dopo aver scelto di risparmiare Auge, la chiuse in una cassa di legno e la vendette a dei mercanti della Misia, i quali la condussero alla corte del re Teutrante, che la accolse e la crebbe come una figlia.
Secondo Igino, Auge fuggì da sola ed il re Teutrante (che non aveva figli ed eredi) la adottò come figlia.
La guerra di Idas e Telefo
Durante la sua permanenza in Misia, Idas (un principe di Messene che cercava un trono da usurpare) fece guerra a Teutrante e questi, ormai vecchio e senza eredi maschi, promise il proprio regno e la mano di Auge a chiunque lo avesse aiutato. Telefo, ormai cresciuto e fattosi uomo (e giunto in quelle terre alla ricerca della madre), accettò la proposta del vecchio re e, con l'aiuto del compagno Partenopeo, sconfisse l'usurpatore in battaglia ed ottenne sia il regno che la mano di Auge, ma senza sapere che lei fosse sua madre.
Auge, vincolata dalla promessa del re e impossibilitata ad opporsi alla sua decisione, ma desiderando restare fedele al ricordo di Eracle, dopo essere stata condotta nel talamo nuziale, nascose nel letto una spada ed accettò la presenza dell'uomo con l'intento di ucciderlo durante la notte. Prima che potesse colpire però, gli dei mandarono un enorme serpente che s'interpose tra i due e spaventò Auge, a cui cadde la spada e Telefo, svegliatosi e accortosi del tentato omicidio, afferrò l'arma e cercò di ucciderla. A quel punto la donna invocò Eracle e gridò che era stato il suo unico violatore e Telefo, sentendo il nome del padre, la riconobbe infine come sua madre.
Il ricongiungimento e la successione
Dopo il riconoscimento nel talamo, Telefo risparmiò la vita della madre e la riaccolse. Secondo il resoconto di Igino, una volta svelato il legame di parentela, Telefo decise di riportare la madre Auge in Arcadia. Al contempo, e come tramandato da Diodoro Siculo, il re Teutrante (che era privo di eredi maschi) concesse a Telefo la successione del regno e gli diede in sposa la propria figlia Argiope, consolidando così il passaggio del regno nelle mani di Telefo.
Culto e sepoltura
Strabone attesta la storicità e la profondità del legame tra la figura di Auge e la regione della Misia. Nei suoi scritti, l'autore conferma non solo la tradizione del ricongiungimento tra la donna e il figlio Telefo, ma descrive la presenza fisica di un monumento funebre a lei dedicato. Secondo le testimonianze locali raccolte da Strabone, la tomba di Auge era situata e venerata nei pressi della città di Pergamo, su un'altura sovrastante la sponda del fiume Caico.
Note
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