Una sede titolare è una sede episcopale della Chiesa cattolica che ha cessato di essere un territorio definito sotto il governo ecclesiastico di un vescovo e che continua a essere assegnata a un vescovo al quale però non si conferisce alcuna giurisdizione sul territorio che una volta era della sede."Titular see" in New Catholic Encyclopedia, edizione 2003.

Le sedi episcopali affidate a un vescovo con giurisdizione su un territorio definito sono chiamate sedi residenziali per distinguerle dalle sedi titolari.L'Attività della Santa Sede (Tipografia poliglotta vaticana 2008), passimRevue de droit canonique (Université des sciences humaines, 1995), p. 419John Hardon, Catholic Dictionary Tutte le sedi episcopali titolari sono state in passato sedi residenziali.

Relazione con i vescovi titolari Il concetto di vescovo titolare non è limitato a quello di detentore di sede titolare. Infatti sono molti i vescovi titolari che non hanno alcuna sede titolare. In effetti il Codice di Diritto Canonico del 1983 definisce come titolari tutti i vescovi che non sono vescovi diocesani: "Si chiamano diocesani i Vescovi ai quali è stata affidata la cura di una diocesi; gli altri si chiamano titolari". Secondo tale definizione evidentemente sono titolari i vescovi coadiutori e gli emeriti, ma non hanno sede titolare: sono denominati in base alla sede a cui sono assegnati o che hanno cessato di governare. (Prima della riforma del diritto canonico del 1983, i vescovi diocesani erano chiamati "residenziali" e tutti gli altri, inclusi i coadiutori e gli emeriti, avevano ciascuno una sede titolare.)

Il Codice di Diritto Canonico dice: "Nel diritto sono equiparati al Vescovo diocesano, a meno che non risulti diversamente per la natura della cosa o per una disposizione del diritto, coloro che presiedono le altre comunità di fedeli di cui nel can. 368", e nel citato canone 368: "Le Chiese particolari, nelle quali e dalle quali sussiste la sola e unica Chiesa cattolica, sono innanzitutto le diocesi, alle quali, se non consta altro, vengono assimilate la prelatura territoriale e l'abbazia territoriale, il vicariato apostolico e la prefettura apostolica e altresì l'amministrazione apostolica eretta stabilmente." I vicari apostolici sono vescovi che governano comunità di fedeli non a nome proprio ma a nome del Papa e hanno ognuno una sede titolare. Anche i prefetti e gli amministratori apostolici non sono necessariamente vescovi e non governano a nome proprio. Ma tra i canonisti c'è diversità di opinioni sulla classificazione come titolari o diocesani dei vescovi responsabili del governo di una prelatura territoriale o ordinariato militare. Questi sono consacrati con il titolo appunto della Chiesa particolare che governano a nome proprio e non come vescovi di una sede titolare.La diversità di opinioni è indicata nella nota 44 di 88-02 .Est.Viana.pdf Antonio Viana, "Obispos Titulares. Elementos de Tradición Canónica y Regulación Actual" in "Ius Canonicum", XLIV, N. 88, 2004, p. 532

Un vescovo titolare è membro del Collegio episcopale e, pur senza ricevere la carica di pastore di una Chiesa particolare a nome proprio, svolge funzioni episcopali, collaborando come vescovo ausiliare con il vescovo diocesano nel governo della Chiesa di questi, o partecipando al ministero di pastore universale del Romano pontefice nel governo della Chiesa universale come funzionario della Santa Sede o come capo di una giurisdizione equiparata nel diritto canonico alle diocesi.

Storia Secondo l'Annuario Pontificio, l'origine dei vescovi titolari risale al IV secolo. Il canone 8 del Concilio di Nicea I permetteva ai vescovi novazianisti convertiti di mantenere il titolo e l'onore di vescovi, ma senza l'ufficio.Annuario Pontificio (Libreria Editrice Vaticana), sezione "La gerarchia cattolica e le sue sedi"

In seguito, molti vescovi furono espulsi dai saraceni in Oriente, in Africa, in Spagna (VII e VIII secolo), dai pagani in Livonia (XIII secolo) e dai turchi dopo la caduta della Terra Santa (1268) e vennero ricevuti dai vescovi d'Occidente come vescovi ausiliari. Dopo la morte di questi vescovi, altri furono consacrati come loro successori, costituendo linee di successione episcopale per tali sedi in territori governati da non cristiani ("in partibus infidelium").

Il canonista Prospero Fagnani Boni (1588-1678) affermò che la nomina regolamentata dei vescovi di queste sedi, chiamati più tardi titolari, avvenne in occasione del Concilio Lateranense V, quando nella sua sessione 10 (4 maggio 1515) il papa Leone X rinnovò la costituzione In plerisque del Concilio di Vienne (1311–1312) con cui si proibiva l'elezione e la consacrazione, senza licenza papale, di nuovi vescovi per tali sedi,Il documento In plerisque non è incluso nelle fonti Internet dei decreti del Concilio di Vienne {https://www.documentacatholicaomnia.eu/03d/1311-1312,_Concilium_Viennense,_Documenta_Omnia,_LT.pdf www. internetsv.info], Concilio di Vienne e Council of Vienne 1311-1312 AD e ordinò che fosse osservata inviolabilmente tale proibizione al di fuori dei casi autorizzati per giusta causa dal papa e dai cardinali riuniti in concistoro.Et cum constitutione in concilio Viennensi edita quae incipit in plerisque ut pontificiae dignitatis honor servaretur statutum fuerit ne ecclesiis cathedralibus bonis temporalibus sine quibus spiritualia diu esse non possunt privatis ac clero et populo christiano carentibus de aliquibus personis praesertim religiosis provideretur constitutionem ipsam innovamus illam que inviolabiliter observari debere volumus atque mandamus nisi aliqua iusta causa in consistorio nostro secreto approbanda aliter duxerimus faciendum (Concilium Lateranense V: documenta)In order that respect for the papal dignity might be preserved, it was determined by the constitution issued at the council of Vienne, which begins In plerisque that no persons, especially no religious, may be provided to cathedral churches which are deprived of temporal goods, without which spiritual things cannot exist for long, and which lack both clergy and Christian people. We renew this constitution, and we will and command that it must be observed inviolably unless we shall judge otherwise for some just reason to be approved in our secret consistory (Fifth Lateran Council). Auguste Boudinhon interpretò questo decreto di Leone X come una concessione a favore dei soli cardinali, privilegio esteso poi da papa Pio V a quelle sedi dove era consuetudine avere vescovi ausiliari e l'usanza si estese poi più ampiamente.

Per designare i vescovi di tali sedi, per vari secoli si usava l'espressione in partibus infidelium (nelle regioni degli infedeli, cioè dei musulmani), spesso abbreviata come in partibus. Questa espressione è stata abrogata dalla Congregazione di Propaganda Fide con lettera del 3 marzo 1882. "Abolita del tutto questa formula, la Congregazione suggerì di sostituirla o con il nome della sede titolare, più la regione dove si trova la sede (per es., Archiepiscopus Corinthius in Achaia), o col solo nome della sede (per es., Archiep. Corinthius), o infine con l'appellativo semplice di "titolare" (per es., Archiep. titularis, e relativamente Ecclesia titularis)". Il motivo dell'abrogazione pare che sia stato la protesta dei governanti di stati cristiani che nel XIX secolo avevano ottenuto l'indipendenza dall'Impero turco e non volevano essere designati come regioni degli infedeli.

Nella lettera In suprema del 10 giugno 1882, il papa Leone XIII personalmente adopera la nuova terminologia "vescovi titolari".Acta Sanctae Sedis, 1881, p. 535; cfr. René Metz, "Une innovation dans le statut des évêques démissionaires?" in Revue des sciences religieuses 1967, vol. 41, n. 4, p. 351, e John P. Beal, A New Commentary on the Code of Canon Law, p. 513 Da allora, tutte le sedi che prima venivano chiamate sedi in partibus infidelium sono denominate sedi titolari.

Elenco delle sedi titolari I volumi del Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, editi tra il 1840 ed il 1861, davano notizie sulle singole sedi titolari, chiamate allora sedi in partibus infidelium. I primi tentativi di presentare un elenco di tali sedi datano dal 1850 circa. Nel 1851 la pubblicazione annuale della Santa Sede che doveva nel 1861 assumere il nome di Annuario Pontificio cominciò a pubblicare una lista di tali sedi, ma senza pretendere completezza: indicava infatti solo quelle effettivamente in uso presso la Curia Romana, così che nell'elenco di un determinato anno alcuni nomi potevano sparire per poi riapparire qualche anno dopo.

Nel 1933 la Sacra Congregazione Consistoriale pubblicò lIndex sedium titularium archiepiscopalium et episcopalium. Tale elenco, la cui compilazione era stata affidata dal cardinale prefetto Raffaele Carlo Rossi al religioso assunzionista Siméon Vailhé (1873-1960), enumera 1712 sedi. Delle sedi incluse alcune, per esempio quelle di Alba Marittima e di Ossero, avrebbero difficilmente potuto essere classificate come in partibus infidelium.

Da allora lAnnuario Pontificio fa precedere il suo elenco delle sedi titolari con l'indicazione che esso è compilato secondo tale Index del 1933 "con gli aggiornamenti successivi". L'edizione 1964 informa che le sedi titolari erano allora 1734, un aumento di solo 22 in tre decenni.Annuario Pontificio 1964, p. 1405. L'edizione 1969 registra un forte aumento, in cinque anni, di 114 sedi per un totale di 1848,Annuario Pontificio 1969, p. 1286 a motivo dell'aggiunta di sedi quali quella italiana di Acquaviva. Nell'edizione 1971 appaiono per la prima volta sedi titolari irlandesi quali Cluain Iraird e il totale raggiunge la quota di 1956, un aumento di 108 in un biennio.Annuario Pontificio 1971, p. 1277 Nell'edizione 1998 si aggiungono sedi nordamericane quali Oregon City e il totale è di 2042, 86 di più rispetto alla situazione del 1971.Annuario Pontificio 1998, p. 1163 Le edizioni del 2012Annuario Pontificio 2012, p. 1143 e del 2013Annuario Pontificio 2013, p. 1141 danno 2085 come totale; fra le 43 sedi aggiunte dopo il 1998 c'è quella tanzaniana di Rutabo.

Elenchi delle sedi titolari riconosciute dalla Chiesa cattolica Sedi titolari cattoliche (A) Sedi titolari cattoliche (B-C) Sedi titolari cattoliche (D-F) Sedi titolari cattoliche (G-L) Sedi titolari cattoliche (M-O) Sedi titolari cattoliche (P-S) Sedi titolari cattoliche (T-Z)

Vescovi con sede titolare Una sede titolare viene assegnata a: i vescovi ausiliari; i vescovi al servizio della Santa Sede, cioè con incarichi nei dicasteri della curia romana e nelle rappresentanze pontificie (nunzi e delegati apostolici), se non sono cardinali; gli esarchi apostolici; gli ordinari per i fedeli di rito orientale sprovvisti di ordinario del proprio rito (se non sono anche vescovi di una diocesi residenziale); i vescovi curiali delle Chiese cattoliche di rito orientale patriarcali e arcivescovili maggiori; il prelato personale, i vicari apostolici,Dal 2019 non viene più assegnata la sede titolare ai vicari apostolici nominati vescovi. gli amministratori apostolici permanenti sia territoriali sia personali; inoltre, mentre i prefetti apostolici generalmente non sono vescovi, è vescovo titolare il capo della prefettura apostolica dell'Azerbaigian; gli amministratori apostolici che governano temporaneamente una Chiesa particolare a nome della Santa Sede, se insigniti del carattere episcopale, a meno che non siano anche vescovi di una diocesi residenziale o vescovi emeriti; qualsiasi altro vescovo a cui non sia assegnata la cura pastorale di una diocesi.

Inoltre in passato si assegnavano sedi titolari anche a: