Semifonte fu una città fortificataMolto controversa è l'attribuzione a Semifonte del titolo di castello o di città; per un approfondimento, vedi ., che sul finire del XII secolo divenne una fiera avversaria di Firenze. Oggi il toponimo indica una località nei pressi di Petrognano, frazione del comune di Barberino Tavarnelle, nella città metropolitana di Firenze.

Il nome deriva da latino Summus Fons ('fonte somma' ossia 'sorgente d'acqua alla sommità di un'altura'), divenuto in seguito Summofonte e infine Semifonte. Il castello prima e la città poi vennero fondati, intorno al 1177, dal conte Alberto IV degli Alberti di Prato, divenendo, in breve, uno dei centri più potenti della Valdelsa, nonché caposaldo imperiale nella zona. L'affermarsi di Semifonte fu immediatamente malvisto dalla Repubblica fiorentina, che vi si oppose in ogni modo e riuscì a sconfiggerla nel volgere di un ventennio. Nel 1202, Semifonte, dopo un assedio iniziato nel 1198, venne sconfitta, conquistata e subito rasa al suolo dalle truppe di Firenze, che con ciò intese dare un esempio ad altri centri con essa in competizione.

Terminata l'opera di distruzione, Firenze decretò che su quel colle non si sarebbe mai più potuto costruire edificio alcuno. Tale divieto è stato, di fatto, rispettato fino ad oggi, fatta eccezione per la Cappella di San Michele, eretta nel 1597 sulla cima del colle su progetto dell'architetto Santi di Tito (1536-1603), il quale, con fatica, aveva ottenuto l'approvazione da Ferdinando I de' Medici, allora Granduca di Toscana.

Storia Tra il 1154 e il 1174, l'imperatore Federico il Barbarossa scese in Italia cercando di sottomettere i liberi Comuni.. Questi ultimi, appartenenti alla Lega Veronese di Pontida prima, Lombarda poi, infersero una sonora sconfitta all'imperatore durante la battaglia di Legnano nel 1176, giungendo infine alla pace di Costanza (1183).

In questo clima di lotte tra imperatori e feudatari da una parte, liberi Comuni dall'altra, si colloca la nascita della città di Semifonte, fondata dal conte Alberto IV degli Alberti nella seconda metà del XII secolo con l'intento di creare una cintura di castelli appartenenti ai feudatari fedeli all'impero intorno alla città di Firenze, libero comune, per tentare di contenerne l'espansione. Le principali piazzeforti del partito imperiale erano: Fucecchio, San Miniato, Semifonte e Montegrossoli. A questi si affiancavano altri castelli degli Alberti (Certaldo, Castelfiorentino, Lucardo, Vico d'Elsa, Pogna.) e dei conti Guidi (Poggibonsi e Monterappoli).

I contrasti per l'edificazione della città (1177-1187) La prima fondazione

Allo stato attuale non esiste nessuna testimonianza che permetta di stabilire con precisione la data di fondazione di Semifonte, quello che è possibile fare sono solo delle supposizioni. Anche da un punto di vista bibliografico l'unica testimonianza coeva agli avvenimenti è quella del giudice fiorentino Sanzanome che assistette personalmente ad alcune fasi della guerra, terminata con la distruzione del centroLa cronaca è stata pubblicata in due edizioni: Sanzanome Iudicis, Gesta Florentinorum ab anno 1125, ad annum 1231 ed è contenuta in Documenti di Storia italiana, editi a cura della Regia deputazione degli studi di storia patria, Firenze, Tipografia Galileiana, 1876 (Semifonte è a p. 134); Sanzanomis Gesta Florentinomrum, contenuta in Quellen und Forschungen zur ältesten Geschichte der Stadt Florenz, a cura di O. Hartwig e pubblicata nel 1875.. Il Sanzanome colloca la fondazione intorno al 1177 per iniziativa del conte Alberto IV in occasione della discesa in Italia dell'imperatore Federico Barbarossa; il monarca si trattenne in Toscana fino al gennaio 1178. per poi ritornare in Italia solo nel 1184. In quell'anno era scoppiata una contesa tra gli Alberti e il comune di Firenze per il controllo di Pogna e, nella cronaca di Sanzanome, è scritto che il conte Alberto «transcursis annis postea non multis» dal 1177:

Questa è l'unica testimonianza che parli della nascita di Semifonte; visto che la località non venne nominata nell'elenco dei beni confermati dall'imperatore ad Alberto nel 1164, anno in cui il conte era da poco diventato maggiorenneIl 4 giugno 1155 Alberto IV veniva definito puer, mentre il 10 agosto 1164 il conte si vide confermare i suoi beni quindi aveva raggiunto la maggiore età (). e quindi è da ritenere che la fondazione del centro deve essere avvenuta proprio tra il 1177 e il gennaio 1178.

Per gli Alberti la fondazione di un nuovo centro non era una novità, visto che, all'inizio dell'XI secolo, si erano fatti promotori della fondazione di un centro destinato a ben altra fortuna: Prato. Semifonte come Prato nasceva dall'aggregazione di diverse comunità poste nell'area circostante ma, rispetto alla fondazione di Prato, quello che era cambiato era il contesto. La zona in cui nacque Semifonte, alla fine degli anni settanta del Millecento, era una delle aree più popolate della Toscana potendo contare sia su centri come Certaldo, Podium Bonizii, San Gimignano, Colle di Val d'Elsa sia dall'essere attraversata dalla via Francigena; a quel tempo la via Francigena era l'asse principale per i movimenti degli uomini e delle cose e poterne avere il controllo era fonte di sicuri e immensi guadagni. Questi guadagni erano uno dei principali obbiettivi della Firenze del tempo e quindi, per averli, era pronta a combattere. Fin dalle fasi iniziali del popolamento, Firenze intuì che il nuovo castello le avrebbe inevitabilmente tagliato qualsiasi collegamento con il sud, per la sua collocazione strategica sulla via Volterrana, e dichiarò guerra. Ai primi di marzo del 1182 fu organizzata una spedizione militare, con l'intento di scoraggiare il progetto, attraverso l'occupazione e la sottomissione di Empoli, Pontorme, Pogna e distruggendo i cantieri attivi a Semifonte.. La missione militare andò a buon fine; i notai fiorentini, in un documento datato 4 marzo 1182, registrarono le parole degli abitanti di Pogna in seguito alla spedizione:

Seconda spedizione punitiva fiorentina e ripresa dei lavori I lavori furono sospesi per un paio di anni. Quando la situazione si fu calmata, gli Alberti riportarono operai e abitanti nella zona per ricominciare i lavori di fondazione e Firenze scatenò nuovamente la guerra alla famiglia. L'esercito fiorentino rioccupò Pogna, vennero distrutte le fortezze albertiane di Marcialla e di Mangona nel Mugello, dove il conte Alberto IV venne catturato. Per ottenere la libertà dovette accettare le condizioni dei fiorentini., che consistevano nello smantellamento delle fortificazioni di Certaldo, nella distruzione di Pogna, nella cessione della metà degli introiti dei dazi percepiti con i pedaggi sulla Francigena e nel nuovo smantellamento di Semifonte. Il documento di resa, datato novembre 1184, recita:

Furono costretti a questo giuramento il conte Alberto, i suoi figli Guido e Maginardus e la moglie Tavernaria.

I patti però non vennero rispettati e il processo di espansione di Semifonte riprese indisturbato. Il 19 agosto 1187, nel diploma con cui a Bologna il re Enrico VI concesse ai Fucecchiesi di edificare un castello, il conte Alberto figura come testimone, facendosi appellare «comes Albertus de Summofonte».Secondo il Davidsohn, questo episodio sarebbe da interpretare come una rifondazione di Semifonte, ma visto che il castello non aveva subito grossi danni appare un po' improbabile ().. La scelta del conte è significativa: fino a quel momento gli Alberti si erano sempre presentati come conti di Prato, ma la decisione di usare il nuovo titolo di fronte all'erede designato al trono imperiale (cioè di fronte a colui che legittimava il loro potere) va letta come la dimostrazione degli stretti legami che legavano la famiglia con il nuovo centro e il nuovo centro con il potere imperiale; il messaggio rivolto in tal modo a Firenze e ai suoi alleati era chiaro: toccare Semifonte equivaleva a toccare direttamente gli interessi imperiali. Fra i principali alleati di Firenze vi erano i conti Guidi, i quali nella zona tra la Pesa, l'Elsa e l'Arno, ossia nel feudo degli Alberti, avevano fondato nello stesso periodo due centri: Podium Bonizii ed Empoli, e quest'ultima, con il dichiarato intento di sottrarre uomini agli Alberti.. Con l'incastellamento di Semifonte gli Alberti, unici veri rappresentanti del potere imperiale in quella zona della Toscana, cercarono di controbilanciare il potere guidingo.

Lo sviluppo della città (1187-1198) Mortennano e nascita del comune

A Semifonte i lavori procedettero in maniera spedita e, oltre alle fortificazioni, vennero costruite le case per gli abitanti, i quali furono subito dediti alle più varie attività artigianali, nonché alla mercatura.

Ma ci fu un vero e proprio colpo di scena: il 18 luglio 1189 il conte Alberto IV degli Alberti cedette metà dei suoi diritti sulla città a Scorcialupo da MortennanoL'Alberti cedette la metà del «castri de Semifonti et discrictus eius cum hominibus et castellanis» ().: questa mossa servì per rafforzare la posizione della nuova città nei confronti di Firenze, facendo entrare Semifonte nell'orbita di Siena. Scorcialupo infatti era il proprietario del Castello di Monternano, situato nei pressi di Castiglione (oggi Castellina in Chianti), nel distretto della pieve di Sant'Agnese in Chianti, appartenente alla diocesi di Siena e inoltre apparteneva a una potente famiglia dell'élite senese e, Siena, avversaria di Firenze, mai avrebbe permesso che la città gigliata minacciasse una proprietà di un suo concittadino. Se da una parte questa scelta rafforzò politicamente Semifonte, dall'altra questo, è il primo segnale dell'abbandono da parte degli Alberti dello scacchiere toscano, Prato compresa, per trasferire i loro interessi nell'area di Bologna, dove infatti si attesteranno dal Trecento. La cessione però, non fu vissuta come un dramma dagli abitanti. Infatti nello stesso periodo (o forse fin dal principio), all'interno del castello, si era cominciata a formare una solida leadership di cittadini che, di concerto col fondatore, avevano iniziato a autogovernarsi.

La prima attestazione di un castello di Semifonte appare in una pergamena della Badia a Passignano del dicembre 1192Nel dicembre 1192 risulta rogato un atto «in castro de Semifonte, in ecclesia Sancti Lazari» (). e, alla fine del secolo, risulta che il governo del comune era affidato a tre consoli e ad un consiglio di cui sono rimasti i nomi di sette consiglieriI consoli erano Uguiccio Isaki, Ildebrandinus Scoti, Orlandinus Nieri mentre i consiglieri erano Abatellus, Angeluchius, Biliottus Albertiski, Boninus, Bonvassallus, Rolandinus, Sinibaldus Ugicionis ()..

Intanto il castello si andava sempre più sviluppando e, con la sua potenza, già minacciava i commerci di Firenze. Si narra che i cavalieri di Semifonte andassero fin sotto le mura di Firenze a gridare in segno di scherno:

Sempre nel 1192, le milizie di Semifonte catturarono, quasi sicuramente su ordine dell'Imperatore Enrico VI, il cardinale Ottaviano, vescovo di Ostia., mentre transitava sulla via Francigena di ritorno verso Roma da una missione diplomatica in Normandia; in quel periodo era l'uomo più autorevole della Curia romana. Il Cardinale fu poi rinchiuso nella fortezza di Monte Santa Maria Tiberina presso Città di Castello. Ma questo non fu che l'episodio più clamoroso: approfittando della posizione strategica della loro città, i semifontesi erano soliti depredare tutti i messi pontifici di passaggio e ciò li mise in cattiva luce con la curia romana. Ma a salvarli fu la notevole ricchezza e l'importanza strategica del castello che attirarono l'attenzione di due importanti e vicini monasteri vallombrosani: la badia a Coltibuono e, soprattutto, l'abbazia di Passignano.

Ingresso di Badia a Passignano