Biografia George Mead nacque in una famiglia della media borghesia di culto protestante composta dal padre, Hiram Mead, dalla madre, Elizabeth Billings, e dalla sorella Alice Mead. Suo padre, discendente da una stirpe di agricoltori e uomini di culto, era un ex pastore della Chiesa congregazionale di South Hadley che ricoprì un incarico speciale nel seminario teologico di Oberlin nell'Ohio.

Nel 1879, George Mead si iscrisse all'Oberlin College dove si diplomò nel 1883. Si interessò inoltre di letteratura, poesia e storia e pubblicò un saggio su Charles Lamb nel 1882. Dopo la laurea, Mead insegnò per circa quattro mesi in una scuola elementare. Per i successivi tre anni lavorò con mansioni di geometra per la Wisconsin Central Rail Road Company.

Nell'autunno del 1887, Mead si iscrisse presso la Università di Harvard dove seguì in particolar modo i corsi di filosofia e psicologia. Ad Harvard, Mead fu allievo di Josiah Royce, che ebbe grande influenza sul pensiero di Mead, e di William James, dei cui figli fu precettore. Nel 1888, Mead si laureò ad Harvard conseguendo il dottorato in filosofia e quindi si trasferì a Lipsia in Germania per seguire le lezioni dello psicologo Wilhelm Wundt, da cui apprese il concetto di "gesto" che sarà fondamentale in seguito nelle sue opere.

Nel 1891 Mead sposò Helen Castle, la sorella di un amico conosciuto ad Oberlin. Nonostante non avesse completato la tesi, Mead riuscì a ottenere, in quello stesso anno, un posto nella Università del Michigan. In questa Università, Mead fece la conoscenza di Charles Horton Cooley e John Dewey, i quali avrebbero influenzato molto il suo pensiero. Nel 1894 Mead si trasferì, insieme a Dewey, presso la Università di Chicago, dove svolse la sua carriera accademica fino alla fine dei suoi giorni. L'influsso di Dewey spinse Mead a interessarsi alla teoria pedagogica, ma il suo pensiero ben presto si discostò da quello di Dewey e si sviluppò nelle sue famose teorie psicologiche della mente, dell'io e della società.

Mead fu un filosofo impegnato, si occupò delle questioni sociali e politiche di Chicago; in modo particolare, tra le sue tante attività, si dedicò all'attività del City Club of Chicago, un'organizzazione indipendente, senza scopo di lucro dedita a promuovere le questioni pubbliche e fornire un forum per il dibattito politico. Mead riteneva che la scienza può essere usata per affrontare i problemi sociali e svolse un ruolo importante nel condurre le ricerche presso la Settlement House di Chicago.

Mead morì di infarto il 26 aprile 1931.

Scritti In una carriera durata più di 40 anni, Mead, quasi sempre, scrisse e pubblicò numerosi articoli e recensioni sia di filosofia che di psicologia. Tuttavia, non pubblicò un libro. Dopo la sua morte, molti dei suoi allievi hanno messo insieme e curati quattro volumi contenenti le registrazioni delle lezioni di psicologia sociale tenute da Mead presso la Università di Chicago, i suoi appunti per le lezioni e numerosi altri documenti inediti. I quattro volumi sono: The Philosophy of the Present (1932), le Carus Lectures tenute da Mead nel 1930 (a cura di Arthur E. Murphy); Mind, Self, and Society (1934), (a cura di Charles W. Morris); Movements of Thought in the Nineteenth Century (1936), (a cura di Merritt H. Moore); The Philosophy of the Act (1938), (a cura di Charles W. Morris).

Tra gli scritti pubblicati sono da ricordare in particolare “Suggestions Towards a Theory of the Philosophical Disciplines” (1900); “Social Consciousness and the Consciousness of Meaning” (1910); “What Social Objects Must Psychology Presuppose” (1910); “The Mechanism of Social Consciousness” (1912); “The Social Self” (1913); “Scientific Method and the Individual Thinker”(1917); “A Behavioristic Account of the Significant Symbol” (1922); “The Genesis of Self and Social Control” (1925); “The Objective Reality of Perspectives” (1926);”The Nature of the Past” (1929); “The Philosophies of Royce, James, and Dewey in Their American Setting” (1929). Venticinque dei più importanti articoli di Mead sono stati raccolti in

Nel corso della sua vita, Mead pubblicò circa 100 articoli scientifici, recensioni e articoli occasionali. Il Mead Project presso la Brock University in Ontario intende pubblicare tutti gli 80 restanti manoscritti originali di Mead non ancora pubblicati.

Il pensiero Nell'opera "The Philosophy of the Act", Mead sostenne il ruolo della filosofia come indagatrice e mediatrice tra l'intelligenza dell'uomo e i fenomeni di evoluzione dell'universo. La filosofia ideale per Mead, dovrebbe essere, da un lato, quella che rifiuti il dualismo tra la Ragione e l'Assoluto e, dall'altro, quella che organizzi una visione scientifica della vita e del mondo completa di tutti i possibili significati.

Nel saggio "The Philosophy of the Present" si preoccupò di analizzare il presente in funzione del passato:

Oltre al concetto del "tempo", anche quello di "esperienza" risultò fondamentale nel pensiero filosofico di Mead, perché gettava anch'esso il ponte, foriero di influenze reciproche, fra l'universo e l'individuo, tra l'organismo e l'ambiente.

Il campo di indagine della ricerca scientifica, secondo l'autore, non poteva estendersi a tutto il mondo conosciuto ed ignoto, per essere valutato e assimilato da puri modelli matematici di spiegazione; inoltre i confini stessi del campo di esplorazione scientifica risultarono, a Mead, alquanto incerti e variabili, al punto che i modelli acquisiti e tradizionali rischiavano essi stessi, secondo l'autore, di essere messi in dubbio da studi "di frontiera", retti da leggi ancora vaghe (Mind, Self and Society, pp. 32-57).

Mead analizzò la società, o quello che lui definì un mondo sociale dell'universo, rilevando che l'individuo è in grado di plasmare elementi nuovi grazie al potere dei simboli, attuato attraverso gesti e linguaggi. La funzione della socialità, sottolineò Mead, viene svolta dal pensiero e dall'opinione degli esseri umani, integrati nella collettività.

Interessante fu la distinzione fra "Me", ovvero l'assorbimento degli atteggiamenti degli altri, e "Io", ovvero la reazione del soggetto in risposta all'interazione con l'ambiente, oltre alla focalizzazione sul controllo sociale, effettuata tramite l'intervento limitante del "Me" sull'"Io".

In conclusione, Mead indicò nel giusto equilibrio fra la libertà di azione e di iniziativa dell'individuo, e l'integrazione delle singole unità nella collettività, la ricetta per un ottimale modello sociale.

Dal suo approccio derivò la base epistemologica dell'interazionismo simbolico.

Pragmatismo e interazionismo simbolico I filosofi, la cui ispirazione è più metafisica e ontologica, come Martin Heidegger, sottolineano la scoperta dell'Essere dal punto di vista del vivere umano e come il mondo è rivelato a questa entità vivente all'interno di un regno di cose. I filosofi pragmatici, come Mead, si concentrano sullo sviluppo del sé e sull'oggettività del mondo all'interno della sfera sociale: "la mente individuale può esistere solo in relazione alle altre menti mediante significati condivisi" (Mead 1982: 5).

Le due più importanti fondamenta dell'opera di Mead e dell'interazionismo simbolico, in generale, sono la filosofia del pragmatismo e del comportamentismo psicologico. Il pragmatismo è una posizione filosofica di ampio respiro in cui possono essere identificati diversi aspetti che hanno influenzato l'opera di Mead.

Vi sono quattro fondamentali principi del pragmatismo:

In primo luogo, per i pragmatisti la realtà vera non esiste "là fuori" nel mondo reale, "essa è attivamente creata come agiamo nel mondo e verso il mondo". In secondo luogo, le persone ricordano e basano la loro conoscenza del mondo su ciò che è stato per loro utile e sono in grado di modificare ciò che non "funziona" più. In terzo luogo, le persone definiscono gli "oggetti" sociali e materiali che incontrano nel mondo secondo il loro uso. Infine, se vogliamo capire coloro che agiscono, dobbiamo basarci su ciò che le persone effettivamente fanno.

Tre di questi principi sono fondamentali per l'interazionismo simbolico:

la messa a fuoco dell'interazione fra chi agisce e il mondo considerare chi agisce e il mondo come processi dinamici e non delle strutture statiche la capacità da parte di chi agisce di interpretare il mondo sociale.

Pertanto, per Mead e gli interazionisti, la coscienza non è separata da azione e interazione, ma di entrambe ne è parte integrante.

In parte, le teorie di Mead basate su pragmatismo e comportamentismo, divennero bagaglio di molti laureati della Università di Chicago che posero le basi dell'interazionismo simbolico.

Filosofia sociale (comportamentismo) Mead fu una figura molto importante nella filosofia sociale del XX secolo. Una delle sue idee fondamentali è stata quella di far emergere la mente e il sé dal processo di comunicazione tra gli organismi. Questo concetto diede vita alla teoria del comportamentismo sociale, discussa in Mind, Self and Society. Questo concetto di come la mente e il sé emergono dal processo sociale di comunicazione per mezzo di simboli è alla base dell'interazionismo simbolico nella sociologia. Intellettualmente radicato nella dialettica hegeliana e nella filosofia del processo, Mead, alla pari di Dewey, sviluppò una filosofia del processo ancor più materialista che si basava sull'azione umana e specificatamente sulla azione comunicativa. L'attività umana è, in un senso pragmatico, il criterio della verità e tramite l'attività umana si costituisce il significato.

L'attività comune, compresa l'attività comunicativa, è il mezzo tramite il quale si costituisce il nostro senso del sé. L'essenza del comportamentismo sociale di Mead è che la mente non è una sostanza che si trova in un regno trascendente, né è semplicemente una serie di eventi che si svolgono all'interno della struttura fisiologica umana. Questo approccio era in netta opposizione alla tradizionale concezione della mente separata dal corpo. L'emergere della mente è subordinato all'interazione tra l'organismo umano e il suo ambiente sociale; è attraverso la partecipazione all'atto sociale della comunicazione che i singoli realizzano il loro potenziale per un comportamento significativamente simbolico, cioè il pensiero. La mente, secondo i termini di Mead, è il centro individualizzato del processo di comunicazione. È il comportamento linguistico da parte dei singoli. Non vi è, quindi, “mente o pensiero senza linguaggio” e il linguaggio (il contenuto della mente) “è solo uno sviluppo ed un prodotto dell'interazione sociale” (Mind, Self and Society 191- 192). Perciò, la mente non è riducibile alla neurofisiologia dell'individuo biologico, bensì è emergente “nel dinamico e continuo processo sociale” che costituisce l'esperienza umana (Mind, Self and Society 7).

Per Mead, la mente emerge dall'atto sociale della comunicazione. Il concetto meadiano dell'atto sociale è rilevante, non solo per la sua teoria della mente, ma anche per tutti gli aspetti della sua filosofia sociale. La sua teoria di “mente, sé e società” è, in effetti, una filosofia dell'atto dal punto di vista di un processo sociale coinvolgente l'interazione di molti individui, così come la sua teoria della conoscenza e del valore è una filosofia dell'atto dal punto di vista dell'esperienza dei singoli interagenti con un ambiente. L'azione è molto importante per la sua teoria sociale e, secondo Mead, le azioni si verificano entro un processo comunicativo. La fase iniziale di un atto costituisce un gesto. Un gesto è un movimento di preparazione che permette agli altri individui di essere consapevoli delle intenzioni di un dato organismo.