LUnione Femminile Nazionale è un'organizzazione fondata nel 1899 a Milano per l'emancipazione delle donne attraverso l'acquisizione di diritti politici, sociali, civili. Nel 1905 si costituisce in cooperativa con il nome di Unione femminile nazionale. È tuttora operativa nella sede storica di Corso di Porta Nuova 32 a Milano

Le origini

A firmare il primo manifesto programmatico sono Jole Bersellini Bellini, Ada Negri Garlanda, Ersilia Majno, Antonietta Pisa Rizzi, Silvia Pojaghi Taccani, Carolina Ponzio, Nina Sullam Rignano, Elly Carus, Irma Melany Scodnik, Nina Ottolenghi Levi, Adele RivaIl primo manifesto programmatico dell'Unione femminile nazionale è conservato presso l'archivio storico dell'organizzazione, Giuseppe Mentessi, Gaetano Meale che si firma con lo pseudonimo di Umano, Alberto Von Willer, vedovo di Edvige Gessner, fra le prime ideatrici del progetto.

Le fondatrici sono accomunate da un precedente impegno nella beneficenza cittadina, nelle campagne per la riforma dell'assistenza e a favore del proletariato, in particolare quello femminile.. Fanno parte della borghesia milanese, colta, laica e progressista. Sono militanti o simpatizzanti del Partito socialista.. Si collocano nel movimento emancipazionista italiano ed europeo loro contemporaneo, declinandolo nel senso di un “femminismo pratico”Ersilia Brozini Majno, Il femminismo in Italia, dattiloscritto, [1908?], Fondo Ersilia Majno Bronzini, Archivio famiglia Majno. Il progetto di Unione femminile viene concepito nell'ambito del comune impegno di alcune delle fondatrici nell'Associazione generale di mutuo soccorso e di istruzione delle operaie. e matura nel periodo successivo ai moti del maggio 1898, quando la necessità di rispondere alla repressione spinge ad unire le forze delle associazioni femminili sciolte dal decreto del tenente generale Bava Beccaris ed a impegnarsi nel Comitato pro reclusi del maggio..

Le Unioniste si rivolgono “alle donne tutte, qualunque sia la loro condizione” per “l'elevazione materiale e morale della donna”Manifesto programmatico. L'attività dell'Unione si rivolge in particolare al mondo delle lavoratrici, con l'intento di migliorarne le condizioni tramite l'acquisizione di diritti politici (suffragio), sociali (tutela lavoro e maternità), civili (divorzio, abolizione dell'istituto dell'autorizzazione maritale, ricerca della paternità)Emma Baeri, Eguaglianza in: Aida Ribero (a cura di), Glossario. Lessico politico della differenza, Regione Piemonte, 2007. Si tratta di proporre un modello nuovo di famiglia e di società, che avrebbe dovuto estendersi al complesso dei rapporti tra persone, finalmente liberati da discriminazioni in tutti i possibili aspetti, privati e pubbliciAngela Maria Stevani Colantoni, Guardiamo i passi fatti e andiamo avanti. Breve storia dell'Unione femminile nazionale, stampa 2011, p. 8.

L'obiettivo delle fondatrici è di riunire le varie organizzazioni, nate fin dal secolo precedente per la tutela delle lavoratrici e la promozione sociale delle donne. Tale unificazione non viene progettata solo in astratto, ma anche in concreto attraverso l'acquisizione di una sede comune. Infatti, il manifesto fondativo dichiara “L'Unione femminile si è costituita: per l'elevazione ed istruzione della donna; per la difesa dell'infanzia e della maternità; per dare studi ed opera alle varie Istituzioni di utilità sociale; per riunire in una sola sede le Associazioni ed Istituzioni femminili, col vantaggio per le Socie: a) di avere una Sede decorosa; b) una Biblioteca in comune; c) una Sala di lettura con giornali e riviste; Conferenze, Corsi di lezioni, Trattenimenti”Manifesto programmatico. Archivio storico Unione femminile nazionale.

All'Unione aderiscono alcune associazioni di mutuo soccorso del movimento operaio milanese: l'Associazione di mutuo soccorso e di istruzione delle operaie, di cui Ersilia Majno era stata presidente dal 1894; la Società di mutuo soccorso fra le operaie della Manifattura tabacchi; la Società genio e lavoro; le Scuole preparatorie per giovani operaie, l'Associazione generale delle operaie e la Società di mutuo soccorso fra le operaie di Lugo in Romagna, tutte impegnate, insieme al movimento operaio e al Partito socialista, nelle lotte sociali e politiche.

Una casa per l'Unione Il progetto di Casa dell'Unione femminile, centrale nel programma originario, è realizzato nel 1910 grazie ad uno sforzo notevole per la raccolta di fondi. Alla quota necessaria contribuiscono non solo esponenti della borghesia milanese ma anche le lavoratrici riunite nell'Associazione generale delle operaie. Per l'impegnativa opera di ristrutturazione è necessario aprire un mutuoLa casa dell'Unione Femm. Nazionale, in: Unione femminile, 1910, n. 4. Nel 1911 viene presentato il progetto per la costruzione del salone delle conferenze, su cui sarà edificata un'ulteriore porzione dello stabile, nel 1924. Oltre al Circolo dell'Unione femminile, al Teatro, alla Biblioteca, la casa dell'Unione accoglie l'Associazione generale di mutuo soccorso delle operaie in Milano, il Comitato contro la tratta delle schiave bianche, l'amministrazione dell'Asilo Mariuccia, la Società Fraterna con il Ricreatorio per “le piscinine”, la Scuola di disegno professionale per le piccole lavoratrici, il Comitato pro infanzia, l'Ufficio di collocamento delle domestiche, l'amministrazione degli Uffici indicazioni e assistenza, la Società per la difesa igienica della prima infanzia, il Patronato dei minorenni condannati condizionalmente e il Dormitorio-pensione femminile

Le origini del segretariato sociale Nel 1900 l'associazione apre la prima sede degli Uffici indicazioni ed assistenza, attiva fino al 1938. I suoi scopi sono molteplici: dare indicazioni sugli enti di assistenza e aiutare i bisognosi nel disbrigo delle pratiche per ottenere sussidi; raccogliere dati e studiare le cause e i rimedi del pauperismo; preparare le donne all'attività sociale; formare delegate esperte che coprano cariche di consigliere delle Opere pie cittadineUfficio indicazioni e assistenza dell'Unione femminile, opuscolo a stampa che ne illustra scopo, mezzi e funzionamento, senza data; Archivio storico dell'Unione femminile nazionale. Gli Uffici indicazione e assistenza sono antesignani del moderno segretariato sociale. Con essi si vuole proporre un modello di un coordinamento pubblico dell'assistenza cittadina, che sia realizzato sistematicamente dall'amministrazione comunaleErsilia Majno, Relazione della Commissione per l'Assistenza pubblica, Tipografia Ramperti, 1906. L'informazione, intesa come elemento costitutivo della cittadinanza, è centrale nell'elaborazione del progetto degli Uffici indicazioni e assistenza.. L'Ufficio segna un'azione incisiva nella lotta contro la tubercolosi ed è preso a modello per iniziative analoghe in altre città, come Firenze, Livorno, Cagliari, CataniaUFN, Mostra storica dell'Unione femminile nazionale, stampa 2013, p. 13.

Lotte per il diritto di voto Il programma dell'Unione propone fin dalle origini l'idea di uomini e donne come “due forze non eguali ma equivalenti, con diritto e dovere di esplicarsi favorevolmente a vantaggio comune”Il voto alla donna? Inchiesta e notizie, pubblicazioni della rivista «Unione femminile», Milano, 1905. Si tratta di un diritto-dovere che deve necessariamente attuarsi anche sul piano della rappresentanza politica. Nel 1904 il deputato socialista Mirabelli presenta un disegno di legge sul voto femminile, mentre è in corso un'inchiesta dell'Unione femminile, pubblicata nel 1905 sull'omonima rivista con il titolo «Il voto alla donna?». Con l'invio di 500 questionari a personalità della cultura e della politica si chiede se si debba riconoscere il diritto di voto amministrativo e politico alle donne, e per quali ragioni. Delle 140 risposte (53 uomini e 87 donne), la maggioranza si esprime favorevolmenteIl voto alla donna? Inchiesta e notizie, op. cit..

Nel 1905 l'Unione stende una petizione firmata da 10.000 donne in cui si chiede "per la donna il riconoscimento del diritto di voto amministrativo e politico e l'eleggibilità". Nel 1906 contribuisce a fondare la sezione lombarda del Comitato nazionale pro suffragio, che nel 1910 presenta un manifesto comune a tutti i gruppi femministiDebora Migliucci, Per il voto alle donne: dieci anni di battaglie suffragiste in Italia (1903-1913), Mondadori, 2006. Un altro appello è inviato ai senatori nel 1919, con la richiesta di discussione sull'emendamento Sandrini, che prevedeva l'estensione del diritto di suffragio a entrambi i sessiAppello ai senatori. Dattiloscritto a firma di Nina Rignano Sullam e Clara Roghi Taidelli, senza data (ma 1919); Archivio storico UFN. Nel 1923, in seguito all'approvazione del progetto di legge Acerbo che concede ad alcune categorie di donne il voto amministrativo, l'Unione istituisce un Ufficio Elettorale per consentire la compilazione di liste che comprendano anche le donne, raccogliendo le domande d'iscrizione e occupandosi dei documenti necessari. La legge decade con la fine della legislatura e con l'avvento del regime fascista.

Tutela del lavoro e della maternità L'Unione sostiene che a parità di lavoro svolto deve corrispondere pari salario, chiedendo anche forme di protezione da parte dello Stato per la maternità delle lavoratrici. L'Unione appoggia il progetto di legge, scritto da Anna Kuliscioff e presentato in Parlamento dal Partito socialistaNina Rignano Sullam, Una legge che ci interessa, estratto dal n 12 di «Unione Femminile», Milano, 1902.

La legge sul lavoro delle donne e dei fanciulli approvata nel 1902, detta Legge Carcano, non accontenta l'Unione, perché le operaie sono obbligate a stare a casa dopo il parto senza alcuna forma di retribuzione e con il rischio di perdere il lavoro. Le Unioniste considerano questa legge un “insulto all'intelligenza delle donne e dei cittadini in generale”. I governi che si succedono in questo periodo dichiarano di non avere la disponibilità economica per sostenere la maternità delle donne lavoratrici e che al massimo avrebbero potuto sostenere le spese di impianto e di gestione di un istituto finalizzato alla previdenza in caso di maternità. Neppure gli industriali avrebbero contribuito.. L'Unione si impegna così per l'istituzione delle Casse di maternità. Fondate sul principio di mutualità, esse danno sostegno economico alle lavoratrici madri nel periodo precedente e successivo al parto, anche in caso di parto prematuro o aborto.. La prima Cassa di maternità milanese è istituita nel 1905 come sezione del Patronato di assicurazione e soccorso per gli infortuni sul lavoro e grazie alla convergenza di diverse istituzioni. Oltre all'Unione femminile, la [Federazione lombarda delle opere di attività femminili] e la Società Umanitaria.. L'Unione apre altre due sezioni della Cassa di maternità nel 1919 e nel 1925UFN, Mostra storica dell'Unione femminile nazionale, stampa 2013, p. 9.

L'Unione agisce per la tutela delle lavoratrici attraverso la formazione di ispettrici di fabbrica che facciano rispettare la legge approvata nel 1902. La prima scuola per ispettrici di fabbrica è organizzata dall'Unione femminile nazionale grazie all'impegno di Nina Rignano Sullam, che mette a punto un piano sperimentale di ispezioni nelle fabbriche cittadine dove lavorano donne. Questo studio costituisce la base normativa su cui il Governo delibererà la nomina della prima ispettrice nel 1907, stipendiata dal Ministero dell'agricoltura, industria e commercio.