Con l'espressione dialetti d'Abruzzo si definiscono le varietà linguistiche romanze parlate nella regione italiana dell'Abruzzo. Tale territorio non si presenta unitario dal punto di vista linguistico, in quanto dette varietà appartengono a due gruppi diversi delle lingue italoromanze: il gruppo abruzzese dei dialetti italiani meridionali, preponderante nella maggior parte del territorio regionale. il dialetto sabino, che appartiene al continuum dei dialetti italiani mediani o italiano centrale ed è parlato principalmente nei territori più occidentali della regione.

Distribuzione geografica L'isoglossa fondamentale (indebolimento delle vocali atone) che serve, secondo la più parte degli autoriF. Avolio, Bommèsprë. Profilo linguistico dell'Italia centro-meridionale. Gerni, San Severo, 1995. a distinguere i dialetti italiani meridionali da quelli mediani attraversa l'Abruzzo, partendo da Campotosto, toccando le frazioni dell'estrema periferia della città dell'Aquila, cioè Assergi (già ascrivibile però al dominio abruzzese), Camarda, Paganica e Pianola, per poi scendere più a sud ed attraversare alcune frazioni di Avezzano, cioè San Pelino, Antrosano e Cese, fino a giungere intorno a Canistro al confine con l'area laziale centro-settentrionale.

Come detto, i dialetti d'Abruzzo possono essere suddivisi in due gruppi, a loro volta articolati in otto aree complessive.

Gruppo abruzzese I dialetti abruzzesi che fanno parte dei dialetti italiani meridionali sono suddivisi nei seguenti tre gruppi: abruzzese orientale; abruzzese teramano; abruzzese occidentale.

individua invece quattro gruppi: quello dei dialetti adriatici (ulteriormente suddiviso), quello dei dialetti marsicani, quello dei dialetti peligni e quello del dialetto altosangrino. Si riporta di seguito questa suddivisione in quattro gruppi.

Dialetti abruzzesi adriatici, parlati nelle province di Teramo, Pescara e Chieti, formano un insieme relativamente omogeneo dalla costa fino alla dorsale appenninica. Presentano le maggiori differenze nel campo della pronuncia vocalica. Fanno parte di questo gruppo: dialetto pescarese, parlato prevalentemente a Montesilvano e a Pescara, con influssi presso le generazioni più giovani di Francavilla al mare e San Giovanni Teatino e negli altri centri limitrofi e costieri; dialetto teramano circoscritto nell'area compresa tra Rocca Santa Maria, Campli, Sant'Omero, Martinsicuro, Isola del Gran Sasso e Silvi. Comprende la seguente sub-area: dialetto vibratiano, ossia della Val Vibrata, si distingue dal teramano tipico per forti peculiarità fonetico-lessicali ed è parlato nei centri di Civitella del Tronto, Nereto, Corropoli e Colonnella; dialetto vestino, circoscritto nell'area compresa tra Città Sant'Angelo, Penne, Cepagatti e Spoltore e nell'alta Valle del Fino alla provincia di Teramo; dialetto teatino, con le suddivisioni: dialetto teatino occidentale, con isocronismo sillabico completo, tra San Giovanni Teatino, San Valentino in Abruzzo Citeriore, Guardiagrele e Fara San Martino; dialetto teatino orientale, parlato tra Francavilla al mare, Ortona, Ripa Teatina, Miglianico, Bucchianico e Crecchio; dialetto vastese, circoscritto nell'area compresa tra Casalbordino, Carunchio e il torrente Sinarca in Molise, comprendente quindi anche i paesi di Montenero di Bisaccia e Petacciato, presenta un isocronismo parziale; il vastese – diffuso anche nei comuni molisani adriatici settentrionali – nella fonetica e nella grammatica può essere considerato come un primo passo di digradazione dall'abruzzese al pugliese, che diviene più accentuato nei paesi costieri molisani e pugliesi compresi tra i fiumi Sinarca e Fortore (quindi nella Frentania meridionale), a sud del quale si giunge al pugliese vero e proprio dialetto lancianese, circoscritto nell'area compresa tra San Vito Chietino, Fossacesia e Casoli, ossia nella Frentania settentrionale;. Dialetti della Marsica, parlati a Celano ed Avezzano dove la somiglianza con il napoletano è forte a causa degli scambi economici documentati tra le città durante il Regno di Napoli attraverso la via per Sora (es. giovane ad Avezzano vajiule, a Napoli guaglione), e parlato nella zona fucense della Marsica, nei paesi del Parco Nazionale d'Abruzzo ed estendendosi a settentrione fino all'Altopiano delle Rocche. Dialetti peligni, parlati in Valle Peligna, nel circondario di Sulmona e nell'area pescarese appena ad est delle gole di Popoli (Tocco da Casauria), suddiviso in Peligno occidentale, che conserva la -a finale, e in Peligno orientale, che la indebolisce ad -e e presenta metafonesi di -a. Anche in questo dialetto è forte l'influenza napoletana con diversi lemmi praticamente identici (uaglione per "ragazzo", puparuole/peparuole per "peperone", ecc.). Dialetto altosangrino, circoscritto nell'area compresa tra Castel di Sangro, Roccaraso, l'Altopiano delle Cinquemiglia, la Bassa Marsica e sconfina in Molise nella zona dell'Alto Volturno in provincia di Isernia. La caratteristica principale è la metafonesi della -e.

Numerose sono le aree di transizione, per lo più coincidenti con zone conservative e arcaicizzanti della provincia dell'Aquila come le aree attorno a Sulmona e Barisciano. Nella Valle Roveto penetrano forme linguistiche vicine ai dialetti campani, seppur con differenti strutture ed inflessioni.

Gruppo sabino Copre l'area più occidentale della regione e sconfina in Lazio, articolandosi nelle seguenti zone: Aquilano-Reatina, nell'antico contado amiternino, cioè a nord e ad ovest della città dell'Aquila, essa inclusa, salvo la frazione di Assergi, che però linguisticamente parte da Accumoli, nel reatino, comprende la valle del Velino, con i centri di Amatrice, Antrodoco, Cittaducale, fino ad inoltrarsi, con alcune variazioni, in tutta la provincia di RietiBuona parte di questo territorio faceva parte dell'Abruzzo e non del Lazio fino al 1927 ed in minima parte di quella di Terni; Carseolana, attorno a Carsoli fra la Marsica e la valle dell'Aniene (Lazio); Tagliacozzana, limitato a Tagliacozzo e alle località del suo circondario (Castellafiume, Scurcola Marsicana), ed esteso fino alle frazioni periferiche di Avezzano (San Pelino, Antrosano e Cese). Il confine dialettale passa all'interno del comune di Rocca di Mezzo) e il secondo, ad est della città dell'Aquila, a partire dalla frazione di Assergi, e a Bagno (antico contado forconese).

Tratto qualificante di questo gruppo dialettale è la conservazione delle vocali finali atone. In particolare nel dominio reatino-aquilano, area tradizionalmente conservativa, viene tuttora mantenuta la distinzione fra -o ed -u finali, a seconda dell'originaria matrice latina: ad esempio all'Aquila si ha cavaju per "cavallo" (latino volgare *CABALLU(M)), ma scrio per "io scrivo" (lat. volg. *SCRĪBŌ). Ad occidente del suddetto dominio si estendono le parlate dei Piani Palentini, con centri di irradiazione quali Carsoli e Tagliacozzo, la cui punta più a sud, a contatto con l'area abruzzese della Marsica, è San Pelino, frazione di Avezzano: a ridosso dell'area laziale, queste parlate sono caratterizzate dalla confluenza delle vocali originali latine -u ed -o nell'unico esito -o (cavajo, fijo), ma come il sabino possiedono il medesimo sistema vocalico, fonetico e morfologico. Questi dialetti appartengono al continuum linguistico mediano assieme ai confinanti dialetti dell'Umbria e del Lazio, privo di confini interni apprezzabili.

Fonetica Vocalismo

 Anteriore  Centrale  Posteriore  Alta Medio-alta Medio-bassa Bassa

Il sistema vocalico dei dialetti abruzzesi di tipo meridionale (salvo rare eccezioni) comprende nove fonemi: , due in più di quello italiano. Questo sistema vocalico è pressoché compatto dalla Provincia di Teramo, dove tuttavia è più ampio il numero di eccezioni (a cominciare dallo stesso capoluogo), a quella di Chieti, passando per la Provincia di Pescara, nel cui capoluogo è tuttavia assente il suono /ɑ/, e per la parte meridionale della Provincia dell'Aquila. Nel dettaglio avremo:

Il grafema indica nella maggior parte dei casi due differenti suoni (brevi o lunghi): , comune all'italiano, ed (talvolta anche ), assente nella lingua italiana. In alcuni dialetti, specialmente quelli della provincia teramana, è presente un ulteriore suono . Il primo suono dell'area vasta si presenta a contatto con tutte le consonanti, tranne "m" ed "n", dove tramuta in : si avrà allora cajole [ka'jo:lə] "gabbia", patte ['pattə] "patto"; con m ed n invece nate ['nɑ:tə] "nato", lambe ['lɑmbə] "lampo". Pertanto, se si avesse una a del primo tipo in inizio parola, come ache ['ɣa:kə] "ago", se fosse presente l'articolo indeterminativo, questa diventerebbe del secondo tipo: n'ache ['nɑ:kə] "un ago". Per quanto riguarda le , prendendo come esempio il dialetto di Carpineto della Nora avremo magnà [mɑɲ'ɲɑ̃] "mangiare" mentre in quello di Giulianova avremo frådde ['frɒddə] "freddo". Il grafema indica tre suoni distinti, due comuni alla maggior parte dei sistemi romanzi, corrispondenti rispettivamente alle vocali italiane "é" ed "è", ed uno, tipico delle parlate del Meridione d'Italia, noto come scevà o "e muta". In diversi dialetti, come quello teramano è presente un ulteriore suono, simile ad uno scevà più marcato. Fornendo degli esempi: méte ['me:tə] "mietere", ècche ['ɣɛkkə] "qui" per le vocali comuni ai dialetti abruzzesi, mentre per avremo a Giulianova veve ['vɜ:və] "vivo" o a Castiglione Messer Marino, cuppeine [ku'ppɜjnə] "mestolo". Il grafema indica come in italiano standard il fono in gran parte delle parlate regionali. Alcuni dialetti tuttavia presentano anche il suono , così a Carpineto della Nora si avrà uine ['wɪnə] "vino" o a San Valentino in Abruzzo Citeriore si avrà cuçì [ku'ʃɪ] "così". Il grafema indica come in italiano i foni . Il grafema indica , comunemente pronunciata come nell'italiano. Una eccezione è il dialetto di Loreto Aprutino, dove può essere anche , come nel nome del paese stesso Luréte [ly're:tə].

Consonantismo

BilabialiLabio-dentaliDentali/AlveolariPost-alveolariPalataliVelariNasali Occlusive Affricate Fricative VibranteLateraliApprossimante

Nei dialetti abruzzesi vigono le stesse regole della geminazione della lingua italiana. Un'eccezione è rappresentata dal suono il quale, se intervocalico, non sempre è geminato: caçe ['ka:ʃə] "formaggio" contro casce ['kaʃʃə] "cassa". Tale suono inoltre rappresenta l'esito della consonante s davanti a t, d, al gruppo ch e talvolta davanti alla sola c velare: stracche ['ʃtrakkə] "stanco", sdejune (nel quale però /ʃ/ muta in /ʒ/) [ʒdə'ju:nə] "colazione, rottura del digiuno", schéfe ['ʃke:fə] "spicchio d'aglio", arescarà [ɣarəʃka'ra] "sciacquare".

A differenza dell'italiano, l'abruzzese presenta un solo allofono della nasale ossia . Questa compare esclusivamente davanti alla consonante velare in quanto si ha sempre la sonorizzazione della davanti alla nasale /n/: manghe ['mɑŋgə] "manco". L'assenza dell'altro allofono italiano è dovuto invece all'assimilazione dei gruppi nf ed nv rispettivamente in mb ed mm: "confine" passa a cumbine, "invidia" passa a 'mmidie; inoltre parole inizianti per f e v se precedute da n presentano lo stesso fenomeno: 'mbacce per "in faccia", 'mmocche per "in bocca" (vocche in dialetto).

Ulteriore differenza tra italiano ed abruzzese è la presenza della fricativa velare . Questa è riscontrabile: in posizione intervocalica invece della occlusiva sonora ; davanti a parole inizianti per /g/ o per vocale; tra vocali non formanti un dittongo: fegure [fə'ɣu:rə] "figura", gatte ['ɣattə] "gatto" e ècche ['ɣɛkkə] "qui"; mahéstre [mɑ'ɣeʃtrə] "maestro".

La s intervocalica, a differenza dell'italiano, è espressa esclusivamente mediante la sorda : case ['ka:sə] "casa". Per quanto riguarda il suono , esso compare solo davanti ad una consonante sonora (che non sia d): sbaje ['zba:jə] "sbaglio".

Metafonesi