La guerra dei contadini tedeschi () fu una rivolta popolare nell'Europa rinascimentale all'interno del Sacro Romano Impero, che avvenne tra il 1524 e il 1526. Come il precedente movimento della Lega della scarpa e come le guerre hussite, fu un insieme di rivolte per motivi economici e religiosi di contadini, ma anche abitanti delle città e nobili. Il movimento non possedeva un programma comune.https://hls-dhs-dss.ch/it/articles/016525/2016-02-03/
Il conflitto, che si svolse principalmente nelle aree meridionali, centrali e occidentali dell'odierna Germania, ma che influenzò anche aree confinanti delle odierne Svizzera e Austria comprese l'odierno Alto Adige (capeggiato da Michael Gaismair) e parte del Trentino (dove prese il nome di "Guerra rustica" o "guerra dei carneri" e dalla quale si distinse la figura di Francesco Castellalto), coinvolse al suo apice, nella primavera-estate del 1525, un numero stimato intorno ai contadini insorti. Le fonti dell'epoca stimano in il numero dei morti.
La guerra trovò ragioni etiche, teoriche e teologiche nella riforma protestante, le cui critiche ai privilegi e alla corruzione della Chiesa Cattolica Romana sfidarono l'ordine religioso e politico costituito.
La guerra dei contadini, tuttavia, rifletté anche un radicato malcontento sociale: per comprenderne le cause si devono esaminare le strutture mutanti delle classi sociali in Germania e le loro mutue relazioni. Queste classi erano quelle dei principi, dei nobili minori, dei prelati, dei patrizi, dei borghigiani, dei plebei e dei contadini.
Classi sociali nel Sacro romano Impero del XVI secolo
I prìncipi I principi svolgevano il ruolo di principali centralizzatori dei loro territori. Erano quasi autocratici nel loro modo di regnare e a malapena riconoscevano qualsiasi autorità che le proprietà terriere cercavano di asserire. I principi avevano il diritto di imporre tasse e prendere a prestito denaro in base ai loro bisogni. I costi crescenti dell'amministrazione e della struttura militare costrinsero i principi ad alzare il costo della vita dei propri sudditi. La nobiltà minore e il clero non pagavano tasse ed erano spesso dalla parte del principe. Molte città godevano di privilegi che le proteggevano dalle tasse e quindi il grosso del fardello gravava sui contadini. I principi spesso tentavano di costringere alla servitù i contadini liberi, attraverso una tassazione sempre più pesante e soffocante, così come tramite l'introduzione della legge civile romana. Questa contribuiva maggiormente alla loro corsa al potere, in quanto riduceva tutte le terre a loro proprietà privata e spazzava via il concetto feudale della terra come rapporto di fiducia tra signore e contadino, che prevedeva diritti come anche obblighi per entrambi. Nel mantenere i resti di una legge antica che dava ai principi la loro forza di legittimazione, essi non solo aumentavano il loro benessere e la posizione all'interno dell'impero (attraverso la confisca di tutte le proprietà e le entrate), ma anche il loro dominio sui contadini loro sudditi. In base a questa antica legge, i contadini non potevano fare molto più che resistere passivamente. Anche allora il principe aveva il controllo assoluto su tutti i suoi servi e i loro possedimenti e poteva punirli come riteneva più opportuno. Cavare occhi e mozzare dita non erano pratiche fuori dal comune. Fino a quando Thomas Müntzer e altri radicali come lui non rigettarono i fattori legittimanti della legge antica e impiegarono la legge divina per sobillare il popolo, le sollevazioni rimasero isolate, senza supporto e facilmente sedate.
I progressi tecnologici del tardo medioevo furono sufficienti a rendere obsoleta la nobiltà minore dei cavalieri. L'introduzione della scienza militare e la crescente importanza della polvere da sparo e della fanteria, ridussero il ruolo della cavalleria pesante e l'importanza strategica dei castelli. Lo stile di vita lussuoso prosciugava quel poco di entrate di cui disponevano, mentre i prezzi continuavano a salire. I cavalieri esercitavano il loro antico diritto di saccheggiare la campagna attraverso rapine, estorsioni e ricatti, allo scopo di strizzare quanto possibile dai loro territori. I cavalieri erano amareggiati per il loro progressivo impoverimento e per il loro ricadere sempre più sotto la giurisdizione dei principi. Quindi le due classi erano in costante conflitto. Essi inoltre consideravano il clero come arrogante e superfluo e ne invidiavano le enormi ricchezze e i privilegi assicurati dagli statuti ecclesiastici. In aggiunta, tra cavalieri e cittadini patrizi aumentavano le discussioni. I primi erano spesso indebitati con le città. I cavalieri .
Il clero La classe clericale stava perdendo il suo posto come autorità intellettuale su tutte le questioni inerenti allo Stato. Il progresso della stampa e l'estendersi dei commerci, oltre al diffondersi dell'umanesimo rinascimentale, innalzarono il tasso d'istruzione in tutto l'impero. Venne di conseguenza ridotto il monopolio clericale sull'educazione superiore. Il passare del tempo aveva visto le istituzioni regionali cattoliche scivolare nella corruzione diffusa. Le ben note infrazioni di simonia, pluralismo e ignoranza clericale erano lampanti. Vescovi, arcivescovi, abati e priori sfruttavano i loro soggetti nello stesso modo spietato dei principi regionali. Le istituzioni cattoliche impiegavano l'ostentata autorità della religione come mezzo principale per estorcere al popolo le sue ricchezze. In aggiunta alla vendita delle indulgenze, essi fabbricavano miracoli, fondavano case di preghiera e tassavano direttamente il popolo. La maggiore indignazione sulla corruzione della Chiesa avrebbe infine spinto Martin Lutero ad affiggere le sue 95 tesi sul portone della cattedrale di Wittenberg, incitando altri riformatori a ripensare radicalmente la dottrina e l'organizzazione della chiesa.
I patrizi Col crescere delle gilde e della popolazione urbana, i cittadini patrizi si confrontavano con una sempre maggiore opposizione. I patrizi erano famiglie benestanti che sedevano nei consigli cittadini e reggevano tutti gli incarichi amministrativi. Di conseguenza prendevano tutte le decisioni amministrative e usavano le finanze a loro piacimento. Similmente al potere dei principi, essi potevano ricavare entrate dai loro contadini in ogni modo possibile. Pedaggi arbitrari su strade, ponti e porte potevano essere istituiti a piacere. Essi revocarono gradualmente le terre comuni e resero illegale per un contadino pescare o far legna in quella che era una volta terra di tutti. Venivano esatte anche le tasse delle gilde. Tutte le entrate incamerate non erano amministrate formalmente e i conti sui libri cittadini erano trascurati. Conseguentemente, appropriazione indebita e frode erano pratica comune e la classe patrizia, vincolata da legami familiari, divenne sempre più ricca e sfruttatrice.
I borghigiani I patrizi cittadini divennero sempre più criticati dalla nascente classe borghigiana. I borghigiani erano una classe composta da cittadini che spesso reggevano incarichi amministrativi nelle gilde o lavoravano essi stessi come mercanti. Per i borghigiani, il loro crescente benessere era motivo sufficiente per la loro pretesa del diritto di controllo sull'amministrazione cittadina. Essi chiesero apertamente un'assemblea cittadina composta da patrizi e borghigiani, o almeno una restrizione della simonia, con diversi seggi destinati ai borghigiani. Essi si opponevano inoltre al clero, che veniva percepito come se avesse oltrepassato i suoi limiti e non avesse sostenuto i suoi doveri religiosi. L'opulenza e la pigrizia del clero fecero crescere il malcontento tra i borghigiani. Questi ultimi domandarono la fine dei privilegi speciali del clero, come la libertà dalla tassazione, e una riduzione del loro numero. I borghigiani modificarono le gilde: da un sistema di apprendistato di artigiani e commercianti a uno di gestione del capitale e del proletariato. Il borghigiano "mastro artigiano" possedeva il suo laboratorio e i suoi strumenti di lavoro. Egli permetteva all'apprendista l'uso della bottega e degli attrezzi, oltre a fornire i materiali necessari al completamento del prodotto, in cambio di un compenso dipendente dalla lunghezza del lavoro oltre alla qualità e quantità del prodotto. Gli artigiani non avevano più l'opportunità di scalare i ranghi della gilda, e venivano tenuti in una posizione in cui erano privati dei diritti civici.
I plebei I plebei erano la nuova classe di lavoratori urbani, artigiani e vagabondi. Anche i piccoli borghigiani andati in rovina si unirono alle loro file. I lavoratori urbani e gli artigiani ricordano la moderna classe operaia, nel senso che costituivano una nucleo di lavoratori impiegati nelle numerose botteghe attive nelle città. L'artigiano, anche se tecnicamente era un borghigiano potenziale, era impedito ad accedere alle posizioni più alte occupate dalle famiglie ricche. Quindi la loro posizione di "temporaneamente" al di fuori dei diritti civici, divenne molto più che una caratteristica permanente degli inizi della moderna produzione industriale. I plebei non possedevano nemmeno le proprietà che i borghigiani rovinati o i contadini ancora avevano. Essi erano cittadini senza terra e senza diritti, una testimonianza del decadimento della società feudale. Fu in Turingia che la rivoluzione, incentrata attorno a Müntzer, avrebbe dato alle fazioni di lavoratori plebei la sua maggiore espressione. Le loro richieste erano di completa parità sociale ed essi iniziarono a riconoscere, con l'aiuto di Müntzer, che la società rigogliosa era guidata da loro, dal basso, e non il contrario. Le autorità gerarchiche dell'epoca, ovviamente e come sempre del resto, furono rapide a soffocare con indicibile violenza tali ideali esplosivi, che in fin dei conti erano la principale minaccia alla loro tradizionale autorità.
I contadini
Nello strato più basso della società restavano i contadinihttps://hls-dhs-dss.ch/it/articles/008967/2012-06-13/. Essi sostenevano tutti i restanti strati della società, non solo attraverso la tassazione diretta, ma con la produzione agricola e l'allevamento del bestiame. Il contadino era proprietà di qualunque persona di cui egli fosse suddito. Che fosse un vescovo, un principe, una città o un nobile, il contadino e tutte le cose ad esso associate erano soggetti a qualsiasi capriccio; il signore poteva prendere il cavallo del contadino e cavalcarlo a piacere. L'unica speranza dei contadini era un'unità di ideali che travalicasse i confini provinciali. Müntzer avrebbe riconosciuto che la recente diluizione delle strutture di classe forniva agli strati più bassi della società una maggiore forza di legittimazione nella loro rivolta, oltre a un maggiore spazio per conquiste politiche e socio-economiche.
Lotta di classe e riforma