Larazzo di Bayeux, noto anche con il nome di arazzo della regina Matilde e anticamente come Telle du Conquest, è un tessuto ricamato (quindi non un vero e proprio arazzo, a dispetto del nome corrente), realizzato in Normandia o in Inghilterra nella seconda metà dell'XI secolo, che descrive per immagini gli avvenimenti chiave relativi alla conquista normanna dell'Inghilterra del 1066, culminanti con la battaglia di Hastings. Circa la metà delle immagini rappresenta, peraltro, fatti precedenti l'invasione stessa.
Benché in apparenza favorevole a Guglielmo il Conquistatore, al punto da essere considerato talvolta un'opera di propaganda, in realtà la sua finalità è l'affermazione della legittimità del dominio normanno in Inghilterra. L'arazzo si prefigge come obiettivo la convivenza pacifica tra normanni e anglosassoni: ne è la prova il fatto che, a differenza di altre fonti (le Gesta Guillelmi e il Carmen de Hastingae Proelio), l'arazzo pone sotto una luce positiva Aroldo, elogiato per la sua vicinanza e intimità con il re santo Edoardo il Confessore (scena 1), per il suo status aristocratico e signorile (scene 2 e 3), e per il suo valore, riconosciuto dallo stesso Guglielmo (scene 17 e 21). L'opera è espressione di settori del regno anglo-normanno che cercano di elaborare il trauma conseguente all'invasione, di sanare i conflitti e di avviare un'integrazione tra normanni e inglesi.Diversa l'interpretazione di Bernstein, in The mistery, secondo il quale l'arazzo è solo in apparenza una celebrazione di Guglielmo, ma l'autore avrebbe inserito una serie di segnali in codice che ne avrebbero fatto una celebrazione del popolo inglese, fino a essere «the only subversive triumphal monument known in western art» (pag. 164)
L'arazzo di Bayeux ha un valore documentario inestimabile per la conoscenza della Normandia e dell'Inghilterra dell'XI secolo. Costituito di varie pezze per una lunghezza totale di 68,30 metri, sino alla fine del XVIII secolo era conservato nella collezione della cattedrale di Bayeux, mentre ora è esposto al pubblico nel Centre Guillaume-le-Conquérant di Bayeux.Sito ufficiale del museo dell'arazzo
Nel 2007 l'UNESCO lo ha inserito nel registro della memoria del mondo.
Descrizione
L'arazzo di Bayeux è costituito dalla giustapposizione di nove pezzeLe pezze sono unite tra loro in maniera così fine, che le cuciture non furono scoperte che nel 1874, e un'ultima cucitura fu rivelata dalle analisi del 1982-83 Cfr. di lino di lunghezza compresa tra 2,43 e 13,90 metri e larghe circa 50 centimetri, ricamate con filo di lana in nove tinte naturali, il tutto per una lunghezza complessiva di 68,30 metri..
La sua impostazione grafica, articolata in azioni concatenate che vedono in scena un totale di 126 personaggi diversi, consente ad alcuni di vedervi un antenato del fumetto.Tuttavia, il fatto che non vi sia accordo tra gli specialisti circa l'identificazione delle singole scene, e vengano perciò individuate da 30 a 70 scene distinte, non rende del tutto calzante il paragone. Ogni scena è corredata di un breve commento in lingua latina. L'arazzo è amputato della parte finale, di lunghezza stimata intorno ai 90–200 cm, nella quale probabilmente si rappresentava l'incoronazione di Guglielmo.
Contiene la raffigurazione di 626 persone, 202 cavalli e muli, 505 animali di altro genere, 37 edifici, 49 alberi. In totale 1515 soggetti forniscono una miniera di informazioni visive sull'XI secolo: per la storia navale, ad esempio, si apprende dalla forma delle vele che le navi utilizzate erano di tipo vichingo; per l'oplologia che le armi usate da ambo le parti erano di origine scandinava; per l'araldica si registra il primo uso in battaglia di insegne allo scopo di distinguere amico da nemico.
Storia Verso l'anno 1100 il cronista francese Balderico di Bourgueil compose per Adele di Normandia, figlia di Guglielmo il Conquistatore, un poema nel quale descrive un arazzo intessuto di seta, oro e argento, e raffigurante la conquista dell'Inghilterra; anche se le misure dichiarate e i materiali costitutivi di tale arazzo indicano un oggetto diverso, benché l'esistenza stessa dell'arazzo della contessa Adele sia messa in discussione, è probabile che il poema di Balderico si ispiri, direttamente o indirettamente, all'arazzo di Bayeux.
Il più antico riferimento diretto all'arazzo è un inventario dei beni della cattedrale di Bayeux raccolto nel 1476, che ne menziona l'esistenza e precisa come venisse appeso lungo il perimetro della navata della cattedrale per alcuni giorni ogni estate. Nel 1562 alcuni religiosi, avvertiti dell'imminente arrivo di soldati ugonotti, nascosero gli oggetti sacri, tra cui l'arazzo, per salvarli dal saccheggio.
Per molto tempo noto solo localmente, l'arazzo cominciò a destare l'interesse degli eruditi alla fine del XVII secolo: tra gli altri se ne occuparono Antoine Lancelot (1675-1740), membro dell'Académie des inscriptions et belles-lettres, e Bernard de Montfaucon (1655-1741), storico e monaco benedettino. All'epoca di Montfaucon, e da tempo immemorabile, l'arazzo era conservato arrotolato su una sorta di rullo, e custodito nella cattedrale, nel palazzo arcivescovile, o nella biblioteca cittadina; veniva svolto in alcune occasioni, come la visita di persone illustri, la festa delle reliquie e l'Ottava di san Giovanni nel mese di luglio, durante la quale era appeso lungo il perimetro della navata della cattedrale.
Nel 1792, sotto la minaccia d'invasione, la Francia rivoluzionaria ordinò un reclutamento di massa; al momento della partenza del contingente di Bayeux, ci si rese conto che uno dei carri degli approvvigionamenti era privo di telone di copertura; qualcuno propose di utilizzare a tale scopo l'arazzo conservato in cattedrale, ma il commissario di polizia Lambert Léonard Leforestier giunse in tempo per impedire lo scempio. Nel 1794, sotto la pressione di un movimento di opinione ansioso di preservare i beni artistici dalle violenze perpetrate durante il Terrore, l'arazzo fu dichiarato bene pubblico e posto sotto la tutela della Commissione Nazionale per le Arti, custodito in un deposito nazionale.
Progettando l'invasione dell'Inghilterra, Napoleone lo volle a Parigi a fini di propaganda nel novembre 1803, e ne ordinò l'esposizione al Musée Napoléon; fu allora che ricevette il soprannome di "arazzo della Regina Matilde", per iniziativa del direttore generale dei musei francesi, il quale si rifaceva alla tesi di Montfaucon. A quanto pare Napoleone studiò a fondo l'arazzo, rimanendo affascinato da una coincidenza: il 6 dicembre 1803, nel pieno dei preparativi per l'invasione, su Dover era apparso un luminoso corpo celeste (probabilmente un bolide) con traiettoria sud-nord, che consentiva paragoni benauguranti, ai fini della spedizione, con la cometa apparsa nel 1066. L'arazzo tornò a Bayeux nel febbraio 1804, ormai noto a livello nazionale e internazionale.
Aumentarono dunque gli studiosi interessati all'arazzo, così come le preoccupazioni riguardo alla sua conservazione: dal 1842 fu spostato in una sala della biblioteca pubblica, svolto dal suo supporto ed esposto al pubblico protetto da una lastra di vetro.
Nella seconda metà del XIX secolo Elisabeth Wardle, moglie di un ricco commerciante inglese, finanziò la creazione di una copia delle medesime dimensioni conservata attualmente in Gran Bretagna al museo di Reading. L'arazzo fu nuovamente nascosto durante la guerra franco-prussiana e durante la seconda guerra mondiale. Dopo essere stato sottoposto a restauro negli anni 1982-83, è oggi esposto al Centre Guillaume le Conquérant, a Bayeux.
Origini e attribuzioni Non sono chiari né il committente né la località di manifattura dell'arazzo. Il milieu culturale, politico ed economico che connotava allora le regioni sulle due sponde della Manica, costituenti di fatto un solo Paese, consente con difficoltà di attribuirne oggi il concepimento e la realizzazione a un ambito francese o a uno inglese. Se è vero che mancano prove certe al riguardo, il dibattito storico ottocentesco, con le correnti di pensiero che da esso scaturirono, fu peraltro fortemente inquinato da tendenze nazionaliste; a ciò non sfuggirono i monumenti-simbolo quali l'Arazzo, e la battaglia di Hastings che vi viene rappresentata, tanto che l'indagine storica in materia ne porta ancora oggi i segni.
Dom Bernard de Montfaucon, che nel XVIII secolo fece conoscere l'arazzo alla comunità scientifica, attribuì l'opera alla moglie di Guglielmo il Conquistatore, la regina Matilde, basandosi su una leggenda locale e su alcune considerazioni opinabili quali la reputazione delle donne anglosassoni per sofisticati lavori di tessitura (reputazione menzionata anche dal biografo Guglielmo di Poitiers), e la frequenza con cui compaiono nelle cronache notizie di mogli intente a confezionare tessuti commemorativi delle gesta degli eroici mariti; tale ipotesi rimase incontestata per quasi un secolo, quando nel 1814 l'abate Gervais de La Rue, studioso esiliato in Inghilterra dopo la Rivoluzione francese, lo attribuì a un'altra Matilde, l'imperatrice del Sacro Romano Impero pronipote di Guglielmo, datandone l'inizio al 1162, e ciò a partire dalla considerazione che l'arazzo non poteva aver resistito all'incendio della cattedrale di Bayeux del 1106.
L'Ottocento si rifiutò di attribuire a mano femminile la composizione di figure discutibili o decisamente oscene come quelle che appaiono nell'arazzo, per cui si iniziò a coltivare l'"ipotesi Oddone". Esistono ragioni plausibili per accreditare l'arcivescovo Oddone di Bayeux tra i possibili committenti:.. Oddone è la figura più importante nella narrazione dell'arazzo dopo Guglielmo il Conquistatore; oltre i maggiori protagonisti (Aroldo Godwinson, Edoardo il Confessore, Guglielmo il Conquistatore, lo stesso Oddone) e la misteriosa Ælfgyva, sull'arazzo non hanno nome che tre persone: Wadard, Vital e Turold, ignoti a ogni altra fonte contemporanea della battaglia di Hastings. I tre furono tutti vassalli di Oddone nel Kent, probabile quindi facessero parte degli uomini che Oddone portò con sé in battaglia. Inoltre l'arazzo mostra Aroldo Godwinson mentre giura fedeltà e ausilio a Guglielmo sopra alcune reliquie, a Bayeux, quindi sotto l'autorità religiosa di Oddone(Orderico Vitale, da parte sua, situa l'episodio a Rouen, e Guglielmo di Poitiers a Bonneville-sur-Touques). Inoltre il ruolo di Oddone ad Hastings è appena menzionato nelle fonti non legate all'arazzo. Da tutto ciò alcuni storici concludono che Oddone, fra i pochi a possedere i mezzi finanziari per commissionare un'opera del genere, avesse interesse a mettere in evidenza, in un atto di propaganda personale all'interno della più vasta vicenda della conquista, i propri possedimenti e le reliquie ospitate a Bayeux. Si è così ipotizzato che Oddone abbia commissionato l'arazzo per ornare la navata della ricostruita cattedrale di Bayeux, inaugurata nel 1077; un'altra congettura è che fosse destinato al palazzo che l'arcivescovo possedeva a Roma.
Anche per quanto riguarda l'origine geografica gli studiosi sono da sempre divisi fra due schieramenti: alcuni attribuiscono l'opera a una scuola francese, o comunque continentale, come all'abbazia di San Bertino di Saint-Omer, a quella di Mont Saint-Michel, o a qualche monastero nella regione della Loira; altri sostengono l'origine inglese, collocandone la fattura a Worcester, all'abbazia di BarkingAll'epoca governata da una badessa di nome Ælfgiva, che potrebbe essere la figura ignota citata nell'arazzo. Vedi , a Winchester, o nel Kent, dove Oddone aveva importanti possedimenti.