Seguace delle idee di Giuseppe Mazzini, svolse un'intensa attività patriottica partecipando anche alla spedizione dei Mille e rimanendo in seguito in Sicilia con compiti amministrativi. Scrisse diverse novelle e romanzi, tra cui Le confessioni d'un italiano, che è considerato una delle opere più importanti del Risorgimento Italiano: il romanzo, pubblicato postumo, è di considerevole lunghezza; ambientato fra il Settecento e la seconda guerra d'indipendenza italiana, ha momenti di notevole forza narrativa; partendo da spunti fiabeschi, tratti dal mondo dell'infanzia, passa a narrare la maturazione etica e spirituale del protagonista sullo sfondo della formazione dell'unità italianaLa Nuova Enciclopedia della Letteratura, Garzanti Editore, Milano, 1985Ettore Allodoli, Giovanni Buti, Storia della letteratura italiana, Sandron, Firenze, 1963.
Biografia Ippolito Nievo nasce a Padova nell'anno 1831, nel palazzo Mocenigo Querini, ora Casa della studentessa L. Meneghetti, sita in via Sant'Eufemia 2/4, nella quale era morto esule nel 1708 l'ultimo duca di Mantova Ferdinando Gonzaga, primogenitoI suoi fratelli furono Luigi (1833), vissuto pochi mesi, Carlo (1835), Elisa (1837) e Alessandro (1839) di Antonio, magistrato, e di Adele Marin, figlia della contessa friulana Ippolita di Colloredo e del patrizio veneziano Carlo Marin, intendente di finanza a Verona. I conti di Colloredo Mels sono titolari del feudo di Monte Albano, dove sorge il castello di Colloredo, a metà strada fra Tricesimo e San Daniele, luoghi frequentati nell'infanzia da Ippolito, quando, nel 1837, il padre viene trasferito da Soave nella pretura di Udine.
Nel 1841 Ippolito viene iscritto nel collegio del seminario di Sant'Anastasia di Verona come convittore interno poi, non sopportandone la disciplina, dal 1843 vi frequenta il Ginnasio come esterno. La sua solitudine è alleviata dalle visite del nonno Carlo, uomo colto, amico del Pindemonte e amante della letteratura, che diviene, per la lontananza dei genitori, la figura di riferimento e al quale dedica il quaderno dei suoi Poetici componimenti fatti l'anno 1846-1847, semplici poesie scolastiche in stile classicista. Quando, nel 1843, muore Alessandro Nievo, il primogenito Antonio, padre di Ippolito, che già possedeva la villa di famiglia con terreni agricoli a Fossato frazione del comune di Rodigo (Provincia di Mantova), avendo rilevato la quota ereditaria di un suo fratello, divenne unico proprietario del palazzo NievoPalazzo Nievo era ubicato in contrada Corta 732, ora Via Ippolito Nievo a Mantova, con i relativi arredi, le collezioni d'arte e la ricca biblioteca. Antonio Nievo vi prende domicilio con la sua famiglia e con due fratelli, anche in seguito al suo trasferimento, nel 1847, alla pretura della vicina Sabbioneta. Ippolito torna nella famiglia a Mantova, città dove è andato a stabilirsi e a trascorrervi gli anni della pensione, anche il nonno Carlo Marin. Qui Nievo prosegue gli studi al Liceo Virgilio, compagno di Attilio Magri (1830-1898) il quale, innamorato di Orsola Ferrari,Lina (Orsolina) Ferrari Poma (1831-1915) Orsola Ferrari, pittrice, che poi sposerà Luigi Poma, fratello di Carlo Poma, uno dei martiri di Belfiore. La famiglia Ferrari era di idee liberali: il fratello Luigi, coinvolto nei moti del 1848, era stato costretto a lasciare Mantova per emigrare in Messico. Di recente, un erede di Luigi Ferrari ha versato all'Archivio di Stato di Mantova un pacchetto di lettere, scritte da Matilde Ferrari al fratello Luigi. Su Lina Ferrari Poma, titolo = Lina Ferrari Poma, la nonna di Fausta Samaritani, accesso 1º maggio 2016 ne frequenta la casa e vi introduce anche Ippolito che conosce la sorella maggiore, Matilde (1830-1868), il suo primo amoreUna lettera di Ippolito Nievo a Matilde Ferrari, analizzata alla luce della corrispondenza tra Matilde e il fratello Luigi, da poco venuta alla luce, non corrisponde assolutamente all'idea di un amore letterario da parte di Ippolito, tanto caro alla critica. In un momento in cui Matilde è agitata per l'insorgere della malattia di suo padre, Ippolito dimostra per l'amata grande passione e straordinaria sensibilità. .
Nel 1848 il giovane Ippolito, affascinato dal programma democratico di Giuseppe Mazzini e Carlo Cattaneo, probabilmente è coinvolto in prima persona nella fallita insurrezione di Mantova. Prudentemente, continua a Cremona gli studi con l'amico Attilio Magri e, l'anno dopo, poiché la famiglia ritiene opportuno che si allontani per qualche tempo dalla Lombardia, egli si trasferisce in Toscana, prima a Firenze e poi a Pisa. Qui entra in contatto con gli esponenti del partito democratico di Guerrazzi: anche la Toscana è scossa dai moti risorgimentali e forse Ippolito partecipa a Livorno al moto del 10 maggio 1849 contro gli Austriaci, intervenuti per favorire il ritorno del granduca Leopoldo fuggito quattro mesi prima da Firenze.
Ritornato in settembre a Mantova, va a continuare gli studi a Cremona, dove nell'agosto del 1850 consegue la licenza liceale. In autunno si iscrive alla Facoltà di Legge dell'Università di Pavia e mantiene continui rapporti epistolari con Matilde Ferrari: le 69 lettere scritte dal 1850 ai primi del 1851, più che essere una sincera e spontanea comunicazione di un innamorato lontano, appaiono dettate da un'intima necessità di espressione lirica e scritte con lo sguardo rivolto a canoni letterari, finendo così per interessare «soprattutto per il modo in cui la materia sentimentale, sollevata talora a toni di enfasi appassionata, si atteggia in formule di chiara matrice letteraria, fin quasi a definirsi in un'autonoma sequenza di romanzo epistolare, aperta alle suggestioni che provenivano dai consacrati modelli del genere, dalle Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo e dalla Giulia o la nuova Eloisa di Jean-Jacques Rousseau».Giulio Carnazzi, La narrativa campagnola e l'opera di Ippolito Nievo, in «Storia Letteraria d'Italia, L'Ottocento», 2, XVIII, p. 1442. Ai primi del 1851, la relazione s'interrompe e, contro Matilde e la famiglia Ferrari, Ippolito scrive un breve romanzo, Antiafrodisiaco per l'amor platonico.
Nel gennaio del 1852 iniziò un'attività di pubblicista nel quotidiano bresciano La Sferza. Alla fine dell'anno si iscrisse all'Università di Padova, riaperta dal governo austriaco dopo le agitazioni liberali e, recandosi spesso in Friuli, collaborò con la rivista L'Alchimista Friulano, dove pubblicò anche poesie che, raccolte in volume, furono pubblicate nel 1854 dall'editore Vendrame di Udine.
Nel 1855, deluso dalla situazione politica italiana, lo scrittore passò lunghi periodi a Colloredo di Montalbano, dove si dedicò attivamente alla produzione letteraria, delineando nella mente quello che fu il suo capolavoro, Le confessioni d'un italiano. Il 22 novembre dello stesso anno si laureò. Cominciò a frequentare lo studio del notaio Francesco Tamassia, assecondando la famiglia che desiderava intraprendesse la professione notarileDino Mantovani, cit., pag. 86, ma alla fine non esercitò mai la professione, soprattutto per non doversi sottomettere al governo austriaco.
Continuò nel frattempo l'attività di pubblicista e si avvicinò al giornalismo militante milanese collaborando al settimanale Il Caffè. Nel 1856, a causa di un racconto intitolato L'avvocatino pubblicato sul foglio milanese Il Panorama universale, fu accusato di vilipendio nei confronti delle guardie imperiali austriache e subì un processo nel quale patrocinò se stesso. Fu questa l'occasione per trascorrere lunghi periodi a Milano dove ebbe modo di partecipare agli stimolanti dibattiti letterari e politici che si svolgevano e di apprezzare il vivace clima culturale di quella città. Ippolito Nievo iniziò una relazione con Bice Melzi d'Eril, moglie del cugino Carlo Gobio; le fu legato fino alla morte, indirizzandole numerose lettere durante l'intero periodo delle imprese garibaldine.
Tra il 1857 e il 1858 Nievo, ritornato a Colloredo, si dedicò intensamente alla stesura del suo grande romanzo Le confessioni d'un italiano che venne pubblicato postumo nel 1867 dall'editore Le Monnier con il titolo rivisto Le confessioni di un ottuagenario.
Gli eventi del 1859 e del 1860 resero più intensa la sua attività giornalistica e ne sollecitano i primi due saggi politici, l'opuscolo Venezia e la libertà d'Italia, ispirato dalla mancata liberazione della città e pubblicato a luglio 1859, e il Frammento sulla rivoluzione nazionale. Si dedicò inoltre alla stesura di un nuovo romanzo, Il pescatore di anime, destinato a rimanere incompiuto.
Nel 1859 fu volontario tra i Cacciatori delle Alpi di Giuseppe Garibaldi, nella seconda guerra d'indipendenza. La spedizione dei Mille e la morte L'anno seguente partecipò alla Spedizione dei Mille (numero 690 nell'elenco de I Mille). Nello stesso periodo anche i suoi fratelli Carlo e Alessandro decisero di arruolarsi, ma nell'Esercito regolare sardo.
Unendosi ai volontari garibaldini il 5 maggio 1860, Nievo salpò da Quarto a bordo del Lombardo insieme a Nino Bixio e Cesare Abba sbarcando a Marsala. Distintosi nella battaglia di Calatafimi e a Palermo, raggiunse il grado di colonnello e gli venne affidata la nomina di "Intendente di prima classe" della spedizione, con incarichi amministrativi, divenendo il vice di Giovanni Acerbi. Fu anche attento cronista della spedizione (Diario della spedizione dal 5 al 28 maggio e Lettere garibaldine). Durante la dittatura garibaldina fu vice-intendente generale dell'Esercito Meridionale in Sicilia.
Con la conquista del Regno delle Due Sicilie, il giovane colonnello, avendo ricevuto l'incarico di riportare dalla Sicilia i documenti amministrativi delle spese sostenute dalla spedizione, si imbarcò assieme ai capitani Maiolini e Salviati e allo scritturale Fontana sulla nave a vapore "Ercole". Sullo stesso vapore viaggiava Pietro Nullo, fratello minore di Francesco Nullo, anche lui volontario garibaldino, ma con mansioni diverse da Nievo e colleghi. Nella notte tra il 4 e il 5 marzo 1861, durante la navigazione da Palermo a Napoli, il piroscafo Ercole fece naufragio, perirono tutte le persone imbarcate e né relitti né cadaveri furono restituiti dal mare.L'evento viene romanzato da Umberto Eco sul suo Il cimitero di Praga pubblicato da Bompiani nel 2010.
Le circostanze del naufragio vengono indagate un secolo dopo dal discendente Stanislao Nievo, che ne ricava anche un romanzoNel romanzo Il prato in fondo al mare edito da Arnoldo Mondadori Editore, nel 1974, il drammatico evento viene rappresentato come "una sospetta strage di Stato italiana, maturata dalla Destra e decisa dal potere piemontese per liquidare la Sinistra garibaldina: "strage" con la quale si sarebbe aperta la storia dell'Italia unita". Dalla prefazione di Cesare Garboli a Stanislao Nievo, Il prato in fondo al mare, Arnoldo Mondadori Editore, 1974., avanzando l'ipotesi che il naufragio sarebbe stato causato da un attentato, il cui movente potrebbe essere la volontà di nascondere il ruolo giocato da finanziamenti internazionali, in particolare del Regno Unito, a favorire la spedizione dei Mille.Tra le opere che se ne sono occupate La tragica morte di Ippolito Nievo. Il naufragio doloso del piroscafo «Ercole» di Cesaremaria Glori, Il misterioso caso di Ippolito Nievo di Rino Cammilleri, Il cimitero di Praga di Umberto Eco, il Mistero e leggenda di Duilio Chiarle, e Una puntata del programma televisivo di Rai 3 la Storia siamo noi si è occupata del caso.
Nel 1915 venne varato il cacciatorpediniere Nievo, intitolato a lui.
A Nievo è dedicato, tra gli altri, il più antico Liceo Scientifico di Padova.
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