Fèlsina fu la principale città etrusca dell'Etruria padana, che corrisponde all'odierna Bologna. Il nome Felsina è la latinizzazione del nome etrusco della città, probabilmente Felzna o Felsna (Velzna o Velsna).
Origine del nome
Il nome "Felsina" (pronuncia: Fèlsina) è menzionato da Plinio il Vecchio (Naturalis historia, III, 115):
Nella definizione pliniana di princeps Etruriae Giovanni Colonna ha riconosciuto un significato storico e cronologico più che politico-istituzionale: il termine andrebbe inteso come sinonimo di metropolis, "città madre", attribuendo a Felsina un ruolo decisivo nella genesi e nella formazione dello stesso ethnos etrusco, analogo a quello di Cortona nella tradizione dei Pelasgi, con una valenza che travalica la sola Etruria padana..
Nonostante non siano state ritrovate iscrizioni etrusche che attestino il nome della città, esso si desume da gentilizi riferibili al nome della città.Il repertorio delle fonti letterarie ed epigrafiche antiche relative alla città è raccolto in , che registra la forma etrusca Felsina e l'etnico latino Bononiensis, con rinvio a Plinio (Naturalis historia III, 115) per l'attestazione del nome. Il significato originario del probabile nome etrusco Felzna (Velzna) o Felsna (Velsna) non è certo, forse "terra fertile" o similare.
Questo toponimo è probabilmente alla base dei nomi di altre località dell'area etrusca, come Volsinii (in etrusco Velzna, identificata con l'odierna Orvieto o con Bolsena). Ancora oggi, nel comune di Castelnuovo Berardenga, in provincia di Siena, esiste una località chiamata "Felsina".Guido Persichino, Chianti classico, Guide Giunti, Giunti Editore, Firenze 2003, p. 107.
Esiste anche una leggenda che più semplicemente riconduce il nome Felsina all'omonima figlia del re etrusco Fero, uno fra i tanti supposti fondatori della città. Un'altra leggenda parla di Felsino, discendente dell'etrusco OcnoAa.Vv., Bologna, Nuove guide oro, Touring Editore, Milano 2004, p. 27. (detto anche Bianore, lo stesso leggendario fondatore di Pianoro, Parma e Mantova, di cui parla anche Virgilio), che diede il nome alla città, successivamente cambiato dal figlio Bono in Bononia.
L'aggettivo «felsineo» è successivamente entrato a far parte della lingua italiana quale sinonimo di bolognese.
Storia La fase villanoviana
Durante l'Età del ferro si affermò nella pianura padana la cultura villanoviana, considerata la fase più antica della civiltà etrusca. Il nome della cultura deriva da quello di Villanova, frazione di Castenaso, dove Giovanni Gozzadini compì i primi ritrovamenti archeologici. Sulla base delle datazioni radiometriche più recenti, l'inizio dell'età del Ferro nel Bolognese viene oggi fissato attorno al 950-925 a.C., in parallelo con i grandi centri dell'Etruria tirrenica; la ricerca ha inoltre ridimensionato il presunto vuoto demografico del Bronzo finale, documentando una frequentazione dell'area bolognese già nel corso del X secolo a.C..
La scansione cronologica delle fasi villanoviane e orientalizzanti è convenzionale e varia a seconda degli studi; quella qui adottata segue la periodizzazione proposta per Bologna da Giuseppe Sassatelli..
+ Cronologia di Felsina/Bologna secondo Sassatelli 2024 Fase Datazione Villanoviano I 925-820 a.C. Villanoviano II 820-770 a.C. Villanoviano III 770-720 a.C. Orientalizzante 720-580 a.C. Fase arcaica dal 580 a.C.
Gli scavi condotti tra gli anni settanta del Novecento e il primo decennio del Duemila hanno mostrato che, nella prima età del Ferro, attorno all'area della futura città si disponevano più villaggi distinti, sette o otto secondo il computo più recente: fra i meglio documentati quelli della Fiera a nord, di via San Donato-Caserma Battistini a nord-est, di via Sante Vincenzi a est (cui erano riferibili le necropoli di San Vitale e Savena) e di Borgo Panigale a ovest, oltre ad abitati più esterni nel territorio, come Ca' dell'Orbo verso Castenaso.; . Almeno i due villaggi settentrionali, indagati estensivamente, mostrano dimensioni, organizzazione interna e apparati difensivi analoghi, con sistemi di canali, palizzate e terrapieni, tanto da far ipotizzare una regia politica unitaria e coordinata già in questa fase... A partire dagli inizi dell'VIII secolo a.C. il popolamento cominciò ad aggregarsi nell'area compresa fra il torrente Aposa a est e il torrente Ravone a ovest, dove si formò il centro protourbano; per circa mezzo secolo il nuovo centro convisse con i villaggi più antichi, il che fa pensare a un processo di unificazione concordato e non traumatico.. La natura di questo processo è discussa. Secondo la ricostruzione più recente di Giuseppe Sassatelli, nella fase iniziale (fra il IX e gli inizi dell'VIII secolo a.C.) i sette o otto villaggi distribuiti attorno all'area della futura città, benché ancora separati sul terreno, formavano già una comunità politicamente coesa; la concentrazione fisica del popolamento nello spazio compreso fra l'Aposa e il Ravone sarebbe avvenuta solo in un secondo tempo.. Resta invece discusso se all'origine della città vi fu un vero e proprio villaggio-polo, funzionante da centro generatore, che alcuni riconoscono nell'insediamento di Villa Cassarini (ipotesi che Sassatelli ritiene ancora la più probabile, pur registrando la lettura alternativa che vi vede una semplice area sacra), oppure se, come sostiene Jacopo Ortalli, non essendo documentato alcun villaggio delle prime fasi villanoviane entro l'area urbana, si debba parlare non di un sinecismo in senso proprio ma dell'aggregazione programmata e concordata di alcuni grandi villaggi protourbani vicini, rimasti centri distinti.; ; ; .
La piena affermazione del centro unitario si colloca attorno alla metà dell'VIII secolo a.C., quando diversi dei villaggi periferici si avviano a esaurirsi e il popolamento si concentra nello spazio urbano. Allo stesso momento risale la grande opera di perimetrazione e difesa rinvenuta in piazza Azzarita, considerata parte della cinta settentrionale di Felsina: una sequenza di canali, una doppia palizzata con galleria, camminamento e torre e, alle spalle, un ulteriore camminamento, una palizzata e un terrapieno, per una larghezza complessiva di almeno 80 metri. Un'opera di questa imponenza presuppone una manodopera numerosa e una programmazione possibili solo per una comunità politicamente strutturata.; . I limiti dell'abitato sono individuati nell'Aposa a est, nelle prime propaggini collinari a sud e nella linea delle fortificazioni di piazza Azzarita a nord, mentre resta discusso il confine occidentale: con il Ravone il centro protourbano avrebbe raggiunto un'estensione di circa 200-300 ettari, che ne farebbe uno dei più estesi abitati etruschi, mentre l'ipotesi alternativa del rio Vallescura la ridurrebbe a circa 170 ettari.; .
All'interno di quest'area gli scavi ottocenteschi di Antonio Zannoni misero in luce circa 500 strutture interpretate come fondi di capanna, un numero e una lettura oggi in corso di riconsiderazione critica; il popolamento appare comunque capillare, con punti di maggiore e minore densità e ampi spazi aperti destinati alle attività agricole e produttive, inclusa la lavorazione del bronzo, secondo un modello ben attestato anche nei centri dell'Etruria tirrenica.. Della vitalità della metallurgia felsinea fra la fine dell'VIII e gli inizi del VII secolo a.C. è testimonianza il cosiddetto ripostiglio di piazza San Francesco, un grande dolio che conteneva quasi 15.000 oggetti di bronzo (per un peso complessivo di circa 1418 chilogrammi) accuratamente riposti e destinati alla rifusione, insieme a numerosi strumenti da lavoro riferibili all'attività di una o più officine... Discussa è la natura della frequentazione più antica dell'area di Villa Cassarini, sulle prime pendici collinari, dove sorgerà poi l'acropoli: una parte degli studiosi vi riconosce l'abitato che fece da polo aggregatore del processo formativo, un'altra un'area a carattere cultuale.. Attorno all'abitato, all'esterno dei suoi limiti, si disponevano le necropoli. I corredi funerari del secondo e terzo quarto dell'VIII secolo a.C., con poche e ricchissime sepolture maschili contraddistinte dalla spada affiancate da deposizioni femminili altrettanto ricche, mostrano una società che si andava rapidamente gerarchizzando attorno a un ristretto gruppo aristocratico..
Nella successiva fase orientalizzante, fra la fine dell'VIII e la metà del VI secolo a.C., l'uso di segnare la tomba con un monumento scolpito restò del tutto eccezionale: le cosiddette "stele protofelsinee", decorate con motivi del repertorio orientalizzante come sfingi, palmette e animali araldici ai lati dell'albero della vita, sono appena sedici a fronte di oltre duemila sepolture, cui si aggiungono monumenti particolari come la grande pietra Malvasia Tortorelli, che in origine superava i due metri di altezza..
La fase felsinea
A partire dalla metà del VI secolo a.C. si registra una radicale trasformazione in senso "urbano" di Felsina, la quale assunse in questo periodo la forma di una città vera e propria. La competizione greca e cartaginese al primato etrusco sul Tirreno, infatti, comportò in quel periodo un riorientamento di buona parte dei traffici commerciali verso l'interno, verso l'area padana e l'Adriatico. Grazie alla sua posizione centrale Felsina fiorì rapidamente, diventando il punto di raccordo fra due assi commerciali: uno orientato in senso nord-sud, che per la valle del Reno collegava l'area tirrenica alla pianura e all'Adriatico, e uno in senso est-ovest, che seguiva il corso del Po verso l'entroterra padano..Museo Civico Archeologico, Bologna etrusca: fase felsinea In questo quadro di riorganizzazione dell'intera Etruria padana, che vide la fondazione di Marzabotto sull'Appennino, di Spina sulla costa adriatica e di Mantova, Felsina mantenne il ruolo di centro di riferimento del sistema.. Nonostante le scarse testimonianze archeologiche, dovute alla continuità abitativa della zona nelle epoche successive, sono state ritrovate fondazioni di case in ciottoli a secco, le quali avevano spesso un tetto di tegole e coppi.
In questo periodo Felsina si dotò di una vera e propria acropoli, una monumentale area sacra in posizione elevata (circa 40m più in alto rispetto all'abitato), sita nell'area dell'odierna Villa Cassarini e della Scuola di Ingegneria dell'Università di Bologna. L'acropoli comprendeva almeno un edificio templare, con cippi sagomati di travertino e marmo destinati a reggere le offerte. È proprio qui che sono state rinvenute due statuette di bronzo, usate come ex voto, raffiguranti una Eracle con i pomi delle Esperidi e l'altra Apollo con la lira (oggi conservate al Museo Civico Archeologico).