Il nome Sierra Leone, con il quale oggi si indica lo Stato africano sulla costa occidentale compreso tra le repubbliche di Liberia a sud-est e di Guinea a nord e a est, figura per la prima volta nel De Prima Inventione Guineæ, relazione dei numerosi viaggi compiuti nel 1459 o nel 1460 dal portoghese Diogo Gomes lungo il litorale atlantico dell'Africa fino alla Guinea.
Secondo alcuni, tale nome sarebbe ispirato dalla forma di una delle montagne che sovrastano la grandiosa baia naturale di Freetown, somigliante a una leonessa sdraiata; secondo altri deriverebbe dall'effettiva presenza di leoni nella zona o, ancora, dal ruggito delle onde che si infrangono sulla scogliera. Nella lingua locale, alla penisola viene invece attribuito il nome romanrong o rockham, che significa semplicemente «luogo della montagna»..
La Sierra Leone ha un territorio di forma quasi circolare che, comprese le isole che accompagnano la costa – tra le quali la più vasta è quella di Sherbro –, si estende per km². Il confine con la Guinea segue in gran parte la linea concordata tra Gran Bretagna e Francia con i negoziati del 1882, 1889 e 1895, in base ai quali il bacino del fiume Great Scarcies venne assegnato all'Inghilterra – e quindi alla Sierra Leone – mentre quello del fiume Mellicourier alla Francia. La frontiera con la Liberia, definita solo nel 1911, è segnata per un lungo tratto dal fiume Mano.
Morfologia
Dai contrafforti del Fouta Djalon (Futa Gialon) a nord e dai monti Bintimani – che costituiscono lo spartiacque tra il Niger e i fiumi della Guinea – a nord-est, la Sierra Leone digrada, attraverso un altopiano, verso un'ampia cimosa pianeggiante che si affaccia sull'Atlantico con coste (336 km) frastagliate da profonde insenature e accompagnate da isole e penisole..
Tra queste, la più ampia è la penisola di Sierra Leone, che presenta particolari caratteri morfologici e geologici tali da differenziarla dal resto del Paese. Posta tra la baia di Sierra Leone e la Yawri Bay, misura circa 40 km da nord-ovest a sud-est e 16 km da sud-ovest a nord-est ed è occupata, per quasi tutta la sua superficie, da una serie di catene fitte e brevi, ricoperte da folta foresta. Le abbondanti piogge vi hanno scavato profonde e strette valli che, percorse da torrenti impetuosi nel mese di agosto – quando si registra la massima piovosità –, tornano completamente asciutte in febbraio. Costituite da un vario complesso di rocce basiche intrusive (gabbri, monzoniti, ecc.), queste catene culminano in picchi conici la cui altezza si aggira intorno ai 900 m (Pickett Hill, 873 m). Inoltre, lungo il mare, alla base dei rilievi, una stretta fascia formata da terreni argillosi decomposti di colore rosso-bruno (una varietà di laterite) è in gran parte coperta da paludi.
Ampie zone paludose si incontrano anche nel litorale a sud dell'isola di Sherbro, dove le coste, che nel tratto settentrionale risultano molto accidentate, diventano basse e uniformi, con formazioni lagunari che non consentono alcun approdo. Accompagna la costa verso l'interno, come già detto, una vasta regione pianeggiante larga da 50 a 70 km. Il suolo è costituito da terreni arcaici e paleozoici (graniti, scisti, arenarie), ad eccezione di una stretta striscia litoranea settentrionale, risalente al Pleistocene, che presenta depositi di lignite. Nell'area di Port Loko è frequente il fenomeno della laterizzazione e presso Marampa, nonché lungo il confine settentrionale, si incontrano a notevole profondità giacimenti di ematite. Il terreno è ovunque eccezionalmente umido e, in prossimità del mare, risulta completamente sommerso dall'acqua marina durante le alte maree primaverili e dall'acqua dolce nel corso della stagione delle piogge; nell'interno, invece, è inondato esclusivamente dalle acque di precipitazione.
Alle spalle di questa fascia – che occupa l'intera sezione meridionale e occidentale del Paese – si eleva gradatamente l'altopiano, con un'altitudine media di circa 450 m. Su di esso si innalzano, all'estremità nord-orientale, i monti più importanti dell'intera regione: se infatti i monti Sula e Kangari non raggiungono i 900 m, il picco Bintumani e le cime della catena Tingi si attestano intorno ai m, mentre i monti Loma raggiungono i m. La forte erosione ha profondamente inciso i terreni granitici e il paesaggio montano si presenta nel complesso frammentato da profonde gole e difficilmente penetrabile. Condizioni più favorevoli si riscontrano tuttavia nella regione centrale, in particolare nei dintorni di Kenema, dove i fiumi hanno scavato bacini più ampi.
Idrografia La rete idrografica, notevolmente estesa, interessa quasi uniformemente l'intero territorio e presenta alcune caratteristiche comuni a tutti i fiumi. Non eccessivamente lunghi nel loro corso, traendo origine dalla discontinua catena montuosa che chiude a nord e a nord-est la Sierra Leone, o al più dalle propaggini del Fouta Djalon in Guinea, essi scorrono verso sud-ovest, quasi paralleli gli uni agli altri. Rapide e cateratte nel corso medio – là dove l'altopiano degrada verso la pianura con scalini più ripidi –impediscono la navigazione; le rive sono inoltre accompagnate da una ricca vegetazione, tra la quale è tipica la foresta a galleria.
Il più importante corso d'acqua è il Great Scarcies, che nasce a nord di Kindia, in Guinea, a circa 100 km di distanza dal Little Scarcies, al cui corso si avvicina progressivamente procedendo verso sud-ovest, fino a sfociare nell'Atlantico con un estuario quasi contiguo. Entrambi i fiumi prrsentano un corso molto tortuoso, ma gli estuari sono navigabili anche da piroscafi di grande pescaggio. Il Great Scarcies, chiamato anche Kolonté, segna per un lungo tratto il confine occidentale con la Guinea ed è lungo 256 km; il Little Scarcies, noto presso le popolazioni locali come Kaba, ha invece uno sviluppo di 272 km.
Nella regione centrale scorre il Rokel, che dal confine con la Guinea si dirige verso sud-ovest per circa 400 km. Il suo estuario, comune a quello del Port Loko, altro corso d'acqua di minore lunghezza, è il più importante e vasto del Paese. Esso prende il nome di fiume Sierra Leone e costituisce un porto naturale perfettamente sicuro, accessibile anche ai più grandi bastimenti. All'ingresso dell'estuario è sorta Freetown, capitale dello Stato.
Non sono invece accessibili dal mare i fiumi della sezione sud-orientale del Paese, i cui corsi terminano entro ampie zone paludose. Il forte accumulo di materiali alla foce finisce spesso per ostruirne l'uscita verso il mare, determinando frequenti variazioni di corso. Tra questi si ricordano il Bum (240 km), formato dall'unione di diversi rami sorgentiferi che nascono presso il confine orientale e che, 48 km a sud-est di Bonthe, si unisce al Waanje per formare il Kittam; il Moa (320 km), detto anche Gallina dal nome dell'omonima tribù insediata lungo il suo basso corso; e infine il Mano (320 km), che segna per un lungo tratto la frontiera con la Liberia.
Clima
Il clima della Sierra Leone è tropicale, con temperature uniformemente elevate durante tutto l'anno: il termometro raramente scende al di sotto dei 25 °C e raggiunge spesso i 35 °C. La quantità di piogge è molto elevata, con una media annua che oscilla tra i e i mm e che varia sensibilmente da una zona all'altra.
Nel complesso, le precipitazioni sono spesso molto violente, ma diminuiscono di quantità – a Freetown si registrano circa mm, di cui meno di 75 mm durante la stagione asciutta – e perdono di intensità addentrandosi verso l'interno, dove si riscontrano anche temperature più miti. La stagione delle piogge ha inizio in aprile o maggio, con venti provenienti dal mare (monsone) che soffiano da sud-ovest; raggiunge il massimo tra luglio, agosto e settembre e termina generalmente in novembre.
Da dicembre a marzo, durante la stagione asciutta, soffia invece l'harmattan, vento secco proveniente dal deserto che trasporta grandi quantità di polvere. Solo occasionalmente, alla fine dell'inverno, esso raggiunge il litorale che – anche per questo motivo – risulta complessivamente più umido..
Flora e fauna
La vegetazione della Sierra Leone, ricca di numerose essenze, ha sofferto in misura rilevante per la distruzione indiscriminata operata dall'uomo. La fitta foresta equatoriale, un tempo estesa su gran parte dell'ampia regione pianeggiante del Paese, caratterizzata da elevata piovosità, si conserva oggi soltanto in alcune aree sud-orientali, al confine con la Liberia, sulle catene montuose della penisola di Sierra Leone, lungo la riva destra del Sewa (distretto di Koinadugu) e in altre piccole zone frammentarie, per un totale di circa ettari, pari al 4,1% della superficie territoriale.
Gli alberi d'alto fusto hanno in gran parte ceduto il posto a una vegetazione più arbustiva che propriamente arborata, mentre sull'altopiano – dove il clima risulta più secco – domina la savana; nella zona di transizione tra la pianura e l'altopiano si estende invece una fascia di foreste caducifoglie. Lungo i corsi d'acqua è diffusa la foresta a galleria, mentre sul litorale si sviluppano, in vaste estensioni, le mangrovie. Nel retroterra sono comuni la palma da olio e numerose altre specie di palme. Caratteristiche sono inoltre la presenza di grandi baobab, dell'albero del pane, dell'albero del burro e di una specie affine alla quercia da sughero, che fornisce alle popolazioni locali il materiale per la costruzione delle imbarcazioni. Tra i legni pregiati predominano l'ebano e il teak; seguono numerose altre piante, come il legno corallo (Baphia nitida), il tolmah o albero dello zolfo, e diversi alberi produttori di gomma. Sono inoltre coltivati caffè, cotone, miglio e zenzero. Tra le spezie, il pepe – sia nero sia bianco – è particolarmente diffuso..
La caccia, che non conosciuto limitazioni durante il lungo periodo della guerra civile (1991-2002), ha arrecato gravi danni alla fauna selvatica del Paese. Attualmente è raro osservare mammiferi di grandi dimensioni – quali elefanti, leopardi, leoni, iene e bufali – al di fuori dai parchi nazionali e dalle riserve. Scimpanzé e diverse specie di scimmie sono relativamente comuni nelle aree forestali, mentre altri animali, come antilopi e potamoceri, risultano più ampiamente distribuiti. È presente un'elevata varietà di insetti, tra cui la zanzara vettore di malaria e la mosca tse-tse.
Nei fiumi vivono ippopotami, coccodrilli e lamantini, rappresentati anche da specie particolarmente rare, come l'ippopotamo pigmeo e il coccodrillo nano. Le acque costiere, gli estuari e i corsi fluviali – in particolare il fiume Sierra Leone e le acque circostanti l'isola di Sherbro – ospitano una grande varietà di pesci e crostacei, tra cui tonni, barracuda, alose (bonga), lutiani, aringhe, sgombri e aragoste.
La ricca avifauna della Sierra Leone, relativamente risparmiata dagli anni del conflitto, comprende cuculi smeraldini, gufi, rondoni minori, avvoltoi e numerose altre specie. Diversi parchi, santuari e riserve sono stati istituiti per la tutela della fauna selvatica; tra questi si ricordano il santuario naturale dell'isola di Tiwai, il Parco nazionale della foresta di Gola nel sud e il Parco nazionale di Outamba-Kilimi nel nord. Il Santuario degli scimpanzé di Tacugama, situato nei pressi di Freetown, è stato istituito per il recupero e la riabilitazione degli scimpanzé orfani o confiscati.
Note
Bibliografia
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