La provincia di Benevento è una provincia italiana della Campania di abitanti, con capoluogo Benevento.
Geografia fisica La provincia confina a nord con il Molise (provincia di Campobasso), a nord-est con la Puglia (provincia di Foggia), a sud-est e a sud con la provincia di Avellino (entro cui vi è l'exclave di Pannarano), a sud-ovest con la città metropolitana di Napoli, a ovest con la provincia di Caserta.
La sua massima dimensione latitudinale tra il colle Giglio, sul confine nord (41°29') e il monte Avella, sul confine sud (40°59') è di 30', pari a ; mentre la massima ampiezza longitudinale, fra la frazione Biancano di Limatola (sul fiume Volturno) a ovest (14°23') e la masseria Tre Fontane (lungo il tratturello Camporeale-Foggia) sul confine orientale (15°11') è di 48', pari a circa.
Posta nell'Appennino meridionale, a cavallo tra il settore sannita e quello campano, la provincia ha la forma di una grande conca, compresa quasi tutta nel medio-basso bacino del Calore - Volturno, tranne l'estremo lembo proteso verso nord-est, il quale rientra nell'alto bacino del Fortore.
L'altitudine varia dai 44 metri della punta di Limatola ai 1822 metri del monte Mutria; la provincia è cinta dai contrafforti del Matese e del Sannio a nord; dai monti della Daunia a est; dai monti dell'Irpinia e del Partenio a sud; e dai monti Tifatini a ovest.
Clima Il clima della provincia di Benevento presenta inverni freddi, con gelate e brinate che si presentano spesso al mattino dopo nottate con cielo sereno. Nelle conche appenniniche, dove peraltro si trova il capoluogo, si ha il fenomeno dell'inversione termica, che favorisce la marcata discesa di temperatura dopo il tramonto per irraggiamento notturno, per cui spesso la temperatura scende anche al di sotto degli 0 °C in mancanza di vento e di nubi. Le precipitazioni sono scarse, con accumuli annuali che mediamente non superano i 600–700 mm. Fa eccezione la zona pedemontana al confine col Molise, dove, grazie all'effetto Stau indotto dal Matese, le precipitazioni aumentano sensibilmente con accumuli annuali che arrivano sino a . D'inverno la neve cade in abbondanza sul massiccio del Matese e in generale sopra i 400–500 m; la neve si spinge a quote inferiori solo in occasione di poderose irruzioni di aria gelida dai Balcani. Un evento nevoso molto importante nella provincia di Benevento ci fu nel febbraio 2012, quando il beneventano, come praticamente tutta l'Italia, fu colpito da gelo e neve fino al piano, con accumuli nevosi fino a nel capoluogo.
Monti Nella conca di Benevento, il cui basamento geologico è costituito dall'unità di Ariano (formazione detritica di origine pliocenica), confluiscono da opposte direzioni il Calore Irpino e i suoi maggiori tributari: il Tammaro da nord, il Miscano e l'Ufita da est e il Sabato da sud.
Nel settore sud-est vi sono le ultime diramazioni dei monti dell'Irpinia, che separano la valle del Sabato da quella del Calore, con le alture di San Giorgio del Sannio (), quelle di Sant'Angelo a Cupolo, con il monte Pagliari (), quelle di San Nazzaro e Calvi, con il monte San Marco () e le alture di Cucciano che separano il bacino del medio Calore dalla valle dell'Ufita, con il monte Calvano (), Rocchetta () e Cucciano ().
Nel settore nord-est vi è l'incurvatura della dorsale appenninica, dove i monti del Sannio (da non confondere con l'Appennino sannita) si congiungono con i monti della Daunia, formando la catena arcuata dei monti di Castelfranco, Montefalcone, Foiano di Val Fortore e Baselice nella quale sono le sorgenti del Fortore.
In questa catena emergono i monti: Taglianaso (), Teglia (), Tufara () e S. Angelo () al confine nord-est, sulla destra del Fortore; mentre sulla sinistra, costituenti lo spartiacque tra la valle del Fortore e quella del Tammaro si trovano i monti: Serravescigli (), Calvello (), Rovino (), S. Onofrio (), S. Luca () e S. Marco ().
Tra le diramazioni dei monti del Sannio si distinguono anche le montagne di Santa Croce del Sannio con il monte S. Martino (), il Murgia Giuntatore (), i monti di Colle Sannita () e di Castelvetere in Val Fortore (), le alture di Castelfranco in Miscano con il monte S. Felice (), di San Marco dei Cavoti con il monte Caffarello (), e le alture di Foiano di Val Fortore con i monti Barbato () e Fontesanlorenzo (), fino al colle di Paduli () e al monte Crapiano () che forma le appendici estreme dei monti del Sannio sulla destra del Calore.
Nel settore NW si elevano le propaggini del Matese, dove sono i monti più alti della provincia, che determinano lo spartiacque tra le valli del Tammaro, del Volturno e del basso Calore. Il crine di displuvio è costituito da una ramificazione che cominciando dal monte Acero (), a sud-ovest, gira per i monti Monaco di Gioia (), Erbano (), Crosco (), Pescolombardo (), Monte Mutria (), Moschiaturo (), Pagliarella () e termina all'altro gruppo dei Giallonardo ().
Vi si distinguono inoltre i monti Serra Macchia Strinata (), Morrone della Serra (), Colle Statera, (), Cima Selvozza (), Rotondo (), Mangialardo (), Calvello (), Valluccio (), Coppo () e giù sino ai monti di S. Vitale (), Scopa () e S. Angelo (), che forma le estreme appendici meridionali del Matese.
Nel settore SW, tra il torrente Serretelle a est, la valle del basso Calore a nord, il bacino del Volturno ad ovest, e la valle dell'Isclero a sud, sorge il gran massiccio del Taburno, il quale a sud-est per mezzo di un ramo formato dal monte Mauro (), dal valico di Sferracavallo (), dal colle Tufara () e dal monte Cornice () si congiunge al monte Avella (), nella catena del Partenio separando la valle Caudina da quella di Benevento.
Talché il crine displuviato è formato da questo ramo e dai monti Taburno (), Tuoro Alto (), Rosa (1310), Camposauro (), Pizzo Cupone () e Pentime (), nella direzione di sud-est a nord-ovest.
Il massiccio del Taburno è formato come da un grande acrocoro, che nella parte superiore comprende la valle Vitulanese lunga circa , da Montesarchio a Paupisi, cinge a guisa di una grande terrazza il fianco orientale del massiccio in tutta la sua lunghezza e altezza media di circa 500 m, che passa per Tocco Caudio, Campoli, Cautano, Foglianise, Vitulano, Torrecuso e Paupisi.
Il crinale del Taburno si sviluppa nella stessa direzione della valle Vitulanese da sud a nord ed è diviso trasversalmente in due sezioni per mezzo della piana di Prata () che apre un varco fra i due versanti orientale e occidentale, e mette in comunicazione la valle Vitulanese, con quella del Volturno. La sezione meridionale, oltre ai monti già menzionati, comprende: il Pizzo Cardito (), Cepponeto (), Colle dei Paperi (), Toppo Ortichelle (), Toppo Campiglia (), m. Coppola () e la sezione settentrionale del m. Gaudello (), il Piano d'Andrea (), il Tesoro () e altri.
A sud di Benevento si prolungano le appendici settentrionali del Partenio che segna lo spartiacque fra la valle del Corvo e quella del Sabato, con il m. Trascio () e le colline di San Leucio del Sannio (), M. Calvo () e la Gran Potenza o Monte san Felice ().
Pianure Le più notevoli pianure della provincia sono:
La piana di Telese, alla confluenza del Calore con il Volturno, all'altezza media di soli con una superficie di circa , e la pianura precedente, tra il ponte Maria Cristina e la stazione di Casalduni, quasi alla medesima altezza, con un'estensione di circa , entrambe attraversate dal basso Calore. La piana di Benevento, all'altezza media di circa 80 m, con un'estensione di oltre attraversata dal medio Calore. Il piano di Apice, a d'altezza media, a NW del paese, sulla sinistra del Calore, di forma quasi triangolare, con una superficie di . La piana di Calise, a SW di San Giorgio La Molara, all'altezza di circa 270 m, sulla sinistra del Tammaro, con una superficie di circa . La piana di Decorata, tra Castelpagano e Castelvetere in Val Fortore all'altezza di circa. La valle Caudina, che è la maggiore delle pianure beneventane, a un'altezza di circa e una superficie di oltre , di forma quasi circolare, chiusa dai monti Avella a sud, Taburno a nord, dal ramo che congiunge il Taburno al Partenio ad est, e dall'altro ramo (monti Tairano e Veccio) che congiunge i medesimi monti ad ovest. Vi si accede per mezzo del passo d'Arpaia e dalla gola di Moiano da ovest, e per mezzo del passo di Sferracavallo ad est, attraversata dall'antica via consolare Caserta - Arpaia - Benevento, e coronata dalle terre di Montesarchio, Bonea, Bucciano, Luzzano, Moiano ed Airola alle falde del Taburno, ed Arpaia, Paolisi, Rotondi, Cervinara e San Martino Valle Caudina (queste ultime tre in provincia di Avellino) alle falde settentrionali del Partenio.
Altopiani La maggior parte degli altopiani sono antiche pianure fluviali che hanno poi subìto un sollevamento tettonico, ma esistono anche altopiani d'erosione che corrispondono ad antica superficie d'erosione e altopiani strutturali formati da antiche superfici strutturali.
Nella provincia di Benevento abbiamo:
Altopiano di Montalto a nord del monte omonimo (), tra Cerreto Sannita, Pietraroia, Morcone, con un circuito di oltre 3500 m; Il pianoro di Campitello () tra i monti di Vitulano con un circuito di oltre 2300 m; La Piana di Prata, separa il versante del Taburno con i monti Gaudello e Monte S.Angelo da quello del Camposauro con Pizzo Cardito e Serra del Ceraso, a e con un circuito di circa ; Il Piano di S. Onofrio, sul monte omonimo () tra San Giorgio La Molara, Montefalcone di Val Fortore e Ginestra degli Schiavoni.
Idrografia I fiumi principali sono: innanzitutto il Calore Irpino, che nasce in provincia di Avellino per riversarsi nel Volturno, il quale interessa parzialmente i confini occidentali; vi sono poi due affluenti del Calore provenienti dalla stessa provincia di Avellino: il Sabato, che confluisce nel Calore nei pressi di Benevento, e l'Ufita (il Miscano, nato in provincia di Foggia, si riversa a sua volta nell'Ufita); un altro affluente, il Tammaro, nasce in provincia di Campobasso e sfocia vicino al capoluogo.
Vi sono poi: il Fortore, nato in provincia di Foggia, che attraversa la zona nordorientale, per poi riversarsi nell'invaso di Occhito; l'Isclero, che nasce sul monte Mauro nel massiccio del Taburno, attraversa la Valle Caudina e si riversa nel Volturno; il Titerno, che interessa il settore nordoccidentale e confluisce anch'esso nel Volturno.
I laghi sono pochi e di scarsa importanza: Il lago principale è quello che si estende a nord dell'abitato di Campolattaro, di origine artificiale: si è sviluppato a seguito della costruzione della diga sul fiume Tammaro. La flora e la fauna sono protette grazie all'istituzione di una riserva gestita dal WWF. il lago di Telese, che è il più frequentato e conosciuto; il piccolo lago di Decorata, nel comune di Colle Sannita; un laghetto artificiale sito nel comune di Foiano di Val Fortore, in contrada San Giovanni alla sorgente del vallone Mazzocca, che assegnò il nome alla famosa badia, con una capacità di 60.000 m3 e 1,2 litri al secondo. Fino all'inizio del XX secolo notevoli erano la purezza delle sue acque cristalline, e l'amenità del luogo; il laghetto delle Mignatte, naturale, tra il territorio di Montefalcone di Val Fortore e San Giorgio La Molara, così detto perché vi si trovavano delle sanguisughe ("mignatte" in dialetto irpino), le quali furono poi eliminate per coltivarvi l'anguilla, oggi scomparsa. Ha un diametro non superiore a 20 metri, e una capacità di circa 4600 metri cubi d'acqua; nel territorio di Morcone a sud di Montorfano, vi è un'estesa pianura concava, in cui d'inverno si raccoglievano le acque delle alture circostanti, formando il lago di Montorfano; sempre nello stesso comune vi è un altro lago in località San Benedetto destinato alla pesca sportiva; il lago Spino sito a nord-est del monte Calvello, al confine tra Pontelandolfo e Morcone, raggiungibile tramite strada. La sua superficie è di circa , ed è asciutto durante il periodo estivo;