Esordi Nacque nel castello di Schabroek, a Saint-Trond nel Limburgo, figlio del cavaliere Joseph-Mathieu-Jacques e di Marie-Antoinette-Joseph de Wezeren.

Ottenne un diploma in diritto all'università di Liegi, quando, ormai dal 1815, il Belgio era unito ai Paesi Bassi nel Regno Unito dei Paesi Bassi, retto dalla Casa d'Orange-Nassau, nella persona del protestante Guglielmo I.

Meylandt intraprese la professione di avvocato e si legò con la famiglia de Mérode, in particolare Félix, già allora fra le principali del ‘partito cattolico’ Con essa prese parte, a Liegi e nel Limburgo, alle agitazioni politiche che si diffusero dal 1829, sotto forma di movimento delle petizioni per il raddrizzamento delle ingiustizieCh. Verlinden, la Biographie nationale de Belgique, Tomo 24, 1926-1929 citato in www.unionisme.be .

La rivoluzione belga L'inizio vero e proprio della sua carriera politica, tuttavia, deve essere datato allo scoppio della Rivoluzione belga del 1830: con la proclamazione dell'indipendenza di quel Paese, nel novembre 1830 Meylandt venne eletto deputato per il collegio di Hasselt al Congresso Nazionale del BelgioPrese il posto del conte d'Arschot, che aveva optato per il distretto di Bruxelles. cfr.: www.unionisme.be, op.cit...

Deputato al Congresso nazionale Qui si mise presto in vista, con posizioni nette e motivate a favore della decadenza della Casa d'Orange-Nassau, dell'adozione di una monarchia costituzionale, del sistema bicamerale. Ma anche, fedele al programma ‘cattolico’ della completa indipendenza del clero dallo Stato e della più larga libertà di insegnamento. Posizioni abbastanza rappresentative e moderate da consentirgli di essere scelto quale relatore della legge elettoraleCh. Verlinden, op. cit...

Una volta che il Congresso ebbe elaborato la Costituzione belgaAncora in vigore, nonostante molteplici e profonde trasformazioni, si dovette passare all'elezione di un monarca: una scelta determinante, giacché gran parte dei deputati propendevano per l'elezione di un monarca francese, ciò che avrebbe fortemente scontentato la Gran Bretagna.

Di tali tensioni diplomatiche, che avrebbero messo a rischio il consenso internazionale alla nascita del nuovo Regno, si fece portatore il Meylandt, il quale si oppose all'elezione del Duca di Nemours, secondogenito di Luigi Filippo di Francia, compiuta dal Congresso il 3 febbraio 1831. Respinta da quest'ultimo per l'opposizione britannica, seguì un breve momento di incertezza. Ad esso il Congresso reagì eleggendo un reggente (24 febbraio 1831): si contrapponevano il presidente dell'assemblea, de Chokier, dichiaratamente filo-francese, e il de Mérode, più equilibrato: Meylandt, naturalmente, sostenne quest'ultimo, ma il suo candidato venne battutoCon 108 voti su 156, contro i 43 del de Mérode..

L'elezione di Leopoldo I La posizione del de Chokier, comunque, era destinata ad infrangersi contro l'intransigenza britannica. Cosicché Meylandt poté recuperare un ruolo politico centrale, sostenendo, come il de Mérode, l'elezione di Leopoldo di Sassonia-Coburgo, eletto sovrano il 4 giugno 1831 e, il seguente 9 luglio, l'approvazione del Trattato dei XVIII articoli, negoziato dal nuovo sovrano a cavallo dell'elezione. Dopo di che, il 21 luglio, Leopoldo I giurò fedeltà alla Costituzione e venne incoronato.

Si era, quindi conclusa la fase di creazione del nuovo Regno, ed il Congresso venne sciolto. Dovevano tenersi le elezioni delle nuove Camere, ma il delicato passaggio costituzionale venne interrotto dalla repentina (ma decisamente tardiva) reazione di Guglielmo I dei Paesi Bassi, che, il 2 agosto, diede inizio ad un'invasione, passata alla storia come la campagna dei dieci giorni. L'esercito belga venne sconfitto, ma i Batavi, ormai sulla strada di Bruxelles, si arrestarono alla notizia dell'intervento di un corpo di spedizione francese, guidato dal maresciallo Gérard. Senza che ciò cancellasse la pessima dimostrazione di efficienza militare offerta dal giovane esercito belga.

I primi governi di Leopoldo I

Deputato alle Camere Le ultime truppe olandesi rimpatriarono attorno al 20 agostoDetto Bases de séparation, rif.: Michel Dumoulin, Els Witte, Nouvelle histoire de Belgique, Bruxelles, 2005.. Pochi giorni più tardi, il 29 agosto, poterono tenersi le elezioni del primo Parlamento, eletto a suffragio censitario Chronologie Pays-Bas., che si riunì, la prima volta, l'8 settembreJ.J. Thonissen, La Belgique sous le règne de Léopold Ier. Etudes d'histoire contemporaine, 1º tomo, 2ª edizione, Lovanio, Vanlinthout et Peeters, 1861, 3 tomes.

Meylandt venne eletto nel collegio di Heusden (che avrebbe rappresentato, senza interruzioni, per i successivi 40 anni). Alla Camere egli seppe confermarsi nel ruolo di spicco che già aveva guadagnato al Congresso, dando inizio ad una prestigiosa carriera politica.

Ministro dell'interno nel governo de Muelenaere Il sovrano lo volle Ministro degli Interno del governo del cattolico de Muelenaere, in carica sin dal 24 luglio 1831, la vigilia dell'incoronazione. Il 12 novembre 1831 Meylandt divenne ministro di Stato con diritto di ingresso al Consiglio dei Ministri, il 21 novembre ebbe gli Interni ad interim, il 30 dicembre a titolo pieno.

Il suo ingresso, rafforzò il carattere unionista di quel governo, che aveva di fronte l'enorme compito di costruire l'assetto istituzionale ed economico del neonato Regno. Meylandt viene ricordato, in particolare, per il 'decreto reale' del 21 marzo 1832, che approvava il progetto della linea ferroviaria Anversa -Lierre-Diest-Tongres-Visé: l'avvio dell'ambiziosa politica ferroviaria che avrebbe fatto del Belgio uno dei più ricchi stati dell'Europa dell'Ottocento.

La prima ratifica del Trattato dei XXIV articoli Il governo de Muelenaere cadde di fronte all'impossibilità di trovare un accordo relativamente alla principale questione di politica estera: la ratifica del Trattato dei XXIV articoli, imposto il 15 novembre 1831 dalle grande potenze riunite nella Conferenza diplomatica di Londra, male impressionate dalla pessima performance militare di fronte ad un'invasione olandese. Esso prevedeva un sostanziale peggioramento della situazione, rispetto al precedente Trattato dei XVIII articoli: l'accollo di metà del debito pubblico dell'Aia; la restituzione all'Aia del territorio dell'attuale Granducato del Lussemburgo e del Limburgo orientale (in particolare la città di Venlo) delle quali gli olandesi controllavano unicamente le fortezze di Maastricht e di LussemburgoVOX, 175 ans de la Belgique - Neutralité armée, 16 giugno 2005. (garantita da una guarnigione prussiana, che la teneva sin dal Trattato di Vienna del 1815); dulcis in fundo, veniva introdotto un pedaggio alla navigazione sul fiume ScheldaEsso venne esatto sino al 1863..

Il de Muelenaere presentò il trattato alle Camere, che, dopo averlo accolto con una marcata irritazione, finirono per accettarlo. Seguirono Francia ed InghilterraBerlino, Vienna, San Pietroburgo non concessero la loro che molto più tardi ed ancora vi inserirono notevoli restrizioni: le prime due sotto riserva dei diritti della Confederazione Germanica, la terza salvo ed eccettuate quelle modifiche e quegli emendamenti che potranno essere portati per l'accordo definitivo fra l'Olanda ed il Belgio relativamente al riparto del debito pubblico ed allo stabilimento di certe vie di comunicazione che dovevano prolungarsi sino alle frontiere della Germania. Cfr.: Edouard Ferdinand de la Bonnière, vicomte de Beaumont-Vassy, Histoire de mon temps: première série, régne de Louis Philippe-Livre neuvième, Parigi, 1855.. Mentre l'Olanda lo rigettòEdouard Ferdinand de la Bonnière, op. cit.., benché contenesse notevoli miglioramenti a suo vantaggio rispetto al precedente Trattato dei XVIII articoli.

Tale ratifica aprì le porte alle nozze di Leopoldo I e la principessa Luisa d'Orléans, figlia di re Luigi Filippo di Francia, celebrato il 9 agosto nel castello di Compiègne. La coppia giunse a Bruxelles il 20 agosto.

La crisi internazionale per Anversa Si trattava, ora, di capitalizzare l'ottenuta ratifica del Trattato e il sicuro appoggio di Parigi, per costringere i Paesi Bassi a nuove concessioni, a partire dalla liberazione della possente cittadella di Anversa: Guglielmo I rifiutava di consegnarla, cosicché, per sloggiarlo, si rendeva necessaria una nuova spedizione francese.

Per far questo, tuttavia, occorreva che Bruxelles tentasse un'ardita manovra diplomatica, volta ad indurre il governo dell'Aia a denunciare con chiarezza il proprio rifiuto. Eppoi accettare la proposta franco-britannica di l'ingresso sul territorio nazionale, per la seconda volta in due anni, di un corpo di spedizione francese, ancora una volta guidato dal maresciallo Gérard, per assediare e liberare la cittadella.

I punti del contendere stavano, anzitutto, nella necessità di dichiarare la disponibilità belga ad evacuare immediatamente Venlo e le altre parti del territorio che doveva essere ceduto all'Olanda. Eppoi nel divieto, espresso dalle potenze, a che alle operazioni partecipassero unità belghe: una cautela, dal punto di vista delle potenze; un'umiliazione, dal punto di vista dei Belgi: tanto che il de Muelenaere esitava ad affrontare la feroce opposizione da parte dei deputati cosiddetti verdi: dei velleitari che invocavano la resistenza alle decisioni della Conferenza e la ripresa della guerra all'Olanda.

La caduta del governo Leopoldo I ne troncò le esitazioni, togliendo, il 18 settembre 1832, il portafoglio degli esteri al de Muelenaere per affidarlo al generale Goblet, che entrò in carica il 20 ottobre.

Il governo Goblet e la gestione della crisi di Anversa L'ostinato rifiuto olandese Dopo di che Goblet fu fortunato: il gabinetto olandese si dimise, dopo aver indirizzato alla Conferenza una nota irritante, con la quale si dichiarava che il re non voleva ammettere nuove concessioni … che non avrebbe mai consentito di sacrificare gli interessi vitali dell'Olanda al fantasma rivoluzionario. Ciò che consentì alle potenze di dare avvio alle misure coercitive che desideravano Francia ed Inghilterra.

L'ultimatum franco-britannico Il 22 ottobre lord Palmerston ed il Talleyrand (ambasciatore francese a Londra) sottoscrissero una convenzione che dichiarava che i governi belga ed olandese sarebbero stati invitati a terminare, entro il 12 novembre, l'evacuazione dei territori reciprocamente occupati. Delle 'misure coercitive' sarebbero state adottate contro quello dei due che non avesse dato il proprio consenso a detta convenzione prima del 2 novembre. Erano a disposizione una squadra navale franco-britannico, mentre la Francia concentrava il suo esercito al nordEdouard Ferdinand de la Bonnière, op.cit...

A quel punto Goblet fece conoscere alla Conferenza di Londra il consenso del governo belga alle evacuazioni, sotto condizione che il Belgio prendesse subito possesso di Anversa. La Conferenza indirizzò immediatamente all'Aia un sollecito: ne ottenne una conferma del rifiuto e la flotta franco-britannica cominciò un blocco rigoroso dei porti olandesi.

Il consenso all'ingresso del corpo di spedizione francese

V'era un ultimo impiccio: a norma di Costituzione, l'ingresso del corpo di spedizione avrebbe richiesto il consenso delle Camere di Bruxelles. Goblet lo ottenne con un margine assai risicato (44 voti contro 42) e, il 2 novembre. Dopo di che, il 15 dicembre 1832 l'esercito francese entrava dunque in Belgio, dirigendosi verso Anversa, attraverso Tournai, Gand e Bruxelles.

La crisi politica in Belgio, tuttavia, era talmente grave da spingere il Goblet a presentare al re le proprie dimissioni: questi lo lasciò in carica sinché durò l'Assedio di Anversa. Caduta la cittadella, il 23 dicembre 1832France diplomatie, Archives diplomatiques, ., convocò nuove elezioni, le quali, però, non mutarono l'equilibrio politico.

L'armistizio con l'Olanda