I da Camino, detti anche Caminesi, furono una nobile famiglia trevigiana protagonista della storia medievale del Triveneto. Originariamente la famiglia era nota come da Montanara.
Origine del nome e stemma
Il casato prende il nome da Camino, piccolo centro abitato veneto attuale frazione di Oderzo, in provincia di Treviso. Ivi sorgeva un castello che in realtà ebbe, per buona parte della storia della famiglia, un ruolo piuttosto secondario in quanto essa, una volta ascesa a protagonista della politica veneta, scelse come principali sedi del proprio potere centri più importanti, a cominciare da Serravalle, centro che oggi corrisponde alla parte settentrionale dell'odierna Vittorio Veneto e che all'epoca aveva una rilevante importanza economica, oltre ad essere dotata di un castello facilmente difendibile...
Lo stemma familiare consisteva in uno scudo troncato di nero e di argento: generalmente, in araldica, la semplicità di un blasone indica l'antichità della famiglia a cui appartiene. Storici moderni hanno ipotizzato l'esistenza di alcune varianti a questo stemma: in particolare fu sostenuto che, a seguito di una presunta separazione della famiglia in due rami avvenuta verso la metà del XIII secolo, il cosiddetto "ramo inferiore" avrebbe adottato un blasone dai colori invertiti, e pure aggiunto una croce in ricordo del proprio capostipite, morto durante la Terza crociata.. Questa ipotesi, non essendo sostenuta da alcuna prova documentale o archeologica, è stata rigettata dagli storici contemporanei. Il Monumento funebre a Rizzardo VI nella Chiesa di Santa Giustina di Vittorio Veneto per esempio presenta stemmi con entrambe le versioni cromatiche..
Origini
Piuttosto oscure sono le origini di questa famiglia. Secondo una tradizione, i Caminesi discenderebbero, come i Colfosco, da un ramo della famiglia Collalto e in particolare da un figlio del capostipite Rambaldo I di nome Guitcillo.. Manca una documentazione che possa confermare ciò, tuttavia appare evidente come tra queste famiglie esistessero dei rapporti di stretta parentela che perdureranno per secoli... Un ulteriore indizio a favore di questa ipotesi è l'evidente somiglianza tra gli stemmi dei due casati.
Non è stata provata neppure la notizia secondo cui, nel 1037, l'imperatore Corrado di Franconia avrebbe donato a Guido figlio di Guitcillo, e ai suoi discendenti, il castello di Montanara, alle pendici del Cansiglio. Vero è che proprio in quell'anno Corrado si trovava in Italia per emanare la Constitutio de feudis, documento che riformò il diritto feudale in favore dei piccoli vassali..
Per un periodo, quindi, la famiglia fu nota con il poleonimo "da Montanara". Il 3 maggio 1089 Alberto e Guecello da Montanara, figli o nipoti di Guido, ottennero dal vescovo-conte di Ceneda Aimone il feudo di Camino, dove finirono per stabilirsi. Non si sa perché i due fratelli avessero preferito lasciare il castello di Montanara; certamente Camino rappresentava una località strategica sotto vari punti di vista: equidistante dalle Prealpi e dal mare Adriatico, dal Piave e dalla Livenza, godeva della vicinanza della Postumia e soprattutto del Monticano, via d'acqua navigabile; si trovava inoltre alle porte di Oderzo la quale, pur essendo una città decaduta rispetto all'epoca romana, manteneva una certa importanza come centro fortificato alle dipendenze del vescovo di BellunoDario Canzian, I Caminesi di sotto e il castello di Camino tra XIII e XIV secolo, contenuto in ..
Nel 1119-1120 venne fondato il cosiddetto Ospedale del Piave, nei pressi di un antico guado sul fiume Piave, grazie all'interessamento di quattro aristocratici locali: Rambaldo conte di Treviso, Valfredo conte di Colfosco, Ermanno conte di Ceneda e Gabriele I da Montanara. Una compartecipazione ad ulteriore prova dei legami, anche di sangue, che correvano tra le quattro famiglieDario Canzian, prefazione a ..
Per qualche decennio ancora la casata mantenne il poleonimo "da Montanara", per divenire poi nota come "da Camino": il primo documento che attesta tale mutazione è la pace di Fontaniva del 28 marzo 1147.
Ascesa
Nel corso dell'XII secolo i da Montanara-da Camino, grazie ai legami con le gerarchie ecclesiastiche e a un'efficace strategia matrimoniale, compirono una rapida ascesa nel panorama politico veneto divenendone una delle famiglie più rilevanti. Nella seconda metà del secolo la famiglia si ritrovò a signoreggiare su numerosi feudi, estesi nel Cenedese, nel Bellunese e nel Cadore.
La prima importante acquisizione territoriale fu proprio quella del Cadore e del Comelico nel 1135 per conto del patriarca di Aquileia Pellegrino di Ortenburg. La loro presenza sulla regione continuerà ininterrottamente sino al 1335; a questo proposito si presuppone che da un ramo del casato Caminese discenda l'antica famiglia pievigina dei Vecellio, visto in particolare l'uso frequente dei medesimi prenomi, pag. 225. e l'evidente somiglianza degli stemmi delle rispettive famiglie.
La fortuna della famiglia si deve però al matrimonio tra Guecellone II e Sofia di Colfosco, avvenuto nel 1154: figlia di Valfredo e Adeleita da Porcia, ella era quindi l'erede delle contee di Zumelle e di Ceneda. Nel 1155 i coniugi ricevettero in feudo anche il castello di Pieve di Cadore e nel 1160 altri beni nella stessa zona; Nel 1162 Sofia inoltre ricevette dallo zio Guido Maltraversi il castello di Serravalle, che successivamente diverrà una delle più importanti residenze della famiglia..
Figura dalla forte personalità, e per questo molto romanzata, Sofia partecipò attivamente alle guerre dei comuni italiani contro le mire di Federico Barbarossa, e questa sua presa di posizione fu alla base della successiva adesione dei Caminesi al partito guelfo. Viceversa, l'atteggiamento politico del marito sembrò essere più ambiguo, forse per garantirsi il predominio su Conegliano e Ceneda in contrasto con il comune di Treviso.
Nell'agosto del 1177, Guecellone II e il figlio Gabriele II risultano essere presenti a Palazzo Ducale a Venezia per la firma della cosiddetta pace di Venezia: con loro il doge Sebastiano Ziani, Federico Barbarossa, papa Alessandro III e un largo stuolo di nobili e di ecclesiastici di alto rango, a dimostrazione del prestigio raggiunto in quel momento dalla famiglia.
Le contese con gli Ezzelini
La fine del dodicesimo secolo coincise per la famiglia con un periodo di difficoltà, aggravato dalle morti di Guecellone II e Gabriele II, quest'ultimo appena quarantenne. Il Comune di Treviso, sentitosi minacciato nella propria indipendenza, riuscì due volte a sottomettere i giovani figli di Gabriele alla condizione di cittadini (1183 e 1199): questo tuttavia fu il presupposto che portò i Caminesi ad acquisire presso il capoluogo della Marca grande autorità, a riprendere così la politica guelfa di Sofia di Colfosco e diventare ben presto i principali sostenitori della fazione filo papale in contrasto a quella ghibellina filo-imperiale, guidata dalla potente famiglia vicentina dei Da Romano.
La lunga e complessa lotta tra le due famiglie per il predominio in città, caratterizzata da vari capovolgimenti di fronte e cambi di alleanze, coinvolse anche altre potenti famiglie del territorio, come i Collalto, e i Comuni vicini, e va quindi inserita nel più ampio conflitto di potere tra le famiglie feudali e i Comuni che caratterizzò la storia italiana di quel periodo. Per due volte i Caminesi riuscirono ad ottenere la preminenza in città, ovvero dopo il 1235 e nel 1239: la seconda volta con alleato Alberico da Romano, temporaneamente staccatosi dal partito imperiale, che presto riuscì ad essere solitario padrone della città usurpando il potere agli alleati Caminesi e guidando la città con una politica ghibellina..
A spostare ulteriormente l'ago della bilancia a vantaggio dei ghibellini furono negli stessi anni le celebri campagne militari di Ezzelino III da Romano, fratello di Alberico, e la sua forte alleanza con l'imperatore Federico II di Svevia. La morte di quest'ultimo nel 1250, e la "crociata" guelfa lanciata da papa Alessandro IV nel 1254 furono però fatali per il condottiero vicentino e la sua famiglia, la quale fu sconfitta e sterminata nel 1260.
Gli stessi guelfi della coalizione vincitrice si strinsero in seguito intorno a Gherardo III da Camino per sconfiggere il rinascente partito ghibellino guidato dalla famiglia Da Castelli, nominandolo signore assoluto della città nel 1283 e segnando quindi l'inizio della signoria caminese su Treviso.
La presunta divisione della famiglia nel 1233
Gli storici moderni che per primi hanno cercato di ricostruire metodicamente la storia del casato, a partire dal Verci alla fine del Settecento, sostennero che all'inizio del dodicesimo secolo i figli di Gabriele II avrebbero sentito l'esigenza di procedere ad una ridistribuzione interna dei propri feudi e dei beni allodiali siti in diocesi di Ceneda per spegnere definitivamente alcuni dissapori emersi per questioni di eredità. Questa operazione sarebbe avvenuta nel 1233, approfittando del fatto che in quel momento il vescovo di Ceneda era un congiunto, ovvero Alberto da Camino.
A Guecellone IV sarebbero stati assegnati quasi tutti i castelli della zona pedemontana, a partire da Serravalle, mentre il fratello Biaquino II sarebbe stato infeudato del castelli della pianura, ovvero quelli dell'area di Oderzo e Motta di Livenza, più Tarzo e Credazzo. In seguito, tenendo conto della posizione geografica dei suddetti feudi, i discendenti di Guecellone avrebbero dato vita al ramo di sopra o superiore della famiglia, e i discendenti di Biaquino al ramo di sotto o inferiore.
Già lo storico Girolamo Biscaro nel 1925. mise decisamente in dubbio l'effettiva rilevanza di tale separazione, sostenendo che i documenti che la attesterebbero furono almeno in parte falsificati un secolo dopo in occasione del processo seguito all'estinzione del "ramo superiore" della famigliaSi veda a proposito la sezione L'estinzione del "ramo superiore".. Gli storici contemporanei sono sulla stessa linea del Biscaro; la distinzione tra da Camino "di sopra" e "di sotto" continua comunque ad essere utilizzata per questioni di praticità. Essa però nelle fonti primarie trova riscontro solo in un breve periodo a metà del Trecento, e fu utilizzata con ogni probabilità per evitare di confondere i membri della famiglia omonimi, visto che essi non usavano i numeri ordinali per distinguersiSi veda a proposito la nota all'inizio della sezione Genealogia..
La signoria a Treviso
Gherardo era figlio di quel Biaquino III che aveva guidato la coalizione guelfa contro gli Ezzelini negli anni '50: appena ventenne alla definitiva sconfitta di questi ultimi, negli anni immediatamente successivi dimostrò grande acume politico, entrando subito nel Consiglio dei Trecento di Treviso e facendosi eleggere Capitano del popolo di Feltre e Belluno a venticinque anni.
Dopo aver ottenuto la stessa carica a Treviso il 15 settembre del 1283 cercò subito, riuscendoci, di consolidare il proprio potere cancellando definitivamente il partito ghibellino e ogni forma di opposizione; cercò inoltre, con risultati altalenanti, di espandere il proprio dominio anche in Friuli entrando più volte in collisione con gli interessi del Patriarca di Aquileia e dei signori localiLoredana Imperio, Le guerre friulane, contenuto in ..
Meglio riuscì a fare a fare in pace, conservando buone relazioni con i Comuni e i signori vicini, cercando nuove alleanze con i matrimoni dei figli, diventando arbitro di pace nella Marca e fuori, costruendosi quindi in tutta Italia la reputazione di sovrano illuminato ed eccellente mediatore.