La grammatica francese presenta numerose analogie con la grammatica italiana, nonché con la lingua spagnola e la lingua portoghese: con tutte, divide la comune appartenenza alla famiglia delle lingue romanze, anche dette lingue neo-latine, a loro volta appartenenti al più ampio gruppo linguistico romanzo, lo stesso posto occupato dalla lingua inglese, all'interno della famiglia linguistica germanica.
Considerazioni generali sulla grammatica e parentela linguistica; rapporti con l'inglese Il francese e l'inglese si sono incontrati nel cosiddetto anglo-normanno, termine con cui si indica una fase linguistica di passaggio durata una cinquantina d'anni che si colloca cronologicamente tra la fase anglosassone della lingua inglese (inglese antico/Old English) e la cosiddetta fase dell'inglese medio (Middle English, termine con cui si indica invece la lingua scritta e presumibilmente parlata dallo scrittore inglese Geoffrey Chaucer nei suoi scritti, il più famoso e rappresentativo dei quali è senza dubbio I racconti di Canterbury). Durante questo periodo, relativamente breve dal punto di vista cronologico, ma sufficientemente lungo da un punto di vista linguistico, affinché avvengano delle mutazioni di una certa consistenza all'interno del sistema grammaticale di una lingua, l'inglese e il francese dell'epoca si sono influenzati a vicenda.
Dall'incontro-scontro che ha avuto luogo nel corso dell'invasione normanna dell'Inghilterra da parte di Guglielmo il Conquistatore nel 1066 e la conseguente introduzione della lingua francese degli invasori, prestigiosa perché portatrice di un'eredità secolare di grammatica e letteratura latina, l'inglese antico esce indubbiamente svantaggiato. Quest'ultimo, che aveva appena iniziato a fiorire dal punto di vista culturale, grazie al sovrano locale illuminato Alfredo il Grande, viene stroncato sul nascere, schiacciato dal francese, e di fatto eliminato dalle situazioni ufficiali, restando soltanto sulla bocca del popolino illetterato e incolto.
Terminata l'invasione, quando l'inglese riaffiora, non si può già più parlare di anglosassone (in effetti già scomparso in precedenza, vista la terminologia di anglo-normanno), e l'inglese medio che ne risulta è una lingua completamente diversa, che ha acquisito oltre il 70% di elementi romanzi e latini (comprese alcune parti del discorso, più strettamente appartenenti alla grammatica propriamente detta, che solitamente si conservano, anche di fronte alle invasioni più brute), perdendo quasi del tutto il suo lessico originario, il quale però è stato e viene studiato e/o ricostruito dagli studiosi di filologia germanica.
Ma anche il francese risulta piuttosto modificato dal contatto col popolo conquistato, tanto da mutare anch'esso al livello di alcune strutture grammaticali, quali, prime su tutte, l'inversione del soggetto e del verbo nelle domande, e il passaggio da lingua pro-drop a lingua non pro-drop, ossia la necessità di esprimere il soggetto davanti al verbo causata dell'indebolimento delle terminazioni verbali preposte alla disambiguazione delle persone.
Per dirla con un'equazione matematica, il francese sta alle lingue romanze come l'inglese sta alle lingue germaniche, o anche, il francese sta alle lingue germaniche come l'inglese sta alle lingue romanze, dato lo statuto di entrambe quasi di lingue-ponte tra un gruppo linguistico e l'altro, con il francese che rimane una lingua di base romanza, ma acquisisce importanti strutture grammaticali germaniche e, viceversa, l'inglese che resta fondamentalmente una lingua germanica (pur snaturandosi molto di più dell'altra), acquistando tuttavia fondamentali strutture grammaticali neolatine (nonché la stragrande maggioranza del lessico, talvolta senza perdere il corrispondente locale, il che porta alla creazione di un gran numero di doppioni, del tipo freedom/liberty ("libertà", di cui la prima è di origine germanica e la seconda di origine romanza), con una spiccata tendenza a utilizzare l'elemento locale in un registro più umile e colloquiale, riservando il termine forestiero per usi formali ed ufficiali.
Il francese ha la sua culla in Europa, ma è una lingua molto diffusa nel mondo e ha molti più parlanti L2 che nativi. Per la precisione, a causa del colonialismo, è approdata in Canada e in numerosi paesi dell'Africa Centrale. In questi ultimi paesi, il francese è una delle lingue ufficiali. Il francese è presente pure in delle isole dei Caraibi e in Oceania. Il francese, dal punto di vista geografico, è molto più di una lingua europea, essendo molto diffusa in tre continenti (Europa, America, Africa) e avendo una certa diffusione in altri due (Oceania, Asia). Una piccola presenza del francese in paesi come il Vietnam deriva sempre dal colonialismo.
Fonologia
L'alfabeto francese contiene 26 lettere ed è quasi uguale a quello italiano; le lettere assenti nell'alfabeto italiano sono la ç (c con cediglia) e œ. "Compitare" in francese si dice épeler /epə'le/. Le lettere dell'alfabeto francese sono di genere maschile.
Ecco l'alfabeto francese con il nome delle lettere secondo i simboli dell'Alfabeto fonetico internazionale:
A [a]
B [be]
C [se]
D [de]
E [ə]
F [εf]
G [ʒe]
H [aʃ]
I [i]
J [ʒi]
K [ka]
L [εl]
M [εm]
N [εn]
O [o]
P [pe]
Q [ky]
R [εʁ]
S [εs]
T [te]
U [y]
V [ve]
W [dublə've]
X [iks]
Y [i'gʁεk]
Z [zεd].
Le lettere b, d, g, p, s, t, x e z in finale di parola, tranne eccezioni, non si pronunciano mai.
In complesso ai 26 segni grafici corrispondono 37 suoni (in italiano sono 30): 16 vocali (7 in italiano), 3 semivocali per formare i dittonghi (2 in italiano) e 18 consonanti (23 in italiano).
Una menzione particolare merita invece la lettera h. Di fatto non trascrive nessun suono e ha un valore puramente etimologico. Tuttavia, se iniziale di parola, è importante distinguere fra h muta e h aspirata. Lh muta non presenta problemi, ed è trattata come in italiano. Lh aspirata, invece, pur non avendo suono, si comporta come una consonante vera e propria, impedendo quindi sia l'elisione che la liaison. Non esiste un criterio valido per riconoscere lh aspirata, e l'unico sistema per essere certi della natura di unh iniziale resta sempre consultare il vocabolario. Alcuni esempi: les haricots (i fagioli) /leaʁi'ko/ le héros (l'eroe) /ləe'ʁo/, ma l'héroïne (l'eroina) /leʁɔ'in/ la halle (mercato coperto) /la'al/ la haine (l'odio) /la'ɛn/, haïr (odiare) /a'iʁ/ la hache (l'ascia) /la'aʃ/ le hérisson (il riccio) /ləeʁi'sɔ̃/ haut (alto) /o/, la hauteur (l'altezza) /lao'tœʁ/ le hasard (il caso, il fato) /ləa'zaʁ/ hors (fuori) /ɔʁ/ la harpe (l'arpa) /la'aʁp/ le hoquet (il singhiozzo) /ləɔ'kɛ/ la haie (la siepe) /la'ɛ/
Figure del discorso In francese, come in italiano, esistono le stesse 9 figure del discorso: sostantivo, articolo, aggettivo, pronome, verbo, avverbio, preposizione, congiunzione e interiezione.
Articoli
Articoli determinativi L'articolo determinativo francese (article défini) determina genere e numero del nome a cui si riferisce. Quest'ultimo è posto dopo il suo articolo. Al singolare l'articolo determinativo maschile è: le /lə/, il femminile è la /la/. L'articolo determinativo plurale è identico al maschile e al femminile: les /le/.Da notare le costruzioni con l'articolo determinativo posto tra monsieur (madame, mademoiselle) e il nome: monsieur le directeur, monsieur le professeur, messieurs les voyageurs (i signori viaggiatori), Madame la Comtesse, mademoiselle votre tante (= la signorina vostra zia), etc.
Diversamente dall'italiano, solamente le due preposizioni à e de possono fondersi con alcune forme dell'articolo determinativo creando un'unica parola; tutte le altre si mantengono separate: dans le, pour la, vers le, avec les etc.
Articoli indeterminativi L'articolo indeterminativo (article indéfini) si usa davanti a un nome che indica una cosa o una persona non determinata. Al singolare l'articolo indeterminativo maschile è un /œ̃/, il femminile une /yn(ə)/. L'articolo indeterminativo plurale è identico per il maschile e per il femminile: des /de/.
Articoli partitivi L'articolo partitivo indica parte di una quantità ed è obbligatorio in francese: du (m) = J'achète du pain (m/s) de la (f) = Tu manges de la viande (f/s) de l' (m-f) si usa davanti a parole maschili e femminili che iniziano per vocale o h muta = Tu bois de l' eau (m-f/s) des (m-f/p) = Tu manges des fruits
Il partitivo ha invece la forma de: dopo gli avverbi di quantità: beaucoup (molto), peu (poco), trop (troppo) ecc. nelle frasi negative assolute. Ad esempio: Tu ne manges pas d'épinards Je n'achète pas de fruits ma: Je n'achète pas des fruits exotiques. Il partitivo è articolato perché la negazione è parziale, cioè riguarda solo una parte (la frutta esotica) del negato (la frutta) Encore un peu de vin (ancora un po' di vino). La regola più rigida vuole che si impieghi de anche quando il nome è preceduto da un aggettivo.Ad esempio: J'ai de beaux enfants / Manger de bonne viande. L'uso familiare, tuttavia, non tiene conto di questa regola (che è invece osservata nel linguaggio più sostenuto). Da notare la frase Apportez-nous du meilleur vin (Portaci il vino migliore, vino che è migliore)Dictionnaire des difficultés de la langue française, Larousse, 1971..
L'articolo partitivo non è da usare nei casi seguenti: se il nome è preceduto dalla preposizione avec (con) introducente un complemento di modo o maniera ("Il travaille avec enthousiasme", ma: "Il mange du pain avec de la confiture" in quanto c'è un complemento di unione); se nella frase negativa ci sono le congiunzioni correlative ni... ni (né...né). Ad esempio: "Il n'a ni frères, ni sœurs"; se il nome è accompagnato da sans (esempio: "sans ma tante"); dopo certe locuzioni: avoir faim, avoir soif, avoir raison, avoir sommeilCon queste espressioni "molto" si traduce bien (avoir bien faim, bien soif, bien sommeil), etc., avoir honte, perdre patience, prendre congé, chercher fortune, demander compte, demander justice, faire confiance (= dare fiducia), demander pardon, faire envie, faire fortune, faire pénitence, faire plaisir, perdre courage, perdre patience, plier bagage (= far fagotto), porter malheur, porter bonheur, prendre courage, rendre grâce, tirer profit, tirer vengeance ecc.Enea Balmas, Renato Penati, Le français langue 2, Ghisetti e Corvi editori, Milano, 1973, pag. 50
Sostantivi
Genere e numero
In generale, il femminile di sostantivi, aggettivi qualificativi e participi passati si forma aggiungendo una e.
Tuttavia è possibile formare il femminile in vari altri modi: I maschili terminanti in -e rimangono invariati. Ci sono però sostantivi nei quali la e finale viene sostituita dal suffisso -esse. Ad esempio: prince (principe) princesse (principessa); suisse (svizzero) suissesse svizzera). I maschili terminanti in -i, -u, -é anche se aggiungono una e al femminile scritto restano invariati alla pronuncia. Ad esempio: bordé, bordée, joli, jolie, ardu, ardue. I maschili terminanti in -f trasformano la -f in -ve. Ad esempio: veuf (vedovo) veuve (vedova), sportif (sportivo) sportive (sportiva), neuf (nuovo) neuve (nuova). I maschili terminanti in -x trasformano la -x in -se oppure -sse. Ad esempio: époux (sposo) épouse (sposa), roux (rosso di capelli, maschile) rousse (rossa di capelli, femminile). I maschili terminanti in -er trasformano -er in ère. Ad esempio: infirmier (infermiere) infirmière (infermiera), ouvrier (operaio) ouvrière (operaia), boulanger (panettiere) boulangère (panettiera).