Il revisionismo storiografico, nella storiografia, è il riesame critico di fatti storici sulla base di nuove evidenze o di una diversa interpretazione delle informazioni esistenti, considerando tutte le parti politiche e sociali in causa come testimoni importanti. L'uso negativo del termine revisionismo si riferisce invece alla manipolazione della storia per scopi politici. Inoltre occorre non confondere il revisionismo a tutti gli effetti con la pseudostoria, il revisionismo politico, il negazionismo e le teorie del complotto..

Descrizione

Gli storici che lavorano all'interno dello establishment esistente ed hanno un corpus di lavori che gli hanno conferito autorevolezza, spesso non hanno interesse in ipotesi revisioniste, e ciò si traduce nel mantenimento dello status quo. Questo può essere considerato come un paradigma accettato, che in taluni circoli può diventare una denuncia contro ogni forma di revisionismo.

Se c'è un modo consolidato di vedere determinati eventi storici che si è mantenuto tale nel tempo, potrebbe non esserci interesse ad ulteriori ricerche. Molti degli storici che compiono analisti revisioniste sono motivati da un genuino desiderio per educare ad una storiografia corretta. Ma diverse scoperte sono derivate dalla ricerca di uomini e donne che sono stati curiosi a sufficienza per rivedere certi eventi storici esplorandoli a fondo da nuove prospettive.

Gli storici, come tutta l'umanità, sono inesorabilmente influenzati dallo spirito del tempo (Zeitgeist). Lo sviluppo in altre aree accademiche, culturali, politiche, tutto concorre a formare il modello corrente ed accettato delle linee correnti della storia (il paradigma consolidato). Con il passare del tempo queste influenze possono cambiare, evolvere, modificarsi, così la prospettiva degli storici sulla spiegazione degli eventi. Il vecchio consenso potrebbe non essere più sufficiente per spiegare come e perché certi eventi sono occorsi in passato, e così il modello consolidato viene revisionato nelle nuove prospettive. Alcune delle influenze sugli storici che possono evolvere e modificarsi nel tempo, possono essere: Sviluppo in altre aree accademiche: l'analisi del DNA ha avuto un certo impatto in diverse aree della storiografia, da un lato confermando ipotesi consolidate e dall'altro presentando nuove prove che minano le spiegazioni accettate. Ad esempio l'archeologo e antropologo britannico Andrew Sherrat ha pubblicato lavori sul consumo di sostanze psicoattive nelle società preistoriche.. La datazione al carbonio, l'analisi di nuclei di ghiaccio, degli anelli di accrescimento degli alberi e la misurazione degli isotopo di ossigeno nelle ossa, hanno fornito, negli ultimi decenni, nuovi dati su cui formulare nuove ipotesi. Linguaggio: per esempio il rendersi disponibili agli storici di documenti in altre lingue, ha permesso di rivedere teorie alla luce di nuove fonti. Nazionalismi: L'importanza di dati eventi può avere importanza relativa a seconda della prospettiva nazionale. Ad esempio la battaglia di Waterloo ha ruolo notevole nei libri di testo europei, mentre la percezione della sua importanza diminuisce fuori dai confini d'Europa. Altresì anche il nome di eventi, in particolare conflitti, assume un significato politico o nazionale. Ad esempio per riferirsi alla guerra d'indipendenza americana si parlerà di American War of Independence negli Stati Uniti, e di American Revolutionary War (guerra di rivoluzione americana), nel Regno Unito. Questo nonostante si parli la stessa lingua in entrambi i paesi. Analogamente per la guerra d'indipendenza irlandese: Irish War of Independence in Irlanda, diventa Anglo-Irish War, guerra anglo-irlandese nel Regno Unito. Come cambia l'idea nazionale da paese a paese, così sono influenzate le aree della storiografia guidate dalle stesse idee. Cultura: per esempio quando il regionalismo ha acquisito maggior importanza nel Regno Unito, alcuni storici hanno suggerito che il termine English Civil War (guerra civile inglese) sia troppo anglocentrico e per comprendere meglio il conflitto, ad eventi che prima erano considerati periferici vada attribuita maggiore importanza. Storici come, Jane Ohlmeyer, hanno così suggerito che la guerra civile inglese rappresenti solo uno, seppur preminente, tra i conflitti inclusi nella definizione Wars of the Three Kingdoms (guerre dei tre regni). Ideologie: per esempio durante gli anni quaranta si diffuse la scuola di pensiero che interpretava la guerra civile inglese da un punto di vista marxista. Per usare le parole di Christopher Hill, che introdusse questa nuova prospettiva preferendo la notazione rivoluzione inglese, la Guerra Civile fu una guerra di classe. L'influenza di questa interpretazione è andata scomparendo e negli anni settanta venne duramente attaccata da una nuova scuola di revisionisti, ed è considerata ormai sorpassata come spiegazione consolidata degli eventi della metà del XVII secolo nelle isole britanniche. Causalità e storiografia: le cause nella storia sono spesso revisionate da nuove ricerche. Ad esempio, a metà del XX secolo la rivoluzione francese era considerata come il risultato della trionfante ascesa di una nuova classe media. Le ricerche compiute negli anni sessanta da storici come Alfred Cobban e François Furet rivelarono che la situazione sociale era molto più complessa e le domande sulle vere cause della rivoluzione sono ora molto dibattute. Accesso a nuove informazioni: quando sono scoperti o pubblicizzati nuovi documenti si possono avere nuove prospettive su eventi ben noti. Spesso, soprattutto per eventi in tempi recenti, archivi possono essere secretati dai governi, sia per motivi politici che per motivi di sicurezza nazionale. Quando questi archivi sono aperti possono arrivare a cambiare la prospettiva su eventi storici. Ad esempio con l'apertura degli archivi su ULTRA negli anni settanta, vennero riviste molte delle ipotesi sulle decisioni dell'alto comando alleato, in particolare sulla seconda battaglia dell'Atlantico. Questi stessi archivi hanno provveduto anche a revisionare la storia dei computerNel 1972 prima dell'apertura dei documenti su ULTRA Herman Goldstine scriveva, nel suo Nel 1976, dopo l'apertura degli archivi, Brian Randell scriveva, nel suo

Esempi di revisionismo Di seguito alcuni esempi di revisionismo storiografico.

Antichità Parte della storiografia ha riveduto molti miti sull'antichità, spesso tramandati anche dalla cultura di massa, oltre che dagli storici antichi (talvolta con intenti politici, come in Svetonio). La rivalutazione dell'età antica è cominciata a partire dal Rinascimento, con la riscoperta di testi e fonti, mentre in tempi recenti ci si è dedicati alla decostruzione di credenze diffuse.

Schiavitù nell'Antico Egitto Basandosi sulle teorie di studiosi greci antichi come Erodoto o su racconti come l'Esodo della Bibbia, con resoconti scritti molti anni dopo la costruzione dei monumenti, si credette a lungo che le piramidi egizie e i monumenti dell'Antico Egitto fossero stati costruiti grazie al lavoro degli schiavi. Al giorno d'oggi gli archeologi credono che, almeno, la grande piramide di Giza fu costruita da decine di migliaia di operai specializzati (talvolta anche contadini durante le piene del Nilo) che si accamparono nei pressi della piramide lavorando in cambio di un salario, o come forma di pagamento delle tasse (tributi) fino al completamento dell'opera; questo sarebbe dimostrato dall'esistenza dei cimiteri degli operai scoperti nel 1990 dagli archeologi Zahi Hawass e Mark Lehner. Per la piramide di Amenemhat II, risalente al Medio Regno, esistono prove dell'utilizzo di stranieri provenienti dalla Palestina, come descritto sulla pietra tombale del re.

Roma antica Diversi storici si sono occupati di approfondire e talvolta rivalutare figure storiche di imperatori e politici di Roma antica, denigrate dai contemporanei, in maniera ritenuta eccessivaSi vedano opere come quelle di Massimo Fini, Catilina. Ritratto di un uomo in rivolta e Nerone. Duemila anni di calunnie., come Catilina, Caligola, Nerone, Commodo, Eliogabalo, Tiberio o Flavio Claudio Giuliano. Allo stesso modo sono state smentite alcune leggende, talvolta frutto della propaganda degli stessi imperatori, come alcune su Augusto.

Altri storici si sono concentrati su aspetti della vita dei romani. Ad esempio si è scoperto che non tutti i gladiatori erano schiavi: alcuni erano difatti avventurieri che, come per gli aurighi, intraprendevano questa pericolosa carriera per ottenere fama e denaro. Inoltre alcuni combattimenti erano simulati ("lusio") e non si concludevano per forza con la morte del gladiatore perdente. Anche il famoso gesto del pollice verso è stato appurato essere un falso storico, alimentato da quadri di epoca ottocentesca e da film hollywoodiani.

Studi sono stati condotti sulla pratica della crocifissione, scoprendo, anche sulla base di dati archeologici, che probabilmente non veniva usata la croce latina ma la croce di Sant'Andrea (forse la confusione iconografica fu dovuta al simbolo solare adottato da Costantino, in origine una croce greca).

Medioevo Storici come Alessandro Barbero e Franco Cardini hanno rivisto diversi miti sul Medioevo (talvolta di origine illuminista o più spesso romantico-romanzesca ottocentesca), che persistevano ancora nella storiografia.

La fine dell'antichità e l'inizio del Medioevo

Si è sottolineata la contiguità della tarda antichità greco-romana con l'alto medioevo, mentre precedentemente si tendeva a considerare il V secolo come uno spartiacque, cosa del tutto arbitraria e posteriore. Infatti la deposizione di Romolo Augusto (476) non segnò la fine della romanità ma fu solo un atto politico-amministrativo simbolico, in quanto già da almeno una sessantina d'anni - ad esempio dal sacco di Roma (410) di Alarico - il potere imperiale centrale, romano occidentale, era in crisi, poiché soggetto ai generali romano-barbarici, i cosiddetti magister militum (come Alarico stesso) che detenevano il potere reale. Da due secoli la situazione era cambiata e comunque un'identità romana durerà in Occidente (fondendosi con la cultura dei barbari civilizzati e venendo restaurata politicamente anche se brevemente da Giustiniano di Bisanzio), almeno fino al IX secolo. L'ipotesi di una "decadenza" e del "tramonto" veloci dell'antichità è stata quindi abbandonata in favore di quella della "trasformazione graduale" del mondo antico, che si tramutò lentamente in quello che, secoli dopo, verrà chiamato "Medioevo" (cioè età di mezzo, tra antichità e modernità) dalla storiografia.

Rivalutazione storica del periodo e rimozione di miti popolari Si è rivalutata, con una tendenza iniziata nel XIX secolo, l'importanza del Medioevo sulla formazione del Rinascimento e dell'età moderna, nonché la sua influenza sulla cultura successiva; la maggior parte degli studiosi ormai ritiene che nel Medioevo gli istruiti non credessero alla terra piatta. Scuole di pensiero, in particolare legate a studiosi di area cattolica, sostengono che fossero enfatizzate in maniera spropositata le cacce alle streghe e l'inquisizione. Viene anche negato che vigesse lo ius primae noctisAlessandro Barbero, al Festival della Mente, Sarzana.. o fossero usate le cinture di castità o strumenti come la vergine di Norimberga. Anche le crociate sono state spesso al centro di questo revisionismo, così come la reale importanza della vittoria cristiano-europea nella battaglia di Lepanto (avvenuta in età moderna, nel 1571, ma talvolta inclusa negli studi medievalistici), secondo Barbero sopravvalutata in quanto la flotta dell'impero ottomano era ormai in decadenza.

I "secoli bui" L'analisi di testi non latini, come quelli gallesi, gaelici, le saghe, la loro aggiunta sulle conoscenze canoniche del periodo e il rinvenimento di nuove evidenze archeologiche, hanno ulteriormente messo in discussione la definizione di secoli bui, tradizionalmente impiegata per descrivere l'alto Medioevo.