Rivoluzioni colorate è l'appellativo attribuito dai media internazionali e dai soggetti coinvolti a una serie di movimenti simili e correlati tra di loro che si sono sviluppati principalmente in alcuni Stati post-sovietici negli anni 2000.

I partecipanti delle Rivoluzioni colorate hanno utilizzato metodi nonviolenti e di disobbedienza civile, ispirati tra l'altro ai testi di Gene Sharp, per protestare contro governi accusati di essere corrotti e/o autoritari. Questi movimenti, che hanno manifestato contro i governi in carica ritenuti filo-russi, hanno sostenuto le candidature di politici sostenitori di una politica filo-occidentale come Viktor Juščenko, Mikheil Saakašvili e Kurmanbek Bakiev. Tutte le rivoluzioni colorate hanno adottato uno specifico colore (o fiore) come simbolo, utilizzando tale colore negli strumenti di propaganda politica come adesivi, impermeabili e creando gruppi di educazione alla democrazia.

Le rivoluzioni colorate coronate da successo avvennero in Georgia (rivoluzione delle rose, 2003), Ucraina (rivoluzione arancione, dicembre 2004 e gennaio 2005) e, benché con derive violente, in Kirghizistan (rivoluzione dei tulipani, 2005). In tutte queste occasioni, la rivoluzione è iniziata con manifestazioni di protesta massa durate diversi giorni che contestavano i risultati ufficiali di elezioni, che assegnavano la vittoria ai presidenti già in carica, accusandoli di brogli elettorali. Queste manifestazioni ottennero le dimissioni o la sconfitta dei vecchi leader in nuove elezioni successivamente indette.

I governi risultato delle rivoluzioni colorate operarono un'apertura verso i paesi occidentali, andando tuttavia incontro a difficoltà e a un calo del consenso trovandosi a fronteggiare nuove manifestazioni di massa: in alcuni casi fu necessario un compromesso con i vecchi nemici (come in Ucraina), mentre in altri si assistette a una sorta di deriva autoritaria (come in Georgia e Kirghizistan).

Secondo alcuni commentatori questi movimenti avrebbero rappresentato una speranza di reale democratizzazione di queste nazioni, e sarebbero stati il mezzo per un accesso allo stile di vita occidentale e all'economia di mercato e per un avvicinamento geopolitico all'occidente dei paesi post-sovietici. Secondo altri commentatori, invece, questi movimenti non sarebbero stati altro che un fenomeno orchestrato o utilizzato da una nuova élite, più giovane e filo-occidentale, in grado di incanalare il malcontento generale per arrivare al potere. Secondo altri ancora si sarebbe sempre trattato di movimenti non spontanei, ma finanziati e organizzati da poteri stranieri (statali o privati), in particolare americani (e da coloro che sostengono queste teorie l'espressione "rivoluzione colorata" è usata in senso dispregiativo).

Rivoluzioni colorate negli Stati post-sovietici

Riuscite La rivoluzione delle rose in Georgia (2003), condotta da una forte coalizione filo-occidentale, riunita nel Movimento Nazionale Unito (UNM), un partito politico di centro-destra affiliato al Partito Popolare Europeo, diretti da Mikheil Saakašvili e Nino Burjanadze, fu una conseguenza dello svolgimento delle elezioni parlamentari del 2 novembre 2003. I risultati ufficiali, favorevoli al governo in carica diretto da Ševardnadze, furono fortemente contestati dalle opposizioni come truccati per brogli con conseguenti enormi dimostrazioni pacifiche nelle vie della capitale di protestare contro il governo ritenuto illiberale e corrotto. Ševardnadze si dimise il 23 novembre 2003, dopo due tese settimane di dimostrazioni, e fu sostituito come presidente ad interim da Burjanadze, presidente del parlamento. Le irregolarità di queste elezioni furono confermate anche dagli osservatori dell'OSCE"Georgian parliamentary elections marred by confusion over voter lists". OSCE. 3 November 2003"Post-election interim report" , OSCE, 25 November 2003. Il 4 gennaio 2004 Mikheil Saakašvili, leader della rivoluzione delle rose (la rosa è il simbolo nazionale della Georgia, adottato dai manifestanti come logo del loro movimento) vinse le elezioni presidenziali con una maggioranza schiacciante: il 96% dei voti validi. La rivoluzione arancione in Ucraina (dicembre 2004- gennaio 2005), cominciata all'indomani delle elezioni presidenziali del 21 novembre 2004. I primi risultati che videro il delfino dell'ex presidente Leonid Kučma - Viktor Janukovyč, con maggiori posizioni filo-russe - in vantaggio furono contestati dallo sfidante Viktor Juščenko, che denunciò brogli elettorali chiedendo ai suoi sostenitori di restare in piazza fino a che non fosse stata concessa la ripetizione della consultazione. A seguito delle proteste, condotte da un apparato di gruppi studenteschi e popolari in maniera non-violenta, la Corte suprema ucraina invalidò il risultato elettorale e fissò nuove elezioni per il 26 dicembre. Questa volta a uscirne vincitore fu proprio Juščenko, leader designato della rivoluzione arancione, con il 52% dei voti contro il 44% del suo sfidante. Il nuovo presidente si insediò il 23 gennaio 2005. La rivoluzione dei tulipani in Kirghizistan (2005), movimento di massa che portò il presidente Askar Akayev e il suo governo alle dimissioni, dopo una fuga in Russia, nell'ambasciata Kirghiza a Mosca. I manifestanti, scesi in strada dopo le elezioni parlamentari del 27 febbraio e del 13 marzo 2005, protestarono (con alcune derive violente, e alcuni morti nel primo giorno di manifestazioni nel sud del paese dove alcuni dimostranti occuparono edifici pubblici) contro Akayev (e contro la sua famiglia) considerato dalla popolazione corrotto e autoritario, e accusato dall'opposizione di aver truccato le elezioni. Le elezioni convocate dopo la fuga di Akayev furono vinte da Kurmanbek Bakiev, protagonista della rivoluzione dei tulipani, con l'88,9% dei consensi.

Fallite In Azerbaigian, nel corso del 2005, una rete di gruppi giovanili ispirati all'esempio georgiano e ucraino e vicini ad Azadlig (Libertà), coalizione di opposizione al governo in carica, cominciò una campagna di opposizione al governo in carica giudicato corrotto. I rivoluzionari adottarono inizialmente il colore verde e in un secondo tempo il colore arancione caratteristico dei moti ucraini, minacciando una nuova rivoluzione colorata in caso le elezioni parlamentari del novembre 2005 fossero state giudicate fraudolente. A una manifestazione indetta a scopo dimostrativo appena prima delle elezioni, aderirono però solo 300 persone. Nel novembre 2005 i gruppi scesero effettivamente in piazza contestando le elezioni come fraudolente, ma il 26 novembre la polizia disperse in maniera dura la manifestazione provocando diversi feriti e utilizzando massicciamente fumogeni e cannoni ad acqua. In Bielorussia le proteste contro il presidente Aljaksandr Lukašėnka hanno assunto, più volte, caratteristiche simili alle rivoluzioni colorate a partire dalla presenza di un gruppo studentesco attivo, Zubr. Nel 2004, il Governo degli Stati Uniti ribadì il proprio supporto ai movimenti anti-Lukashenko con il Belarus Democracy Act del 2004. Il 25 marzo 2005, oltre un centinaio di cittadini manifestarono in un esplicito tentativo di emulare la Rivoluzione dei Tulipani in Kirghizistan. La polizia interruppe la manifestazione, arrestando una trentina di persone tra cui il leader dell'opposizione Michail Marinič. Un anno dopo, il 19 marzo 2006, persone parteciparono a una serie di manifestazioni e sit nella piazza principale per protestare contro la vittoria di Lukašėnka, rieletto presidente con l'83% delle preferenze (voto contestato dall'occidente). Questi moti furono talvolta definiti "Rivoluzione dei Jeans", considerati un simbolo di libertà e di apertura all'occidente. Come conseguenza degli eventi, e degli arresti operati dal governo Bielorusso ad alcuni oppositori, fu proibito a Lukašėnka l'ingresso negli Stati Uniti o nell'Unione europea. In Mongolia, nel marzo 2005, quasi in contemporanea alla rivoluzione dei tulipani in Kirghizistan, alcuni gruppi di giovani (poche centinaia secondo alcune fonti, fino a 5000 secondo altre) scesero in piazza congratulandosi con gli amici kirghisi e chiedendo le dimissioni del governo definito corrotto. I manifestanti, che indossavano sciarpe gialle, chiesero nuove elezioni dopo quelle, giudicate fraudolente, del precedente giugno. In Russia, le proteste del 2011-2013 furono chiamate anche rivoluzione bianca e chiedevano che Vladimir Putin lasciasse il potere, ma non riuscirono a ottenere l'obiettivo

Movimenti ispirati o associati nel mondo

La rivoluzione del Cedro in Libano (2005) La rivoluzione blu in Kuwait (2005) La rivoluzione zafferano in Birmania (2007), stagione di manifestazioni anti-governative e pro-democrazia che hanno coinvolto l'ex Birmania a partire dal 18 settembre 2007. Represse dalla giunta militare al potere, le proteste sono state condotte soprattutto da monaci buddisti e attivisti e hanno avuto il sostegno e l'attenzione della comunità internazionale, senza per questo raggiungere pienamente il loro obiettivo. Il movimento Verde in Iran (2009)

Influenze e strategie Propaganda politica Tutti i movimenti si sono costruiti attorno a un colore o a un simbolo ben identificabile, in maniera da rendere le manifestazioni di grande impatto anche grazie alla colorazione. Per ottenere questo effetto gli attivisti hanno distribuito magliette, impermeabili, cappelli, adesivi e altri oggetti colorati.

Ogni movimento ha inoltre avuto il proprio slogan evocativo, semplice e immediatamente comprensibile. Gli stessi movimenti giovanili hanno adottato nomi brevi ed evocativi, simili tra di loro.

«La nostra idea è quella di utilizzare le strategie del marketing commerciale (corporate branding) in politica. Il movimento deve avere un dipartimento marketing. Noi abbiamo adottato la Coca-Cola come nostro modello» ha spiegato Ivan Marovic di Otpor. Gotov je! (Готов је, è finito!) è stato lo slogan del movimento Otpor! (Отпор!, Resistenza), protagonista della sconfitta elettorale di Milošević nell'Unione delle Repubbliche di Serbia e Montenegro nel 2000, che ha avuto per logo un pugno (prevalentemente bianco su sfondo nero, alternativamente nero su bianco). Kmara! (კმარა, ne abbiamo abbastanza!), nome e slogan del movimento georgiano, che ha adottato come logo un pugno chiuso (prevalentemente bianco su sfondo nero, alternativamente nero su bianco) molto simile a quello di Otpor!. Simbolo dei manifestanti georgiani la rosa, simbolo nazionale. Pora (è l'ora!), nome e slogan del movimento ucraino protagonista della rivoluzione arancione, chiamata così per il colore adottato come simbolo dai manifestanti. Kel Kel è stato il nome dell'organizzazione giovanile che ha contribuito alla rivoluzione in Kirghizistan che ha adottato il colore rosa e giallo, la seta e infine il Tulipano come simbolo. Zubr in Bielorussia, con un bisonte europeo (lo Zubr, animale nazionale) bianco su sfondo nero o giallo come logo. Simbolo della rivoluzione il Jeans, forma silenziosa di protesta e richiamo al mondo occidentale. Tutto ebbe inizio nel 2005 quando, durante una manifestazione, la polizia confiscò le bandiere. Un giovane di Zubr si tolse allora il giubbotto di jeans e cominciò a sventolarlo, prima di essere picchiato dalla polizia. Importante nel simbolismo del tentativo bielorusso la rivista Vybar (Scelta).

Non violenza e disobbedienza civile A partire dall'Unione delle Repubbliche di Serbia e Montenegro, i discorsi e le tecniche adottate dai movimenti sono state basate sulla non violenza e sulla disobbedienza civile, e in particolare agli studi e a testi dell'intellettuale statunitense Gene Sharp, disponibili sul sito internet del suo Albert Einstein Institute in decine di traduzione e stampati e distribuiti dagli attivisti.