Fu soprannominato Gandhi della Sicilia o Gandhi italiano (quest'ultimo soprannome condiviso con altre personalità, come Aldo Capitini e Franco Corbelli).
Biografia Anni giovanili
Nasce il 28 giugno 1924 a Sesana (all'epoca in provincia di Trieste, oggi territorio sloveno). La madre, Meli Kontelj, è una donna slovena molto religiosa, mentre il padre, Enrico Dolci, è un ferroviere originario di Rovato (BS), agnostico, il cui lavoro determina per la famiglia continui cambi di residenza.Danilo Dolci, Una rivoluzione nonviolenta, a cura di Giuseppe Barone, I libri di Altreconomia, Terre di mezzo editore, 2007, p. 10.
Danilo compie i primi studi in Lombardia, conseguendo nel 1943 il diploma presso un Istituto tecnico per geometri e nello stesso anno la maturità artistica a BreraBruno Zevi, Danilo Dolci: la pianificazione dal basso, in Editoriali di architettura, Einaudi, Torino, 1979, p. 304.. Lo attrae la musica classica, soprattutto Johann Sebastian Bach. Legge autori moralmente impegnati come Tolstoj, Russell, Voltaire, Seneca.Danilo Dolci, Una rivoluzione nonviolenta, op. cit. , p. 10.
Durante gli anni del fascismo sviluppa presto una decisa avversione alla dittatura. Nel tortonese - dove risiede con la famiglia negli anni del primo dopoguerra - viene visto strappare manifesti propagandistici del regime. Nel 1943 rifiuta la divisa della Repubblica Sociale Italiana e tenta di attraversare la linea del fronte, ma viene arrestato a Genova dai nazifascisti. Riesce a fuggire e ripara presso una casa di pastori a Poggio Cancelli, un piccolo borgo dell'Appennino abruzzese.Danilo Dolci, Una rivoluzione nonviolenta, op. cit. , p. 11.
Terminata la guerra, studia Architettura alla Facoltà della Sapienza di Roma, dove segue anche le lezioni di Ernesto Buonaiuti. Torna poi a Milano, dove conosce Bruno Zevi. Insegna presso una scuola serale di Sesto San Giovanni e, tra gli operai che siedono dietro i banchi, conosce Franco Alasia, che diventerà tra i suoi più stretti collaboratori. Prosegue gli studi di Architettura al Politecnico di Milano, ma nel 1950, poco prima di discutere la tesi, decide di lasciare tutto per aderire all'esperienza di Nomadelfia - comunità animata da don Zeno Saltini - a Fossoli (frazione di Carpi).Danilo Dolci, Una rivoluzione nonviolenta, op. cit., p. 13.
Dopo che una sua lunga lirica, dal titolo Parole nel giorno, è raccolta nell'antologia Nuovi poeti, negli anni '50 comincia a essere conosciuto come poeta.
Il trasferimento in Sicilia e le lotte nonviolente
Nel 1952 sceglie di trasferirsi nella Sicilia occidentale (Trappeto, Partinico) dove promuove lotte nonviolente contro la mafia, la disoccupazione, l'analfabetismo e la fame endemica sospinti dall'assenza dello stato e dalle disparità sociali, per l'affermazione dei diritti umani e civili fondamentali: siffatto impegno sociale gli varrà il soprannome - rivolto in quegli anni anche ad Aldo Capitini - di "Gandhi italiano".Danilo Dolci, Una rivoluzione nonviolenta, op. cit., pp. 13 e seguenti.
Nella sua attività di animazione sociale e di lotta politica, Danilo Dolci ha sempre impiegato con coerenza e coraggio gli strumenti della nonviolenza.
Il 14 ottobre 1952, a Trappeto, Dolci dà inizio alla prima delle sue numerose proteste nonviolente, il digiuno sul letto di Benedetto Barretta, un bambino morto per la denutrizione. Se anche Dolci fosse morto di fame, lo avrebbero sostituito, in accordo con lui, altre persone, fino a quando le istituzioni italiane non si fossero interessate alla povertà della zona. La protesta, dopo aver attirato l'attenzione della stampa, viene interrotta quando le autorità s'impegnano pubblicamente a eseguire alcuni interventi urgenti, come la costruzione di un impianto fognario. In questa occasione si stabilisce un dialogo intenso e duraturo fra Dolci e il filosofo nonviolento Aldo Capitini e il suo collaboratore Alberto L'Abate.Danilo Dolci, Una rivoluzione nonviolenta, op. cit. , pp. 15-16.
Nel 1953 Dolci sposa Vincenzina Mangano, la vedova di un contadino marinaio di Trappeto, deceduto per una malattia, che aveva cinque figli: Turi, Matteo, Pino, Giacomo e Luciano. Con lei avrà altri cinque figli tra maschi e femmine: Libera, Cielo (in omaggio a Cielo d'Alcamo), Amico (musicista e continuatore dell'opera del padre), Chiara e Daniela.Maurizio Cavicchi, Aldo Capitini. Un itinerario di vita e di pensiero, Pietro Lacaita Editore, 2005, p. 138.. Avrà in seguito altri due figli (Sereno ed En) con la seconda moglie, Elèna Norman, una pedagogista svedese.http://www.educareallaliberta.org/intervista-ai-figli-di-danilo-dolci-da-una-citta/, https://www.treccani.it/enciclopedia/danilo-dolci_(Dizionario-Biografico)/
Nel gennaio del 1956, a San Cataldo, oltre mille persone danno vita ad uno sciopero della fame collettivo per protestare contro la pesca di frodo, tollerata dallo Stato, che priva i pescatori dei mezzi di sussistenza. Ma la manifestazione è presto sciolta dalle autorità, con la motivazione che «un digiuno pubblico è illegale».Danilo Dolci, Una rivoluzione nonviolenta, op. cit. , p. 21.
Il 2 febbraio 1956 ha luogo, a Partinico, un paese tra Palermo e Trapani, lo sciopero alla rovescia. Alla base c'è l'idea che, se un operaio, per protestare, si astiene dal lavoro, un disoccupato può scioperare invece lavorando. Così centinaia di disoccupati si organizzano per riattivare pacificamente una strada comunale abbandonata; ma i lavori vengono fermati dalla polizia e Dolci, con alcuni suoi collaboratori, viene arrestato per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, istigazione a disobbedire alle leggi e invasione di terreni. L'episodio suscita indignazione nel Paese e provoca numerose interrogazioni parlamentari. Il processo ha enorme risalto sulla stampa, e tra i suoi avvocati difensori c'è il grande giurista Piero CalamandreiDanilo Dolci, Una rivoluzione nonviolenta, op. cit. , pp. 21-23., che scrive:
Nel processo sfilano come testimoni della difesa personaggi come Carlo Levi e Elio Vittorini; a suo favore si schierano tra gli altri: Giorgio La Pira, Guido Piovene, Renato Guttuso, Bruno Zevi, Bertrand Russell, Alberto Moravia, Norberto Bobbio, Elio Vittorini, Cesare Zavattini, Ignazio Silone, Enzo Sellerio, Aldo Capitini, Paolo Sylos Labini, Erich Fromm, Jean-Paul Sartre, Aldous Huxley, Jean Piaget. Nella sua arringa, Calamandrei dice: «Anche oggi l'Italia vive uno di questi periodi di trapasso, nei quali la funzione dei giudici, meglio che quella di difendere una legalità decrepita, è quella di creare gradualmente la nuova legalità promessa dalla Costituzione», e aggiunse «Vorrei, signori Giudici, che voi sentiste con quale ansia migliaia di persone in tutta Italia attendono che voi decidiate con giustizia, che vuol dire anche con indipendenza e con coraggio questa causa eccezionale: e che la vostra sia una sentenza che apra il cuore della speranza, non una sentenza che ribadisca la disperazione». Alla fine, Dolci fu condannato a 50 giorni di carcere. In questo periodo molti giovani volontari decidono di sostenere l'attività di Dolci a Partinico e a Palermo, dove nel frattempo ha avviato diverse iniziative nei quartieri più poveri (Cortile Scalilla, al Capo e cortile Cascino, a Danisinni). Fra di loro anche Lorenzo Barbera, che diventerà uno dei suoi più stretti collaboratori, Alberto L'Abate e Goffredo Fofi.
Radio Libera di Partinico Con Pino Lombardo e Franco Alasia, Danilo Dolci fu più tardi promotore di un'altra iniziativa nonviolenta particolarmente creativa e clamorosa, l'apertura della prima radio italiana a infrangere il monopolio radiofonico della RAI. Radio Partinico Libera iniziò le sue trasmissioni alle 17:31 del 25 marzo 1970 per lanciare un appello disperato: a più di due anni dal tremendo sisma che aveva devastato la Sicilia occidentale «si marcisce di chiacchiere e di ingiustizie, la Sicilia muore». Infatti, non un solo edificio era stato ricostruito, la gente continuava a vivere nelle baracche. 27 ore dopo l'inizio delle trasmissioni le forze dell'ordine provvedevano al sequestro degli impianti e alla chiusura dell'emittente. Anche in seguito a questo episodio ci fu un processo, infine senza conseguenze penaliDanilo Dolci. La radio dei poveri cristi. La realizzazione, i testi, la prima radio libera in Italia. Navarra Editore, Collana Fiori di Campo, 2008.
La denuncia della mafia e dei suoi rapporti con la politica La figura e l'opera di Dolci polarizzano l'opinione pubblica: mentre si moltiplicano gli attestati di stima e solidarietà, in Italia e all'estero, anche da personalità come Norberto Bobbio, Carlo Levi, Ignazio Silone, Aldous Huxley, Jean Piaget, Bertrand Russell ed Erich FrommDanilo Dolci, Una rivoluzione nonviolenta, op. cit. , p. 26., per altri Dolci è solo un pericoloso sovversivo: il cardinale Ernesto Ruffini, ad esempio, in una lettera pastorale del 1964, indicò il romanzo-capolavoro di Tomasi di Lampedusa Il Gattopardo, il gran parlare di mafia e Danilo Dolci come le tre cause che maggiormente contribuivano a disonorare la Sicilia.Ernesto Ruffini, Il vero volto della Sicilia, Scuola Grafica, Palermo 1964 Dolci in particolare, secondo l'alto prelato, "continua a tenere conferenze in diverse nazioni, facendo credere che qui, nonostante il senso religioso e la presenza di molti sacerdoti, regnano estrema povertà e somma trascuratezza da parte dei poteri pubblici".
L'intensa attività di studio e di denuncia del fenomeno mafioso e dei suoi rapporti col sistema politico portano Dolci a muovere nel 1965 pesanti accuse - formulate in una conferenza stampa dopo un'audizione in Commissione antimafia e documentate in Spreco (Einaudi, Torino, 1960) e Chi gioca solo (Einaudi, Torino, 1966) - a esponenti di primo piano e a notabili della vita politica siciliana e nazionale. Tra essi Calogero Volpe e il ministro del Commercio con l'estero Bernardo Mattarella, figure di spicco della Democrazia Cristiana. Dolci e Franco Alasia, suo stretto collaboratore e coautore della denuncia, vengono querelati per diffamazione e condannati dopo un tormentato percorso processuale, durato sette anni. Solo un'amnistia eviterà loro la detenzione.Danilo Dolci, Una rivoluzione nonviolenta, op. cit. , pp. 32-35.
I riconoscimenti
Nel corso degli anni intorno a Dolci, scrittore, attivista per la pace e pedagogista, si consolida una stima nazionale e internazionale. Nel 1957 gli viene attribuito in Unione Sovietica il Premio Lenin per la pace, che lui accetta pur dichiarando di non essere comunista. Con i soldi del premio si costituisce a Partinico il "Centro studi e iniziative per la piena occupazione".Danilo Dolci, Una rivoluzione nonviolenta, op. cit., p.27.. Nel 1957 riceve il Premio Viareggio per il saggio Inchiesta a Palermo. .
Il metodo maieutico
Il metodo di lavoro di Danilo Dolci è parte costitutiva del suo impegno sociale ed educativo: piuttosto che dispensare verità preconfezionate, egli ritiene che nessun vero cambiamento possa prescindere dal coinvolgimento, dall'esperienza e dalla partecipazione diretta degli interessati. La sua idea di progresso valorizza la cultura e le competenze locali, il contributo di ogni collettività e di ogni persona. Per questo Dolci collega la sua modalità di operare alla maieutica socratica. Il suo si configura come un lavoro di capacitazione delle persone generalmente escluse dal potere e dalle decisioni.