Biografia Infanzia ed educazione

Pier Luigi iuniore (per distinguerlo dal nonno Pier Luigi seniore) nacque dal cardinale Alessandro Farnese, il futuro papa Paolo III, e da Silvia Ruffini, gentildonna romana che diede al futuro papa altri tre figli: Costanza, Paolo e Ranuccio. Questa sua origine non legittima lo tormentò per tutta la vita, e contribuì, in modo forse determinante, alla formazione del suo carattere. I nobili piacentini lo chiamavano con disprezzo "il bastardo del papa".

Pier Luigi, figlio primogenito e amatissimo dal padre, venne legittimato, insieme al fratello Paolo, nel 1505 da papa Giulio II.

Il padre scelse per lui, come precettore, un famoso umanista: Baldassarre Molossi (1466-1528), di Casalmaggiore, soprannominato Tranquillus. Nonostante la buona volontà del precettore, Pier Luigi manifestò fin dalla prima giovinezza quei tratti caratteriali, inclinazioni e mancanza di equilibrio che lo renderanno tristemente famoso tra i suoi contemporanei. Dagli ingegneri del padre mutuò anche l'amore per le fortificazioni.

Matrimonio

Comunque, Alessandro voleva fare di lui un vero capofamiglia, così cercò il matrimonio e l'alleanza più vantaggiose per lui. Decise che doveva sposare Gerolama Orsini, figlia di Lodovico, conte di Pitigliano. Nel 1513 fu stipulato il contratto di fidanzamento e nel 1519 a Valentano fu celebrato il loro matrimonio.

Nonostante i matrimoni di casa Farnese non fossero mai matrimoni d'amore, e il matrimonio di Pier Luigi non sfuggisse a questa regola, Gerolama si rivelò una moglie fedele e devotissima, sopportando con dignità gli eccessi, la brutalità e le stravaganze del marito.

Giovinezza A causa dei ritardi nella costruzione del palazzo di Gradoli, Pier Luigi e la giovane moglie si sistemarono nella Rocca di Valentano. L'anno successivo nacque il loro primogenito Alessandro Farnese, il "Gran Cardinale".

Tuttavia, l'aria salubre e fresca dei monti Volsini e la vita quieta di palazzo non potevano appagare lo spirito irrequieto di Pier Luigi e soprattutto non favorivano quelle occasioni che la sua natura cercava. Si rivolse quindi ben presto al mestiere di famiglia: il mestiere delle armi.

Carriera militare La carriera militare di Pier Luigi fu molto varia; sarà coinvolto su più fronti e al soldo di più padroni; a volte combatterà contro gli stessi familiari e addirittura contro il papa, abbandonando la tradizionale posizione guelfa dei Farnese. Non fu un semplice soldato o mercenario, fu lo stereotipo del guerriero: selvaggio, primordiale, amorale. Non gli mancarono coraggio e ardimento: fu forte, audace e risoluto, addirittura eroico, ma a tal punto efferato da ripugnare i suoi stessi committenti.

Nel 1520, a soli diciassette anni, Pier Luigi Farnese e suo fratello Ranuccio erano già mercenari al soldo della Repubblica di Venezia. Il cardinale gli lasciò seguire questa via per fare un buon apprendistato militare in un esercito disciplinato che non creava disagio al pontefice. Il suo temperamento di guerriero, tuttavia, non ne fu a sufficienza appagato, così Pier Luigi passò sotto le insegne di Carlo V. Il Farnese restò al servizio dell'imperatore fino al 1527, anno del Sacco di Roma, al quale partecipò insieme ai lanzichenecchi. Mentre Ranuccio si ritirava a Castel Sant'Angelo per difendere il papa, Pier Luigi superava Ponte Sisto e poneva il suo quartier generale nel palazzo di famiglia, salvandolo così dalla devastazione.

Qualcuno, malignamente, accusò i Farnese di essersi opportunamente divisi nei due campi avversi, ma il papa Clemente VII non diede credito a queste voci.

All'apparizione della peste che pose fine al Sacco di Roma, i lanzichenecchi si ritirarono e Pier Luigi, anziché seguirli, iniziò a battere la campagna romana taglieggiando senza pietà e segnalando la sua presenza con furti, profanazioni e omicidi, finché il papa, stanco di sopportare i suoi comportamenti, gli lanciò contro la scomunica maggiore e l'anatema.

La situazione che si era venuta a creare, tuttavia, risultava intollerabile per il cardinale Alessandro; da diplomatico fine e astuto quale era, iniziò una paziente opera di ricucitura tra il figlio e il pontefice. Nel 1528 Pier Luigi, sempre al soldo dell'imperatore, si recò in Puglia a combattere contro un esercito francese, in cui militavano il fratello Ranuccio, che morì in questa occasione, e il cugino Galeazzo del ramo di Latera. In questa occasione si distinse per la sua tenacia nella difesa di Manfredonia.

Dopo la morte di Ranuccio, sotto la regia attenta del padre, Pier Luigi riconobbe le proprie colpe, implorando e ottenendo il perdono papale. La scomunica fu così ritirata nel 1529.

Nello stesso anno il condottiero passò al soldo del principe d'Orange e combatté strenuamente contro Firenze, guerra patrocinata anche dal papa, che la vedeva come un mezzo per riportare la città sotto il controllo dei Medici.

Anche nell'assedio di Firenze Pier Luigi diede libero sfogo ai suoi istinti peggiori e fu destituito dal comando. Non gli restò che rifugiarsi nella sua rocca, a Valentano, dove ad attenderlo c'erano Gerolama e i figli che erano nati nel frattempo. Negli anni seguenti dedicò tutte le sue energie a migliorare i domini della famiglia nell'alto Lazio, organizzando meravigliose cacce e costruendo una rete di strade che portò il movimento e l'abbondanza nella regione.

Paolo III papa

Improvvisamente una notizia, a lungo attesa e forse ormai inaspettata, scosse Pier Luigi dal torpore in cui era ricaduto: nell'ottobre 1534 il padre, cardinale Alessandro Farnese, ascese al soglio di Pietro con il nome di Paolo III. Nella rocca di Valentano si organizzarono grandi festeggiamenti, dopodiché Pier Luigi, abbandonati i piaceri della vita familiare e le battute di caccia, partì per Roma. Il primo atto del nuovo pontefice fu la nomina a cardinale del nipote quattordicenne Alessandro, primogenito del figlio diletto, e del nipote, figlio di Costanza, Guidascanio Sforza.

In politica estera il nuovo papa osservava la regola dell'equidistanza tra Francia e Impero. Tuttavia Carlo V lasciò intravedere al pontefice che avrebbe dato volentieri a Pier Luigi la città di Novara. Paolo III, invece, accettò per il figlio una pensione annua a condizione che non divenisse di pubblico dominio e, per il nipote Alessandro, la ricca arcidiocesi di Monreale in Sicilia.

Desiderando affrettare l'affare di Novara, Pier Luigi Farnese intervenne direttamente nelle trattative all'insaputa della cancelleria pontificia e, contemporaneamente, invase la terra di Farnese, spogliando di tutti i suoi averi la cugina Isabella Anguillara, vedova del cugino Galeazzo.Il papa, però, fu oltremodo contrariato dal suo comportamento e, solo dopo che il figlio si fu pentito delle sue azioni (l'imperatore gli aveva scritto che la conclusione dell'affare di Novara sarebbe dipesa esclusivamente da Paolo III), gli lasciò continuare la trattativa, dandogli però limiti ben precisi.

Novara e il territorio circostante furono eretti in marchesato in favore di Pier Luigi, che per l'investitura ufficiale dovette, però, aspettare fino al febbraio del 1538.

Gonfaloniere della Chiesa Nel frattempo si era resa vacante la carica di Gonfaloniere della Chiesa, così, pressato dai problemi dello Stato Pontificio e dalle incursioni dei pirati barbareschi che giungevano fino alla foce del Tevere, Paolo III si lasciò convincere che il figlio, capitano esperto e a lui fedele, potesse essere la persona più idonea a ricoprire tale carica. Nel concistoro del 31 gennaio 1537 il pontefice perfezionò la nomina e il giorno successivo, nella basilica di San Pietro, affidò a Pier Luigi la spada e il gonfalone di Capitano generale della Chiesa.

Il Farnese iniziò subito un viaggio attraverso i territori dello Stato, piegando facilmente ogni resistenza e giungendo trionfalmente a Piacenza.

È proprio durante questo viaggio che ci giunge la testimonianza dell'episodio più squallido della vita del condottiero. I contemporanei ci hanno lasciato molti racconti della sua sfrenata sessualità, in particolare della sua bisessualità, ma il cosiddetto "oltraggio di Fano" fu quello che lo fece considerare una specie di diavolo in terra.

Il fatto fu riportato nella Storia fiorentina di Benedetto Varchi (1503-1565). L'autore iniziava la cronaca riferendo le voci che giravano sulla incontenibile depravazione di Pier Luigi che, sicuro di farla sempre franca per il fatto di essere figlio del Papa, girava per gli Stati della Chiesa stuprando quanti giovanetti gli fossero piaciuti.

In occasione di un'ispezione alle fortezze marchigiane, Pier Luigi si recò a Fano, dove fu accolto con tutti gli onori dal vescovo del posto, Cosimo Gheri, un ragazzo poco più che ventenne.

Il giorno successivo il Farnese incontrò nuovamente il vescovo e manifestò le sue intenzioni: "cominciò, palpando e stazzonando il vescovo, a voler fare i più disonesti atti che con femmine far si possano". Tuttavia, visto che il vescovo non era disponibile, anzi, si difendeva in maniera piuttosto decisa, Pier Luigi lo fece legare e, sotto la minaccia dei pugnali, lo violentò. Non sopportando l'umiliazione per l'oltraggio subito, dopo poche settimane il vescovo morì. Qualcuno pensa che il ragazzo fu fatto avvelenare dallo stesso Pier Luigi, per non far trapelare la notizia dello stupro.

In qualità di Gonfaloniere e Capitano generale della Chiesa nel 1540 fu incaricato da Paolo III di comandare l'esercito pontificio nella Guerra del sale contro la città di Perugia.

Duca di Castro

Nel frattempo il patrimonio del nonno Ranuccio Farnese il Vecchio, diviso alla sua morte, era giunto integralmente nelle mani di Paolo III, che lo aveva incrementato con altri feudi e con il vicariato, cum pacto redimendi, della terra di Ronciglione. A completamento dei patrimoni familiari, Pier Luigi fu investito della terra di Montalto, con facoltà di esportarne il grano senza pagare tasse, ricevette tutti i diritti feudali su Canino, Gradoli, Valentano, Latera e Marta, scambiò la città di Frascati con la fortezza di Castro e il castello di Grotte San Lorenzo e, infine, comprò Bisenzio dalla diocesi di Montefiascone.

Dopo aver concesso ai discendenti di Bartolomeo (fratello di Ranuccio il Vecchio) i feudi di Latera e Farnese, formando un ducato sotto la diretta sovranità della Chiesa, il papa eresse in favore di Pier Luigi e del figlio Ottavio il ducato di Castro.

Il ducato era un vero e proprio stato all'interno del Patrimonio di San Pietro; comprendeva Castro, Montalto, Canino, Musignano, Ponte della Badia, Tessennano, Arlena, Cellere, Pianiano, Ischia, Valentano, Marta, Piansano, l'Isola Martana e l'Isola Bisentina, Capodimonte, Bisenzio, Gradoli, le Grotte e Borghetto; era bagnato dal mar Tirreno e dal Lago di Bolsena, confinava con i territori di Viterbo, Orvieto e Siena; possedeva foreste ricche di selvaggina, vigne, terre fertili e un gran numero di fortezze.

Nel concistoro del 14 marzo 1537, il papa, oltre a creare il nuovo ducato, regalò al figlio anche le città di Nepi e Ronciglione. Pier Luigi si impegnò a riparare tutte le fortezze del ducato di cui era stato infeudatoSulla solvibilità dei suoi impegni vi erano però dubbi: Pietro l'Aretino lo definì "ducarel da sei quattrin" secondo F. de Navenne, PIER LUIGI FARNÈSE, Revue Historique, T. 77, Fasc. 2 (1901), p. 278.. Per trasformare Castro nella capitale del nuovo stato, il Duca chiamò Antonio da Sangallo il Giovane, a cui commissionò la cittadella, il palazzo ducale e la zecca.

Nel 1538 il figlio Ottavio sposò Margherita d'Austria, figlia naturale di Carlo V, consolidando così l'amicizia tra la famiglia Farnese e l'imperatore.

Nel 1543 il figlio dodicenne Orazio fu mandato alla corte del re di Francia Francesco I e, nel 1545, l'altro figlio, Ranuccio, fu creato cardinale da Paolo III.

Duca di Parma e Piacenza