Operazione Urano () era il nome in codice assegnato dai sovietici alla grande offensiva di accerchiamento sferrata dall'Armata Rossa per intrappolare le forze della Wehrmacht impegnate nella regione di Stalingrado, durante la seconda guerra mondiale. Il doppio accerchiamento, conseguito dall'Armata Rossa con una gigantesca manovra a tenaglia, ebbe inizio il 19 novembre 1942 e i due attacchi si congiunsero a sud di Kalač quattro giorni dopo. Questa riuscita e rapida offensiva ebbe una funzione decisiva nel complesso di operazioni militari che prendono il nome di battaglia di Stalingrado, segnando anche una svolta strategica irreversibile a favore dell'Unione Sovietica nella guerra sul fronte orientale e nell'intera seconda guerra mondiale..

La preparazione e la strategia

Situazione strategica sul fronte orientale nell'autunno 1942 La situazione strategica globale nel settore meridionale del fronte orientale alla metà di novembre 1942 vedeva i due raggruppamenti principali tedeschi, il Gruppo d'armate B al comando del generale Maximilian von Weichs e il Gruppo d'armate A, dipendente direttamente dall'OKH (Oberkommando des Heeres – alto comando dell'esercito) e quindi da Hitler, dopo la destituzione in settembre del feldmaresciallo Wilhelm List., da molte settimane praticamente fermi ed estenuati da continui combattimenti sia nella regione caucasica, dove erano in corso duri scontri nell'area di Tuapse e sul fiume Terek, sia soprattutto nella regione di Stalingrado dove la 6ª Armata del generale Friedrich Paulus si stava inutilmente dissanguando..

I fianchi del raggruppamento di Stalingrado, schierati lungo il corso del Don a nord e nella regione dei laghi salati a sud della città, rappresentavano aree di potenziale pericolo in vista della stagione invernale, in primo luogo per la debolezza delle armate italiane, rumene e ungheresi schierate su queste posizioni e poi per la presenza di profonde teste di ponte sovietiche sulla riva occidentale del fiume, dalle quali il nemico avrebbe potuto teoricamente contrattaccare. Infatti nel mese di agosto nel corso della cosiddetta prima battaglia difensiva del Don (20-28 agosto 1942) le forze italiane avevano dovuto cedere parecchio terreno sulla riva destra del Don, a Serafimovič e Verchnij Mamon, mentre altre teste di ponte erano state conquistate dai sovietici a Kletskaja e a Kremenskaja.. Dopo le difficoltà dei combattimenti d'agosto, il Corpo di spedizione italiano era stato in parte spostato più a nord nel settore del medio ed alto Don, lasciando alla fine di settembre la difesa della pericolosa area di Serafimovič e Kletskaja alle divisioni della 3ª Armata rumena, appena arrivate..

Effettivamente, da settembre lo Stavka (Alto comando sovietico) stava studiando e organizzando un vasto progetto di controffensiva globale nel settore meridionale per rovesciare la situazione complessiva e provocare una svolta decisiva nel conflitto..

I piani dell'Armata Rossa In realtà Stalin già durante la burrascosa conferenza di Mosca con Winston Churchill del 12-17 agosto 1942 comunicò al Primo Ministro britannico la sua intenzione di sferrare una grande offensiva invernale, e mostrò fiducia e determinazione nonostante la situazione apparentemente disperata a Stalingrado.; in questa fase tuttavia sembra che la pianificazione dello Stavka si limitasse a ipotizzare ed organizzare limitati contrattacchi tattici sui fianchi del raggruppamento tedesco del generale Paulus (cosiddetto kontrudar – contrattacco con obiettivi locali) e, almeno stando ai resoconti autobiografici dei protagonisti, fu solo durante la riunione al Cremlino di Mosca del 12-13 settembre che prese forma il grande progetto di offensiva globale con obiettivi strategici..

In questa circostanza il generale Georgij Žukov, vice comandante in capo dell'Armata Rossa, e il generale Aleksandr Vasilevskij, capo di Stato Maggiore generale, illustrarono a Stalin i modesti risultati degli attacchi sferrati nelle settimane precedenti contro il fianco sinistro della 6ª Armata tedesca che, pur avendo intralciato il nemico, erano terminati con pesanti perdite di uomini e mezzi corazzati, e proposero "una nuova soluzione" per risolvere la situazione nel settore meridionale del fronte orientale. I due generali presentarono quindi la mattina del 13 settembre, dopo una notte passata insieme ai loro collaboratori ad analizzare le mappe e le forze di riserva disponibili, il primo schema generale di offensiva strategica contemporanea sui due fianchi del fronte dell'Asse nel settore del Don e del Volga (cosiddetta kontrnastuplenie – controffensiva strategica con il coinvolgimento di tre Fronti dell'Armata Rossa), allo scopo di sbaragliare le difese nemiche e ottenere un accerchiamento generale del raggruppamento tedesco concentrato a Stalingrado.

Dopo che le forze tedesche principali del Gruppo d'armate B si concentrarono a Stalingrado, i generali Žukov e Vasilevskij e i loro collaboratori dello Stato maggiore generale (principalmente i generali Štemenko, Ivanov e Bokov) adottarono il piano della manovra d'accerchiamento a grande distanza dal fronte combattente di Stalingrado e con la necessità di un difficile attraversamento di sorpresa del Don, per tre ragioni principali: 1) attaccare i fronti più deboli difesi dalle truppe rumene male equipaggiate; 2) ottenere l'accerchiamento di una massa molto maggiore delle forze dell'Asse e quindi raggiungere un risultato decisivo per gli equilibri futuri della guerra; 3) rendere difficoltoso un rapido intervento delle unità meccanizzate della 6ª Armata, rimaste ancora agganciate a est del Don nei dintorni della città di Stalingrado e quindi molto lontane dai previsti assi principali di movimento delle colonne corazzate sovietiche; ..

Stalin, abbastanza scettico dopo tante delusioni sulle capacità del suo esercito di organizzare ed eseguire un piano così complesso e ambizioso, diede il suo consenso con riluttanza, rimanendo ansioso e dubbioso fino all'ultimo e, pur mettendo a disposizione le risorse necessarie e agendo con la sua nota energia per riorganizzare e potenziare le forze per l'imminente offensiva, organizzò nuove riunioni di pianificazione ed inviò in missione di controllo e coordinamento sui fronti coinvolti i generali Žukov, Vasilevskij e Voronov per controllare accuratamente i preparativi e sorvegliare la corretta esecuzione degli ordini..

Durante i mesi di settembre ed ottobre i generali Žukov e Vasilevskij, insieme a numerosi collaboratori, si recarono più volte ai quartier generali del FronteNella struttura organizzativa dell'Armata Rossa il "Fronte" era un grande raggruppamento operativo, sotto il comando di un quartier generale, costituito da varie armate, corpi carri, corpi meccanizzati e corpi di cavalleria, rinforzato eventualmente con reparti di riserva e schierato in una determinata area geografica del fronte orientale. Rappresentava l'equivalente dei Gruppi d'armate tedeschi anche se in genere era formato da un numero minore di unità. In: . di Stalingrado (sempre al comando del generale Andrej Erëmenko) e del Fronte del Don (passato al comando del generale Konstantin Rokossovskij), mentre venne organizzato (a partire dal 22 ottobre) un nuovo fronte, il Fronte Sud-Ovest, incaricato di sferrare l'attacco decisivo a partire dalle teste di ponte sul Don ed affidato al comando del giovane ed energico generale Nikolaj Vatutin. Durante questa lunga fase preparatoria il piano "Urano" (nome in codice della controffensiva) venne ulteriormente ampliato e pianificato nel dettaglio. Importanti contributi alla pianificazione operativa diedero il generale Erëmenko, che aveva già autonomamente prospettato un simile progetto offensivo e che evidenziò con gli alti comandi la necessità di sferrare un attacco concentrato e potente per sfondare completamente il fronte nemico ed avanzare subito in profondità con le colonne corazzate, ed anche il generale Vatutin (ex-collaboratore e uomo di fiducia di Vasilevskij); ..

La strategia dei generali Žukov e Vasilevskij, condivisa alla fine anche da Stalin che tuttavia rimase sempre molto preoccupato per la situazione all'interno della città di Stalingrado che nel mese di ottobre sembrava sul punto di cadere in mano tedesca, prevedeva di ridurre al minimo i deboli contrattacchi sferrati, a partire dai primi giorni di settembre, sui fianchi del grande saliente della 6ª Armata, che erano tutti completamente falliti anche se avevano attirato parte delle forze tedesche e disturbato molto il generale Paulus e il comando tedesco. Era necessario invece concentrarsi sull'organizzazione metodica e sistematica di grandi forze offensive da impiegare in massa sui deboli fianchi del raggruppamento tedesco di Stalingrado difesi inizialmente dalle truppe italiane, che si erano dimostrate particolarmente sensibili ai violenti attacchi delle forze sovietiche in agosto, e da ottobre affidati alle truppe rumene..

A questo scopo il comandante della 62ª Armata, generale Čujkov succeduto ad Aleksandr Lopatin il 12 settembre., e i suoi uomini avrebbero dovuto continuare a battersi tenacemente in difesa per agganciare e logorare i tedeschi con il minimo di rinforzi e rifornimenti per evitare di essere sconfitti e ributtati nel Volga e per guadagnare il tempo necessario ad organizzare la controffensiva strategica sovietica. In pratica la 62ª Armata avrebbe dovuto combattere per portare all'esaurimento la 6ª Armata tedesca, mentre le truppe sovietiche fresche sarebbero state utilizzate per costituire le riserve necessarie per la gigantesca operazione il cui obiettivo, da conseguire con una serie di offensive "planetarie" (con nomi in codice astronomici: "Urano", "Saturno", "Marte", "Giove") era forse la distruzione del fronte dell'Asse sia a sud (Stalingrado-Caucaso) che nella regione centrale (Ržev-Vjazma)Sui veri scopi globali della seconda offensiva invernale sovietica il dibattito continua da tempo, soprattutto su stimolo dell'opera revisionista di D. Glantz, Zhukov's greatest defeat, Kansas, 1999. Lo storico militare statunitense interpreta l'operazione "Marte" non come semplice offensiva di diversione sovietica ma come un reale attacco fallito, con scopi e forze impiegate altrettanto grandiosi del piano Urano. Contro questa interpretazione la replica polemica russa, per esempio in V.V. Gurkin, Mars v orbite Urana i Saturna, VIZ n. 4, 2000. Dettagli in ed in .

In effetti sembra che durante una nuova riunione dello Stavka svoltasi dal 26 al 27 settembre con Stalin, Vasilevskij e Žukov venne non solo definitivamente approvata l'operazione Urano nel settore Don-Volga, di cui venne previsto l'inizio in un primo tempo già per il 20 ottobre, ma anche una nuova grande offensiva nel settore di Ržev (cosiddetta "operazione Marte") con l'obiettivo in parte di attirare l'attenzione delle riserve tedesche lontano dalla regione meridionale del fronte ma in parte anche di ottenere un successo decisivo nella regione a ovest di Mosca.. La nuova operazione (a cui vennero assegnate forze molto ingenti) venne affidata da Stalin alla supervisione del generale Žukov, che tuttavia mantenne anche il controllo, insieme al generale Vasilevskij, della pianificazione e dell'organizzazione dell'operazione Urano.

Durante le conferenze di settembre dello Stavka vennero anche discusse ulteriori grandi offensive per sfruttare i previsti successi, e quindi si ipotizzarono un piano "Saturno" per completare la disfatta tedesca nel settore meridionale (che sarebbe stato poi definito nel dettaglio tra Stalin e Vasilevskij il 27 novembre) e forse anche un piano "Giove" per ampliare l'attacco sul fronte di Ržev. L'operazione "Marte" venne inizialmente stabilita per il 12 ottobre mentre "Urano" avrebbe dovuto avere inizio il 20 dello stesso mese, ma le grandi difficoltà e i ritardi nella costituzione delle forze offensive previste fecero successivamente slittare le date delle due offensive..

Preparativi per l'offensiva