La provincia di Trieste ( in sloveno) è una provincia del Friuli-Venezia Giulia, con capoluogo Trieste.

Istituita per la prima volta il 18 gennaio 1923, fu profondamente ridimensionata territorialmente in seguito alla seconda guerra mondiale e alle modificazioni del confine italo-jugoslavo. Dopo il passaggio del territorio triestino dall'amministrazione militare alleata a quella italiana, avvenuto il 26 ottobre 1954 in attuazione del Memorandum di Londra, l'ordinamento amministrativo italiano fu progressivamente ripristinato nel territorio. Il giorno successivo il presidente della Repubblica Luigi Einaudi nominò il prefetto Giovanni Palamara commissario generale del Governo per il territorio di Trieste.

La provincia quale ente amministrativo fu soppressa con la legge regionale n. 20 del 9 dicembre 2016. Per la provincia di Trieste, già commissariata, il procedimento di liquidazione ebbe inizio il 1º gennaio 2017; il trasferimento delle funzioni e la soppressione produssero effetto dal 1º ottobre 2017. Le funzioni furono trasferite alla Regione, ai comuni e alle unioni territoriali intercomunali, nell'ambito della riforma dell'ordinamento locale regionale.

Nel territorio della soppressa provincia operò dapprima l'Unione Territoriale Intercomunale Giuliana; dal 1º luglio 2020 le principali funzioni di area vasta furono attribuite all'ente di decentramento regionale di Trieste, istituito dalla legge regionale n. 21 del 29 novembre 2019.

La reintroduzione delle province nell'ordinamento del Friuli-Venezia Giulia è stata resa possibile dalla legge costituzionale n. 1 26 gennaio 2026, che ha modificato lo statuto speciale regionale prevedendo nuovamente enti di area vasta dotati di organi eletti direttamente dalla popolazione. In attuazione della riforma statutaria, la legge regionale n. 7 del 14 luglio 2026 ha istituito le quattro province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine, facendo coincidere le rispettive circoscrizioni con quelle degli enti di decentramento regionale.

Durante la fase transitoria l'ente di decentramento regionale di Trieste continua a esercitare le proprie funzioni. Dal 1º gennaio 2027 la provincia di Trieste subentrerà all'EDR nella totalità delle funzioni, del patrimonio e dei rapporti giuridici pendenti; gli enti di decentramento regionale cesseranno contestualmente la propria attività.

Indipendentemente dalle vicende dell'ente territoriale, il territorio provinciale è rimasto utilizzato come circoscrizione per diverse amministrazioni statali e come unità statistica. Dopo la soppressione del 2017 l'Istituto nazionale di statistica ha infatti continuato a classificare l'ex provincia come «unità territoriale sovracomunale non amministrativa».

Con una superficie di circa 212 km², il territorio di Trieste costituisce la meno estesa tra le circoscrizioni provinciali italiane. Le sue attuali dimensioni derivano dalla ridefinizione del confine orientale successiva alla seconda guerra mondiale: gran parte dell'antica provincia istituita nel 1923 rimase infatti al di fuori dell'amministrazione italiana.

La provincia comprende sei comuni: Duino-Aurisina, Monrupino, Muggia, San Dorligo della Valle, Sgonico e Trieste. È pertanto la provincia italiana con il minor numero di comuni.

Geografia fisica

Il territorio della provincia di Trieste occupa l'estremità sud-orientale del Friuli-Venezia Giulia, tra il confine con la Slovenia e il golfo di Trieste, nel settore settentrionale del mare Adriatico. Con una superficie di circa 212 km², si sviluppa prevalentemente in una stretta fascia di territorio lunga circa 30 km e larga generalmente tra 5 e 10 km, compresa tra la costa e il confine di Stato.

Dal punto di vista geomorfologico il territorio appartiene in larga parte al Carso triestino, prosecuzione in territorio italiano del più vasto altopiano carsico esteso anche nella vicina Slovenia. L'altopiano è costituito prevalentemente da rocce calcaree e carbonatiche formatesi tra il Cretacico e il Paleogene e presenta una morfologia caratterizzata dalla diffusione di fenomeni carsici superficiali e sotterranei.

La morfologia varia dalla fascia costiera, posta al livello del mare, all'altopiano carsico, che si mantiene mediamente intorno ai 300 m s.l.m.; le quote aumentano procedendo verso l'interno e raggiungono i valori maggiori nei settori prossimi al confine sloveno. I versanti costituiti da flysch degradano dall'altopiano verso il golfo di Trieste.

La costa presenta caratteristiche differenti nei diversi settori. A nord di Trieste il ciglione carsico raggiunge in più punti direttamente il mare, formando coste alte e rocciose, particolarmente evidenti nel tratto compreso tra Duino e Sistiana. A sud della città si apre la baia di Muggia, delimitata a settentrione dal territorio di Trieste e a meridione dalla penisola di Muggia, in prossimità del confine italo-sloveno.

Carsismo e speleologia Il Carso triestino costituisce una delle aree italiane maggiormente rappresentative dei fenomeni carsici epigei e ipogei. Tra il Carso triestino e quello goriziano sono censite oltre 3.000 cavità e migliaia di doline. Il paesaggio è caratterizzato inoltre da campi solcati, inghiottitoi e altre forme prodotte dalla dissoluzione delle rocce carbonatiche.

Tra le cavità più note si trova la Grotta Gigante, nel territorio comunale di Sgonico, la cui Grande Caverna è caratterizzata da dimensioni eccezionali. La cavità fu esplorata per la prima volta nel 1840 e, dopo la realizzazione del percorso attrezzato iniziata nel 1905, fu aperta al pubblico il 5 luglio 1908.

La diffusione del carsismo condiziona profondamente anche la circolazione delle acque: gran parte delle precipitazioni si infiltra nel sottosuolo attraverso le fratture e le cavità della roccia calcarea, alimentando un esteso sistema idrico sotterraneo.

Idrografia

L'idrografia superficiale è relativamente poco sviluppata a causa della natura carsica di gran parte del territorio. Il sistema idrografico principale è quello del Timavo, uno degli esempi più rappresentativi di corso d'acqua carsico. Il fiume, noto come Reka nel suo tratto superiore, scorre inizialmente in superficie in territorio sloveno e scompare nel sottosuolo presso le Grotte di San Canziano, proseguendo quindi attraverso il sistema idrogeologico del Carso.

Le acque riemergono presso San Giovanni di Duino, dove si trovano le risorgive del Timavo, principale emergenza idrica del Carso Classico. Le sorgenti sono costituite da quattro polle raccolte in tre rami, che confluiscono in un unico corso superficiale; dopo circa 3 km il Timavo sfocia nel golfo di Panzano. Le risorgive drenano una parte rilevante delle acque sotterranee dell'acquifero carsico e costituiscono uno degli elementi principali del sistema idrogeologico transfrontaliero.

Tra gli altri corsi d'acqua si trovano il torrente Rosandra, che attraversa l'omonima valle, e il rio Ospo, entrambi caratterizzati da alimentazione mista carsica e superficiale. Nei settori costituiti da flysch, in particolare nelle aree di Trieste e Muggia, la minore permeabilità delle rocce permette inoltre lo sviluppo di una rete di corsi d'acqua superficiali minori.

Storia

Dalla dissoluzione dell'Austria-Ungheria all'amministrazione italiana Il territorio che avrebbe costituito la provincia di Trieste appartenne fino al termine della prima guerra mondiale all'Impero austro-ungarico. Trieste costituiva il principale centro del Litorale austriaco, articolato nei territori di Trieste, della Contea principesca di Gorizia e Gradisca e del Margraviato d'Istria. La dissoluzione dell'Impero e l'occupazione italiana della Venezia Giulia nel novembre 1918 determinarono l'avvio di una lunga fase di transizione istituzionale, durante la quale l'ordinamento amministrativo preesistente venne progressivamente sostituito da quello italiano.

Dal novembre 1918 al luglio 1919 la Venezia Giulia fu sottoposta a un governatore militare; con il decreto luogotenenziale 4 luglio 1919, n. 1081, l'amministrazione dei servizi civili, governativi e locali fu quindi affidata a un commissario straordinario. Il regio decreto 24 luglio 1919, n. 1251 istituì successivamente il Commissariato generale civile per la Venezia Giulia, con sede a Trieste e posto alle dirette dipendenze del presidente del Consiglio dei ministri.

Il passaggio alla sovranità italiana fu definito sul piano internazionale nel quadro dei trattati conclusivi della guerra. Il trattato di Saint-Germain-en-Laye e il successivo trattato di Rapallo definirono il nuovo assetto del confine orientale italiano; l'annessione dei territori della Venezia Giulia fu accompagnata da una graduale estensione dell'ordinamento del Regno d'Italia. L'amministrazione transitoria continuò tuttavia a conservare per alcuni anni strutture proprie, mentre l'integrazione amministrativa e giuridica con il Regno procedette progressivamente.

Con il regio decreto-legge 17 ottobre 1922, n. 1353, venne soppresso l'ufficio del commissario generale civile e le sue attribuzioni furono trasferite a un prefetto per la Venezia Giulia, con sede a Trieste. Tale provvedimento non istituì tuttavia la provincia, poiché manteneva ancora provvisoria la circoscrizione amministrativa delle nuove terre.

L'istituzione della provincia

La provincia di Trieste fu istituita con il regio decreto 18 gennaio 1923, n. 53, nell'ambito della sistemazione amministrativa dei territori annessi all'Italia dopo la prima guerra mondiale. Il decreto istituì contemporaneamente la provincia di Trieste e la provincia dell'Istria, mentre i circondari di Gorizia, Gradisca e Tolmino furono aggregati alla provincia di Udine, che assunse la denominazione di provincia del Friuli.

La nuova provincia comprendeva i circondari di Trieste e Postumia, estendendosi quindi su un territorio assai più ampio di quello dell'odierna circoscrizione provinciale. Ne facevano parte il capoluogo e il Carso triestino, il territorio di Monfalcone e Grado e vaste aree dell'attuale Slovenia sud-occidentale, comprendenti, tra gli altri, i centri di Sesana, Divaccia, Postumia e Senosecchia. La sua configurazione territoriale rifletteva pertanto l'assetto del confine orientale italiano stabilito dopo la prima guerra mondiale e non corrispondeva alla successiva provincia formatasi dopo il secondo conflitto mondiale.

La provincia era inizialmente articolata nei circondari di Trieste e Postumia e in numerosi comuni. Negli anni successivi il governo fascista attuò un processo di accorpamento delle amministrazioni comunali, riducendone considerevolmente il numero. L'evoluzione delle circoscrizioni e dei comuni appartenuti alla provincia è trattata nella sezione dedicata alla geografia antropica.

Nel quadro dell'estensione dell'ordinamento amministrativo italiano alle nuove province, anche le strutture provinciali furono progressivamente uniformate a quelle del resto del Regno. Durante il fascismo, l'amministrazione locale venne interessata dalle trasformazioni che coinvolsero complessivamente gli enti territoriali italiani, con il superamento degli organi elettivi e la loro sostituzione con strutture di nomina governativa.

La seconda guerra mondiale e l'occupazione tedesca Lo scoppio della seconda guerra mondiale e, soprattutto, gli avvenimenti seguiti all'armistizio di Cassibile dell'8 settembre 1943 determinarono una profonda cesura nella storia amministrativa della provincia. Nel settembre 1943 le forze tedesche occuparono Trieste e il territorio circostante e la provincia venne inclusa nella Zona d'operazioni del Litorale adriatico (Operationszone Adriatisches Küstenland, OZAK), insieme alle province di Udine, Gorizia, Pola, Fiume e Lubiana.