La folla. Seimila anni di lotta contro la tirannide è un saggio politico pubblicato nel 1945 e scritto da Guglielmo Giannini. Il libro costituiva la base teorica del suo partito politico, il Fronte dell'Uomo Qualunque ed è anche il testo fondativo del qualunquismo, la forma più compiuta di populismo italiano del secondo dopoguerra.

Contenuto Giannini interpreta la storia come una lotta millenaria tra la folla e la tirannide. Per "folla" intende l’insieme degli individui comuni, non organizzati, che desiderano solo vivere tranquilli senza interferenze del potere. La tesi è la seguente: ogni governo tende alla tirannide, qualunque sia la sua veste ideologica. Da qui la diffidenza dell'autore verso lo Stato, anche quello democratico, i partiti, le élite politiche e intellettuali (soprattutto quelle antifasciste in quel momento storico). Giannini difende la necessità di uno "Stato amministrativo" senza interferenze politiche nella vita dei cittadini, indipendentemente dalla sua forma di governo (proprio mentre si dibatteva di monarchia e Repubblica).

Il libro è un misto di passione polemica, paradossi e provocazioni, scritto in un momento in cui l’Italia usciva dal fascismo e stava ricostruendo le istituzioni democratiche. Giannini, invece, proponeva una sorta di liberismo individualista di stampo chiaramente conservatore e un rifiuto della politica organizzata, avversando soprattutto il comunismo ma anche tanta parte del capitalismo. Anticipa temi riconoscibili nel populismo contemporaneo: sfiducia nelle istituzioni, rifiuto della mediazione politica, centralità dell’individuo comune.

Edizioni

G. Giannini, La folla. Seimila anni di lotta contro la tirannide, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, 2002.

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