Fu un asso del Servizio Aeronautico del Regio Esercito, componente aerea dell'allora esercito del Regno d'Italia; fu insignito della medaglia d'oro al valor militare durante la prima guerra mondiale. Conseguì 31 vittorie aeree in soli sei mesi effettivi di attività, di cui 10 vittorie furono inaspettatamente annullate dopo il termine della guerra. Le sue 31 vittorie sono citate nel Bollettino di guerra Diaz e molte di quelle poi annullate sono comunque documentate negli archivi della aviazione nemica.

Anni giovanili Flavio Torello Baracchini nasce il 28 luglio 1895 a Villafranca in Lunigiana, in provincia di Massa e Carrara, da Ulisse e Zaira Baracchini, proprietari della pasticceria del paese. Terzo di sette figli, dimostra di essere un bambino vivace e irrequieto. Durante la gioventù si appassiona ai motori e allo sport. Partecipa a numerose gare di nuoto e ciclismo, ottenendo buoni risultati. Finite le scuole elementari e medie, si iscrive all'istituto tecnico di La Spezia, dove consegue nel 1914 la maturità superiore..

Carriera aviatoria Arruolamento All'età di 19 anni, all'inizio della prima guerra mondiale, richiede l'arruolamento volontario nel Regio Esercito. In virtù dei suoi studi viene destinato al 3º Reggimento telegrafisti di Mantova, dove si classifica tra i migliori dell'unità. Baracchini capisce presto di non apprezzare il proprio ruolo da telegrafista, un incarico di supporto dove la pazienza è una dote necessaria. Affascinato dall'azione del fronte, compila la domanda d'arruolamento nell'aviazione. La domanda viene accolta e Baracchini entra a far parte del Battaglione Aviatori. Il 1º dicembre 1915 è spedito al campo di addestramento di Venaria Reale, dove ha inizio la sua carriera aviatoria.

Addestramento e ricognizione Presso il campo di Venaria Reale, Baracchini apprende le manovre essenziali ed effettua i primi voli su un monoplano Blériot XI. Il 31 marzo 1915 supera l'esame ed ottiene il brevetto di pilota. Riceve quindi una licenza per tornare a Villafranca. Impaziente di dimostrare il proprio successo a casa, stacca un distintivo da pilota dalla giacca di un capitano. Il piccolo furto fa scaturire un'indagine interna al campo per individuare il colpevole. Solo terminata la licenza Baracchini viene a sapere delle conseguenze del suo gesto. Per chiarire la situazione, si presenta dal capitano a denunciare la propria colpevolezza. Il piccolo incidente si conclude senza punizioni per Baracchini. Egli continua il proprio tirocinio presso l'aeroporto di Torino-Mirafiori, dove si esercita con il suo primo aereo Voisin. In questa occasione conosce il tenente Guido Keller..

Conseguito anche il brevetto di pilota da guerra, il Caporale Baracchini viene assegnato il 28 febbraio alla 7ª Squadriglia da ricognizione e combattimento, reparto dotato di Voisin e posizionato a Santa Maria la Longa.La ricognizione è una specialità con un ruolo ben definito: l'esplorazione del campo nemico, in supporto al bombardamento di terra. Il 31 marzo 1916 compie la prima spedizione di ricognizione sulle linee nemiche. Baracchini, insieme al tenente osservatore De Bratti, completa la prima missione di guerra e rientra incolume, evitando l'attacco di due velivoli Brandenburg. Il 9 aprile, durante una spedizione di ricognizione in territorio austro-ungarico, il motore del Voisin dell'aspirante Baracchini si spegne e riesce ad atterrare a Lucinico dove l'aereo viene distrutto dal fuoco austriaco. In una lettera alla madre del 12 luglio 1916, Baracchini racconta: «Volavamo a 2 800 metri. Il nostro fronte, e cioè la salvezza, era al di là dell'Isonzo, vale a dire a circa 18 chilometri. E mi domandavo assillato dall'ansia: – Arriverò a superare questa distanza a motore spento?» e ancora: «I colpi dei cecchini bucavano le ali ma non colpivano nessun punto vitale dell'apparecchio. Intanto io, fra il miagolio della mitraglia, con uno sforzo supremo, portavo l'apparecchio sull'altra sponda dell'Isonzo. Non vi pare l'abbia scampata bella? Appena a terra fra i reticolati, io e l'osservatore balzammo dalla carlinga ed entrammo in trincea: era tempo!».

A causa del proprio temperamento "offensivo", Baracchini richiede il passaggio dalla 7ª Squadriglia (dal 15 aprile 1916 rinominata 26ª Squadriglia) alla caccia, una specialità emergente che stava attirando numerose attenzioni per le gesta di piloti come Francesco Baracca, Fulco Ruffo di Calabria e Luigi Olivari. Nel dicembre 1916 la domanda viene accolta e Baracchini inizia l'addestramento alla Scuola Caccia di Cascina Malpensa su un Macchi-Nieuport 11 "Bébé". A fine marzo 1917 consegue il brevetto e, con il grado di sottotenente, viene assegnato alla 81ª Squadriglia Aeroplani "Nieuport" ai comandi del capitano Salvatore Calori..

Prime vittorie e medaglia d'oro Nei primi quindici giorni di caccia Baracchini effettua 27 voli, 5 combattimenti e 2 atterraggi di fortuna.. Il 15 maggio 1917 ottiene la prima vittoria abbattendo un aereo Brandenburg, presso Aisovizza. Da quel momento inizia a scalare la classifica dei cacciatori italiani, sostenendo numerosi combattimenti aerei. Il 20 maggio il Maggiore Pier Ruggero Piccio comandante del X Gruppo (poi 10º Gruppo), in concorso con Baracchini su Nieuport 11, riuscì ad avere la meglio su un altro Brandenburg. Il 23 maggio 1917 alle 8,30 da 4000 metri il “Nieuport” 80 hp di Baracchini attacca un “Albatros” sui 3000 metri obbligandolo a discendere con una scarica: l'”Albatros” si allontanò verso Aidussina. Era la seconda vittoria di Baracchini su Nieuport 11 a danni dell'Hansa-Brandenburg C.I 129.38 del Fluggeschwader I (FLG I). Il 24 maggio Baracchini su Nieuport 11 consegue una vittoria. Il 3 giugno Baracchini su Nieuport 11 abbatte il Brandenburg C.I 129.02 della Flik 4 ad oriente di Vertoiba. Dopo la 4ª vittoria, il capitano Calori affida a Baracchini uno dei primi Nieuport 17, con motore da 110 cavalli, che gli permette di affinare una tecnica di combattimento, caratterizzata da picchiate "in candela" sul nemico e raffiche di mitragliatrici a breve distanza..

Dal 3 al 26 giugno Baracchini ottiene una notevole serie di abbattimenti. Conquista infatti l'allora record del maggior numero di aeroplani abbattuti nel più breve periodo: 9 velivoli in 36 giorni.Articolo estratto da L'Illustrazione Italiana, 8 luglio 1917, p. 32. Il 6 giugno su Nieuport 17 in collaborazione con il Sottotenente Luigi Olivari abbattono sul Monte Vodice l'Hansa-Brandenburg C.I 229.19 del Kpl Alexander Vezspremy e del Ltn Ernst Pirnos del Fluggeschwader 1 o FlG.1. Dopo un mese di attività è già il terzo miglior asso italiano, dietro a Francesco Baracca e Luigi Olivari, e riceve la medaglia d'oro al valor militare. Giornali e riviste nazionali scrivono del nuovo asso dell'aviazione italiana, soprannominandolo "d'Artagnan dell'aria". L'Illustrazione Italiana lo presenta così: «Flavio Baracchini, entrato nell'aviazione dopo pochi mesi di servizio nell'arma del Genio, è uno studente di 22 anni appena, un ragazzo simpatico, che la gloria non insuperbisce, ma rafforza nel generoso proposito di servire ancora e sempre meglio la Patria italiana, la quale può essere orgogliosa di lui, come di un magnifico campione dell'umano coraggio.»

Prima ferita Nel luglio 1917, dopo il passaggio alla 76ª Squadriglia Caccia, Baracchini pilota un nuovo aereo: lo SPAD S.VII, importato direttamente dalla Francia. Il nuovo SPAD presenta un motore più potente rispetto a quello dell'obsoleto Nieuport 11, e ottimi tempi di salita e caratteristiche di picchiata. L'8 agosto 1917, durante uno scontro aereo, Baracchini viene ferito al mento da un proiettile nemico. Nonostante la ferita, riesce ad abbattere il nemico e ad ottenere la 12ª vittoria. Dopo un atterraggio d'emergenza nel Campo di aviazione di Oleis, è soccorso dal medico del campo e riceve una prima medicazione.Articolo di Fraccaroli estratto da Storia Illustrata, 11 agosto 1917. Viene ricoverato all'ospedale "Volpe" di Udine, dove è diagnosticata una frattura scomposta dell'osso mandibolare riportata nella lotta con un Albatros da lui abbattuto nella conca di Tolmino. La ferita non è grave, ma richiederà un lungo periodo di cure.

Il 15 agosto, presso l'ospedale, riceve la visita del re Vittorio Emanuele III e di Raymond Poincaré, presidente della Repubblica francese, incuriosito delle gesta del "d'Artagnan italiano" a cui assegna in quella stessa occasione la croce di guerra con palme che va ad affiancarsi alla sua prima medaglia d'argento al valor militare concessa da Vittorio Emanuele III..

Il 2 ottobre viene dimesso dall'ospedale "Volpe" e continua le cure a Pontremoli. Durante il viaggio in treno subisce il furto della cassetta di ordinanza contenente le medaglie ricevute, che dovrà sostituire con una copia. Da Pontremoli segue gli sviluppi della guerra e si mantiene informato grazie alle lettere del compagno di squadriglia Gastone Novelli. Durante la convalescenza si sottopone ogni giorno alle cure del dottor Tornabuoni, a La Spezia, per otto mesi, mentre l'Italia subisce la disfatta di Caporetto e nuovi piloti, come Silvio Scaroni, si fanno avanti nella classifica degli assi italiani.

Ritorno al fronte

Dopo otto mesi di riposo e cure, Baracchini torna al fronte e il 24 marzo 1918 è assegnato nuovamente alla 76ª Squadriglia, trasferitasi a Casoni di Mussolente. Nel frattempo Scaroni è diventato il miglior asso della squadriglia, con 17 vittorie. A Baracchini viene assegnato il nuovo caccia Hanriot HD.1 che il pilota personalizza facendo dipingere quattro assi sulle fiancate.. Nonostante i dubbi di molti compagni, Baracchini non ha perso le doti da pilota e il 3 aprile consegue la sua prima vittoria dal rientro al fronte, abbattendo un pallone frenato (in tedesco drachen) in missione con Scaroni. Il 13 maggio attacca una sezione di tre aerei e ne abbatte due: ha riconquistato il primato all'interno della squadriglia con 19 vittorie. Il Comando dell'aviazione italiana gli assegna una nuova medaglia d'argento.

Primo cacciatore d'Italia A fine maggio 1918 il comandante dell'aviazione Augusto Gallina assegna Baracchini al proprio reparto d'origine. L'81ª Squadriglia stava vivendo un momento di profonda crisi, in termini di risultati. L'arrivo di Baracchini avrebbe donato nuove forze alla squadriglia e avrebbe messo fine alla crescente rivalità tra Baracchini e Scaroni, all'interno della 76ª Squadriglia. Come segno di distensione, Baracchini lascia il proprio Hanriot con i quattro assi al collega Censi, per tornare al vecchio stemma: uno scudo nero. Baracchini non delude le aspettative del colonnello Gallina e il 2 giugno, raggiunta la 23ª vittoria, con 9 velivoli abbattuti in 30 giorni migliora il proprio record. La squadriglia, rinvigorita dai nuovi risultati, effettua numerosi scontri lungo il Piave e partecipa attivamente alla battaglia del solstizio..

Il 23 giugno 1918 viene ritrovato il corpo senza vita di Francesco Baracca, scomparso dopo la missione del 19 giugno. Baracchini diventa quindi il miglior asso vivente dell'aviazione italiana. Il primato porta nuove energie e una profonda consapevolezza al giovane pilota: «Il mio orgoglio per il titolo che mi è assegnato è fatto tutto di venerazione per la memoria del mio grande predecessore. Prima di essere eletto a suo erede io dovrò essere il suo vendicatore. Se dovrò morire voglio morire con lui, da italiano, vivendo dovrò vendicarlo.». Il 25 giugno raggiunge la 31ª vittoria, è a tre sole lunghezze dal record di Baracca. Lo stesso generale Diaz lo cita nei bollettini del 23 giugno: «Gli aviatori nostri e alleati proseguono con non diminuito ardore la lotta. Ieri hanno eseguito anche grandi ed efficaci bombardamenti sulle immediate retrovie dell'avversario. Dieci velivoli nemici vennero abbattuti. Il tenente Flavio Baracchini raggiunse la sua 29ª vittoria.» e del 25 giugno: «Il tenente Flavio Baracchini ha raggiunto la sua trentunesima vittoria.»