La chiesa del Santissimo Salvatore, vulgo San Salvador, è un luogo di culto cattolico di Venezia, situato in campo San Salvador, nel sestiere di San Marco, un luogo già ritenuto in passato il centro della città. La chiesa dà pure il nome ad un tratto delle Mercerie.
Di antichissima fondazione, secondo la leggenda nel VII secolo, crebbe di importanza nel corso del Medioevo per venire quindi ricostruita dalla fondamenta a partire dal 1507 in forme ariose e monumentali su sovvenzione dello Stato veneto, ed è oggi collocabile tra le più grandi chiese veneziane.
A partire dal XII secolo la chiesa fu affidata alla cura dei canonici regolari che l'ebbero in cura sino al 1807. Venne dunque posta in cura al clero secolare assorbendo pure il titolo parrocchiale di San Bartolomeo. Oggi è una delle principali chiese della nuova Parrocchia del Santissimo Salvatore e Santo Stefano, che comprende la precedente parrocchia di San Salvador e quelle di Santo Stefano, San Moisè e San Zaccaria. Nel territorio parrocchiale si trovano poi chiese rettoriali come la Rettoria di San Zulian e di Santa Maria del Giglio.
Nella chiesa sin dal 1267 si venerano le reliquie di San Teodoro, primo protettore di Venezia. La storia della chiesa si lega indissolubilmente a quella della Scuola Grande di San Teodoro.
Tra le numerose sepolture presenti nell'edificio spiccano quelle di Caterina Corner, del doge Francesco Venier. Sono sepolti inoltre i fratelli cardinali Marco Corner e Francesco Corner e Bernardo Bembo (tomba dispersa).
Collegato alla chiesa esiste tutt'oggi il grande complesso del Convento dei Canonici di San Salvador destinato a uffici amministrativi e di rappresentanza.
Storia
Fondazione
La chiesa è da annoverare tra i più antichi luoghi di culto della città e, come per le altre antiche chiese veneziane, ha origini che si perdono tra mito e leggenda: la tradizione, come ancora nel Settecento raccontava Flaminio Corner, la vorrebbe fondata nel 638 da san Magno, nativo di Altino e vescovo di Oderzo, con l'appoggio delle famiglie Carosio e Gattaloso.. Marin Sanudo nel Cinquecento riferiva più estesamente che il vescovo avesse fondato otto chiese a cintura difensiva della città come gli era stato indicato in sogno «per revelatione, come dovesse vegnir in li lacuni dell'isole de Rialto, dove era comenzata una città in aqua a fabricar chiamata Venetia». La prima fu San Pietro di Castello, richiestagli da Pietro Apostolo nell'estremità orientale, cui seguì quella dell'Angelo Raffaele, che l'apparizione dello stesso angelo voleva al lato occidentale della città. Poi «li apparse Christo Giesu, salvator del mondo, et li ordinò etiam in mezo della città, zoè dil circuito che dovea esser, dovesse edificar una ghiesia in loco dove troveria una niola [nuvola] rossa, et cusì fe', et si chiamò San Salvador». Nella stessa apparizione Magno veniva invitato a costruire una chiesa intitolata alla madre di Dio, l'attuale Santa Maria Formosa altre apparizioni lo portarono a fondare San Zaccaria e San Giovanni in Bragora verso sud, Santa Giustina e per ultimi i Santi Apostoli a completare il cerchio verso nord..
La cronaca altinate tramanda i nomi dei fondatori Kavanaricus Caverlarenus e del fratello Noele, parte del novero dei iudices padovani di stanza a Venezia, antichi discendenti di casa Noeli, attestata a partire dal XI secolo.
Certamente il luogo di culto ebbe origine nell'Alto Medioevo, quando avrebbe assunto le prerogative di pieve e aumentando di prestigio solo dopo il XII secolo. Nel 1078 è attestato il primo pievano, mentre nell'anno 1141 grazie all'iniziativa del pievano Bonfilio Zusto, la chiesa veniva trasformata da parrocchiale a collegiata riformata, pervenendo a un gruppo di canonici votati alla regola di Sant'Agostino. Ma già prima, intorno al 1153, ci rimane notizia di alcuni lavori di ristrutturazione, non meglio definiti, e ripresi dopo il grave incendio del 1167.
La chiesa rinnovata fu consacrata dal papa Alessandro III nel 1177Ennio Concina in ..
I canonici agostiniani
Tra il Trecento e il Quattrocento la spinta riformistica che aveva animato i secoli precedenti venne meno e la comunità attraversò un periodo di decadenza spirituale e materiale. Nel 1441, tuttavia, grazie all'interessamento di papa Eugenio IV (il veneziano Gabriele Condulmer) la comunità venne rinnovata con l'insediamento dei canonici regolari della Congregazione del Santissimo Salvatore lateranense.
La chiesa medievale
Della chiesa primitiva non si hanno che informazioni vaghe, con un particolare riferimento ad un pavimento aperto da grate di ferro sotto cui attraverso «un passaggio sono condotte le acque». Si attestano lavori nel 1153, ma il 15 settembre 1167 un incendio danneggia l'edificio, lo stesso che, evidentemente restaurato, il 29 agosto 1177 consacrava papa Alessandro III. Nel 1184 si avvia la riedificazione della chiesa che nel 1204 risulta investita di privilegi di notevole importanza, come quelli concessi al suo priore quali l'utilizzo della mitria e del pastoraleEnnio Concina in .. La chiesa assunse un aspetto a pianta basilicale, a tre navate, abside circolare e transetto. Quest'ultimo, alto quanto la navata centrale risultava accorciato al livello della larghezza delle navate minori, similmente al Duomo di Murano. Al centro della crociera, una cupola che nel 1365 venne coperta da un tiburio monumentale, come monumentale appariva la parte esterna dell'abside, mossa da profonde nicchie. La facciata, che si rivolgeva ad un campo ben più ampio dell'attuale, era caratterizzata da un ampio portico. Sul lato settentrionale, la porta alle Mercerie, esisteva probabilmente un protiro stretto dagli edifici che ancora affiancano la chiesa attuale. Proprio la presenza di fabbriche diverse ad attorniare una chiesa monumentale è quello che caratterizza il complesso nella più esaustiva rappresentazione della chiesa medievale, quella compiuta dal de' Barbari nella sua Veduta di VeneziaEnnio Concina in .. Sopra il portico posto lungo la facciata della chiesa esisteva la sede della Scuola dei battuti dedicata a San Teodoro, ricostituita nel 1268 e responsabile, assieme ai canonici, del corpo, della cappella e della dignità del culto del santo di Amasea. In questo albergo della confraternita, riconosciuta poi Scuola Grande di San Teodoro, esisteva anche un'imponente cucina, posta accanto alla facciata della chiesa, al piano terra, dove venivano preparate le pietanze da servire agli indigenti. L'altare della Scuola, con le reliquie celate dietro a una grata dorata, si trovava nei pressi dell'ingresso, sulla destra rispetto all'altare maggiore. Il catino absidale era decorato a mosaico con la raffigurazione del Pantocratore, adorato dalla figura del committende della decorazione, il doge Marino MorosiniEnnio Concina in .. Il grande campanile, riferible al XII secolo, rimase incompiuto in altezza; ad oggi è l'unica struttura del complesso medievale che ancora sopravvive.
La nuova chiesa
Il riaccendersi della devozione a San Teodoro, avviatosi dopo l'arrivo delle sue reliquie a Venezia, il riconoscimento da parte della Repubblica del ruolo soprannaturale che ebbe il Santo nella maturazione dello Stato – nel 1450 la festa venne elevata a solenne andata ducale – e la sempre più nutrita presenza di notabili e delle più alte cariche della Serenissima alle liturgie quotidiane celebrate in chiesa – divenuta una sorta di altra San Marco – furono tra i motivi che spinsero a ragionare sulla riedificazione dell'edificio, al principio del XVI secolo. Il primo fautore del rinnovamento del complesso fu il priore Antonio Contarini che, anche se eletto patriarca di Venezia nel 1508, fino alla morte si pronunciava per il rifacimento della chiesa che vedeva come sorta di specchio di un rinnovamento dello spirito della canonica agostiniana. Sebbene un folto gruppo di cittadini si dimostrò contrario all'abbattimento del vecchio tempio a pianta basilicale, ritenuto lo stesso costruito da san Magno, nel 1506 si decise per una completa ricostruzione con la diretta partecipazione finanziaria della Repubblica, ciò anche grazie alle insistenze presso il Consiglio dei Dieci di figure come Giorgio Emo e Bernardo Bembo. A tracciare il progetto della nuova chiesa fu il proto di San Marco Giorgio Spavento. Demolito il vecchio tempio a tre navate nei primi mesi del 1507, il 25 marzo dello stesso anno venne calata la prima pietra; la costruzione partì dal presbiterio. Si occupò il sedime della vecchia chiesa con un edificio elevato dal suolo, ben più ampio del precedente, tanto che le navate occuparono gran parte del vecchio portico e del campo. La costruzione proseguì a rilento: lo Spavento, caduto malato, fu affiancato quasi subito da Pietro e Tullio Lombardo, quest'ultimo prese le redini del cantiere alla morte dello Spavento, nel 1509. Nel 1520 Antonio Contarini, nelle vesti di patriarca, celebrava solennemente nel nuovo presbiterio, separato dal resto del cantiere da un muricciolo, spronando la prosecuzione dei lavori. Nel 1526 Giorgio Corner ottenne la concessione di occupare le testate del transetto con due monumenti da dedicare alla sorella, la regina Caterina, e al figlio, il cardinale Marco. Nel 1528 finalmente si poté abbattere il muro che separava il presbiterio dalle navate.
La chiesa venne aperta solennemente al culto il 16 ottobre 1530 con una cerimonia liturgica imponente e memorabile.
La fabbrica continuò a ricevere attenzioni anche dopo l'apertura: ai Lombardo subentrò Jacopo Sansovino, ma solo nel 1565 Vincenzo Scamozzi riuscì a risolvere la problematica data dall'oscurità aprendo le lanterne sul colmo delle cupole. Nel 1569 venne eretto in controfacciata un coro pensile, probabilmente composto in buona parte di legno e su progetto dello stesso Scamozzi. La facciata restò incompiuta sino al 1649 quando, grazie al lascito del mercante Jacopo Galli, si poté completare sul fastoso progetto di Giuseppe Sardi. La chiesa venne consacrata il lunedì dell'Angelo del 1739, 30 marzo. Nel 1741 il coro pensile bruciò e seguì un restauro che portò alla sua completa eliminazione e all'erezione dei primi due altari che si incontrano dalla porta maggiore.
L'Ottocento
Con l'avvento di Napoleone, nel 1807, anche la canonica di San Salvador fu soppressa. I suoi beni passarono al demanio e il monastero fu convertito in caserma, mentre la chiesa divenne parrocchiale sotto la giurisdizione del patriarcato di Venezia. Nel 1810 estese la giurisdizione sul territorio che era stato di San Bartolomeo. Nel 1816 si alleggerì la facciata di alcune sculture, mentre 6 agosto 1848 venne colpita da un bombardamento austriaco. La chiesa subì una chiusura tra gli anni 1868 e il 1879 per via delle pressanti necessità di restauro; i lavori coinvolsero l'intero complesso, tra cui l'abside. Negli ultimi anni dell'Ottocento si intervenne sul campanile medievale incompiuto, che venne completato in semplice stile cinquecentesco e dotato di un nuovo concerto di sei campane in Re3 fuse presso la fonderia Daciano Colbachini di Padova e consacrate dal patriarca Sarto.
Fatti recenti
Dagli anni Duemila nella chiesa si riunisce periodicamente in preghiera un gruppo di famiglie che hanno perso un figlio prematuramente. Questa unione è stata invitata alla devozione dei pastorelli di Fatima da Papa Francesco, in occasione di un'udienza particolare nel 2022. Nel 2024 la comunità ha accolto in dono due reliquie di Francesco e Giacinta, che ora si trovano esposte presso l'altare dei Santi Nicolò e Leonardo, già luogo della devozione alla Madonna di Lourdes.
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