Protagonista della produzione di teleri a Venezia a cavallo tra il XV e il XVI secolo, Carpaccio è oggi considerato il miglior testimone della vita, dei costumi e dell'aspetto della sua città di quegli anni.
Biografia Origini Figlio di Pietro, un mercante di pelli, non se ne conosce né la data né il luogo di nascita. Il suo cognome era in realtà Scarpazza o Scarpazo, mentre Carpaccio è l'italianizzazione delle forme latine Carpathius e Carpatio con cui firmava le sue opere. Pare che gli Scarpazo fossero originari dell'isola di Mazzorbo e che il ramo da cui discese Vittore si fosse trasferito a Venezia nel Trecento, presso la parrocchia di San Raffaele arcangelo (chiesa dell'Angelo Raffaele, Dorsoduro)Valcanover, cit..
Il primo documento che lo riguarda è il testamento dello zio, fra Ilario dei frati minori dell'Osservanza del convento di Sant'Orsola fuori le mura di Padova, al secolo Zuane (Giovanni) Scarpazza, datato 21 settembre 1472, nel quale viene designato erede subentrante in caso di lite fra i beneficiari; si può supporre che in quell'occasione Carpaccio fosse almeno quindicenne. Successivamente il suo nome compare in una quietanza d'affitto dell'8 agosto 1486, nella quale viene descritto di giovane età e ancora abitante nella casa paterna.
Nulla si conosce nemmeno del suo apprendistato, ma la qualità tecnica tra la prima opera nota (le Storie di Sant'Orsola del 1490) e i lavori immediatamente successivi risulta di molto migliorata, facendo intuire che Carpaccio fosse in quegli anni ancora giovane e in piena formazione.
La città lagunare godeva allora di una fase di grande prestigio e ricchezza grazie anche a importanti successi militari e commerciali e commissioni artistiche, delle quali Carpaccio fu, a partire dagli anni novanta, uno dei protagonisti.
Formazione La prima opera sicuramente datata di Carpaccio è un episodio delle Storie di sant'Orsola (Arrivo dei pellegrini a Colonia), dove si riscontra un certo imbarazzo giovanile nella tecnica e nella forma artistica. Un ristretto gruppo di opere è stato riferito, tramite il confronto stilistico, a questa prima fase della produzione dell'artista, leggermente anteriore al ciclo di Sant'Orsola. Si tratta del Redentore benedicente tra quattro apostoli e della Pietà della Collezione Contini Bonacossi di Firenze, e del Polittico di Zara, nella cattedrale della città adriatica. La presenza di un'opera giovanile in Istria ha anche fatto pensare a una probabile origine da Capodistria del pittore.
In queste opere si nota una prima assimilazione del retaggio di Antonello da Messina e dei pittori nordici, nell'individuazione fisiognomica dei personaggi e nella cura dei dettagli. Il segno grafico e puntiglioso, con le tipiche pieghe accartocciate dei panneggi, deriva da fonti ferraresi e dall'onda lunga della scuola padovana, ancora praticata a Venezia dai "mantegneschi" Vivarini. I soggetti dominano rispetto allo sfondo, spesso petroso, con relazioni spaziali e prospettiche non ordinate geometricamente in maniera unitaria, come faceva Gentile Bellini.
Giulio Carlo Argan evidenzia che la pittura di Carpaccio "vede e comunica ciò che si vede", senza incitare l'osservatore a pregare, filosofare o fantasticare. Il suo è "vedutismo" che si rifà alla cultura empirica diffusa in quel tempo dall'Università di Padova, dove dominava lo studio della dottrina di Aristotele. Questa cultura pittorica, "fondata sulla positività dell'esperienza", giungerà, attraverso Paolo Veronese e Jacopo Bassano, fino a CanalettoStoria dell'arte italiana, ed. Sansoni, Firenze, 1979, vol. 2, p. 348 e segg.. Carpaccio, inoltre, costruisce una nuova concezione dello spazio: uno spazio fatto di cose e non più di linee prospettiche, di forme geometriche e proporzioni.Giulio Carlo Argan, op. cit., pag. 258
Scuola di Sant'Orsola
Dal 1490 al 1495 fu impegnato in una prima grande commissione, la realizzazione dei nove teleri con le Storie di sant'Orsola per la Scuola della santa omonima (ora conservati alle Gallerie dell'Accademia di Venezia), un ciclo ispirato sia alla Legenda Aurea sia soprattutto a una tarda Passio della principessa.
Nell'eseguire i teleri Carpaccio non poté seguire l'ordine normale del racconto, ma, a giudicare dalle date su alcuni dei dipinti e dai confronti stilistici negli altri, lavorò a ciascuna storia man mano che una parete dell'edificio si rendeva disponibile rimuovendo i due antichi altari e i monumenti funebri (arche) dei confratelli defunti, tra cui anche quella dei Loredan.
L'impresa pittorica fu relativamente veloce. Nel 1493 il Sanudo, nel De origine situ et magistratibus urbis Venetiae, fece intendere che il ciclo fosse vicino al completamento, e già nel 1495, con lIncontro dei fidanzati e partenza dei pellegrini, Carpaccio firmava l'ultimo cartellino leggibile, eseguendo probabilmente immediatamente dopo le tre tele della serie degli Ambasciatori.
Mettendo a confronto le opere giovanili con le quelle più recenti di Carpaccio è facilmente ravvisabile una maturazione tecnica molto rapida; la sua abilità tecnica poteva essere paragonabile a quella di Giovanni Bellini, a detta di molti il caposcuola veneziano dell'epoca. Nelle prime tele infatti sono presenti incertezze nella composizione prospettica e nell'orchestrazione della scena, dove manca un centro narrativo focale. Nelle opere successive, invece, le composizioni sono ordite con maggiore sicurezza in ampie panoramiche, con scorci profondi e squadri in prospettiva. I protagonisti, privi di forti significati sentimentali anche nelle scene più drammatiche, sono come sospesi in un ritmo lento e magico. Le tele presentano elementi compositivi legati tra loro da luce e colore e dettagli molto curati che indagano particolari delle architetture, dei costumi, del cerimoniale ufficiale, ma anche della vita quotidiana. Numerosi sono i ritratti di personaggi reali, soprattutto confratelli e membri della famiglia Loredan, i principali finanziatori del ciclo. La materia pittorica è ricca di dettagli ed effetti materici, ma anche reale, con note inequivocabilmente locali, negli scorci che ricordano Venezia e l'entroterra collinare veneto.
Scuola di San Giovanni Evangelista
Sulla scorta del successo dei teleri di Sant'Orsola, Carpaccio venne invitato a partecipare anche a un altro grande ciclo che si andava dipingendo in quegli anni, quello per la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista. Suo è il Miracolo della Croce a Rialto del 1496 circa, uno dei primi della serie che fu poi completata da Gentile Bellini e altri.
L'evento miracoloso si trova relegato nella loggia in alto a sinistra, mentre gran parte della tela è messo a disposizione della veduta urbana. La luce vibra su tutti i dettagli, generando una particolare atmosfera in cui sembra che l'aria circoli liberamente. L'opera, grazie alla sua capacità di focalizzarsi sui più piccoli dettagli, è considerata la migliore verità ottica veneziana, che non avrà rivali fino ai tempi del Canaletto..
Opere a cavallo dei secoli XV e XVI
Alcune opere sono state legate agli anni delle Storie di sant'Orsola, sebbene non esistano ipotesi indiscusse sulla cronologia di esse e di gran parte della produzione di Carpaccio in generale. Tra queste vi sono lUomo col berretto rosso del Museo Correr, il Ritratto di dama dell'Art Museum di Denver e la Caccia in laguna del Getty Museum, parte superiore delle Due dame veneziane al Museo Correr. Soprattutto l'ultima opera è densa di effetti atmosferici, con una veduta della laguna di Venezia a volo d'uccello che ricorda da vicino lArrivo degli ambasciatori.
Nell'ultimo quinquennio del secolo Carpaccio eseguì una serie di dipinti a soggetto sacro in cui è chiara l'influenza di Giovanni Bellini. Ne sono un esempio il Cristo tra quattro angeli con gli strumenti della Passione (1496) del Museo civico di Udine, il Polittico di Grumello de' Zanchi della parrocchiale di Grumello del Monte (con un San Girolamo molto simile alle prove belliniane sul tema), la Madonna col Bambino e san Giovannino dello Städel, la Madonna col Bambino e le sante Cecilia e Orsola in collezione privata inglese e le due figure allegoriche della Prudenza e della Temperanza nell'High Museum of Art di Atlanta. Alle Pietà degli anni ottanta di Bellini sembra ispirarsi la Pietà carpaccesca nella collezione Serristori di Firenze, mentre Fuga in Egitto mostra un paesaggio dolce, fatto di una serena veduta che sfuma in lontananza. La Meditazione sulla Passione invece, dipinta forse agli albori del secolo, mostra influenze mantegnesche, antonelliane e ferraresi.
Il telero per Palazzo Ducale Al culmine della carriera ricevette, tra il 1501 e il 1502, la commissione per un vasto telero per la Sala dei Pregadi in Palazzo Ducale. All'opera, che venne terminata entro il 1507 e della quale non si conosce quale fosse il soggetto, si aggiunsero poi, più tardi, altri due "teleri" (1510 circa) per la Sala del Maggior Consiglio con Papa Alessandro III incontra ad Ancona il doge Sebastiano Ziani e lo onora procurandogli l'insegna del parasole, e Papa Alessandro III concede l'indulgenza nel giorno dell'Ascensione ai visitatori della Basilica di san Marco; quest'ultimo dipinto, forse, in collaborazione con Giovanni Bellini. Tutte queste opere furono distrutte nell'incendio del 1577, che bruciò anche le opere di Giorgione e di Tiziano ivi contenute.
Scuola di San Giorgio degli Schiavoni
All'alba del XVI secolo Carpaccio ricevette la commissione per un altro grande ciclo di teleri, questa volta destinato alla Scuola di San Giorgio degli Schiavoni, così chiamata perché raccoglieva tra i suoi membri i dalmati residenti o di passaggio a Venezia.
A differenza dei precedenti teleri per la Scuola di Sant'Orsola, dove nelle singole rappresentazioni venivano inserite più scene, in ciascuno dei teleri degli Schiavoni, realizzati tra il 1502 e il 1507 e tuttora in loco, si concentrò su un unico episodio, dedicato alle storie dei santi protettori della confraternita, Girolamo, Giorgio e Trifone, a cui si aggiunsero due storie di san Matteo, venerato dopo che la Scuola, nel 1502, ne ricevette una reliquia in dono da Paolo Vallaresso. In queste opere la semplificazione strutturale è accompagnata da un'ulteriore accentuazione fantastica, che va a fondersi con la resa minuziosa del reale creando scene credibili ma con elementi immaginari. Per le storie di san Girolamo realizzò tre teleri: San Girolamo e il leone nel convento, i Funerali di san Girolamo, Sant'Agostino nello studio. Dipinse poi un telero con San Trifone ammansisce il basilisco e tre teleri con le Storie di san Giorgio: San Giorgio in lotta con il drago, Trionfo di san Giorgio e Battesimo dei seleniti. Le Storie di san Matteo furono: Orazione nell'orto del Getsemani e Vocazione di san Matteo.
Tra i teleri più famosi ci sono il Sant'Agostino nello studio, con la scena della premonizione della morte di san Girolamo da parte di sant'Agostino ambientata in uno studiolo umanistico, gremito di oggetti per il lavoro intellettuale, e San Giorgio e il drago, con la battaglia inserita su un terreno cosparso da macabri resti.
Tutti i teleri sono datati sui cartellini 1502, tranne gli ultimi due (Battesimo dei seleniti e San Trifone che ammansisce il basilisco), datati 1507: in questi ultimi si iniziano a notare una certa stanchezza compositiva, con la riproposizione di modelli già usati, e un progressivo impoverimento del colore, soprattutto nella tela su san Trifone, che forse è in larga parte opera di collaboratori.